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Il capitalismo e la crisi che affrontano i giovani

13 maggio 2013

 

Forse a più di ogni altro settore della società, ai giovani intorno al mondo viene fatto sostenere il peso maggiore della crisi capitalista. Nei cinque anni dal crollo del 2008, la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli dell'era della Depressione, i salari dei giovani lavoratori sono precipitati e le opportunità di istruzione sono crollate.

Come con l'attacco alla classe lavoratrice nell'insieme, i giovani in tutto il mondo sono stati colpiti, inclusi quelli nei paesi capitalisti avanzati.

Dovunque in Europa, la disoccupazione giovanile è a livelli epidemici. Giovedì scorso, il servizio statistico della Grecia ha dichiarato che in febbraio il tasso di disoccupazione per le persone tra i 15 ed i 24 anni di età ha raggiunto uno sbalorditivo 64,2%interessando quasi i due terzi dell'intera popolazione di giovani e di lavoratori giovani. Questo è salito dal 54,1% in marzo 2012.

La causa non è difficile da scoprire: le brutali misure di austerità ed il crollo economico imposti al paese dalle banche europee, in alleanza con la classe dominante greca. Altri paesi che hanno ricevuto dei "salvataggi" sono di fronte a una situazione simile. In marzo di quest'anno, la disoccupazione giovanile ha toccato il 55,9% in Spagna ed il 38,4% in Italia.

La disoccupazione sta peggiorando. Questo è stato chiarito in un rapporto pubblicato la scorsa settimana dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) delle Nazioni Unite, che concludeva che la disoccupazione giovanile globale continuerà a crescere per almeno cinque anni. L'agenzia sostiene che si attende che il tasso di disoccupazione giovanile mondiale tocchi il 12,8% nel 2018, su dal tasso attuale del 12,4%.

Il rapporto dell'ILO ha osservato che "Tra il 2008 ed il 2012 nelle Economie Sviluppate e nell'Unione Europea la disoccupazione giovanile è aumentata del 24,9% e nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile era ad un livello di decenni del 18,1%".

Il rapporto ha aggiunto che quest'anno in tutto il mondo vi sono 73,4 milioni di giovani disoccupati, "un incremento di 3,5 milioni dal 2007 e 0,8 milioni sopra il livello del 2011". Più di un terzo di giovani senza lavoro sono disoccupati da almeno mezzo anno.

La parte di giovani nei paesi sviluppati che non sono né occupati né a scuola è cresciuto altrettanto significativamente. Tra il 2008 ed il 2010, questo gruppo è cresciuto di 2,1 punti percentuali al 15,8%.

Tra quei giovani in Europa che hanno un posto di lavoro, un quarto lavoravano part-time ed il 40,5% lavoravano con contratti temporanei.

Negli Stati Uniti il tasso ufficiale di disoccupazione giovanile è del 16,2%, considerevolmente più di due volte il tasso ufficiale per la popolazione nell'insieme. Ma, come il tasso di disoccupazione complessivo, questo non tiene conto della partenza di milioni di persone dalla forza lavoro. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro per coloro sotto l'età di 25 anni è al tasso più basso in quattro decenni, rappresentando un tasso di disoccupazione reale del 22,9%.

Inoltre, la vasta maggioranza dei posti di lavoro creati negli USA dal 2008 è stata di posti sottopagati, che retribuiscono tra $7,69 e $13,83 l'ora, secondo uno studio pubblicato lo scorso anno dal National Employment Law Project.

La scomparsa di lavoro pagato decentemente negli USA ha portato i salari dei giovani che lavorano a tempo pieno a calare del 6% dal 2008più di ogni altro settore della popolazione.

La disperazione per la prospettiva di una vita in povertàaccoppiata ad altri mali sociali esacerbati dalla crisi economica e dalle politiche di austerità governativaha spinto un crescente numero di giovani al suicidio. Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, uno studente di scuola superiore USA su sei ha considerato seriamente di togliersi la vita ed uno su dodici ci ha provato. Dallo scoppio della crisi economica, la quota di adolescenti USA che hanno tentato il suicidio è aumentata vertiginosamente, dal 6,3% del 2008 al 7,8% del 2011.

Persino mentre i salari diminuiscono ed i posti di lavoro spariscono, la prospettiva di un'istruzione decente si sposta sempre più lontano fuori portata per i giovani. Dovunque nel mondo, l'istruzione pubblica viene smantellata e privatizzata. Gli Stati Uniti guidano questa spinta, con la chiusura di massa di scuole pubbliche che ha luogo per tutto il paese. All'inizio di questo mese, un distretto scolastico pubblico in Michigan ha chiuso completamente per mancanza di fondi.

Le tasse scolastiche ai college sono andate alle stelle, addossando ad un'intera generazione di diplomati al college un enorme peso del debito. Tra il 2003 ed il 2012, la quota di tutti i venticinquenni negli USA con debito studentesco è salita dal 25% al 43%. Nello stesso periodo, l'ammontare medio di debito studentesco dovuto dai venticinquenni è raddoppiato da $10.649 a $20.326. Nel frattempo, i prestatori sono diventati sempre più aggressivi e rapaci nel raccogliere debiti da studenti che sono sempre meno in grado di pagare.

Negli Stati Uniti e negli altri centri imperialisti i giovani, privati dell'opportunità di un impiego decente e di un futuro, forniscono le truppe d'assalto per guerre di aggressione in continua espansione, sacrificando nel processo le loro vite o i loro arti o la loro salute fisica e mentale.

In seguito alle rivoluzioni del 2011 in Egitto e Tunisia, Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale sotto Carter e figura di primo piano dell'establishment politico USA, ha avvertito delle conseguenze potenzialmente rivoluzionarie di una generazione di giovani istruiti senza nessun futuro.

"Le popolazioni di giovani adulti...sono esplosive specialmente quando combinate con la rivoluzione nella tecnologia della comunicazione", ha avvertito nel suo libro Strategic Vision. "Spesso istruiti ma disoccupati, la loro risultante frustrazione ed alienazione" li lascia "suscettibili all'agitazione ideologica ed alla mobilitazione rivoluzionaria".

Brzezinski si riferiva specificamente alla gioventù dei paesi "in via di sviluppo", ma lo stesso potrebbe dirsi per l'Europa e per gli Stati Uniti. Brzezinski, un difensore veterano della classe dominante, ha ragione ad essere preoccupato. Le condizioni disastrose che i giovani affrontano devono portare inevitabilmente a sconvolgimenti politici che eclisseranno di molto quelle del 2011.

Brzezinski ed altri commentatori parlano con preoccupazione della crisi crescente della disoccupazione e dell'indebitamento giovanile. Tuttavia, nessuno di loro ha presentatoo può presentarenessuna soluzione alla crisi.

Questo perché le tristi prospettive offerte ai giovani sono un'espressione del fallimento del sistema capitalista. Impantanata nella crisi, la classe dominante ha cercato di preservare la propria posizione attraverso un attacco implacabile all'intera classe lavoratrice.

Le prossime lotte di classe di massa di giovani e lavoratori devono essere animate da un programma e da una prospettiva rivolti a sbarazzarsi dell'arcaico ed irrazionale sistema capitalista, nel quale tutta la società è subordinata all'arricchimento di una minuscola elite dominante. I giovani devono intraprendere la lotta per il socialismo.

Andre Damon