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Una recente edizione dell'Economist (7 aprile 2011) si
lamentava della "calante popolarità del capitalismo". Non occorre
essere un genio per capire che trent'anni o più di tagli del
welfare, di privatizzazioni in grande scala e di costante pressione
sui lavoratori nel posto di lavoro dovevano prima o poi andare a
finire con la gente comune che lavora che mette in discussione il
sistema che è responsabile di queste politiche, cioè il capitalismo.
L'articolo
apre con la seguente: "Debito crescente e produzione
perduta sono le misure comuni del costo della crisi finanziaria. Ma
un nuovo sondaggio d'opinione globale mostra un'altra, forse più
seria, forma di danno: sostegno pubblico cadente per il
capitalismo". (Il sondaggio al quale l'articolo si riferisce è
disponibile
qui).
Gli strateghi del capitale più intelligenti guardano seriamente
a questi sondaggi e per una ragione molto valida. Comprendono che se
milioni di persone considerano valido il loro sistema, un sistema
che "risponde alle previsioni", cioè uno che procura una vita
conveniente e che sembra avere un decente futuro, quindi il loro
sistema è al sicuro. La classe capitalista non si mantiene al potere
semplicemente controllando l'apparato dello stato, la polizia,
l'esercito e la magistratura, i mass media ed il sistema educativo.
Ha anche bisogno di mantenere il controllo della coscienza di
milioni di lavoratori comuni e di far loro credere che, nonostante
tutti i suoi vizi, il capitalismo è il migliore di tutti i possibili
sistemi socioeconomici. Comunque, persino il controllo dello stato,
dei media e del sistema educativo non è sufficiente perché questo
gentile confortevole rimanga fermo. Tutti questi altri mezzi di
controllo si fracassano se il sistema non è in grado di procurare
almeno un'esistenza ragionevole e tollerabile alla maggioranza della
popolazione.
I lavoratori possono ricevere davvero molto, finché possono
continuare a pagare l'affitto o il mutuo, mettere sulla tavola cibo
sufficiente per le loro famiglie, avere un sistema educativo
decente, un sistema di assistenza sanitaria e così via. Possono
anche accettare qualche grado di perdita di questi servizi. Possono
accettare malvolentieri quello che i loro leader sindacali o di
partito dichiarano quando presentano questi attacchi come
"temporanei" e come un prezzo che deve essere pagato per migliorare
le cose in futuro.
Il punto è che vi è un limite a tutto ciò. Se questa situazione
viene prolungata, se le richieste ai lavoratori di fare sacrifici
vengono ripetute tante volte e se nel mezzo di tutto questo il mondo
viene scosso da una grande crisi finanziaria che quindi porta a
disoccupazione crescente accompagnata da inflazione in aumento,
allora tutti i mezzi a disposizione della classe capitalista per
convincere il popolo che il suo sistema è il migliore possibile
disponibile non sono più sufficienti e le cose cominciano a
cambiare.
L'apparente scoppio "improvviso" della rivoluzione araba è
un'indicazione di questo, come lo sono i movimenti di massa nei
paesi capitalisti avanzati. In autunno in Francia abbiamo visto 3,5
milioni di persone scendere nelle strade per protesta contro le
misure di austerità di Sarkozy. In Grecia abbiamo visto uno sciopero
generale dopo l'altro. Il 26 marzo in Gran Bretagna abbiamo visto
tra 500.000 e 800.000 lavoratori e giovani protestare contro le
politiche di austerità draconiana di Cameron. Questa è stata la più
grande manifestazione organizzata dal sindacato nella storia della
Gran Bretagna. Negli USA abbiamo visto le grandiose mobilitazioni a
Madison, Wisconsin.
Quello che sta avvenendo negli Stati Uniti deve essere di reale
preoccupazione per la classe dominante USA. E' stata colta di
sorpresa dalle rivoluzioni tunisina ed egiziana, ma ciò che abbiamo
visto in
Wisconsin
dimostra che la rivoluzione non riguarda soltanto i paesi arabi. E'
nell'aria dovunque.
Infatti, l'articolo dell'Economist
indica che vi è stato un brusco cambiamento nelle opinioni
negli USA: "Ciò è più marcato nel paese che incorporava la libera
impresa. Nel 2002, l'80% degli americani concordava che la soluzione
migliore al mondo era il sistema del libero mercato. Per il 2010
quel sostegno era caduto al 59%...." La caduta più netta
effettivamente è stata tra il 2009 ed il 2010 quando è caduto da più
del 70% a sotto il 60%.
Comunque, questa cifra è una media attraverso tutte le classi
sociali. Se guardiamo alle opinioni tra la gente comune che lavora,
specialmente quelli al fondo della scala vediamo uno spostamento
ancora più marcato dell'opinione. Come continua l'articolo, "Le
fortune calanti del capitalismo sono recisamente visibili tra gli
americani che guadagnano sotto i $20.000. Il loro appoggio al libero
mercato è caduto dal 76% al 44% in appena un anno".
Così quello che oggi abbiamo è una maggioranza di lavoratori
USA pagati meno che non hanno più le illusioni che potevano avere
avuto in passato. Questo è uno sviluppo importante nella situazione
negli Stati Uniti ed indica che altre lotte come quella che abbiamo
recentemente visto
in
Wisconsin
arriveranno presto.
Forse la classe dominante USA può consolarsi con i risultati
per la Francia, che rivelano che soltanto il 6% della popolazione
francese sostiene "fortemente" il libero mercato. Questa è una
ulteriore caduta dal già basso 8% nel lontano 2002. Se si aggiungono
coloro che "in qualche modo sono d'accordo" con l'idea che il
capitalismo sia un sistema superiore, la cifra complessiva sale al
30%, ma ciò è ancora una netta caduta dalla cifra del 42% nel 2002.
Se aggiungiamo a queste cifre i tassi di popolarità di Sarkozy che
rivelano che soltanto il 29% della popolazione è contento della sua
prestazione
– il
suo peggiore tasso di approvazione da quando entrò in carica nel
2007
–
allora possiamo comprendere che anche il capitalismo francese si
trova in un profondo guaio. La maggior parte dell'Europa presenta un
quadro analogo. E persino una tale potenza economica come il
Giappone rivela fiducia calante nel sistema capitalista, dove il 50%
dissente "fortemente" o "in qualche modo" con l'idea che l'economia
di mercato sia il sistema migliore.
In modo non sorprendente, il sondaggio rivela pure che quei
paesi dove una maggioranza significativa della popolazione ritiene
che il capitalismo funzioni in quei paesi che attualmente sono in
crescita, come Cina, Brasile e Germania. Cosa accadrà quando queste
economie rallenteranno non è indicato nei sondaggi. Possiamo predire
con fiducia che le opinioni popolari cambieranno decisamente anche
in quei paesi, come è stato negli USA e nella maggior parte
dell'Europa.
Il sondaggio citato dall'Economist è stato eseguito da
GlobeScan.
Il
suo presidente,
Doug
Miller, ha
mostrato qualche sorpresa
per i risultati quando ha affermato che: "L'America è l'ultimo
posto dove ci saremmo attesi di vedere questa improvvisa caduta
nella fiducia per il sistema della libera impresa. Queste non sono
buone notizie per il
mondo degli affari". Ha aggiunto che, "Il sondaggio suggerisce
che il mondo degli affari americano è vicino a perdere il suo
contratto sociale con le famiglie americane medie che gli ha
permesso di prosperare nel mondo. Sarà necessaria una leadership
ispirata per rovesciare questa tendenza".
Questa netta svolta nelle opinioni nel più grande e più potente
paese del mondo promette bene per la lotta di classe nel prossimo
periodo. Sono passati i giorni di quando gli USA erano il paese del
"Sogno Americano", quando si presumeva che tutti fossero in grado di
avere successo attraverso il duro lavoro e gli sforzi. Negli Stati
Uniti la realtà ha toccato nel vivo e nessun ammontare di
"leadership ispirata" risolverà questo dilemma per la borghesia USA.
Naturalmente, possiamo pensare ad un altro tipo di
"leadership ispirata" che possa fare la differenza, una genuina
leadership socialista del movimento dei lavoratori degli USA in
grado di mobilitare l'immensa potenza dei lavoratori degli USA.
Questo è qualcosa alla quale stiamo lavorando!
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