Per il capitalismo si avvicina il giorno della resa dei conti

di Sam Marcy

11 gennaio 2008

Originariamente pubblicato il 7 dicembre 1995

 

Quando nelle università borghesi viene discusso il marxismo sorge sempre una questione: cosa spiega la durata della teoria marxista negli anni, specialmente considerando le sconfitte della classe lavoratrice in diversi paesi?

Perché il marxismo è perdurato come la dottrina della lotta della classe lavoratrice, nonostante la persecuzione in quasi tutti i paesi?

Alcuni cercano risposte mistiche. Altri possono arrivare al punto di considerare il marxismo come una verità eterna.

Se il marxismo fosse una dottrina religiosa, la sua persistenza sarebbe spiegata facilmente come come opera di ispirazione divina. Ma ciò sarebbe contrario a tutto ciò che il marxismo insegna—soprattutto l'interpretazione materialista della storia.

Nondimeno, il problema si presenta ripetutamente. Perché il marxismo ha resistito in tanti paesi, nonostante le notevoli sconfitte in URSS ed Europa orientale?

Dobbiamo cercare la risposta nelle condizioni materiali.

E' perdurato perché la classe lavoratrice ha bisogno di una dottrina per combattere i suoi nemici di classe, particolarmente la borghesia. Da nessuna ed in nessuna occasione la classe lavoratrice ha sconfitto la borghesia senza il ricorso alla teoria del marxismo rivoluzionario.

La storia insegna che solamente per aprire una lotta seria contro la borghesia è necessario avere una interpretazione marxista della natura della lotta di classe.

Il capitalismo è emerso dal feudalesimo

In questo momento il capitalismo va forte. La produzione capitalistica si espande costantemente in tutto il mondo, apparentemente senza limiti. Essendo stato distrutto il feudalesimo, prima in Europa e più tardi nel resto del mondo, le porte sono spalancate quasi ovunque allo sviluppo capitalistico.

Lo sviluppo del capitalismo differisce largamente dal feudalesimo. Il feudalesimo, comunque si interpretino le sue origini o il suo sviluppo, era fondamentalmente un sistema immobile. Solamente quando il capitalismo in embrione si allontanò dalle restrizioni feudali e cominciò ad espandersi verso l'esterno divenne un fattore importante in Europa.

Il periodo di transizione dal feudalesimo al capitalismo non fu affatto un processo economico automatico. Fu accompagnato da lotte rivoluzionarie che sorsero come risultato della necessità di espandersi del capitalismo.

L'ulteriore esistenza del feudalesimo in una situazione immobile portò alla stagnazione ed alla decadenza delle limitate forze produttive sviluppate fino a quel periodo. Solamente una rottura dai confini del sistema feudale aprì la strada allo sviluppo capitalistico.

Le classi dominanti feudali erano intrinsecamente contrarie all'espansione. Si preoccupavano principalmente soltanto di riprodurre ciò che già possedevano. Gli storici borghesi dimenticano di menzionare che tutto ciò era possibile a condizione che i contadini produccessero tutti i beni e servizi per una decadente classe di proprietari terrieri.

Una volta che le classi dominanti europee iniziarono a stendersi oltre le loro statiche società, aprirono il passaggio per un cambiamento rivoluzionario.

Il viaggio di Colombo in cerca di un nuovo mondo, per esempio, non era soltanto uno sforzo imprenditoriale individuale. Era sponsorizzato dalla regina Isabella di Spagna. A lungo andare, stimolò tremendamente la crescita della borghesia in Europa.

Sia avvicina un'era di grande importanza

La questione che si presenta nel periodo contemporaneo è se l'ulteriore sviluppo del capitalismo possa essere compiuto in maniera "pacifica", senza calpestare i diritti di milioni di persone. La recente storia del capitalismo—in realtà l'intero 20° secolo—parla contro di questo.

Dopo la tremenda conflagrazione della II Guerra Mondiale, in alcuni circoli si pensava che la competizione tra le cosiddette grandi potenze sarebbe terminata in un accordo generale e pacifico sancito da organizzazioni simili alle Nazioni Unite. Ma non sta avvenendo niente del genere. Il vorace appetito dei monopoli USA non offre nessuna ragione per avere fiducia in questo.

Lo stesso potrebbe dirsi per le altre potenze imperialiste. Non sono divenute meno voraci ma sono tenute a bada dappertutto nel globo dalla crescita mostruosa del militarismo USA.

Nondimeno l'intera costruzione del capitalismo è segnata dall'instabilità. Ad un certo punto non può evitarsi una depressione economica capitalista.

Anche tra gli economisti capitalisti, non vi è veramente nessuno che predice una fine per le gravi crisi economiche provocate dalla sovrapproduzione capitalistica.

Le crisi presentatesi ciclicamente negli anni precedenti sono state tenute a bada da enormi contratti militari durante il tempo di pace, permettendo all'economia capitalista di mantenere una precaria stabilità. Tuttavia ciò non può continuare a lungo.

Il giorno della resa dei conti può essere rinviato, ma è sicuro che arrivi.

Cosa deve essere tenuto presente dagli elementi militanti, con più coscienza di classe, più vigili nel movimento della classe lavoratrice? E' come prepararsi per il periodo a venire.

Proprio il successo del capitalismo nell'espandere ampiamente i mezzi di produzione attraverso la ristrutturazione spietata infrangerà gli attuali modelli economici e rivelerà la più importante contraddizione del capitalismo. Questa contraddizione è tra il carattere socializzato del processo di produzione e la proprietà individuale—corporativa veramente—dei mezzi di produzione essenziali.

Si avvicina velocemente un'era di grande importanza. Essa non soltanto influirà sulla storia degli USA ma avrà effetti di vasta portata in tutto il mondo.


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