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"Stare all'erta", ha dato l'allarme l'Economist
nel titolo principale di questa settimana. "E' soltanto questione di
tempo prima che la prossima recessione colpisca. Il mondo ricco non è
pronto". L'immagine di copertina diceva tutto: il cavaliere nella
scintillante armatura della classe dominante, che guarda indietro alla
bestia vinta della crisi finanziaria, che trascura di notare che cammina
diritto nella mascelle salivanti di un mostro ancora più grosso
–
e questa volta senza nessun'arma a sua disposizione.
"DURANTE la crisi finanziaria, quando l'economia globale affrontava
la più grave minaccia dagli anni '30, i politici scattarono in azione...
"...Se la recessione dovesse colpire di nuovo, come farà
inevitabilmente, i paesi ricchi in particolare saranno mal equipaggiati
per pararla.
"...l'analisi fornisce una conclusione chiara e preoccupante.
Poche economie potranno montare una difesa robusta contro un nuovo urto,
ma la maggior parte sono dei facili bersagli".
(The
Economist, 13
giugno 2015)
Il Telegraph –
un fidato portavoce dei
conservatori, il tradizionale partito dei ricchi in Gran Bretagna – ha echeggiato questi
avvertimenti soltanto un paio di settimane prima. "Le autorità mondiali
hanno esaurito le munizioni... Se l'economia vacilla non hanno nessun
margine di errore". (The Telegraph, 24
maggio 2015)
Il quotidiano borghese continua per citare
Stephen King
della HSBC,
la gigantesca banca multinazionale, che paragona l'economia globale
al
Titanic –
un behemoth
di una barca che viene trascinata dalla corrente verso il disastro.
Diversa dalla scellerata nave che affondò nel 1912, "L'economia
mondiale", asserisce King, "naviga attraverso l'oceano senza nessuna
scialuppa di salvataggio da utilizzare in caso di emergenza".
In breve, i capitalisti ed i loro rappresentanti politici ed
economici, nel loro tentativo di neutralizzare la crisi del 2008, hanno
già consumato tutte le armi nell'arsenale necessarie per combattere una
nuova ondata della crisi, "dato che i tassi d'interesse sono già a zero
attraverso la maggior parte del mondo sviluppato, i livelli del debito
sono a o vicini a livelli alti da record e vi è poca libertà d'azione
per lo stimolo fiscale".
Senza nessuna nuova idea
"Normalmente le autorità sono in grado di rifornirsi di munizioni
quando la ripresa progredisce rapidamente", continua il
Telegraph. “Questa volta sono di
fronte ad un malessere cronico di bassa crescita... Più a lungo si
trascina questa toppa fradicia, maggiore il rischio che la ripresa
globale vecchia di sei anni sfrigolerà fuori. Mentre le espansioni non
muoiono di vecchiaia, diventano più vulnerabili a tutti i generi di
patologie".
Negli USA, ancora il motore principale dell'economia globale,
"Ciascuna delle quattro riprese passate è stata più debole della
precedente".
“JP Morgan
stima che nel primo trimestre
l'economia degli USA si sia contratta ad un tasso dell'1,1%,
molto peggio di quanto supposto originariamente...L'indicatore di
tracciamento istantaneo della Fed di Atlanta
– GDPnow – mostra poco segno che
l'America si stia scrollando di dosso il suo virus del mistero...Diventa
più difficile sostenere che la ricaduta sia un breve suono acuto
invernale o sia causata dalla temporanea paralisi del traffico nei porti
californiani".
Quindi, il sistema capitalista, nelle parole della stessa stampa
borghese, è malato in modo terminale. Brevi barlumi di crescita
– frequentemente lodati come segnali di una
molto sperata ripresa
– non sono che gli spasmi di un paziente morente.
Perciò, ora il timore principale della classe dominante è che il
capitalismo, lungi dal ritornare alla normalità dopo la crisi del 2008,
è entrato in una "nuova normalità": un'epoca di "stagnazione secolare" e
di "crisi permanente", nella quale i tassi di crescita dell'anno passato
non si vedranno mai di nuovo. Bassi tassi di crescita, austerità
infinita e livelli di vita declinanti: sono queste le caratteristiche
che contraddistinguono il periodo davanti.
La Cina in stallo
In passato, i capitalisti speravano che l'economia mondiale sarebbe
stata guarita dalle economie emergenti dei
“BRICS”
ed altrove, che
– mentre i paesi capitalisti avanzati ristagnavano ed
erano in stallo
– sono state responsabili di quella piccola crescita
globale esistente. Ma ora si stanno formando timori anche sulla Cina,
il ragazzo immagine precedente dell'economia capitalista.
"Questo importa enormemente", dichiara categoricamente il
Telegraph. “Andrew Roberts
della RBS
afferma che la Cina ha contato per l'85% di tutta la crescita
globale nel 2012, il 54% nel 2013 ed il 30% nel 2014. E' probabile che
quest'anno cali al 24%. Se c'è soltanto una statistica che avete bisogno
di conoscere nel mondo proprio ora, è questa, ha dichiarato".
"Ora molto dipende dalla Cina, dove l'economia sta cominciando a
sembrare "giapponese"...l'economia cinese è in una depressione molto più
grave di quanto finora ammesso dalle autorità. Probabilmente nel primo
trimestre si è contratta del tutto".
"L'uso dell'elettricità è diventato negativo. Il trasporto
ferroviario di merci sta calando a tassi vicini alle due cifre. Ciò che
è iniziato come una mossa deliberata di
Beijing per soffocare una bolla
creditizia ha preso di vita propria, evolvendosi in una
primordiale epurazione del bilancio".
Quindi, come con i paesi capitalisti avanzati, la Cina, nel
tentativo di prevenire ed evitare una crisi, ha semplicemente aperto la
strada ad una crisi ancora più grave in futuro. I metodi keynesiani di
spesa pubblica e di stimolo alimentato dai debiti hanno creato una bolla
creditizia che non può più essere controllata.
Tale è il risultato di ogni tentativo di risolvere le
contraddizioni del capitalismo attraverso metodi dall'alto verso il
basso, burocratici: gli investimenti
– ancora condotti entro i limiti
del capitalismo, di proprietà privata e di produzione per il
profitto
–
sono incanalati giù per binari morti, portando a debito pubblico
locale crescente, bolle dei prezzi delle attività ed all'esacerbazione
della capacità in eccesso
– cioè sovrapproduzione
– sia a livello nazionale che internazionale.
Ma, in questo mondo altamente interconnesso del capitalismo
globalizzato, il problema non finisce qui. "Gli effetti vengono
avvertiti attraverso l'Asia", spiega il
Telegraph. “Russia, Brasile, Argentina e Venezuela si stanno tutti contraendo
bruscamente, vittime della crisi delle merci spinta dalla Cina".
Acque inesplorate
Per estendere la metafora del
Titanic
di King, sembrerebbe che, con tutti gli strumenti
tradizionali di politica fiscale e monetaria esauriti, la borghesia sia
in acque inesplorate.
Il risultato è una crescente fiducia nei metodi non provati del
Quantitative Easing (QE),l'impatto del quale è sconosciuto agli stessi
capitalisti che lo implementano.
Uno spaventoso folletto di incertezza cammina impettito per il
paese.
"La grande speranza
- ed il risultato più probabile
- è che la recente espansione
monetaria negli USA e nell'eurozona cominci a
guadagnare trazione alla fine di quest'anno...Ma nessuno sa per
certo se i normali meccanismi monetari stiano funzionando".
Mentre il QE ha tenuto a bada una rinnovata recessione negli USA e
nel Regno Unito, lo ha fatto soltanto esportando altrove la crisi, con
denaro a buon mercato che fuoriesce all'estero e gonfiando bolle delle
attività altrove. Nel frattempo, l'effetto all'interno è stato di
indebolire le valute di quelli che hanno approvato programmi di QE,
aiutando ad incrementare le esportazioni. In sostanza, è diventata
ancora un'altra forma di economia "impoverisci il tuo vicino". Una
stabilizzazione temporanea per alcuni è servita semplicemente a creare
ulteriore instabilità per il sistema nel complesso.
Allo stesso tempo, come un tossicodipendente le cui brame sono
sempre più insoddisfatte da ciascun successivo buco, i capitalisti
stanno scoprendo che ogni nuova iniezione di denaro di QE o di stimolo
alimentato dal debito pubblico ha meno effetto dell'ultima. La legge di
riduzione dei profitti si riafferma tanto vigorosamente entro il
capitalismo come all'interno del corpo di un drogato. Con le parole del
Telegraph: “la 'corsa allo zucchero' del
quantitative easing potrebbe consumarsi".
Ovvero, come si espresse lo stesso Marx nel Manifesto del Partito
Comunista, la classe dominante può sempre uscire dalla crisi, ma
soltanto 'aprendo la strada a delle crisi più estese e distruttive e
diminuendo i mezzi con cui le crisi sono prevenute".
L'elenco delle opzioni disponibili alla classe dominante si
restringe rapidamente. Ma tempi disperati richiedono misure disperate.
Come i motori dell'economia globale scoppiettano e vanno in stallo, le
misure in precedenza impensabili diventano possibili.
“Mr King dell'HSBC sostiene che le autorità
globali sono
di fronte a scelte terribili se l'economia mondiale colpisce la
scogliera nella condizione attuale. L'ultima risorsa potrebbe dover
essere "denaro dell'elicottero", una forma radicalmente diversa di QE
che inietta il denaro direttamente nelle vene dell'economia finanziando
la spesa pubblica.
"E' un Rubicone che nessuna banca centrale desidera attraversare,
sebbene la Banca del Giappone vi sia già dentro fino alle ginocchia.
“…Come si esprime
acidamente
Mr King.
"Molti
– incluso il proprietario del
Titanic – pensava fosse impensabile:
tuttavia, il suo progettista, è stato veloce a rilevare che 'E'fatta di
ferro, signore, vi assicuro che può'"".
Iceberg davanti
Nonostante l'occasionale spacconeria ed arroganza esibite dai
rappresentanti politici della classe capitalista, i commentatori
borghesi più seri possono vedere i pericoli imminenti all'interno
dell'economia globale. Effettivamente, persino il normalmente arrogante
David Cameron ha dimostrato un'esposizione non caratteristica di
prudenza alla fine dello scorso anno, parlando delle
“luci
rosse d'avvertimento che lampeggiano sul cruscotto dell'economia globale”.
Effettivamente una simile scintilla a riaccendere le fiamme della
crisi potrebbe arrivare più presto di quanto atteso, con la minaccia di
contagio che si profila sull'Europa mentre questo mese si svolgono gli
ultimi sviluppi della saga greca.
Come ha cercato di ricordare questa settimana l' Economist ai suoi lettori:
"Inevitabilmente le fragilità restano. L'Europa è a fondo nel debito e
dipendente dalle esportazioni. Il Giappone non può ottenere che
l'inflazione faccia presa. La crescita salariale potrebbe ammaccare
rapidamente i guadagni e le valutazioni delle imprese in America. Le
economie emergenti, che hanno contato per la maggior parte della
crescita negli anni post-crisi, hanno visto giorni migliori. Ci si
attende che le economie di entrambe Brasile e Russia quest'anno
arretrino. Miseri dati del commercio suggeriscono che la crescita della
Cina potrebbe stare rallentando più velocemente di quanto desideri il
governo.
"Se ognuna di queste preoccupazioni causa una recessione il mondo
sarà in una situazione sgradevole per poterci fare qualcosa. Raramente
tante grandi economie sono state così mal equipaggiate per gestire una
recessione, qualunque ne sia l'origine…” (The Economist, 13
giugno 2015)
Tuttavia, non è che i paesi capitalisti avanzati siano
semplicemente scarsamente preparati alla prossima recessione. In realtà,
non si sono mai ripresi dall'ultima. Gli accademici, i commentatori ed i
rappresentanti politici borghesi, incapaci di spiegare la vera causa
dell'ultima crisi, sono stati ugualmente incapaci di risolvere i
problemi che sono di fronte all'economia mondiale. Effettivamente, come
ci si può aspettare che un medico curi un paziente, quando non è nemmeno
in grado di diagnosticare correttamente la malattia?
Come i
marxisti
hanno spiegato altrove,
la crisi del 2008
non è stata semplicemente il prodotto di una crisi finanziaria o
bancaria, ma è stata l'espressione di una crisi organica del capitalismo – un punto critico
qualitativo del sistema che seguente a decenni di contraddizioni che si
sono accumulate l'una sull'altra.
In ultima analisi, nonostante anni di gettare quasi tutto nel
problema, nessuna di queste contraddizioni fondamentali dell'economia
mondiale sono state risolte dalle azioni dei capitalisti. Alla radice si
trova l'enorme contraddizione della sovrapproduzione all'interno
dell'economia globale, della quale i sintomi si possono vedersi sempre
più dovunque: dalla vasta accumulazione di contante inattivo da parte
delle grandi imprese attraverso il mondo, agli straordinari bassi
livelli di utilizzazione della capacità nei paesi capitalisti avanzati
ed allo scioccante rafforzamento del debito pubblico e privato in tutti
i paesi.
Senza una mappa o una bussola, la classe dominante è inciampata in
modo empirico da una fase della crisi alla successiva, soltanto
rinviando costantemente e ritardando l'inevitabile Giorno del Giudizio.
Effettivamente, l'attuale punto morto e stallo tra la Grecia e la
Troika – del FMI, BCE e Commissione Europea
–
è un duro promemoria che, nonostante tutto, nulla è stato risolto,
e, in modo importante, nulla sarà o può essere risolto entro i confini
del capitalismo.
"Socialismo o barbarie"
– sono queste le uniche opzioni di fronte
alla società. Ma l'aforisma della rivoluzionaria
Rosa Luxemburg è stato più adatto.
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