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Un controverso bestseller scuote

le fondamenta dello stato israeliano

Joshua Holland
AlterNet
Mercoledì 28 gennaio 2009

E se l'intera storia della Diaspora ebraica fosse storicamente sbagliata?

 

E se gli arabi palestinesi che da decenni vivono sotto il tallone del moderno stato di Israele fossero di fatto discendenti proprio dagli stessi "figli d'Israele" descritti nel Vecchio Testamento?

E se i più moderni israeliani non fossero affatto discendenti dagli antichi israeliti, ma fossero in realtà un amalgama di europei, nordafricani ed altri che non sono "ritornati" al brandello di terra che ora chiamiamo Israele e hanno fondato un nuovo stato in seguito al tentativo di sterminarli durante la II Guerra Mondiale, ma sono arrivati e hanno rimosso violentemente della gente i cui avi sono vissuti lì per millenni?

E se l'intera storia della Diaspora ebraica -- la storia raccontata ogni anno da ebrei in tutto il mondo alla tavola di Pasqua che dettaglia l'esilio degli antichi ebrei dalla Giudea, gli anni passati ad errare attraverso il deserto, la loro fuga dalle grinfie del Faraone -- fosse tutta sbagliata?

Questa è la tesi esplosiva di "Quando e come è stato inventato il popolo ebraico?", un libro dello studioso Shlomo Zand (o Sand) dell'Università di Tel Aviv che quando è stato pubblicato lo scorso anno ha mandato scosse d'urto da una parte all'altra della società israeliana. Dopo 19 settimane nell'elenco dei libri più venduti in Israele, il libro sta venendo tradotto in una dozzina di lingue e quest'anno sarà pubblicato negli Stati Uniti dalla Verso.

La tesi ha ramificazioni che vanno molto al di là qualche dibattito accademico antidiluviano. Pochi conflitti moderni sono tanto legati alla storia antica quanto quel ciclo di spargimento di sangue lungo decenni tra israeliani e palestinesi. Ciascun gruppo avanza pretese sullo stesso pezzetto di terra -- sacro per tutte le tre principali religioni abramiche mondiali -- basate su legami di vecchia data a quel pezzo di terra e ad identità nazionali formate in lunghi periodi di tempo. Probabilmente non vi è nessun altro posto sulla terra dove il presente è tanto intimamente legato all'antico.

Centrale all'ideologia del sionismo è la storia -- ben nota a tutte le famiglie ebree -- di esilio, oppressione, riscatto e ritorno. Calciati dal loro regno dai romani circa 2.000 anni fa, il "popolo ebraico" -- figli e figlie di antichi giudei -- hanno vagabondato per la terra, senza radici, dove hanno affrontato una crudele repressione ovunque -- dall'essere costretti a faticare in schiavitù sotto gli egizi ai massacri spagnoli del 14° secolo ed i pogrom russi del 19°, attraverso gli orrori del Terzo Reich.

Questa visione della storia anima tutti i sionisti, ma nessuna così tanto quanto l'influente ma reazionaria minoranza -- negli Stati Uniti come anche in Israele -- che crede che Dio abbia concesso un "Grande Israele" -- quello che comprende lo stato moderno come pure i Territori occupati -- al popolo ebraico e che su basi bibliche resiste ad ogni tentativo di creare uno stato palestinese.

Inventare un popolo?

L'argomento centrale di Zand è che i romani non espellevano intere nazioni dai loro territori. Zand stima che forse 10.000 antichi giudei furono sgominati durante le guerre romane ed i rimanenti abitanti dell'antica Giudea rimasero, convertendosi all'Islam ed assimilandosi ai loro conquistatori quando gli arabi sottomisero la zona. Divennero i progenitori degli arabi palestinesi di oggi, molti dei quali ora vivono come rifugiati che sono stati esiliati dalla loro patria durante il 20° secolo.

Come ha riassunto il giornalista israeliano Tom Segev in una critica del libro su Ha'aretz:

Non vi è mai stato un popolo ebraico, solamente una religione ebraica, e neppure l'esilio è mai accaduto -- quindi non vi è stato nessun ritorno. Zand respinge la maggior parte delle storie di formazione dell'identità nazionale nella Bibbia, compreso l'esodo dall'Egitto e, molto più soddisfacentemente, gli orrori della conquista sotto Giosuè.

Ma ciò presuppone una risposta: se l'antico popolo di Giudea non fu espulso in massa, allora come è successo che il popolo ebraico si sia sparso da una parte all'altra del mondo? Secondo Zand, che fornisce storie dettagliate di diversi gruppi all'interno di quella che convenzionalmente è nota come la Diaspora ebraica, alcuni erano ebrei che emigrarono di loro volontà e molti altri furono più tardi convertiti al'ebraismo. Contrariamente alla credenza popolare, Zand sostiene che l'ebraismo era una religione evangelica che andava in cerca attivamente di nuovi seguaci durante il suo periodo formativo.

Questa narrativa ha un enorme significato in termini di identità nazionale israeliana. Se l'ebraismo è una religione, piuttosto che "un popolo" discendente da una nazione dispersa, allora ciò solleva una questione sulla giustificazione centrale che lo stato di Israele rimanga uno "stato ebraico".

E questo ci porta alla seconda affermazione di Zand. Egli sostiene che la storia della nazione ebraica -- la trasformazione del popolo ebraico da un gruppo con una identità culturale ed una fede religiosa condivise in un "popolo" sconfitto -- è stata una invenzione relativamente recente, ordita nel 19° secolo da studiosi sionisti e promossa dall'establishment accademico israeliano. E' stata, sostiene Zand, una specie di cospirazione intellettuale. Segev afferma: "E' tutto finzione e mito che sono serviti come una scusa per la costituzione dello Stato di Israele".

Zand viene criticato aspramente; i suoi argomenti sono validi?

Le ramificazioni dell'asserzione di Zand sono di vasta portata; "le possibilità che i palestinesi siano i discendenti dell'antico popolo ebreo sono molto maggiori delle possibilità che voi o io siamo i suoi discendenti", ha raccontato a Ha'aretz. Zand sostiene che Israele dovrebbe essere uno stato nel quale tutti gli abitanti di quella che una volta era la "Palestina britannica" condividono pieni diritti e responsabilità della cittadinanza, piuttosto che mantenerlo come uno stato "ebreo e democratico", come viene ora identificato.

Prevedibilmente, Zand è stato messo alla gogna secondo una affidabile formula. Ami Isseroff, scrivendo su ZioNation, il blog israeliano-sionista, ha invocato le consuete immagini dell'Olocausto, accusando Zand di offrire una "soluzione finale al problema ebraico", nella quale "Nessuna auto da fe è richiesta, non c'è bisogno di nessuna carica di cosacchi, nessuna camera a gas, nessun puzzolente forno crematorio". Un altro agitato ideologo ha chiamato l'opera di Zand "un'altra manifestazione di disordine mentale nella estrema sinistra accademica in Israele".

Questo tipo di infiammata retorica è una copertura standard nell'intorbidire infinito della trattazione su Israele ed i palestinesi e viene respinta facilmente. Ma anche una critica più seria ha accolto l'opera di Zand. In una rassegna critica ampiamente letta dell'opera di Zand, Israel Bartal, preside della facoltà umanistica all'Università Ebraica, ha stroncato la seconda asserzione dell'autore -- che gli accademici sionisti avevano soppresso la vera storia dell'ebraismo diffuso attraverso l'emigrazione e la conversione in favore di una storia che avrebbe dato legittimità al perseguimento di uno stato ebraico.

Bartal ha sollevato importanti interrogativi sulla metodologia di Zand e ha richiamato l'attenzione su alcuni casuali dettagli nel libro. Ma, in modo interessante, nel difendere la comunità accademica israeliana, Bartal ha sostenuto la tesi più significativa di Zand, scrivendo, "Sebbene il mito di un esilio dalla patria ebrea (Palestina) esista nella cultura popolare israeliana, è trascurabile nelle serie discussioni storiche ebraiche". Bartal ha aggiunto: "nessuno storico del movimento nazionale ebraico ha mai realmente creduto che le origini degli ebrei siano etnicamente e biologicamente 'pure'". Ha notato che "gruppi importanti del movimento sionista hanno espresso riserve riguardo a questo mito o lo hanno negato completamente".

"Per quanto posso discernere", ha scritto Bartal, "il libro non contiene nemmeno un'idea che non sia stata presentata" in precedenti studi storici. Segev ha aggiunto che "Zand non ha inventato la sua tesi; 30 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza è stata sposata da David Ben-Gurion, Yitzhak Ben-Zvi e da altri".

Si può ragionevolmente sostenere che questo antico mito di una nazione ebraica esiliata fino al suo ritorno nel 20° secolo sia di poco rilievo; sia che il popolo ebraico condivida una comune discendenza genetica o che sia una estesa raccolta di popolo che condivida la stessa fede, una comune identità nazionale si è di fatto sviluppata nei secoli. Ma l'asserzione centrale di Zand resiste e ha alcune significative implicazioni per l'attuale conflitto tra Israele ed i palestinesi.

Rovesciamento della discussione?

La ragione principale per la quale è così difficile discutere del conflitto tra israeliani e palestinesi è lo straordinariamente efficace lavoro che i sostenitori del controllo di Israele dei Territori Occupati -- inclusa Gaza, di fatto ancora sotto occupazione -- hanno fatto identificando l'appoggio all'autodeterminazione palestinese con il desiderio di vedere la distruzione di Israele. Essa combina efficacemente qualsiasi difesa dei diritti palestinesi con lo spettro dello sterminio degli ebrei.

Questo è stato certamente il caso con argomenti per una soluzione con un unico stato al conflitto israelo-palestinese. Fino ad anni recenti, sostenere la causa di una soluzione a "unico stato" -- uno stato binazionale dove tutti i residenti di quelli che oggi sono Israele ed i Territori Occupati condividono i pieni diritti e le responsabilità della cittadinanza -- era una posizione relativamente di tendenza prevalente da prendere. Infatti, era uno dei diversi piani concorrenti considerati dalle Nazioni Unite negli anni '40 quando crearono lo stato di Israele.

Ma l'idea di un unico stato binazionale più di recente è stata marginalizzata -- rigettata come un tentativo per letteralmente e fisicamente distruggere Israele, piuttosto che come una entità politica etnica e fondata sulla religione con una popolazione di cittadini arabi di seconda classe e l'eredità di responsabilità per la popolazione di rifugiati di più vecchia data al mondo.

Una conclusione logica del lavoro di Zand nello smascherare la mitologia fondante di Israele potrebbe essere il ristabilimento dell'idea di una soluzione ad un solo stato ad una posizione legittima nel dibattito su questa controversa regione. Dopo tutto, mentre in un senso rende più confusa la situazione -- sollevando antiche questioni bibliche proprio su chi siano realmente i "figli di Israele" -- in un altro senso allude alle caratteristiche comuni che esistono tra ebrei israeliani ed arabi palestinesi. Entrambe i gruppi rivendicano la stessa crosta di terra, entrambe hanno affrontato repressione rimozione storiche ed entrambe hanno cara l'idea che dovrebbero avere il "diritto al ritorno".

E se infatti entrambe i gruppi condividono comuni legami biblici, allora ciò presuppone una risposta ad una domanda che non è stata posta sul perché la totalità di quella che era la Palestina sotto il mandato britannico dovrebbe rimanere un rifugio per un popolo di una religione invece che essere un paese nel quale ad ebrei ed arabi venga garantita uguale protezione -- uguale protezione sotto le leggi di uno stato la cui legittimità non sarebbe mai più contestabile.