In Defence of
Marxism


L'insolubile crisi del capitalismo

Scritto da Rob Sewell Venerdì 24 settembre 2010

 

Recentemente i banchieri centrali del mondo si sono riuniti a Jackson Hole, Wyoming, per il loro incontro annuale. Avendo sperimentato la maggiore crisi bancaria nella storia, vi era un senso di sollievo nell'avere evitato un collasso completo. Ora il discorso era sulla sistemazione della polvere. Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve USA, nonostante avere affermato un mese prima che la prospettiva era "insolitamente incerta", ora ha dichiarato di essere "fiducioso". Ma tale fiducia è proprio molto male riposta. Con l'economia mondiale che nella migliore delle ipotesi è di fronte a una dolorosa ripresa e a una lenta crescita anemica, i banchieri mondiali sono profondamente preoccupati riguardo a quali passi considerare in seguito.

Da allora, mentre l'economia rallentava ulteriormente e la disoccupazione rimaneva attorno al 10%, la Federal Reserve stava considerando un nuovo turno di Alleggerimento Quantitativo, cioè di spalare altro denaro dentro l'economia. Per Bernanke, l'unica questione era se "i vantaggi di ciascuno strumento, in termini di stimolo supplementare, prevalgono sugli associati costi o rischi di utilizzare lo strumento". Per noi comuni mortali, questo sembrava più come un copione di un film dei fratelli Marx. Più seriamente, rivela i rischi pericolosi di espandere ancora oltre il suo allungato bilancio.

Il pensiero di altro lavoro inventato per l'economia ha provocato profonde divisioni tra gli strateghi del grande capitale, specialmente tra quelli che vogliono "allentare la politica monetaria" e quelli che vogliono tagliare drasticamente gli enormi deficit di bilancio. Gli europei hanno intrapreso un approccio più ortodosso, sollecitando tagli più profondi e più rapidi per ridurre il debito pubblico e privato. Rinviare questi tagli, afferma la Banca Centrale Europea, sarebbe "molto pericoloso" e rischierebbe un "decennio perduto" in stile giapponese. Questo era chiaramente rivolto agli americani, che sente essere troppo prolifici. Ma gli americani hanno i loro interessi e sono terrorizzati che la ripresa corra nella sabbia.

Ma entrambe hanno ragione e entrambe hanno torto. Sono presi tra l'incudine e il martello. Qualunque cosa facciano sarà sbagliata. Si rivelerà un periodo molto lungo prima che escano dalla crisi, anni, se non decenni, come è stato il caso nel periodo tra le due guerre. Chiaramente questa non è affatto un'inciampata economica temporanea. Persino il presidente Obama ha riconosciuto che "non vi è nessuna riparazione frettolosa alla peggiore recessione dalla Grande Depressione". (Financial Times, 4/9/10) Anche Mervyn King, capo della Banca d'Inghilterra si è accordato. "Mentre le crisi avvengono improvvisamente, scompaiono soltanto gradualmente", si è crucciato, mentre la ripresa scoppietta avanti. (Financial Times, 28/8/10)

Delle recenti analisi di due economisti borghesi, Carmen e Vincent Reinhart, hanno gettato acqua fredda sugli avvenimenti in Wyoming. Dopo avere studiato le crisi economiche in tre-quarti di secolo, inclusa la Grande Depressione, hanno concluso che il futuro pare deprimente. Secondo loro "è probabile che il futuro porti soltanto scelte dure".

La loro ricerca ha dimostrato che il prodotto interno lordo pro capite reale tende a essere molto più basso e la disoccupazione molto più alta durante il decennio che segue tali crisi. Nei 10 dei 15 esempi che hanno studiato, la disoccupazione non indietreggia mai ai livelli pre crisi, non nel decennio seguente, né precisamente fino alla fine del 2009.

"Vi è di peggio. Dove sono disponibili i dati sui prezzi delle abitazioni, il 90% delle osservazioni durante il decennio dopo una crisi sono sotto il livello dell'anno prima della crisi", afferma la loro analisi. "Anche i prezzi medi sono dal 15 al 20% più bassi, con declini cumulativi ampi come al 55%. Anche il credito è un problema".

Le prospettive per il capitalismo mondiale sono terribili. Negli Stati Uniti, la disoccupazione colpisce circa 30 milioni di lavoratori, dopo avere incluso quelli che cercano un lavoro a tempo pieno e quelli che sono scomparsi dall'elenco. Gli americani che sono stati disoccupati per 27 settimane o più ora costituiscono il 44,9% dei senza lavoro, saliti dal 17,3% quando è cominciata la depressione economica. L'industria delle costruzioni sta sperimentando una recessione a doppia caduta, le vendite di case continuano a diminuire e un quarto dei proprietari di case USA si trova con un capitale negativo. Il tasso di crescita degli USA è stato corretto in basso dal 2,4% all'1,6%. Le importazioni sono aumentate del 32,4% nel secondo trimestre, il maggiore balzo in 26 anni, che è certo solleverà animosità protezionistiche.

Tutte le principali potenze capitaliste stanno tentando di sfuggire alla crisi incrementando le esportazioni. Ma non possono tutte riuscire nel fare ciò e questo è già risultato nell'aumentare le tensioni internazionali. Le recenti azioni dei giapponesi di svalutare la loro moneta ha provocato furia in Europa e negli USA. Anche la Cina sta tenendo giù deliberatamente il valore della sua moneta. "La scorsa notte vi sono stati crescenti timori di una guerra commerciale globale dopo che i paesi più grandi del mondo si sono scontrati su politiche valutarie rivolte a proteggere le loro vacillanti riprese economiche a spese di altri", ha spiegato City A.M.Vi sono timori che l'ordine valutario globale si stia disintegrando con paesi che rompono i ranghi per utilizzare la svalutazione stile anni '30 per aumentare le esportazioni e puntellare le loro economie".  (17/9/10)

Con nuvole nere che si accumulano a livello internazionale, in Gran Bretagna il pessimismo sul futuro è ancora più avvertibile. Secondo un recente indice Markit/YouGov, il 47% delle famiglie si aspetta che le proprie finanze peggiorino durante il prossimo anno. Questo è due volte tanto di quelli che sperano in un miglioramento. L'edilizia è ancora in difficoltà, con prezzi e prestiti su mutui molto più bassi. "Nell'industria tutti pensavano di essere morti e andati all'inferno durante la seconda metà del 2008", ha dichiarato un funzionario dell'industria, osservando che ora i tempi sembravano peggiori.

Anche la fiducia nell'economia ha preso un grosso colpo negli ultimi mesi e l'economia britannica è nel pericolo reale di scivolare indietro nella recessione. In agosto, l'indice dei gestori degli acquisti per il settore dei servizi, che registra il livello dell'attività economica, è caduto al suo livello più basso dalla profondità della crisi economica. La crescita è scemata nel manifatturiero, mentre nell'ultimo trimestre gli ordini delle costruzioni sono precipitati del 14%. L'unico periodo confrontabile per un simile declino è stato nei primi tre mesi del 2009 quando il sistema bancario è arrivato vicino al collasso. Della caduta degli ordini di £1,9 miliardi, il 70% è venuto da ordini inferiori nel settore pubblico.

Questo non è affatto una sorpresa poiché il governo di coalizione fa tagli e inizia il maggiore programma di austerità dagli anni '20, con tagli che variano dal 20 al 30% o più alti. Questo sarà un incubo per i lavoratori, specialmente i più vulnerabili. Oltre a questo, saranno eliminati 1,3 milioni di posti di lavoro riguardanti tutte le categorie, con i lavoratori del settore pubblico minacciati da un congelamento dei salari biennale. Le cose che una volta prendevamo per garantite saranno distrutte.

La stretta fiscale della coalizione dell'1,6% del PIL ogni anno per cinque anni spegnerà sicuramente qualsiasi crescita possa esistere, specialmente con la crescita mondiale in rallentamento e investimenti in caduta. Ed Balls ha avvertito di un "uragano" economico e consiglia un approccio più meditato. Ma i tagli sono tagli, siano distanziati oppure no.

Qualsiasi approccio venga adottato, non farà una differenza fondamentale. Il sistema capitalista sta soffrendo di un malessere inveterato. Ha appena patito un grave attacco di cuore. E questo non sarà l'ultimo. La crisi di sovrapproduzione, endemica del capitalismo, ha lasciato dietro fasce di capacità in eccesso. Nelle rapide espansioni i capitalisti possono utilizzare soltanto l'80% della capacità produttiva. Nelle crisi possono utilizzarne a malapena il 65%. Ciò dimostra l'assoluto vicolo cieco del capitalismo. Il mercato mondiale è diventato troppo stretto e la capacità produttiva troppo grande. Vi è una crisi delle forze produttive, bloccate e soffocate dai rapporti di proprietà capitalisti (e dallo stato nazione). Le profonde crisi di sovrapproduzione non sono che un riflesso di questa impasse del sistema sociale.

L'unica ragione per la quale è stato in grado di rinviare questa massiccia crisi nel passato periodo è stato attraverso la speculazione e la creazione della più grande bolla creditizia della storia. Forse proprio per l'ultima volta, è stato in grado di espandere il commercio mondiale attraverso la "globalizzazione". Ma questo ora ha creato una crisi globalizzata su una scala e ad un'estensione maggiore che negli anni '30. E' stato soltanto capace di salvare il sistema bancario con una trasfusione di sangue di un'annaffiata da $14 trilioni. Quando si considera che tra il 1948 e il 1952 sono stati dati più di $17 miliardi nel Piano Marshall per soccorrere l'Europa occidentale, una cifra veramente enorme equivalente a circa $200 miliardi in termini di oggi, si comprende quale incredibile somma sia stata distribuita negli ultimi due anni per soccorrere il capitalismo. E non è ancora finita, con le pressioni perché venga versato altro denaro nell'economia degli USA e della Gran Bretagna. Possono avere temporaneamente evitato una Depressione, ma certamente non hanno risolto la crisi del capitalismo. Nessun ammontare di "liquidità" realizzerà questo. Persino il "lavoro inventato" del New Deal di Roosevelt fallì e non impedì la crisi del 1937-39. La crisi venne "risolta" soltanto attraverso la guerra mondiale, che al momento attuale è esclusa.

Lo stato capitalista si è affrettato a soccorrere il capitalismo e ora alla classe lavoratrice viene chiesto di pagare tramite massiccia austerità e tagli selvaggi negli standard di vita. Sulla strada del capitalismo non vi è nessuna via d'uscita. Gli strateghi del capitale hanno provato il keynesianesimo e il monetarismo, ma entrambe hanno fallito. Sono capo e coda della stessa moneta. L'impasse ora ha portato all'attuale catastrofe. Qualunque cosa faranno sarà sbagliata e mostrerà il vicolo cieco senza uscita del sistema.

La classe lavoratrice è di fronte a un incubo di austerità che, secondo gli strateghi del Capitale, durerà per più di una generazione. Nessun ammontare di rabberciare il capitalismo cambierà questo fatto. Il capitalismo non può più permettersi riforme durature. E' l'epoca delle controriforme e degli attacchi. I riformisti nel movimento dei lavoratori sono ciechi di fronte a questo. Sperano che tutto tornerà alla "norma". Ma questo non è il caso. Da ora in avanti questa è la normalità sotto il capitalismo.

Soltanto con il rovesciamento del capitalismo e l'abolizione della proprietà privata la crisi può essere risolta nell'interesse della classe lavoratrice. Soltanto sulla base della trasformazione socialista della società possiamo impedire questa barbarie e offrire una via d'uscita da questa palude. Sulla base di un piano socialista di produzione le risorse della società possono essere utilizzate fino in fondo nell'interesse della maggioranza e non nell'interesse di una minuscola minoranza di magnati capitalisti. La scelta che abbiamo di fronte, nelle parole di Rosa Luxemburg, è socialismo o barbarie.