Lo 'slancio' di Bush's e le lezioni del Vietnam


di Fred Goldstein
17 gennaio 2007

 

Il seguente è estratto da un discorso pronunciato da Fred Goldstein — editorialista del giornale Workers World e membro della segreteria del Workers World Party (WWP) — il 12 gennaio ad un forum del WWP a New York. L'audio dell'intero discorso è disponibile per l'ascolto a www.workers.org .

Non posso resistere dall'aprire su qualcosa che pare così ovvio: la democrazia capitalista è democrazia per gli imperialisti.

Tutti sanno che il vasto sentimento popolare alle elezioni era di portare via le truppe dall'Iraq. E' stato per questo che i Democratici hanno vinto. Ma apparentemente la maggioranza della classe dominante non è ancora giunta a questa conclusione. Così, nonostante il fatto che gli ultimi sondaggi dimostrino che il 67% della gente sia contro l'invio di truppe ed il 30% della gente sia fortemente contrario, questo sta procedendo secondo i piani dell'amministrazione Bush.

E' per questo che Lenin disse che la democrazia capitalista è il migliore involucro per nascondere la classe capitalista. Essa permette al popolo di avere la sensazione di avere voce in capitolo quando in realtà sono i capitalisti e gli imperialisti che tirano le fila.

Vorrei leggervi qualcosa sull'annuncio di aumento delle truppe di Bush da parte di un eminente stratega imperialista—Zbigniew Brzezinski—che è un reazionario, un anticomunista viscerale e che è stato l'architetto della controrivoluzione in Afghanistan.

In un editoriale sul Washington Post del 12 gennaio intitolato "Cinque difetti del piano del Presidente" ha scritto: "Il discorso riflette una profonda incomprensione della nostra epoca. In Iraq l'America agisce come una potenza coloniale. Ma l'era del colonialismo è finita. Fare una guerra coloniale in un'era post-coloniale è controproducente. Questo è il difetto fatale della politica di Bush".

Bene, è insolito che concordiamo non solamente con la sostanza di ciò che dice uno stratega imperialista ma con le formulazioni. E' molo raro che qualcuno come questo dica la verità, la verità di classe, per dire che questa è una guerra coloniale.

Vi è molto di più che non ha detto: E' una guerra per il petrolio, per le basi, per la posizione strategica. Ma il fatto che dica qualcosa di così crudo mostra un livello di paura e disperazione da parte sua—forte apprensione, direste voi.

Questa frase è intesa a lanciare un'ostruzione sulla strada di Bush e del suo gruppo e dire “Ferma, ferma”. Ma Bush non è sul punto di ascoltare.

E' l'agonia dell'imperialismo, dell'imperialismo U.S.A., non possono andarsene e non possono rimanere.

Ma la tentazione è di fare un altro tentativo, di trovare un modo per impedire di prendere una enorme sconfitta strategica. Ciò che l'amministrazione Bush sta facendo è prendere tempo. Non sappiamo se ha un piano per molte più truppe. E' pienamente impegnata e ha qualcosa di riserva.

Perdere i cuori e le menti

A tutti i comandanti del Pentagono in Iraq all'inizio della guerra è stato ordinato di guardare il film "La battaglia di Algeri", perché questo mostra che nessuna quantità di tortura, repressione militare, abbattimento di porte, incursioni nei quartieri, il loro isolamento, funziona una volta perduta la popolazione e questa è pronta a combattere fino alla fine su base anticoloniale.

Il Pentagono ha provato la stessa esperienza in Vietnam. Ha provato i programmi di "pacificazione", i villaggi strategici, le gabbie di tigre, la tortura. Ha provato l'assassinio di 15.000 quadri, presumibilmente del Fronte di Liberazione Nazionale, con il Programma Phoenix. Ma ha perduto la popolazione perché combatteva una guerra coloniale.

Il nuovo comandante in Iraq, Gen. [David] Petraeus, è il grande eroe dell'establishment militare perché ha aggiornato la "controinsurrezione". Ha scritto il manuale del dopo Vietnam per l'Iraq. Alcune delle cose che ha scritto sembravano buone sulla carta, come che il principale errore è mettere in eccessivo risalto l'uccisione e la cattura del nemico, piuttosto che mettere al sicuro ed attrarre la popolazione.

Tuttavia, soltanto l'altro giorno, il Pentagono ha inviato aerei F-16 ed elicotteri Black Hawk proprio a Baghdad  e ha polverizzato un quartiere. E sta per inviare soldati in 22 quartieri ad abbattere porte. Ha aerei da combattimento A-10 che sparano 5.000 proiettili [al minuto] che ha utilizzato a Fallujah e Baghdad.

Cosa è successo alla dottrina di Petraeus? La hanno già stracciata. Stanno progettando di cedere alla tentazione di andare all'attacco dopo che gli è stata messa la camicia di forza da Rumsfeld—questo è il modo nel quale considerano la situazione. Rumsfeld è stato licenziato perché voleva rimanere in Iraq e non voleva intensificare la guerra.

Le fazioni tra i militari che tiravano il morso per inviare altre truppe hanno riacquistato un po' della loro autorità di comando. Queste sono le forze sulle quali Bush fa affidamento. Altrove ha ricevuto molto poco appoggio.

Il [Sen. John] McCain, un arcimilitarista, sostiene Bush. Il padre di McCain, un ammiraglio, è stato un comandante nel Pacifico. John Warner, [il repubblicano più elevato in grado] della Commissione Relazioni Estere del Senato, dà un tiepido appoggio. [Il Sen.] Lindsey Graham sostiene totalmente Bush. Questi sono gli arcimilitaristi. Sono allineati con le fazioni delle forze armate che volevano intensificare la guerra con altre truppe.

Questo è il rovesciamento della dottrina Rumsfeld, che dice "Restringere le forze di terra". La sconfitta della dottrina Rumsfeld è molto importante, perché cercava di utilizzare la più moderna tecnologia disponibile per ridurre la necessità di grandi eserciti di coscritti per combattere i popoli oppressi. Se avesse avuto successo sarebbe stato un grande successo per l'imperialismo.

Rumsfeld è stato uno studioso della guerra del Vietnam e la conclusione che ne ha tratto è stata: "Dobbiamo essere in grado di vincere dall'aria, dal mare". Ma non ha funzionato. E' andato avanti con la sua dottrina fino alla fine e ha dovuto essere licenziato.

Adesso la sventura del Pentagono è che non può mettere là 50.000 soldati—non li ha. Così le regole sono state improvvisamente cambiate. In passato i riservisti potevano servire al massimo per 24 mesi in cinque anni. Questa restrizione è stata tolta. Ed ogni unità che è stata in Iraq è ora soggetta al richiamo.

Questo è un segno di disperazione. Le forze armate imperialiste U.S.A. sono vulnerabili perché le riserve non hanno firmato il contratto per questo. Così, mentre i falchi militari fanno ciò che vogliono, hanno delle forze limitate sulle quali prelevare.

Ma Bush va avanti. Se ieri avete visto le udienze del Senato con Condoleezza Rice, Repubblicani e Democratici alla Commissione Relazioni Estere erano sbalorditi. Sono dei politici capitalisti. Comunque, mescolati all'ambizione personale ed al fare politica vi era un genuino sgomento nei confronti del piano.

Alcuni di questi politici sono politici anziani—come [Joseph] Biden, [Chuck] Hagel e così via—che si trovano nei gradini più alti dell'establishment e circolano nella classe dominante. Sono stati in Iraq, ed avanti e indietro nel consigliare; conoscono molto bene la situazione. Sono sbalorditi.

I Democratici sono in una posizione di fare qualcosa per fermare la guerra, ma non hanno fatto nessuna mossa. Agiscono come se le loro mani fossero legate. Parte di questo è la strategia politica per l'anno 2008: Essere contro la guerra, ma esser certi di non sembrare contro i militari e non fare nulla che sembri possa nuocere alle truppe.

Ma cosa rende questa strategia politica accettabile per la classe dominante? Significa che non vi è nessun accordo significativo tra tutti i settori della grande borghesia che sia rafforzato nella sua convinzione che questo deve essere fermato ora per ritirarsi prima che sia troppo tardi. Questo è ciò che l'incertezza dei Democratici significa.

Quando in Vietnam ebbe luogo l'offensiva del Tet nel 1968, la grande borghesia disse: "Dobbiamo trovare un modo di porre fine a questo". Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) vietnamita—che era un esercito contadino guerrigliero che iniziò negli anni '50 a sparare agli aerei U.S.A. con archi e frecce—marciò dentro Saigon dopo avere infiltrato l'intera città. Portarono dentro di nascosto armi e ad un comando tutti presero d'assalto Saigon e l'ambasciata U.S.A. Quando gli imperialisti videro questo, dissero: "Meglio ripensare questa situazione".

Così mandarono Clark Clifford, un grande avvocato delle corporation ed uno dei "saggi" dell'establishment, come emissario per Lyndon Johnson, il presidente democratico, a dirgli: "Non puoi ricandidarti per la presidenza". E lui rinunciò.

La grande borghesia diceva: "Dobbiamo andarcene da qui". Vi furono molte manovre. Arrivò Nixon e decise di tirare fuori le truppe U.S.A., continuare con la guerra aerea e rifornire le truppe fantoccio. Ma nemmeno questo portò da nessuna parte. Così alla fine nel 1973 votarono per tagliare i fondi. Il regime fantoccio cadde a pezzi e l'FLN, entro due anni o meno, avanzò realmente e prese il controllo del paese, scacciò le ultime rimanenti forze imperialiste e prese il potere nel paese.

Dunque, se la borghesia decide di voler ritirarsi prima che sia troppo tardi, vedrete improvvisamente i Democratici avere il midollo. Ma non sono ancora lì.

Ricordate il Gruppo di Studio sull'Iraq?

Praticamente nessuno ricorda il Gruppo di Studio sull'Iraq. Per due mesi è stato nei titoli, era il salvatore. "Arriva il Gruppo di Studio sull'Iraq"!

Il Gruppo di Studio sull'Iraq era un prestigioso raggruppamento politico di politici imperialisti bipartisan e di funzionari politici, diretto da James Baker, che era un aiutante del padre di Bush. E' stato l'architetto del furto delle elezioni del 2000 in Florida.

Quando è arrivato, Cheney se lo è mangiato per pranzo.

Ora è chiaro che, mentre la classe dominante sperava che sarebbe venuto fuori con qualche soluzione magica, non ve ne è nessuna. Ciò divenne evidente quando fece il suo rapporto e la borghesia lo comprese.

Non è vero che non possono ripiegare e ritirarsi. Certamente possono farlo. Ed alla fine dovranno farlo. Per loro deve peggiorare prima che comincino pensarci seriamente.

Quando Bush fece galleggiare il suo piano per mandare in Iraq 20.000 o 30.000 soldati, Brent Scowcroft scrisse un articolo sul New York Times a favore dell'invio di truppe aggiuntive a Baghdad. Scowcroft è stato il consigliere per la sicurezza nazionale del padre di Bush. E' un generale dell'Aeronautica Militare e consulente in una ditta di consulenze della grande borghesia per corporation gigantesche. Scowcroft era così tanto contro questa guerra che Bush Jr. non lo lasciava entrare nell'Ufficio Ovale, non gli parlava neppure. Ma l'altro giorno, Scowcroft ha detto che sarebbe una sconfitta strategica senza precedenti se gli U.S.A. fossero spinti fuori dall'Iraq.

La fazione delle forze armate che sta con Bush gioca un ruolo in questo. In realtà, Bush cercava disperatamente di trovare i gruppi militari che lo avrebbero appoggiato. Ha avuto molte seccature con [il Gen. John] Abizaid, comandante del Comando Centrale U.S.A. lì; ha avuto molte seccature con [il Gen. George W.] Casey, che era a capo delle truppe e probabilmente con molti altri. Ricordate la parata di generali a riposo che pochi mesi fa andavano dicendo che questo è un disastro? Dunque, vi erano molti settori delle forze armate che avvertivano di essere stati spinti in una situazione veramente brutta e volevano uscirne.

Non è che i militari vogliano andarsene e prendersi una sconfitta. Vogliono sempre combattere—è questo ciò che fanno. Questa è la divisione del lavoro nella società capitalista tra la classe dominante e lo stato capitalista. I militari, parte dello stato capitalista, non sono la stessa cosa della classe dominante. Essi hanno il loro proprio ruolo nella società capitalista, che è di essere energici nel perseguimento degli interessi imperialisti e non di essere tanto tormentati e gravati da limitazioni politiche.

Ora alcuni di loro pensano che in Iraq sia troppo tardi. Ma ve è un gran numero che vuole andare e vedere che può fare.

Le lezioni del Vietnam

L'imperialismo U.S.A. ha passato 13 anni tentando di trattenere i comunisti dal prendere il potere. Ma è stato anche all'epoca nella quale cercavano di distruggere la Rivoluzione cinese. La loro presenza in Vietnam era fino a un certo punto un tentativo per costituire una testa di ponte contro la Cina. E' stato parte di una più ampia idea strategica di conquista dell'Asia, che non hanno mai, mai dimenticato.

Il generale [Douglas] MacArthur, il comandante del Pacifico durante la II Guerra Mondiale, dopo la guerra di Corea li aveva avvertiti—dove vennero combattuti fino ad arrivare ad un punto morto—di non combattere mai un'altra guerra di terra in Asia. Ma tuttavia lo fecero, perché la tentazione di profitti super e la testa di ponte contro la Cina ve li trascinarono come classe—il loro grande sogno di conquistare un quarto della razza umana.

Ma dopo l'offensiva del Tet abbandonarono l'idea—per il momento.

Qui vi è la differenza con l'Iraq: [Mentre] il Vietnam non è mai "appartenuto" loro, il Medio Oriente, per quanto gli riguarda, è loro "proprietà". L'imperialismo [Anglo-U.S.A.] è stato lì per 150 anni.

Una volta l'Iraq apparteneva all'imperialismo britannico. Gli iracheni li scacciarono. Adesso gli imperialisti U.S.A. sono andati a riprenderselo. Hanno ceduto alla tentazione del crollo dell'URSS e lo hanno spiegato per filo e per segno con una dottrina che diceva che la guerra preventiva è ammissibile ed il cambio di regime è all'ordine del giorno.

I neoconservatori la hanno fatta accettare alla classe dominante. Non vi è stato nessun dissidio significativo nella classe dominante sull'invasione dell'Iraq. Hanno tutti avuto dei timori sull'aspetto diplomatico della cosa e sulle alleanze che venivano rotte. Ma quando pensavano che potevano riprenderselo, erano tutti d'accordo.

Tutta la loro dottrina strategica [riguarda] il Medio Oriente. Se si controlla questo, si controlla il flusso del petrolio ed una buona parte delle arterie economiche di Giappone ed Europa. Certamente la Cina ha bisogno di petrolio. Si controlla tutto questo, in aggiunta all'essere in una posizione militare strategica, per andare in entrambe le direzioni, est ed ovest.

Dunque, per loro l'Iraq è una sconfitta strategica. Entrambe le parti hanno ragione—quelli che dicono che non si può andar via e quelli che dicono che non si può rimanere. Questo è il loro problema. Questa è la loro agonia.

Non abbiamo fiducia in nessun politico imperialista per fermare questa guerra. La classe dominante non vuole nemmeno fermarla. Solamente le masse popolari possono fermare questa guerra e queste sono le uniche nelle quali abbiamo fiducia.