REDFLAG | A VOICE OF RESISTANCE

 

 

 

L'illusoria libertà del capitalismo

 Daniel Taylor

14 febbraio 2017

Siamo destinati ad essere liberi. Quindi ci sentiamo come prigionieri? Daniel Taylor chiarisce.

 

Il capitalismo mondiale è nel caos. Torturato da crisi politiche, barcollando sull'orlo del crollo economico e della guerra, raggiungendo ogni anno nuove vette di disuguaglianza economica così estrema da essere quasi inimmaginabile: il sistema sembra non offrire nessuna speranza per il futuro.

Viviamo in un periodo con nessun principio di governo oltre all'accumulazione del profitto, diretti da truffatori che prosperano sulla violenza, sull'utilizzo razzista di capri espiatori, sul fragore e sull'ipocrisia: un'era perfettamente personificata dal 45° presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

I disastri umani provocati dal capitalismo possono sembrare distanti dall'Australia, che per alcuni anni ha evitato i suoi peggiori effetti. Ma anche noi costituiamo una parte del "mondo libero", organizzato con la stessa logica e guidato dagli stessi criminali e dagli stessi orrori che esistono qui forse per ora un poco nascosti, ma ogni giorno più evidenti.

Anche qui vi sono livelli di disuguaglianza terrificanti e crescenti. La violenza e la discriminazione contro i migranti sono giustificate con una retorica paranoide razzista che permea ogni organizzazione dei media e piattaforma politica. Condividiamo il senso di catastrofe imminente: economica, militare ed ambientale.

Non molti celebrano apertamente la disuguaglianza, la violenza, lo spreco e l'inquinamento. Ma veniamo incoraggiati a celebrare la società che li ha prodotti: una società basata su quello che il governo australiano descrive come "rispetto per la libertà e la dignità dell'individuo". Possiamo non avere molto, ma almeno abbiamo la libertà: libertà di parlare, di votare, di comprare e di vendere e di vivere secondo i dettati della nostra coscienza. Ma a cosa ammonta realmente la libertà sotto il capitalismo?

Polizia e sbarre della prigione

Cominciamo investigando le prigioni sotterranee della società ed i poliziotti che sono pagati per chiudervi a chiave la gente.

L'Australia è famosa al mondo per le sue prigioni. I campi profughi al largo del nostro governo sono così sadici da spingere la gente al suicidio e così disumani che i giornalisti sono banditi ed i delatori sono esposti a procedimento giudiziario perché rivelare la tortura deliberata che lì avviene svelerebbe molto sulla crudeltà dei nostri governanti.

Coloro che cercano la libertà in Australia languono per anni in questi buchi infernali e rivelare la verità su quello che accade è proibito dalla legge. Nel sistema del capitalismo globale, ogni paese è circondato da una frontiera che esiste per privare gli esseri umani della loro libertà e quelle frontiere sono sempre più fortificate con filo spinato, pattuglie militari e muri.

Nella "terra dei liberi", le squadre SWAT della polizia militarizzata conducono 50.000 incursioni l'anno. Lo stupefacente numero di 7 milioni di cittadini USA sono in prigione, in libertà vigilata o in rilascio sulla parola vivendo sotto il controllo dello stato. Le forze di polizia dell'Australia ora munite di veicoli blindati Bushmaster e Bearcat e di fucili d'assalto MP4 assieme ai loro bastoni, spray al pepe e taser sono pronte a reprimere ogni resistenza al sistema; nel frattempo, autorizzate da leggi di "arresto senza documenti, possono imprigionare ognuno di noi per un capriccio, specialmente se il colore della nostra pelle non è di loro gradimento.

Ogni nuova campagna di allarmismo significa che lo stato ha più "libertà" di esercitare la violenza e la coercizione contro di noi. Con ogni nuovo spavento, dalla gente dei barconi alla "banda Apex" tramite la guerra al terrore, lo stato accumula più potere di spiare, assalire, imprigionare e torturare senza responsabilità, finché non prendiamo per scontato che la nostra libertà significa vivere sotto l'ombra della sorveglianza costante, le nostre strade sono pattugliate da poliziotti che portano armi a mano e le nostre frontiere circondate da campi di concentramento.

Una società basata sul fare profitti è inevitabilmente una società tutelata dalla violenza. La maggior parte di noi gioca secondo le regole, la maggior parte del tempo, in parte perché sappiamo che se non subordiniamo noi stessi al sistema, siamo esposti ad un tremendo potere di violenza schierata contro di noi. In definitiva nel capitalismo libertà significa libertà di trovare un padrone e di fare ciò che ci viene detto e l'arma al fianco del poliziotto in strada serve come memento dell'alternativa.

Libertà per coloro che possono permettersela

Gli otto individui più ricchi al mondo possiedono tanto quanto i 3,5 miliardi più poveri. In precedenti periodi della storia questo livello di disuguaglianza era impossibile. Nell'ultimo anno, 3 milioni di bambini sono morti per fame, mentre le 500 persone più ricche al mondo hanno aumentato la loro fortuna di $300 miliardi.

Cosa significa questo per la nozione di libertà? Poiché cibo, alloggio, medicine e lavoro sono allocate principalmente con il libero mercato, sono venduti liberamente soltanto quando fanno i maggiori profitti per i capitalisti che li possiedono. Ed a causa di questo, a 3 milioni di bambini ogni hanno viene negata la loro libertà di vivere, di apprendere, di diventare parte della società, di sviluppare il loro potenziale umano: perché muoiono da bambini, perché la loro sopravvivenza non renderebbe alcun denaro a nessuno.

La disuguaglianza non è soltanto un problema matematico. La privazione economica significa mancanza di libertà. La maggior parte delle persone della classe lavoratrice non affronta la fame, ma veniamo derubati della libertà di vivere la nostra vita nella maniera che scegliamo, di sviluppare il nostro talento fino a che ci piace, di vivere con la libertà il diritto di primogenitura della minoranza dei miliardari. Dobbiamo apprendere in scuole sovraffollate, vivere in alloggi scadenti, lavorare per chiunque assuma, spostarci per lavorare con le alterne vicende del mercato ed accettare che le forze dell'economia capitalista possano smembrare le nostre famiglie, frustrare le nostre ambizioni e ferirci o ucciderci. Nessuno di questi è un incidente, né è naturale.

Il profitto richiede povertà. Per fare profitti, i capitalisti hanno bisogno di lavoratori; questo significa che la massa della popolazione deve essere privata della libertà di vivere, a meno che non si accetti di trovare un padrone e di lavorare per lui. I lavoratori sono costretti a vendere la loro vita per sopravvivere e questo significa che il capitalismo è basato sulla forza. Per la maggior parte di noi sebbene siamo liberi di prendere decisioni futili attorno ai margini fondamentalmente, la maniera in cui viviamo la nostra vita è fuori del nostro controllo.

Divisione e controllo sociale

Per giustificare le ingiustizie del sistema e per distrarre da loro, vengono aggiunte infinite nuove miserie. Ai musulmani viene negata la libertà fondamentale di praticare la loro religione senza intimidazione; i migranti africani sono resi dei pubblici farabutti e perseguitati dalla polizia; le campagne di stampa contro la minaccia di sessualità di minoranza che corrompe i nostri figli.

Le nostre credenze, il colore della nostra pelle e la nostra sessualità sono soggetti all'approvazione dei potenti: coloro che possiedono i giornali ed i canali TV, coloro che controllano la polizia, coloro che determinano la politica estera la classe dominante.

Una società basata sulla disuguaglianza economica è una società che ha bisogno di divisione sociale, di disumanizzazione e di controllo. La divisione per volgere gli oppressi l'uno contro ogni altro e per distrarli dai loro veri nemici; la disumanizzazione per giustificare la violenza e la brutalità di un sistema disumano ed il controllo per assicurarsi che i lavoratori crescano intimiditi, obbedienti ed educati a conformarsi agli ordini dall'alto.

La libertà di fare ricco il vostro padrone

La natura del lavoro sotto il capitalismo determina la mancanza di libertà sentita per tutta la società.

Possiamo lavorare soltanto se troviamo un padrone; i padroni assumono soltanto nell'interesse del profitto. Ciò significa che ogni elemento della vita è assolutamente subordinato al motivo del profitto. Cibo, alloggio, arte ed idee vengono prodotti soltanto se fanno un profitto; come lavoratori, quasi la nostra intera vita lavorativa è dedicata a produrre profitti per qualcun altro.

Il profitto è la legge fondamentale della società. Potete pensare di godere dei vostri diritti costituzionali di libertà di espressione, di libertà di riunione politica e di qualsiasi numero di altre libertà. Ma quando siete al lavoro, quelle libertà svaniscono, sospese da una regola: dovete fare ciò che farà profitti per il vostro padrone.

Non si può dire cosa sarà fatto per la vasta ricchezza materiale della società: non avete nessuna libertà di determinare se la stampa racconterà la verità o se racconterà bugie, se le fabbriche scaricheranno inquinamento nei fiumi, se produrranno missili o medicine. La libertà di decidere queste materie viene limitata a quei pochi che possiedono il mondo intero. Per il nostro di noi, godiamo soltanto della libertà di supplicare per un posto di lavoro.

Fino a che una società è divisa in padroni e lavoratori, in governanti e governati, la maggioranza non avrà nessuna autentica libertà. Vivremo in un mondo di caos, disuguaglianza e violenza, giustificati con il pregiudizio e l'ipocrisia.

Perché chiunque sia libero, dobbiamo essere resi tutti liberi; dobbiamo creare una società ordinata in una nuova maniera, che non abbia bisogno di padroni, frontiere, poliziotti o campi di concentramento e che richieda onestà e decenza piuttosto che inganno e pregiudizio. Dobbiamo portare le risorse mondiali fuori dalle mani dei miliardari ed utilizzarle per noi stessi, per creare un mondo nel quale, come si espresse Karl Marx, "il libero sviluppo di ciascuno è la precondizione per il libero sviluppo di tutti".