Lo sciopero studentesco del Quebec è una lezione di lotta
riuscita contro le politiche di austerità. Lo sciopero è stato
scatenato dall'annuncio da parte del
Parti Libéral du Québec (PLQ) del Premier Jean Charest al
governo che il prezzo degli studi universitari sarebbe aumentato
del 75%, da $2.168 l'anno a $3.793 entro il 2017. Questa non è
la prima volta che un governo liberale ha deciso un incremento
simile. Durante il momento migliore per i liberali nel 1994, il
PLQ fece approvare un incremento drastico. Le tasse
universitarie erano state congelate a $540 dal 1968. Ora, in un
colpo salirono a $1668. Successivi tentativi di alzare le
tasse universitarie nel 1996 e nel 2005 fallirono davanti
alla resistenza degli studenti, ma nondimeno vi sono stati
piccoli incrementi nelle tasse, più di recente da parte del
governo Charest nel 2007.
Nell'ultimo tentativo, il governo ha sostenuto che le
università erano sottofinanziate e che la competitività globale
del Quebec richiedeva accresciuto finanziamento attraverso
l'aumento delle tasse. Questo argomento ha messo gli studenti
contro il governo. Il fatto che il governo ha giustificato
l'incremento riferendosi ad un ammanco di bilancio ha aggiunto
una nuova qualità alla materia. Questo ha chiarito che lo scopo
reale del governo era di scaricare il costo della crisi
economica sugli studenti.
La resistenza è emersa principalmente da due gruppi. Il
primo gruppo comprende studenti che nell'aumento delle
tasse hanno visto all'opera un'agenda neoliberista a lungo
termine. Lo scopo di quest'agenda è la trasformazione durevole
dell'istruzione in un servizio mercificato ed il riorientamento
di università e college verso gli interessi dell'economia
capitalista privata.[1] Comunque, questi studenti hanno
sostenuto che l'istruzione è un diritto sociale e che la
democrazia richiede libero accesso all'istruzione. Hanno
contrapposto una "istruzione umanistica" ad una
"commercializzata"[2] Nel farlo, gli studenti potevano rilevare
che il Canada aveva ratificato la "Convenzione Internazionale
dei Diritti economici, sociali e culturali" delle Nazioni Unite
del 1976, nella quale è ancorato il diritto all'istruzione
gratuita.
Il primo gruppo non accetta che futuri salariati debbano
indebitarsi per coprire i costi di qualificare la loro forza
lavoro come una merce. Rappresentano una prospettiva
anti-neoliberista ed
effettivamente anticapitalista.
Nondimeno anche per gli studenti del secondo
gruppo, che non sono fondamentalmente contrari al neoliberismo,
l'argomento del governo non era valido. Perché se l'istruzione,
come enfatizzano volentieri i neoliberisti, è la chiave per la
mobilità sociale nella "società della conoscenza", allora non
dovrebbe essere dipendente dal portafoglio dei genitori ed anche
secondo la logica dei neoliberisti, l'investimento da parte di
"imprenditori della forza lavoro" nella loro istruzione non è
più utile. Anni di stagnazione nei redditi dei diplomati
post-secondaria hanno contribuito significativamente
all'emergere di un precariato accademico. Davanti ad opportunità
declinanti di posti di lavoro ben pagati, anche questi studenti
non vedono nessuna utilità nel pagare di più per l'istruzione
soltanto per indebitarsi.
La relazione tra debito studentesco e precarizzazione
Questa relazione è particolarmente drammatica negli Stati
Uniti. Negli USA, tra il 1978 ed il 2011 le tasse universitarie
sono aumentate del 1.120%; in particolare dal 2000, la curva
protende ripidamente verso l'alto.[3] Allo stesso tempo, i
salari reali per per i giovani di 25-34 anni con una laurea
quadriennale sono caduti drammaticamente: per gli uomini del 19%
dal 2000, per le donne del 16% dal 2003.[4] Questo è collegato
anche al fatto che soltanto il 21% di quei posti di lavoro
perduti nella crisi, ma il 58% dei posti di lavoro creati di
recente, sono forniti nel settore sottopagato.[5] Nel frattempo,
la bolla del debito studentesco è cresciuta ad un livello totale
di più di un trilione di dollari USA e viene già trattata dagli
economisti come potenzialmente la prossima crisi dei mutui.
Anche in Canada, dove le tasse scolastiche non sono affatto
così alte, quasi il 60% dei laureati lascia il college o
l'università con debiti. Il livello medio del debito è di circa
$28.000 e la restituzione richiede 14 anni.[6] Dato l'immenso
costo dell'istruzione, la metà di tutti gli studenti sotto i
trenta anni vivono ancora con i loro genitori. Per contrasto, in
Germania la quota è ancora "soltanto" di circa un quarto.
Che i conservatori vedano ancora il bisogno urgente per
un'azione in considerazione del debito studentesco è collegato
ai suoi effetti sull'economia ed alla crisi della riproduzione
sociale. Secondo il più importante giornale conservatore del
Canada,
The Globe and Mail:
"Una miscela di economia debole, gusti che cambiano e demografia
che muta è stata citata negli USA per spiegare il declino
nell'acquisto di case ed automobili del 20-20% circa. E'
probabile che il debito studentesco assicuri che questa tendenza
continui. Non si può diventare un attore pienamente funzionante
nell'economia se una grossa parte di ogni stipendio va verso il
debito studentesco. Abbiamo bisogno che gli studenti di oggi
diventino grossi salariati di domani e non soltanto per
sostenere il mercato immobiliare, per mantenere a galla il
settore del dettagli e per fornire clienti all'industria dei
servizi finanziari. Qualcuno deve pagare le tasse che finanziano
i programmi sociali per la generazione del
baby boom
che invecchia".[7]
Il governo ha costantemente rilevato che in Quebec le
tasse universitarie sono le più basse del Nord America e,
in realtà, come i mass media non si stancano mai di enfatizzare,
le tasse ed i livelli del debito qui sono "soltanto" la metà
della media nazionale.
Evidentemente, il governo di
Quebec City
nondimeno non è riuscito a capire che la popolazione considera
queste che circostanze siano la base per un accesso più
democratico all'istruzione superiore. Effettivamente, in ogni
schiera d'età, in Quebec il numero dei detentori di laurea è del
10% più alto che in tutto il Canada. La
CÉGEPs (college
minori ed istituti professionali) sono particolarmente
importanti riguardo alla preparazione dei lavoratori
qualificati. Come risultato, l'argomento del governo non è
riuscito a diventare popolare
–
sia in Quebec che in altre province canadesi. In un sondaggio
d'opinione, il 62% degli studenti canadesi ha indicato che anche
loro probabilmente parteciperebbero ad uno sciopero studentesco
nelle loro rispettive province.[8]
Le organizzazioni dietro allo sciopero degli studenti
Su questo sfondo, le proteste contro le misure del governo
sono cominciate poco dopo il loro annuncio. Il 13 febbraio 2012,
le organizzazioni studentesche sono entrate in sciopero. Gli
studenti hanno formato comitati di sciopero, tenuto assemblee
generali, organizzato eventi educativi alternativi e costruito
alleanze con organizzazioni e movimenti sociali al di fuori
delle istituzioni post-secondaria. Per la metà di marzo, su un
intero corpo studentesco di 400.000 in Quebec, 300.000 erano in
sciopero.
Di particolare importanza è stato il fatto che la partecipazione
allo sciopero non è rimasta passiva. Si sono svolte regolarmente
dimostrazioni massicce. La più grossa è avvenuta il 22 marzo,
quando più di 200.000 persone hanno marciato nelle strade di
Montreal,
la maggiore di sempre nella storia del Quebec.[9]
Tuttavia, la dinamica dello sciopero studentesco non
rappresenta uno scoppio spontaneo della protesta. Senza il
sostegno delle associazioni studentesche democratiche non
avrebbe mai avuto origine. L'organizzazione cruciale è stata la
Coalition large de l’Association pour une solidarité syndicale étudiante
(CLASSE),
le cui organizzazioni locali hanno iniziato lo sciopero. Le
altre tre organizzazioni studentesche
– Fédération étudiante collêgiale du
Québec (FECQ), Fédération étudiante universitaire du Québec
(FEUQ) e
Table de concertation étudiante du Québec (TaCEQ) –
hanno deciso di partecipare allo sciopero soltanto tre settimane
più tardi.
CLASSE è sorto nel 2001 dal movimento antiglobalizzazione
(sotto il nome di ASSE) e rappresenta, all'interno delle
strutture autogestite delle diciotto istituzioni
post-secondaria, circa 44.000 studenti, ovvero l'11% di tutti
gli studenti del Quebec. La Coalizione non soltanto è la più
attiva, ma anche la più democratica associazione studentesca.
Mentre
FECQ
e
FEUQ
funzionano secondo i principi della democrazia
rappresentativa ed attribuiscono relativamente poca importanza
alle assemblee plenarie locali, CLASSE opera sul principio della
democrazia della società a livello locale. Le decisioni sono
prese in assemblee plenarie locali e quindi coordinate
attraverso l'assemblea nazionale dei delegati come mandato
imperativo. L'approccio strategico dell'organizzazione può
essere caratterizzato come tale:
"CLASSE respinge l'attività di lobby, poiché percepisce gli
interessi dello stato come irreconciliabili con quelli degli
studenti; crede nel creare leva contro il governo attraverso la
mobilitazione della società a livello locale e vari mezzi per
intensificare la pressione".[10]
Dietro questo approccio si trova la comprensione realistica
che sotto il capitalismo lo stato non rappresenta il bene
comune. Nel nome della competitività globale, lo stato
neoliberale taglia le tasse per il capitale e le imprese,
privatizza i servizi necessari per la riproduzione sociale
(istruzione, assistenza pediatrica, assistenza sanitaria ed agli
anziani ecc.) e li scarica sulle famiglie (della classe
lavoratrice)
– in
particolare sulle donne. Da questa prospettiva, non ci si deve
aspettare la benevolenza del governo e soltanto la resistenza ed
il potere di compensazione possono essere utilizzati per
contrastare queste politiche.
Il successo dello sciopero studentesco del Quebec è
risultato non meno dalle lezioni dei precedenti conflitti,
soprattutto dal fallimento del tentativo del 2007 di organizzare
uno sciopero generale contro gli aumenti delle tasse
scolastiche. Il movimento da quella volta ha tratto due
conclusioni: Primo, per raggiungere il successo era necessario
un movimento unificato e, secondo, dovevano essere organizzate
delle alleanze più ampie. Allo scopo di facilitare la
collaborazione di associazioni studentesche locali più piccole,
l'associazione principale si è riorganizzata come una
coalizione.
Inoltre, il successo dello sciopero studentesco del 2012 è
dipeso dalla "Coalizione della Mano Rossa". Questa coalizione è
stata formata nel 2009 dopo che il ministro delle finanze
Raymond Bachand
annunciò un bilancio di austerità, che
–nelle
parole del leader studentesco
Gabriel Nadeau-Dubois –
era
il primo bilancio che "attaccava chiaramente i servizi pubblici,
per spaventare e privatizzare". La Coalizione della Mano
Rossa ha funzionato come un'alleanza per resistere alla crisi e
lottare contro "non soltanto le specifiche misure ma anche
contro la visione di società e di stato che è all'interno di
questo bilancio" ed è rimasta il principale luogo di
coordinamento per i movimenti sociali".[11]
125 organizzazioni complessivamente
–
sindacati dell'assistenza sanitaria e dei settori
dell'istruzione, campagne di politica municipale, iniziative
contro la povertà ed organizzazioni ambientaliste
–
sono affiliate alla
"Coalizione della Mano Rossa". Questa alleanza ha
beneficiato anche di una nuova propensione a contrattaccare da
parte dei sindacati. Alla convenzione del CSN, il secondo
maggiore sindacato del Quebec con 300.000 membri nel settore
pubblico e privato,[12] è emersa una posizione chiaramente
militante ed è stata accompagnata da richieste di uno "sciopero
sociale" contro il governo neoliberale
Charest.
A
Montreal,
l'organizzazione regionale del CSN sostiene anche il partito di
sinistra
Québec Solidaire,
fondato nel 2006. L'alleanza che ASSE ha cercato con i sindacati
– e
la cooperazione che ha impiegato per gli anni precedenti allo
sciopero
–
alla fine ha pagato.
La
National Teachers Union (FNEEQ),
come pure
CSN, CSQ e
FTQ,
si è opposta all'incremento delle tasse scolastiche giusto dal
principio, sebbene i sindacati fossero legalmente limitati in
termini di ciò che potevano offrire oltre l'appoggio simbolico.
Come parte delle nuove strategie di lotta, gli insegnanti
post-secondaria si sono organizzati nell'alleanza
Profs contre la hausse, con 674 professori ed insegnanti che hanno firmato il proclama di questo gruppo.
Essere parte di questa alleanza ha permesso ai sindacati di
sostenere lo sciopero più apertamente e flessibilmente, ma ha
anche conferito una maggiore legittimazione nei mass media,
poiché non erano "i sindacati" che agivano ma piuttosto una
"coalizione di cittadini" di veri insegnanti post-secondaria.
Con queste organizzazioni dietro di loro, gli scioperanti hanno
beneficiato anche della solidarietà spontanea, come dalle “mères en colères et
solidaires“ (madri arrabbiate in solidarietà).
Il fallimento dei colloqui di pace
Fronteggiato da una resistenza massiccia, il governo si è
trovato costretto a colloqui con i rappresentanti degli
studenti. In un'epoca di austerità, come si rende conto CLASSE,
gli scopi del governo e del movimento di protesta sono
fondamentalmente antagonistici. Mentre il governo cerca di
spingere i costi dei tagli di bilancio sulle classi inferiori,
il movimento di protesta si batte per impedire che abbiano luogo
proprio i tagli stessi.
Lo scopo del governo era quindi di rendere meno determinato
il movimento accennando alla disposizione a parlare. Colloqui
prolungati o, piuttosto, "negoziati", può rendere più difficile
un'intensificazione polemica, sulla quale era basata la
protesta, ed avrebbe potuto portare ad una smobilitazione passo
dopo passo del movimento. Le prospettive per il successo di
questa strategia erano, effettivamente, piuttosto valide. In
contrasto a
CLASSE, FECQ
e
FEUQ perseguivano una strategia da gruppi di
pressione mirata a persuadere il governo ad adottare una
politica più congeniale agli studenti. Per questa ragione, le
ultime associazioni sono state invitate a colloqui dal governo
durante gli scioperi del 2005 ma ASSE non lo è stata.
Anche il
FECQ
ed
il
FEUQ hanno imparato dagli errori del passato. Si
sono ritirati dai negoziati con il governo e, in questo modo,
hanno mantenuto l'unità sul fronte dello sciopero. Una
concessione evidente da parte del governo
– il
suo piano di
alzare le tasse dell'80% nel corso di sette anni invece di
cinque
–
non ha avuto successo. In aggiunta, gli studenti hanno preso
questa proposta come un affronto. Da quel punto in poi, a
Montreal si
sono svolte ogni notte delle grandi manifestazioni.
All'inizio di maggio, sono avvenuti severi scontri tra studenti
e polizia al di fuori della convenzione del PLQ a
Victoriaville;
due studenti sono stati feriti gravemente e 106 sono
stati arrestati. Come risultato,
Pauline Marois,
leader
del
Parti
Québécois (PQ) di
opposizione, ha criticato le tattiche "autoritarie" del governo.
Allo stesso tempo, i rappresentanti di tutte le
associazioni avevano riavviato i negoziati. Sebbene il governo
abbia offerto di eliminare alcune rette speciali entro l'ambito
dell'aumento delle tasse, la richiesta centrale degli studenti,
un blocco permanente delle tasse universitarie, è caduta lungo
la strada. Quando il risultato dei negoziati è stato messo ai
voti, i negoziati si erano distanziati dall'accordo preliminare
ed il voto è terminato in una catastrofe per il governo:
l'accordo è stato sconfitto da tutte le istituzioni post
secondaria. Il 14 maggio, quattro giorni dopo la sconfitta, il
ministro dell'istruzione,
Line Beauchamp,
è
stato costretto a dimettersi.
Invece di rispettare la decisione democratica degli
studenti e ritornare al tavolo delle trattative con la volontà
di rispondere alle loro richieste legittime, il 18 maggio,
letteralmente durante la notte, il governo ha approvato
–
assieme ai voti del partito populista di
destra
Coalition Avenir Québec (CAQ, fondato
nel
2011
dal
miliardario
Charles Sirois
e da
François Legault,
l'ex capo di
Air Transat) – “Loi 78”, una legge di emergenza
destinata ad essere valida per un anno. Poneva fine al corrente
anno accademico per mezzo di una direttiva e limitava la libertà
di assemblea. Facendo il più misero riferimento alla "sicurezza
nazionale", questa legge permetteva alla polizia di vietare
eventi e promulgava una completa proibizione delle assemblee
nelle università. Inoltre, limitava severamente il diritto di
scioperare dei lavoratori dell'università. Tutto considerato, la
legge mirava a paralizzare gli attori e le organizzazioni
principali che prendevano parte alla e conducevano la
resistenza; la contravvenzione alla legge doveva essere punita
con multe elevate.
Questo modo d'azione ha diviso la popolazione in due campi.
La legge è stata gradita da
Yves-Thomas Dorval,
presidente dell'associazione dei datori di lavoro, e da alcuni
settori della popolazione. Dall'altra parte, è stata denunciata
da (alcuni) partiti politici di opposizione, dai sindacati e
dall'Associazione Canadese dei Docenti Universitari
(CAUT).
L'Ordine degli Avvocati del Quebec ha respinto la legge e ha
domandato al governo di tornare al tavolo delle trattative.
Il suo presidente,
Louis Masson, ha definito la legge come
incostituzionale.
I leader studenteschi hanno fatto appello alla
disobbedienza civile. La notte seguente all'adozione della
legge, la polizia si è scontrata violentemente con i
dimostranti. Un sito web con il motto
“Arrêtez-moi,
quelqu’un!”
ha destato scalpore pubblicando, alla fine, 5.304 fotografie di
individui o gruppi disposti ad impegnarsi nella disobbedienza
civile.
Dallo sciopero studentesco al movimento antiliberista.
La legge d'emergenza 78 si è ritorta contro il governo.
Molti cittadini che originalmente non approvavano gli scioperi
ora sostenevano le proteste. Le manifestazioni contro l'aumento
delle tasse universitarie, pianificate per il 100° giorno dello
sciopero degli studenti il 22 maggio a
Montreal, si
sono trasformate in una massiccia protesta contro il governo. Il
CSN, il
Canadian Union of Public Employees (CUPE),
come pure il
Québec solidaire (QS) di
sinistra e
Option National
hanno tutti appoggiato la protesta. La manifestazione è stata di
gran lunga la più grande nella storia canadese. Più di 400.000
persone
–
più del 5% della popolazione del Quebec
– ha
marciato
per le strade di
Montreal.
Il Quebec è universalmente diventato il simbolo delle proteste
studentesche e
anti-austerità. Artisti illustri come
Michael Moore
ed il complesso rock
Arcade Fire
hanno espresso pubblicamente il loro appoggio; dimostrazioni di
solidarietà si sono svolte attraverso il Canada ed a
New York, Londra
e Parigi.
Tuttavia, secondo sondaggi d'opinione, la maggioranza appoggiava
ancora la legge e gli aumenti delle tasse. In definitiva, sono
stati gli impatti repressivi della legge d'emergenza che hanno
inclinato l'opinione pubblica. La sola notte del 23 maggio, la
polizia ha arrestato a Montreal 513 dimostranti, 150 a
Quebec City e
36 a
Sherbrooke. In
totale, tra febbraio e settembre, sono state arrestate 3.387
persone. Il governo, che stava lottando da lungo tempo con
diversi scandali di corruzione, ora appariva a molti
Québecois
come repressivo ed illegittimo.[13] Il numero dei partecipanti
alle proteste di massa notturne, che avvenivano simultaneamente
in diverse località attraverso il Quebec, si sono moltiplicate a
migliaia.
Con questo, il carattere del movimento è cambiato
fondamentalmente. Dallo sciopero studentesco è emerso un
movimento popolare di massa. In modo analogo, anche le richieste
si sono estese; l'aumento di potere dell'elite finanziaria, la
disuguaglianza sociale e lo smantellamento del settore pubblico
sono diventate le questioni. La docente di scienze politiche
Anna Kruzynski ha
osservato in modo appropriato dopo il 22 maggio:
"L'aumento delle tasse scolastiche è parte indissolubile
dell'agenda neoliberista
[...].
Non è isolato da altre misure che mirano a privatizzare i
servizi pubblici
[...].
Quello che il movimento studentesco è riuscito a fare è di
portare in prima linea questo dibattito oltre la questione delle
tasse universitarie".[14].
Lo "sciopero studentesco combattuto più duramente nella
storia del Quebec (e canadese)"[15] è risultato nella "sfida più
potente
sul continente al neoliberismo".[16] Ora ci si
riferiva sempre più al movimento come alla
“Printemps érable”,
la Primavera degli Aceri (un riferimento simultaneo al simbolo
nazionale del Canada, la foglia d'acero, ed alla Primavera
Araba).
Nelle settimane dopo la massiccia dimostrazione del 22
maggio, la protesta si è estesa a quasi tutti i distretti di
Montreal. Sono
apparsi in diversi distretti cittadini delle istituzioni di
autogoverno nella forma di
Assemblées populaires autonomes de quartier.
Il
31 maggio, con lo sciopero degli studenti stesso forte ancora di
150.000, il governo alla fine si è ritirato dai negoziati.
Il 4 settembre si sono tenute le elezioni anticipate
risultate nell'attesa sconfitta del sempre più impopolare PLQ.
Il premier
Jean Charest è
stato sconfitto nel suo distretto elettorale e come risultato si
è dimesso da leader del partito. Con il 32% dei voti e 54 seggi
su 125 (un incremento di sette), il PQ è diventato il maggiore
partito all'Assemblea Nazionale del Quebec. Nelle
liste di questo partito
è stato eletto
anche il leader studentesco
Leo Bureau-Blouin. Anche
Québec Solidaire ha
profittato della
Primavera degli Aceri. Per contrasto al 2008, il partito di
sinistra ha aumentato la sua quota di voti dal 3,8% al 6%,
diventando così la quarta forza più forte. In tre distretti (ad
orientamento separatista) della classe lavoratrice di Montreal,
ha ottenuto una quota di voti di oltre il 20%. Come conseguenza
della
Primavera degli Aceri, il partito ha raddoppiato i suoi iscritti
a 13.000.
Tuttavia una schiacciante vittoria elettorale
non si è materializzata. Sebbene il PLQ abbia chiaramente
perduto, il CAQ abbia guadagnato, con il risultato che per i
voti il nuovo governo di minoranza del PQ dipenderà
dall'opposizione di destra. Il 20 settembre, il nuovo governo ha
congelato le tasse universitarie. Inoltre, ha annunciato
l'abrogazione della
“Loi
78” (il
che, comunque, è stata possibile soltanto con la cooperazione
del PLQ e del CAQ).[17]
Le lezioni del movimento
Prima di tutto, si può affermare che nella
"Primavera
degli Aceri"
il movimento degli studenti ha ottenuto una vittoria. Il
drammatico aumento delle tasse universitarie perseguito dal
governo è fuori discussione. Così ancora di più, le proteste
condividono la responsabilità di avere alla fine cacciato dalla
carica il governo. A causa di ciò, nel breve termine sembra
improbabile che sarà tentato un rinnovato tentativo di drastico
aumento delle tasse. Anche se il successo si è indubbiamente
basato su circostanze specifiche, nondimeno si possono trarre
alcune conclusioni che sono pure relativi ai movimenti al di
fuori del Quebec.
“
La resistenza alle politiche di austerità può essere
veramente di successo quando è
basata sulla protezione di conquiste essenziali dello stato
sociale delle quali beneficia la grande maggioranza della
popolazione.
Primo, la
Primavera degli Aceri chiarisce che la resistenza alle politiche
di austerità
può avere veramente successo quando è
basata sulla protezione di conquiste essenziali dello stato
sociale delle quali beneficia la grande maggioranza della
popolazione. Ciò si applica particolarmente quando la
popolazione considera queste conquiste essere parte della sua
"identità" e dell'identità del paese ed il movimento le difende
come tali.[18]
Secondo, nel contesto della crescente competizione nel
mercato del lavoro e delle strategie individuali per la
sopravvivenza, la consapevolezza che la solidarietà e la lotta
collettiva sono utili è di immensa importanza. Ogni successo
dimostra che le politiche prevalenti non sono in nessun modo
senza alternative. Poiché queste proteste rendono il
bilancio dello stato una questione politica, esse provano
che esistono sempre delle alternative
– a
condizione che si lotti per loro. La migliore prova per tutto
ciò sono i nove (in totale) scioperi studenteschi che hanno
avuto luogo dal 1968, che sono risultati nelle tasse
universitarie del Quebec come le più basse in Nord America. Allo
stesso tempo, la riuscita lotta per l'istruzione gratuita
è la confutazione della teoria dell'immiserimento. I
successi del movimento studentesco del Quebec nel corso dei
decenni dimostra che non è la "miseria massima" delle alte tasse
scolastiche che ha condotto il movimento ma, piuttosto
–
almeno in questo caso
–
gli spazi aperti creati da tasse d'iscrizione basse
che hanno incoraggiato il movimento. Inoltre, quelli con alti
livelli di debito studentesco (o altro)
– e
che sono esposti a timori crescenti di perdita del posto di
lavoro
– è
anche meno probabile che
montino una difesa contro condizioni di lavoro che
peggiorano.
Terzo, le possibilità di probabilità di proteste riuscite
sono considerevolmente maggiori se non sono basate solamente
sulla spontaneità ma piuttosto sull'organizzazione a lungo
termine. "Questo sciopero non è sorto da qualche ondata
spontanea di romanticismo rivoluzionario. E' stato organizzato
nel corso di un lungo periodo di tempo da attivisti che hanno
mobilitato il sostegno tra i loro
CÉGEP
locali e le associazioni studentesche universitarie".[19] In
aggiunta, lo sciopero studentesco del Quebec
non sarebbe continuato in modo così riuscito senza la rete
di lotte sociali della Coalizione della Mano Rossa. Qui ancora:
una protesta spontanea diventa pienamente efficace soltanto se
una forte organizzazione ed un'ampia alleanza di forze sociali
hanno preparato il terreno per la sua apparizione.
Infine, il riferimento da parte della
“Printemps érable“
alla
“Printemps arabe”
è stato un fattore importante nel successo del movimento. Prima
della Primavera Araba, le condizioni politiche
sembravano essere fossilizzate
– e
non soltanto nel mondo arabo. Da allora, i mutui riferimenti a
movimenti e l'internazionalizzazione di simboli e di forme di
azione politica hanno invigorito le lotte sociali. I rapporti
pietrificati hanno cominciato a muoversi
– è
tempo di farli ballare. •
Ingar Solty
è alla
York University
di
Toronto,
redattore di
Das Argument,
e membro cofondatore di
North-Atlantic Left Dialogue.
Dal 2004, Solty pubblica sull'economia politica degli Stati Uniti
in
riviste come
Prokla, Das Argument, Capital & Class,
Socialism & Democracy,
come pure in giornali quotidiani come
Neues Deutschland
e
Junge Welt.
Tradotto dal tedesco da
Sam Putinja.
Questo articolo è apparso per la prima volta nel sito web
Rosa Luxemburg
Stiftung.
Note finali:
1.Eric
Martin and Simon Tremblay-Pepin, “Québec Students
Teach the World a Lesson,” Canadian Dimension, May 2012, p. 21.
2.Louis-Philippe
Véronneau, “De
l’éducation humaniste à l’éducation marchande,” Presse-toi à gauche!,
November 13, 2012.
3.“Cost
of College Degree in U.S. Soars 12 Fold: Chart of the Day,”
Bloomberg, August 15, 2012.
4.Tyler
Cowen, “Graduates’
Pay Is Slipping, but Still Outpaces Others,” New York Times,
March 2, 2012.
5.Wall
Street Journal,
November 5, 2012.
6.Financial
Post,
September 5, 2012.
7.Rob
Carrick, “Why
we should all care about student debt,” The Globe and Mail,
August 29, 2012.
8.Tamara
Baluja, “Students'
fee fears shared across the country,” The Globe and Mail,
May 7, 2012.
9.Andrea
Levy and Fanny Theurillat-Cloutier, “Le
Printemps érable: An Education in Dissent,” Canadian Dimension,
May 2012, p. 20.
10.Martin
Robert, “The
Organizations Behind Québec's 2012 Student Strike,” Canadian Dimension,
Sept. 2012.
11.Gabriel
Nadeau-Dubois, “Student
Strike, Popular Struggle,” People's Voice, June 1, 2012.
12.Nel
1980 il CSN ha ufficialmente rinunciato alla lotta di classe ma
mantiene la reputazione di essere il sindacato più a sinistra.
Dal 1990 è apertamente "separatista" e sostiene la causa
dell'indipendenza del Quebec dal Canada.
13.Sabine
Friesinger, “Reporting
the Strike: Campus Television Embeds Itself in the Student
Movement,”
Canadian Dimension, Sept. 2012.
14.Cited
in Democracy Now, May 25, 2012.
15.Levy
and Theurillat-Cloutier, ibid., p.19.
16.Guardian,
May 5, 2012.
17.Richard
Fidler, “Quebec's
Election: An Initial Balance Sheet,” The Bullet No. 695, September 12, 2012.
18.David
Camfield, “Quebec's
Red Square Movement,” The Bullet No. 680, August 13, 2012.
19.Robert,
ibid., p. 28.