In Defence of
Marxism

Il capitalismo non è così popolare... specialmente negli Stati Uniti

Scritto da Fred Weston Martedì, 19 aprile 2011

 

 

Una recente edizione dell'Economist (7 aprile 2011) si lamentava della "calante popolarità del capitalismo". Non occorre essere un genio per capire che trent'anni o più di tagli del welfare, di privatizzazioni in grande scala e di costante pressione sui lavoratori nel posto di lavoro dovevano prima o poi andare a finire con la gente comune che lavora che mette in discussione il sistema che è responsabile di queste politiche, cioè il capitalismo.

L'articolo apre con la seguente: "Debito crescente e produzione perduta sono le misure comuni del costo della crisi finanziaria. Ma un nuovo sondaggio d'opinione globale mostra un'altra, forse più seria, forma di danno: sostegno pubblico cadente per il capitalismo". (Il sondaggio al quale l'articolo si riferisce è disponibile qui).

Gli strateghi del capitale più intelligenti guardano seriamente a questi sondaggi e per una ragione molto valida. Comprendono che se milioni di persone considerano valido il loro sistema, un sistema che "risponde alle previsioni", cioè uno che procura una vita conveniente e che sembra avere un decente futuro, quindi il loro sistema è al sicuro. La classe capitalista non si mantiene al potere semplicemente controllando l'apparato dello stato, la polizia, l'esercito e la magistratura, i mass media ed il sistema educativo.

Ha anche bisogno di mantenere il controllo della coscienza di milioni di lavoratori comuni e di far loro credere che, nonostante tutti i suoi vizi, il capitalismo è il migliore di tutti i possibili sistemi socioeconomici. Comunque, persino il controllo dello stato, dei media e del sistema educativo non è sufficiente perché questo gentile confortevole rimanga fermo. Tutti questi altri mezzi di controllo si fracassano se il sistema non è in grado di procurare almeno un'esistenza ragionevole e tollerabile alla maggioranza della popolazione.

I lavoratori possono ricevere davvero molto, finché possono continuare a pagare l'affitto o il mutuo, mettere sulla tavola cibo sufficiente per le loro famiglie, avere un sistema educativo decente, un sistema di assistenza sanitaria e così via. Possono anche accettare qualche grado di perdita di questi servizi. Possono accettare malvolentieri quello che i loro leader sindacali o di partito dichiarano quando presentano questi attacchi come "temporanei" e come un prezzo che deve essere pagato per migliorare le cose in futuro.

Il punto è che vi è un limite a tutto ciò. Se questa situazione viene prolungata, se le richieste ai lavoratori di fare sacrifici vengono ripetute tante volte e se nel mezzo di tutto questo il mondo viene scosso da una grande crisi finanziaria che quindi porta a disoccupazione crescente accompagnata da inflazione in aumento, allora tutti i mezzi a disposizione della classe capitalista per convincere il popolo che il suo sistema è il migliore possibile disponibile non sono più sufficienti e le cose cominciano a cambiare.

L'apparente scoppio "improvviso" della rivoluzione araba è un'indicazione di questo, come lo sono i movimenti di massa nei paesi capitalisti avanzati. In autunno in Francia abbiamo visto 3,5 milioni di persone scendere nelle strade per protesta contro le misure di austerità di Sarkozy. In Grecia abbiamo visto uno sciopero generale dopo l'altro. Il 26 marzo in Gran Bretagna abbiamo visto tra 500.000 e 800.000 lavoratori e giovani protestare contro le politiche di austerità draconiana di Cameron. Questa è stata la più grande manifestazione organizzata dal sindacato nella storia della Gran Bretagna. Negli USA abbiamo visto le grandiose mobilitazioni a Madison, Wisconsin.

Quello che sta avvenendo negli Stati Uniti deve essere di reale preoccupazione per la classe dominante USA. E' stata colta di sorpresa dalle rivoluzioni tunisina ed egiziana, ma ciò che abbiamo visto in Wisconsin dimostra che la rivoluzione non riguarda soltanto i paesi arabi. E' nell'aria dovunque.

Infatti, l'articolo dell'Economist indica che vi è stato un brusco cambiamento nelle opinioni negli USA: "Ciò è più marcato nel paese che incorporava la libera impresa. Nel 2002, l'80% degli americani concordava che la soluzione migliore al mondo era il sistema del libero mercato. Per il 2010 quel sostegno era caduto al 59%...." La caduta più netta effettivamente è stata tra il 2009 ed il 2010 quando è caduto da più del 70% a sotto il 60%.

Comunque, questa cifra è una media attraverso tutte le classi sociali. Se guardiamo alle opinioni tra la gente comune che lavora, specialmente quelli al fondo della scala vediamo uno spostamento ancora più marcato dell'opinione. Come continua l'articolo, "Le fortune calanti del capitalismo sono recisamente visibili tra gli americani che guadagnano sotto i $20.000. Il loro appoggio al libero mercato è caduto dal 76% al 44% in appena un anno".

Così quello che oggi abbiamo è una maggioranza di lavoratori USA pagati meno che non hanno più le illusioni che potevano avere avuto in passato. Questo è uno sviluppo importante nella situazione negli Stati Uniti ed indica che altre lotte come quella che abbiamo recentemente visto in Wisconsin arriveranno presto.

Forse la classe dominante USA può consolarsi con i risultati per la Francia, che rivelano che soltanto il 6% della popolazione francese sostiene "fortemente" il libero mercato. Questa è una ulteriore caduta dal già basso 8% nel lontano 2002. Se si aggiungono coloro che "in qualche modo sono d'accordo" con l'idea che il capitalismo sia un sistema superiore, la cifra complessiva sale al 30%, ma ciò è ancora una netta caduta dalla cifra del 42% nel 2002. Se aggiungiamo a queste cifre i tassi di popolarità di Sarkozy che rivelano che soltanto il 29% della popolazione è contento della sua prestazione il suo peggiore tasso di approvazione da quando entrò in carica nel 2007 allora possiamo comprendere che anche il capitalismo francese si trova in un profondo guaio. La maggior parte dell'Europa presenta un quadro analogo. E persino una tale potenza economica come il Giappone rivela fiducia calante nel sistema capitalista, dove il 50% dissente "fortemente" o "in qualche modo" con l'idea che l'economia di mercato sia il sistema migliore.

In modo non sorprendente, il sondaggio rivela pure che quei paesi dove una maggioranza significativa della popolazione ritiene che il capitalismo funzioni in quei paesi che attualmente sono in crescita, come Cina, Brasile e Germania. Cosa accadrà quando queste economie rallenteranno non è indicato nei sondaggi. Possiamo predire con fiducia che le opinioni popolari cambieranno decisamente anche in quei paesi, come è stato negli USA e nella maggior parte dell'Europa.

Il sondaggio citato dall'Economist è stato eseguito da GlobeScan. Il suo presidente, Doug Miller, ha mostrato qualche sorpresa per i risultati quando ha affermato che: "L'America è l'ultimo posto dove ci saremmo attesi di vedere questa improvvisa caduta nella fiducia per il sistema della libera impresa. Queste non sono buone notizie per il mondo degli affari". Ha aggiunto che, "Il sondaggio suggerisce che il mondo degli affari americano è vicino a perdere il suo contratto sociale con le famiglie americane medie che gli ha permesso di prosperare nel mondo. Sarà necessaria una leadership ispirata per rovesciare questa tendenza".

Questa netta svolta nelle opinioni nel più grande e più potente paese del mondo promette bene per la lotta di classe nel prossimo periodo. Sono passati i giorni di quando gli USA erano il paese del "Sogno Americano", quando si presumeva che tutti fossero in grado di avere successo attraverso il duro lavoro e gli sforzi. Negli Stati Uniti la realtà ha toccato nel vivo e nessun ammontare di "leadership ispirata" risolverà questo dilemma per la borghesia USA. Naturalmente, possiamo pensare ad un altro tipo di "leadership ispirata" che possa fare la differenza, una genuina leadership socialista del movimento dei lavoratori degli USA in grado di mobilitare l'immensa potenza dei lavoratori degli USA. Questo è qualcosa alla quale stiamo lavorando!