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Recentemente i banchieri centrali del mondo si sono riuniti a
Jackson Hole, Wyoming,
per il loro incontro annuale. Avendo sperimentato la maggiore crisi
bancaria nella storia, vi era un senso di sollievo nell'avere
evitato un collasso completo. Ora il discorso era sulla sistemazione
della polvere.
Ben Bernanke,
presidente della
Federal Reserve
USA, nonostante avere affermato un mese prima che la prospettiva era
"insolitamente incerta", ora ha dichiarato di essere "fiducioso". Ma
tale fiducia è proprio molto male riposta. Con l'economia mondiale
che nella migliore delle ipotesi è di fronte a una dolorosa ripresa
e a una lenta crescita anemica, i banchieri mondiali sono
profondamente preoccupati riguardo a quali passi considerare
in seguito.
Da allora, mentre l'economia rallentava ulteriormente e la
disoccupazione rimaneva attorno al 10%, la
Federal Reserve
stava considerando un nuovo turno di Alleggerimento Quantitativo,
cioè di spalare altro denaro dentro l'economia. Per
Bernanke,
l'unica questione era se "i vantaggi di ciascuno strumento, in
termini di stimolo supplementare, prevalgono sugli associati
costi o rischi di utilizzare lo strumento". Per noi comuni mortali,
questo sembrava più come un copione di un film dei fratelli Marx.
Più seriamente, rivela i rischi pericolosi di espandere ancora oltre
il suo allungato bilancio.
Il pensiero di altro lavoro inventato per l'economia ha
provocato profonde divisioni tra gli strateghi del grande capitale,
specialmente tra quelli che vogliono "allentare la politica
monetaria" e quelli che vogliono tagliare drasticamente gli enormi
deficit di bilancio. Gli europei hanno intrapreso un approccio più
ortodosso, sollecitando tagli più profondi e più rapidi per ridurre
il debito pubblico e privato. Rinviare questi tagli, afferma la
Banca Centrale Europea, sarebbe "molto pericoloso" e rischierebbe un
"decennio perduto" in stile giapponese. Questo era chiaramente
rivolto agli americani, che sente essere troppo prolifici. Ma gli
americani hanno i loro interessi e sono terrorizzati che la ripresa
corra nella sabbia.
Ma entrambe hanno ragione e entrambe hanno torto. Sono presi
tra l'incudine e il martello. Qualunque cosa facciano sarà
sbagliata. Si rivelerà un periodo molto lungo prima che escano dalla
crisi, anni, se non decenni, come è stato il caso nel periodo tra le
due guerre. Chiaramente questa non è affatto un'inciampata economica
temporanea. Persino il presidente Obama ha riconosciuto che "non vi
è nessuna riparazione frettolosa alla peggiore recessione dalla
Grande Depressione".
(Financial Times, 4/9/10)
Anche
Mervyn
King,
capo
della Banca d'Inghilterra si è accordato. "Mentre le
crisi avvengono improvvisamente, scompaiono soltanto gradualmente",
si è crucciato, mentre la ripresa scoppietta avanti.
(Financial Times, 28/8/10)
Delle recenti analisi di due economisti borghesi,
Carmen
e
Vincent Reinhart,
hanno gettato acqua fredda sugli avvenimenti in
Wyoming.
Dopo avere studiato le crisi economiche in tre-quarti di secolo,
inclusa la Grande Depressione, hanno concluso che il futuro pare
deprimente. Secondo loro "è probabile che il futuro porti soltanto
scelte dure".
La loro ricerca ha dimostrato che il prodotto interno lordo pro
capite reale tende a essere molto più basso e la disoccupazione
molto più alta durante il decennio che segue tali crisi. Nei 10 dei
15 esempi che hanno studiato, la disoccupazione non indietreggia mai
ai livelli pre crisi, non nel decennio seguente, né precisamente
fino alla fine del 2009.
"Vi è di peggio. Dove sono disponibili i dati sui prezzi delle
abitazioni, il 90% delle osservazioni durante il decennio dopo una
crisi sono sotto il livello dell'anno prima della crisi", afferma la
loro analisi. "Anche i prezzi medi sono dal 15 al 20% più bassi, con
declini cumulativi ampi come al 55%. Anche il credito è un
problema".
Le prospettive per il capitalismo mondiale sono terribili.
Negli Stati Uniti, la disoccupazione colpisce circa 30 milioni di
lavoratori, dopo avere incluso quelli che cercano un lavoro a tempo
pieno e quelli che sono scomparsi dall'elenco. Gli americani che
sono stati disoccupati per 27 settimane o più ora costituiscono il
44,9% dei senza lavoro, saliti dal 17,3% quando è cominciata la
depressione economica. L'industria delle costruzioni sta
sperimentando una recessione a doppia caduta, le vendite di case
continuano a diminuire e un quarto dei proprietari di case USA si
trova con un capitale negativo. Il tasso di crescita degli USA è
stato corretto in basso dal 2,4% all'1,6%. Le importazioni sono
aumentate del 32,4% nel secondo trimestre, il maggiore balzo in 26
anni, che è certo solleverà animosità protezionistiche.
Tutte le principali potenze capitaliste stanno tentando di
sfuggire alla crisi incrementando le esportazioni. Ma non possono
tutte riuscire nel fare ciò e questo è già risultato nell'aumentare
le tensioni internazionali. Le recenti azioni dei giapponesi di
svalutare la loro moneta ha provocato furia in Europa e negli USA.
Anche la Cina sta tenendo giù deliberatamente il valore della sua
moneta. "La scorsa notte vi sono stati crescenti timori di una
guerra commerciale globale dopo che i paesi più grandi del mondo si
sono scontrati su politiche valutarie rivolte a proteggere le loro
vacillanti riprese economiche a spese di altri", ha spiegato
City A.M. “Vi
sono timori che l'ordine valutario globale si stia disintegrando con
paesi che rompono i ranghi per utilizzare la svalutazione stile anni
'30 per aumentare le esportazioni e
puntellare le loro economie".
(17/9/10)
Con nuvole nere che si accumulano a livello internazionale, in
Gran Bretagna il pessimismo sul futuro è ancora più avvertibile.
Secondo un recente indice
Markit/YouGov, il
47% delle famiglie si aspetta che le proprie finanze peggiorino
durante il prossimo anno. Questo è due volte tanto di quelli che
sperano in un miglioramento. L'edilizia è ancora in difficoltà, con
prezzi e prestiti su mutui
molto più bassi. "Nell'industria tutti pensavano di essere
morti e andati all'inferno durante la seconda metà del 2008", ha
dichiarato un funzionario dell'industria, osservando che ora i tempi
sembravano peggiori.
Anche la fiducia nell'economia ha preso un grosso colpo negli
ultimi mesi e l'economia britannica è nel pericolo reale di
scivolare indietro nella recessione. In agosto, l'indice dei gestori
degli acquisti per il settore dei servizi, che registra il livello
dell'attività economica, è caduto al suo livello più basso dalla
profondità della crisi economica. La crescita è scemata nel
manifatturiero, mentre nell'ultimo trimestre gli ordini delle
costruzioni sono precipitati del 14%. L'unico periodo confrontabile
per un simile declino è stato nei primi tre mesi del 2009 quando il
sistema bancario è arrivato vicino al collasso. Della caduta degli
ordini di £1,9 miliardi, il 70% è venuto da ordini inferiori nel
settore pubblico.
Questo non è affatto una sorpresa poiché il governo di
coalizione fa tagli e inizia il maggiore programma di austerità
dagli anni '20, con tagli che variano dal 20 al 30% o più alti.
Questo sarà un incubo per i lavoratori, specialmente i più
vulnerabili. Oltre a questo, saranno eliminati 1,3 milioni di posti
di lavoro riguardanti tutte le categorie, con i lavoratori del
settore pubblico minacciati da un congelamento dei salari biennale.
Le cose che una volta prendevamo per garantite saranno distrutte.
La stretta fiscale della coalizione dell'1,6% del PIL ogni anno
per cinque anni spegnerà sicuramente qualsiasi crescita possa
esistere, specialmente con la crescita mondiale in rallentamento e
investimenti in caduta.
Ed
Balls
ha
avvertito di un "uragano" economico e consiglia un approccio più
meditato. Ma i tagli sono tagli, siano distanziati oppure no.
Qualsiasi approccio venga adottato, non farà una differenza
fondamentale. Il sistema capitalista sta soffrendo di un malessere
inveterato. Ha appena patito un grave attacco di cuore. E questo non
sarà l'ultimo. La crisi di sovrapproduzione, endemica del
capitalismo, ha lasciato dietro fasce di capacità in eccesso. Nelle
rapide espansioni i capitalisti possono utilizzare soltanto l'80%
della capacità produttiva. Nelle crisi possono utilizzarne a
malapena il 65%. Ciò dimostra l'assoluto vicolo cieco del
capitalismo. Il mercato mondiale è diventato troppo stretto e la
capacità produttiva troppo grande. Vi è una crisi delle forze
produttive, bloccate e soffocate dai rapporti di proprietà
capitalisti (e dallo stato nazione). Le profonde crisi di
sovrapproduzione non sono che un riflesso di questa impasse del
sistema sociale.
L'unica ragione per la quale è stato in grado di rinviare
questa massiccia crisi nel passato periodo è stato attraverso la
speculazione e la creazione della più grande bolla creditizia della
storia. Forse proprio per l'ultima volta, è stato in grado di
espandere il commercio mondiale attraverso la "globalizzazione". Ma
questo ora ha creato una crisi globalizzata
– su
una scala e ad un'estensione maggiore che negli anni '30. E' stato
soltanto capace di salvare il sistema bancario con una trasfusione
di sangue di un'annaffiata da $14 trilioni. Quando si considera che
tra il 1948 e il 1952 sono stati dati più di $17 miliardi nel Piano
Marshall per soccorrere
l'Europa occidentale, una cifra veramente enorme equivalente a
circa $200 miliardi in termini di oggi, si comprende quale
incredibile somma sia stata distribuita negli ultimi due anni per
soccorrere il capitalismo. E non è ancora finita, con le pressioni
perché venga versato altro denaro nell'economia degli USA e della
Gran Bretagna. Possono avere temporaneamente evitato una
Depressione, ma certamente non hanno risolto la crisi del
capitalismo. Nessun ammontare di "liquidità" realizzerà questo.
Persino il "lavoro inventato" del New Deal di
Roosevelt
fallì e non impedì la crisi del
1937-39.
La
crisi venne "risolta" soltanto attraverso la guerra mondiale, che al
momento attuale è esclusa.
Lo stato capitalista si è affrettato a soccorrere il
capitalismo e ora alla classe lavoratrice viene chiesto di pagare
tramite massiccia austerità e tagli selvaggi negli standard di vita.
Sulla strada del capitalismo non vi è nessuna via d'uscita. Gli
strateghi del capitale hanno provato il keynesianesimo e il
monetarismo, ma entrambe hanno fallito. Sono capo e coda della
stessa moneta. L'impasse ora ha portato all'attuale catastrofe.
Qualunque cosa faranno sarà sbagliata e mostrerà il vicolo cieco
senza uscita del sistema.
La classe lavoratrice è di fronte a un incubo di austerità che,
secondo gli strateghi del Capitale, durerà per più di una
generazione. Nessun ammontare di rabberciare il capitalismo cambierà
questo fatto. Il capitalismo non può più permettersi riforme
durature. E' l'epoca delle controriforme e degli attacchi. I
riformisti nel movimento dei lavoratori sono ciechi di fronte a
questo. Sperano che tutto tornerà alla "norma". Ma questo non è il
caso. Da ora in avanti questa è la normalità sotto il capitalismo.
Soltanto con il rovesciamento del capitalismo e l'abolizione
della proprietà privata la crisi può essere risolta nell'interesse
della classe lavoratrice. Soltanto sulla base della trasformazione
socialista della società possiamo impedire questa barbarie e offrire
una via d'uscita da questa palude. Sulla base di un piano socialista
di produzione le risorse della società possono essere utilizzate
fino in fondo nell'interesse della maggioranza e non nell'interesse
di una minuscola minoranza di magnati capitalisti. La scelta che
abbiamo di fronte, nelle parole di
Rosa
Luxemburg,
è socialismo o barbarie.
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