La via è libera, ci raccontano i mass media; il disastro
economico è stato evitato. La zona euro è finalmente stabile e
l'economia degli USA si sta riprendendo. Ohi!
Perché, allora, le politiche governative a livello
internazionale perseguono ancora misure estremiste? Negli USA,
un terzo turno di eccesso di stampa di moneta
— chiamato alleggerimento quantitativo
— iniziato di recente
nel quale le banche stanno profittando direttamente
scaricando nel bilancio della
Federal Reserve i loro mutui tossici (un altro salvataggio clandestino
pagato dai contribuenti).
Dopo le elezioni presidenziali USA, entrambe i partiti
Democratico e Repubblicano sono impegnati a versioni differenti
di tagli storici ai sevizi sociali, all'istruzione, a
Medicare,
ai sussidi di disoccupazione e molto probabilmente alla
Sicurezza Sociale. Ci si riferisce spesso al piano bipartisan
come ad un "grande patto", sui dettagli del quale
entrambe i partiti stanno ancora mercanteggiando.
In Europa le cose non sono affatto migliori. Dopo che la
banca centrale della zona euro ha promesso agli investitori il
suo pieno appoggio per salvare tutti i membri della zona euro
— stampando denaro
— l'economia mondiale
ha sospirato un sollievo pesante. Ma la zona euro
— assieme agli USA
— sta perseguendo una soluzione biforcuta per una crisi
economica estrema: misure di austerità e le meno discusse
"riforme strutturali".
Cosa sono queste politiche? L'austerità è abbastanza
semplice: tagli del governo alla spesa sociale, all'assistenza
sanitaria, all'istruzione, alle pensioni ecc.
— per equilibrare bilanci pubblici indebitati
pesantemente (a spese della gente che lavora
piuttosto che tassare i ricchi e le corporation).
L'austerità può essere realizzata anche attraverso la
privatizzazione, dove le strutture/programmi una volta gestiti
pubblicamente sono venduti a buon mercato a imprese private per
realizzare un profitto, togliendo così il costo dal bilancio
statale.
D'altra parte, le riforme strutturali sono intese ad
incrementare la crescita economica (aziendale) con l'intervento
dello stato nei mercati delle materie prime
— più comunemente nel mercato del lavoro. Viene chiamata
riforma strutturale perché solitamente i mercati sono
relativamente stabili. Il mercato del lavoro
è radicato in potenti forze sociali
— salari, sussidi e condizioni di lavoro che sono
pesantemente influenzati dai sindacati, che utilizzano la loro
organizzazione e minacciano sciopero per
premere su corporation e governi perché paghino salari
minimi. I lavoratori non sindacalizzati beneficiano direttamente
della capacità dei sindacati di modificare il mercato nazionale
del lavoro, poiché le società senza sindacati devono competere
con le società con sindacati per i lavoratori, che vanno
naturalmente dove i salari sono più alti. Anche i lavoratori
professionali, pagati di più ne beneficiano, poiché la società
si aspetta che loro ricevano salari più alti di, diciamo, un
carpentiere.
In Europa, le riforme strutturali che prendono di mira il
mercato del lavoro
— assieme alle misure di austerità
— stanno destando i sindacati e le più ampie comunità
nelle strade con massicce dimostrazioni. Spagna, Portogallo,
Grecia ed altri paesi combattono le riforme che i
politici ed i banchieri chiamano eufemisticamente "flessibilità
del mercato del lavoro". Ciò significa semplicemente che i
sindacati saranno indeboliti dalla loro incapacità di proteggere
i posti di lavoro dei lavoratori, rendendo più facili i
licenziamenti ("flessibilità"), che risulta nel costringere i
lavoratori ad accettare salari e benefici inferiori.
La rivista pro-imprese Economist riferisce del Portogallo:
Con la sua decisione di finanziare una riduzione dei costi
delle aziende attraverso un taglio marcato della paga netta dei
lavoratori,
Pedro Passos Coelho,
primo ministro del Portogallo, sembra che abbia portato
la riforma oltre il limite di ciò che viene giudicato
accettabile da grandi settori dell'elettorato.
E della Francia:
… [il presidente] Hollande ha dato
tempo fino a dicembre ai capi sindacali ed ai padroni per
negoziare cambiamenti del mercato del lavoro [antisindacali].
Sul tavolo vi sono varie opzioni, compreso rendere possibile per
le imprese ridurre le ore ed i salari in una crisi contro la
garanzia di sicurezza del posto di lavoro, lungo le linee
introdotte dal [primo ministro della Germania]... nel 2003.
E della Spagna:
"... la nuova legge [sul lavoro] rende più facile e più
economico licenziare i lavoratori. Per la maggior parte delle
imprese, i pagamenti massi per il licenziamento [cassa
integrazione] saranno ridotti da 42 mesi di paga a 12 mesi...
accrescerà enormemente la fiducia delle imprese".
Ridurre i sussidi di disoccupazione è una riforma
strutturale del mercato del lavoro molto popolare per l'1%,
poiché rende più disperati per lavorare i lavoratori e così di
più che accettano posti mal pagati
— abbassando di conseguenza complessivamente il potere
dei lavoratori nel mercato del lavoro, poiché i
salari sono abbassati a livello nazionale.
E mentre l'austerità e le riforme strutturali dell'Europa
sono in prima pagina sui mass media internazionali
— a causa delle gigantesche proteste e degli scioperi
generali contro di esse
— le stesse esatte politiche sono state perseguite dagli
USA con
appena un mormorio. Se non fosse stato per i sollevamenti
dei lavoratori in
Wisconsin e più di recente a Chicago, queste politiche sarebbero
completamente fuori del radar del pubblico.
Il sollevamento in
Wisconsin era in risposta ad una riforma strutturale del mercato
del lavoro
portata avanti dai repubblicani, negare i diritti alla
contrattazione sindacale—distruggendo totalmente il sindacato. Comunque, anche i
democratici stanno perseguendo riforme strutturali contro i
lavoratori
— indebolendo i sindacati
— come politica nazionale, sebbene meno
direttamente, richiedendo che i sindacati in tutto il paese
portino massicce concessioni in salari e sussidi
— una più lenta, tuttavia più efficace forma di
ristrutturazione del mercato del lavoro.
Gli insegnanti di Chicago sono entrati in sciopero contro
un'altra forma di riforma strutturale anti-lavoro perseguita da
entrambe i democratici ed i repubblicani. L'inganno dei mass
media introno a "licenziare i cattivi insegnanti" è realmente
una riforma mascherata del mercato del lavoro; la vera
intenzione è di colpire i sindacati, che sono in grado di
rimanere forti soltanto per la loro capacità di proteggere i
posti di lavoro dei loro membri (naturalmente esistono già dei
modi per licenziare i cattivi insegnanti). La paga di merito
dell'insegnante è ancora un'altra misura di riforma del lavoro
mirata ad indebolire i sindacati, poiché abbassa completamente i
salari impedendo aumenti (vi sono zero prove che la paga di
merito aumenti gli standard dell'istruzione o che le scuole
charter rendano meglio delle scuole pubbliche). Significa che
ogni stipendio di insegnante viene negoziato individualmente e
permette alla direzione di punire i suoi critici negando loro
aumenti della paga di merito.
Negli USA sono presi di mira specialmente gli insegnanti perché
sono il sindacato più forte del paese, a causa dei loro numeri,
organizzazione e collegamenti con la comunità. Se vengono
costretti a dare concessioni "strutturali", altri sindacati
saranno pesantemente pressati a farlo e quindi il mercato del
lavoro sarà alterato a vantaggio delle corporation.
Gli attacchi della riforma del lavoro
— combinati con i tagli di bilancio dell'austerità
— avvengono in forme differenti a livello municipale,
statale e federale con il pieno appoggio di democratici e
repubblicani (non vi è nessun "dibattito" nelle elezioni
presidenziali sulla politica dell'istruzione). Di conseguenza,
se non per le lotte del
Wisconsin
e di Chicago, vi sarebbe poca consapevolezza
sociale su queste questioni.
Le ragioni per le quali l'austerità e l'aggiustamento
strutturale non hanno ancora prodotto un movimento come in
Europa sono che la maggior parte dei sindacati dei lavoratori
hanno sempre più accettato queste concessioni senza mettere in
piedi una vera lotta. Molti leader sindacali semplicemente
accetterebbero queste politiche, poiché combatterle li
metterebbe in conflitto con i loro "amici", i politici
democratici che perseguono queste politiche antisindacali.
Fiduciosamente, il movimento post-Occupy può mostrare la
via in avanti al movimento sindacale. Il 3 novembre vi saranno
dimostrazioni di protesta contro l'austerità in numerose città
in tutto il paese. Questa protesta prende come bersaglio i tagli
stato per stato in corso
— ed i tagli federali post-elezioni
— a istruzione, trasporti, assistenza sanitaria,
programmi sociali e lavoratori del settore pubblico. Le proteste
stanno mettendo in discussione proprio il concetto di austerità
richiedendo che i ricchi e le corporation paghino per la crisi
che hanno causato. Per queste dimostrazioni di protesta vi è il
potenziale per insegnare al pubblico americano la parola
"austerità", assumendo che siano grandi a sufficienza e che
connettano con la comunità più ampia che sperimenta direttamente
queste politiche.
Senza riguardo ai risultati del 3 novembre, le
dimostrazioni sulla questione dell'austerità negli USA
continueranno inevitabilmente, poiché anche gli economisti
mainstream per la maggior parte concordano che non vi
sarà nessun ritorno all'economia pre-recessione. Le politiche di
austerità e di riforma strutturale
— assieme alla guerra
— sono strategie di sopravvivenza a lungo termine del
capitalismo, che si sta evolvendo per sopravvivere alla crisi su
scala globale dei tassi di crescita delle imprese
creando una "nuova normale" di aspettative sociali: salari
inferiori e meno programmi sociali.
Il primo passo nel combattere queste misure è mobilitare la
gente che lavora e la comunità più ampia in massicce
dimostrazioni come in Europa. Questa tattica educa l'intera
nazione sulle questioni, che altrimenti rimarrebbero all'oscuro.
Una volta che il 99% è nelle strade insieme urlando richieste
collettive con voce unitaria, il movimento deciderà come meglio
agire, che siano scioperi generali oppure nuovi partiti politici
che sono emersi in Europa.
Le sorprese dell'austerità post elettorale USA daranno
nuove opportunità a milioni di persone per scendere nelle
strade. Non saranno più in grado o disposti a rimanere ignari
della nuova normale del paese.
http://www.economist.com/node/21563352
http://www.economist.com/node/21563303
http://www.economist.com/node/21547831