Il meglio del capitalismo non è buono abbastanza

24 giugno 2010 

 

Socialist Appeal

 

"Per favore svegliatemi quando la recessione è finita". Questo sentimento, espresso su una maglietta, riassume lo stato d'animo di molti lavoratori americani. Sono ansiosi che sia finita per quella che ritengono un'interruzione temporanea nel corso "normale" della loro vita. Sfortunatamente, questo è il nuovo "sogno americano", un incubo vivente di tensione e costante insicurezza, di disoccupazione e di essere senza tetto.

Mese dopo mese ci viene raccontato che l'economia sta migliorando e tuttavia i posti di lavoro devono ancora materializzarsi. L'aumento del 3,9% del PIL nei primi tre mesi del 2010 non è sufficiente per intaccare il tasso di disoccupazione. Questo sarebbe considerevole per il capitalismo durante tempi "normali", ma per un paese che si riprende da una profonda recessione non è affatto sufficiente.

Gli economisti affermano che ci vuole una crescita di circa il 3% del PIL per creare abbastanza posti di lavoro soltanto per fare fronte alla crescita della popolazione. Così la crescita dovrebbe essere di circa il 5% per un anno completo per spingere giù il tasso di disoccupazione di un punto percentuale. Dopo l'ultima grave recessione dei primi anni '80, l'economia è cresciuta ad un tasso dal 7 al 9% per 15 mesi di seguito ed il tasso di disoccupazione è caduta dal 10,8% al 7,2% in 18 mesi. Questo semplicemente non è probabile questa volta. Quasi metà dei 15 milioni di disoccupati del paese sono fuori dal lavoro per più di 26 settimane, per non dire dei sottoccupati che non riescono a trovare un lavoro decente a tempo pieno.

Ma non sono soltanto disoccupazione, risparmi prosciugati, conti sul pensionamento rovinati, sequestri di case ed imprese e sogni infranti. Direttamente ed indirettamente, il carico di pagare per la crisi viene trasferito dal governo federale agli stati ed alle municipalità. Il denaro delle tasse dei lavoratori è stato disponibile in gran quantità per salvare le banche, le compagnie di assicurazione e le società d'investimento, ma vi è molto poco per aiutare quelli di noi che in primo luogo hanno creato quella ricchezza. Questi tagli continuano da anni, dal momento che i ricchi hanno intaccato quel poco che è rimasto dei servizi sociali ed attaccato sempre più i lavoratori del settore pubblico. Ma ora iniziano ad intensificarsi.

Trentadue stati ora sono ufficialmente in bancarotta, con California, Michigan e New York colpiti più duramente. Secondo il Center on Budget and Policy Priorities (CBPP), i governi statali affrontano un deficit combinato di circa $375 miliardi nel 2010-2011. Almeno 45 stati hanno tagliato drammaticamente sanità, istruzione e servizi sociali per i poveri e 30 hanno imposto tasse sulle vendite più alte ed atri dazi. Quarantadue stati hanno licenziato, mandato in licenza o non riassunto nuovi lavoratori quando altri andavano in pensione. Dall'agosto 2008, i governi statali e locali hanno eliminato 192.000 posti di lavoro.

Questo significa che anche la limitata rete di sicurezza che rimane dopo che Reagan, Bush Sr. e Clinton hanno iniziato a smantellarla, viene ora rimossa, proprio quando la gente ne ha più bisogno.

Come ha sostenuto Bob Herbert del New York Times: "Una storia che quasi non ottiene attenzione sufficiente è il rovinoso crollo fiscale che avviene in stato dopo stato, per tutto il paese. Le imposte vengono alzate. Vengono fatti tagli draconiani ai servizi. I dipendenti pubblici vengono licenziati. La ripresa economica nazionale dal tessuto sottile viene minata. E, in molti casi, le popolazioni più vulnerabili -- i malati, gli anziani, i giovani ed i poveri -- vengono danneggiati seriamente".

Gli insegnanti ed i loro sindacati sono un bersaglio primario. Da anni i distretti scolastici tagliano il personale, privatizzano attraverso l'uso di charter schools, smantellano i sindacati, aumentano la dimensione delle classi e riducono i curriculum e le materie "facoltative" come musica e arte, ecc. Ora hanno bisogno di venire a prendere gli stipendi dei docenti e degli altri lavoratori dell'istruzione. Ma vi è crescente pressione dalla base sui leader sindacali per fare qualcosa, e non soltanto tra gli insegnanti.

Questi attacchi porteranno inevitabilmente a manifeste esplosioni della lotta di classe in un settore dopo l'altro della classe lavoratrice. Il livello degli scioperi può essere ai minimi storici, ma questo significa soltanto che per essi non vi è nessun altra via che salire. Questo comincia già a cambiare. Le infermiere in Minnesota, i piloti della Spirit Airlines, gli operai della Boeing ed altri nelle ultime settimane sono entrati in sciopero o è probabile che lo facciano in un prossimo futuro. Il modesto miglioramento dell'economia, almeno sulla carta, può servire ad incoraggiare i lavoratori a lottare per combattere contro le concessioni e per un giusto incremento della loro qualità della vita.

I lavoratori diranno a loro stessi: "Abbiamo sostenuto l'impatto della crisi ed ora che dite che le cose vanno meglio, volete che lasciamo ancora più concessioni"? Se conoscete qualcosa sulle tradizioni ed il temperamento della classe lavoratrice americana, vi sono dei limiti a quanto ci metteranno prima di cominciare a "prendere nomi". Nondimeno i padroni resisteranno a questo con tutti i mezzi. Continueranno ad utilizzare la crisi per accanirsi contro le condizioni di vita semicivilizzate che abbiamo conquistato in passato attraverso la lotta. Comunque, nella società come in natura, condizioni simili portano a risultati simili. Se volete farvi un'idea di quel che verrà in una certa fase qui negli USA, occorre soltanto che guardiate alla situazione dall'altra parte dell'Atlantico.

In Europa vediamo lo stesso tipo di attacchi in forma ancora più vistosa. In Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, Regno Unito e da una parte all'altra della UE, tagli e misure di austerità sono all'ordine del giorno. Ma così anche la massiccia reazione violenta della classe lavoratrice. Le proteste di massa e gli scioperi generali in Grecia sono soltanto l'inizio.

Qui negli USA patiamo lo stesso tipo di attacchi, sebbene sulla superficie può non sembrare così lampante. Il meccanismo è oscurato dalla nostra struttura Federale / Stato. "Gocciolamento" di tagli federali nella forma di tagli alle sovvenzioni a stati, città e municipalità. Ma non abbiate dubbi, i tagli in corso nei programmi di assistenza ai cittadini a basso reddito, ai salari del settore pubblico, alle pensioni ed ai sussidi sono tutti il risultato della crisi che il capitalismo USA fronteggia nell'insieme, non soltanto problemi fiscali di questo o quello stato o città.

Abbiamo già visto raduni e proteste di massa di lavoratori dl settore pubblico in diversi stati. Lo straordinario movimento degli studenti della California lo scorso autunno e questa primavera è un altro esempio delle cose che verranno, mentre gli americani si rendono conto sempre più che questa è la nuova "normalità".

Il disastro nel Golfo è ancora un altro tragico promemoria che il capitalismo, un sistema basato sullo sfruttamento delle risorse naturali e del lavoro della maggioranza, nel perseguimento di superprofitti per una minuscola minoranza, non può più giocare un ruolo progressivo per migliorare la qualità della vita dell'umanità. Quando Katrina e le sue conseguenze hanno distrutto New Orleans, molti hanno dato la colpa personalmente a Bush ed ai repubblicani in generale, per il loro atteggiamento insensibile e motivato dal profitto verso i residenti della Costa del Golfo. Ora Obama ha il suo “Katrina” e gli effetti a lungo termine potrebbero essere ancora più devastanti. La risposta dell'amministrazione Obama è stata ugualmente inetta ed insensibile, nonostante la retorica molto più gradevole, le parole comprensive e le promesse.

Per quanto riguarda la BP, le sue scorciatoie in nome del profitto non è niente di unico a loro o per la grande impresa in generale, è stata soltanto molto sfortunata. Era più che felice di "trivella, bambina, trivella"! per guadagnare megaprofitti, ma non aveva la preparazione sufficiente per trattare un disastro di queste dimensioni. Qui è dove è intervenuto il governo. Un po'. Il governo controllato dai Democratici, invece di prendere il controllo della copertura del pozzo e delle operazioni di ripulitura e di sequestrare i beni USA della BP per pagare per il guaio, ha "incoraggiato" senza entusiasmo la BP a fare questo e quello e ha istituito un modesto deposito in garanzia per coprire alcune future azioni legali contro il gigante petrolifero. La ragione di questo è chiara. Soltanto il governo USA ha le risorse ed il potere per cambiare risolutamente il corso di questo disastro. Ma dimostrare in pratica che lo stato è più efficace ad operare nell'interesse pubblico dell'impresa privata è qualcosa che la pro-capitalista amministrazione Obama vuole evitare a tutti i costi. Sicuro, è intervenuta sfacciatamente per salvare le banche e per salvare i suoi complici alla Goldman Sachs, ma quando si tratta dei milioni di residenti della Costa del Golfo e dell'ambiente, dimenticatelo. Il vero problema non sono i Repubblicani o i Democratici, ma lo stesso sistema capitalista, che entrambe quei partiti difendono.

E' per questo che la nazionalizzazione dell'intera industria petrolifera, sotto il controllo pubblico democratico, è l'unica soluzione che può veramente iniziare a risolvere questa crisi ed evitarne di nuove in futuro. Se il pubblico avesse ingresso e controllo diretti sull'industria, si può essere certi che sarebbero poste in essere molte più difese per proteggere la vita dei lavoratori e l'ambiente.

Con le elezioni di medio termine lontane soltanto pochi mesi, molti americani sono frustrati e cercano una via d'uscita. La loro genuina speranza di un cambiamento sotto Obama non si è realizzata. Obama cerca ancora di presentarsi come un "intruso" a Washington, quando in realtà è il più grande "addetto ai lavori" nella storia recente. Gli elettori sono chiaramente frustrati con la vasta maggioranza dei titolari di una carica, come evidenziato nelle recenti elezioni speciali. I Democratici al Congresso hanno un'approvazione di appena il 37%, mentre i Repubblicani ottengono un ancora più basso 31%. In modo interessante, mentre i Democratici erano molto più favoriti per "sistemare l'economia", hanno perso molto terreno, ma non necessariamente perché la gente pensa che i Repubblicani possano fare meglio. Dopo avere raccolto un ammontare da record di denaro nel 2008, i forzieri dei Democratici ora sono molto più fragili.

In queste condizioni, dei candidati indipendenti dei lavoratori, che corrono contro entrambe i Democratici ed i Repubblicani potranno ottenere una enorme eco e gettare le fondamenta per un partito di massa dei lavoratori. Come abbiamo riferito in precedenza, Nella Carolina del Nord ed in Pennsylvania, sono già stati avviati dei modesti tentativi in questa direzione. Questo è un segno delle cose che verranno.

Come ha spiegato Alan Woods in un recente articolo su La nuova fase della crisi capitalista: "L'attuale situazione è complessa e contraddittoria, ma questo è soltanto un modo di esprimere la natura transitoria del periodo, che contiene elementi dal passato, che lottano con elementi del nuovo periodo. Le vecchie idee ed i vecchi pregiudizi non saranno eliminati facilmente. Sono tenaci e profondamente radicati nella psicologia delle masse. Saranno necessari dei grandi eventi per scuotere le masse al punto dove siano pronte a rompere con le vecchie idee e ad abbracciarne di nuove". (http://tiny.cc/ap2vn)

Democratici e Repubblicani ci raccontano che in tutto ciò siamo assieme, che dobbiamo tutti "stringere la cinghia" per farcela attraverso la crisi fino a giorni migliori davanti. Ma sotto il capitalismo, non sono davanti giorni migliori e non siamo di certo assieme in tutto questo. I ricchi fanno soltanto i damerini ed in realtà sono più ricchi di prima che cominciasse la crisi; la hanno utilizzata per concentrare nelle loro mani ancora più ricchezza a nostre spese. Questa è la pura verità. Questo è il meglio che il capitalismo ha da offrire. Ma sempre più americani cominciano a rendersi conto che il meglio del capitalismo non è buono abbastanza. E' arrivato il momento che proviamo qualcosa d'altro: il socialismo.