BOLOGNA: STRAGE ATLANTICA E DI STATO

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2 agosto 2006

NON DIMENTICARE BOLOGNA E LO STRAGISMO ATLANTICO E DI STATO

Nell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 morirono 85 persone e 200 furono ferite. Esso rappresenta l’apice e il momento più feroce e sanguinoso della strategia della tensione. Cosa fu la strategia della tensione è stato spiegato in modo sintetico ed efficace dal terrorista fascista Vincenzo Vinciguerra, esecutore materiale dell’attentato di Peteano: «Bisognava attaccare i civili, donne, bambini, gente innocente, persone completamente estranee a ogni gioco politico. La ragione era semplice. Bisognava fare in modo che queste persone si rivolgessero allo stato per una maggiore sicurezza. Questa è la logica politica dietro a tutti i massacri e attentati rimasti impuniti, perché lo stato non può condannare se stesso o dichiarare se stesso responsabile di ciò che è successo». (Cfr. Ganser, NATO’s Secret Armies, p. 7. vedi anche A. Francovich, Gladio. The Puppeteers. Seconda parte di un documentario trasmesso dalla BBC)  In che modo e a quale livello lo stragismo di matrice fascista fu diretta emanazione di una strategia politica elaborata ai più alti livelli dei servizi di sicurezza e segreti italiani, sia civili che militari, in stretta collaborazione con i vertici della NATO e dei servizi segreti americani (CIA) e inglesi (MI5), venne alla luce, seppure in forma frammentaria e incompleta, nel corso degli anni. Sia chiaro: che dietro tali attentati ci fosse un disegno politico reazionario ben preciso è cosa che si è sempre saputa, ma perché emergessero prove e legami diretti tra il terrorismo e i servizi segreti e la NATO (nella forma dei suoi eserciti segreti, denominati STAY-BEHIND, o GLADIO), ci sono voluti anni, e tutta la verità non è ancora emersa, e si può dubitare che un giorno emergerà in tutta la sua spaventosa chiarezza.

Nel 1990, l’allora primo ministro Andreotti a dichiarò davanti al parlamento che in Italia, come in tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale, era esistita un’organizzazione militare segreta (denominata GLADIO o STAY-BEHIND) voluta e organizzata dalla NATO e dal governo americano subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tale organizzazione aveva uno scopo esplicito: era quello di costituire corpi paramilitari addestrati che sarebbero dovuti rimanere dietro le linee (stay-behind), per compiere attività di intelligence, resistenza e sabotaggio, nel caso di invasione e occupazione, anche parziale, dell’Europa occidentale da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Questi gruppi furono armati dalla CIA che fornì loro addestramento nonché grandi quantitativi di armi ed equipaggiamento (esplosivo, armi leggere, munizioni, granate, pugnali, mortai, fucili di precisione, apparecchi radio, etc.) da seppellire in arsenali segreti nascosti in campi, boschi e grotte, ma anche sotto chiese e cimiteri.  È stato rivelato che quando l’Italia divenne membro della NATO, nel 1949, i vertici politici e militari del paese non firmarono soltanto il patto atlantico, ma firmarono anche un ulteriore documento segreto con il quale si impegnavano a costituire organizzazioni segrete «per garantire l’allineamento dell’Italia al blocco occidentale ad ogni costo, anche se l’elettorato dovesse mostrare una inclinazione differente» (Ganser, ibid. p. 29). Un ex ufficiale della NATO, che ha voluto rimanere anonimo, ha dichiarato che in tale documento si asseriva che gli estremisti di destra che fossero stati utili in questa battaglia interna contro il comunismo, avrebbero goduto di protezione da parte della NATO. Ray Cline, direttore della CIA dal 1962 al 1966 dichiarò: «Usare estremisti di destra, se vengono usati non politicamente, ma per scopi di intelligence, è O.K.» (Ganser, ibid. p. 64, Francovich, Gladio. the Puppeteers.). Quanto tali estremisti vennero usati politicamente è ormai chiaro a tutti.

Questa è l’origine della strategia della tensione, di quel disegno politico-terroristico che mirò, per decenni, a far sì che i partiti di sinistra, in particolare il PCI, rimanessero fuori dal governo. Questo disegno, com’è tragicamente noto, fu perseguito ad ogni costo, e con ogni mezzo necessario.  Peteano, come Piazza Fontana (16 vittime e 80 feriti), come la strage dell’Italicus (12 vittime e 48 feriti), come la strage di Piazza della Loggia a Brescia (8 vittime e 102 feriti), come la strage di Bologna, rientravano in questo disegno organizzato dagli eserciti segreti (GLADIO) dello stato italiano in collaborazione con (meglio sarebbe dire in subordinazione a) i servizi segreti americani e la NATO. Il terrore indiscriminato, di cui venivano accusati movimenti e organizzazioni di sinistra, doveva servire a rafforzare lo stato e il suo meccanismo repressivo, e a indebolire la forza elettorale dei partiti di sinistra. Se anche questo non fosse bastato, gli americani e la NATO erano pronti a consegnare il paese direttamente nelle mani dei fidati generali dei servizi di sicurezza, come testimonia il “Piano SOLO”, ideato dal generale dei Carabinieri De Lorenzo, nel 1964. O come il fallito golpe Borghese, nel 1970, organizzato in stretta collaborazione con la CIA, che, stando alle fonti, fu fermato all’ultimo minuto perché i servizi segreti sovietici ne erano venuti a conoscenza e avevano mandato numerose navi da guerra nel mediterraneo. In entrambi i casi gli uomini di GLADIO avrebbero dovuto occupare gli uffici governativi, nonché sedi di giornali e televisioni e dei partiti di sinistra: fare, insomma, quello che una polizia segreta fa in un regime dittatoriale. 

Cosa ha portato gradualmente GLADIO alla luce? Nel 1984 il giudice Felice Casson riaprì le indagini riguardanti l’attentato di Peteano, in Friuli, accaduto 12 anni prima, il 31 maggio del 1972, quando un’autobomba esplose uccidendo tre carabinieri (che erano stati attirati sul posto da una telefonata anonima). Casson scoprì tutta una serie di manipolazioni e tentativi di depistaggio nell’ambito delle indagini su Peteano. Agenti di polizia costruirono prove false e fornirono false testimonianze. L’“esperto” della polizia (e membro di Ordine Nuovo) Marco Morin, all’epoca delle prime indagini, dichiarò che l’esplosivo usato era del tipo comunemente utilizzato dalle Brigate Rosse. Casson scoprì invece che l’esplosivo usato a Peteano, al contrario, era C4, l’esplosivo più potente allora in circolazione, usato anche dalla NATO. Casson scoprì inoltre che, contrariamente alle prime indagini (che si orientarono verso la delinquenza comune o il terrorismo di sinistra) membri di organizzazioni estremiste di destra (come Ordine Nuovo), in collaborazione con il servizio segreto militare, erano implicati nell’attentato. Simile era la situazione per le indagini sull’attentato di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969. La polizia subito dichiarò che i sospetti gravitavano nell’orbita delle organizzazioni anarchiche, mentre segretamente insabbiava la verità: una delle bombe di Piazza Fontana, non esplosa, non venne analizzata, ma fu immediatamente distrutta da membri dei servizi segreti giunti apposta. Casson, interrogando il responsabile dell’attentato di Peteano, Vinciguerra, venne a conoscenza di questa strategia stragista che coinvolgeva estremismo neofascista, nella veste di esecutore, e servizi segreti italiani come mandanti politici. Nelle sue investigazioni all’interno del palazzo che ospitava il SISMI, nel 1990, Casson trovò documenti che mettevano in relazione diretta la più grande alleanza militare al mondo, la NATO (e gli Stati Uniti) con organizzazioni clandestine come GLADIO e terroristi di estrema destra. Casson contattò la commissione parlamentare che si occupava delle stragi insolute e comunicò ciò che aveva scoperto. I senatori ingiunsero all’allora primo ministro Andreotti di riferire in parlamento a proposito dell’esistenza di organizzazioni segrete composte da estremisti di destra e guidate dai servizi segreti che si credeva avessero operato con violenza per manipolare e interferire nella vita politica del paese. Il giorno dopo, 3 agosto 1990, Andreotti dichiarò che in Italia, come in tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale, era esistita una struttura militare segreta legata e dipendente dalla NATO, chiamata GLADIO. (Cfr. Ganser, ibid., pp. 3-10). Cossiga, presidente della Repubblica dal 1980 al 1985, dichiarò di essere “felice e fiero” del ruolo da lui svolto nella costituzione di GLADIO, e dichiarò che i gladiatori erano «bravi patrioti», e si disse «fiero per il fatto che siamo riusciti a tenere il segreto per 45 anni» (Ganser, ibid., p. 14). 

La storia di GLADIO è la storia del terrorismo che ha insanguinato il nostro paese per decenni, i cui autori, difesi dai servizi segreti americani e dalla NATO, (a parte qualche “pesce piccolo”) sono sempre rimasti impuniti. I lavori delle commissioni parlamentari d’inchiesta sul terrorismo sono sempre stati caratterizzati da una decisa mancanza di collaborazione da parte dei vertici militari e civili dei servizi di sicurezza, per non parlare dei servizi segreti americani, che non hanno fatto che coprire e nascondere il loro coinvolgimento. Nel 1991, tuttavia, la commissione parlamentare di inchiesta ha ricevuto un memorandum anonimo, nel quale si dichiarava che l’esplosivo usato a Bologna proveniva da uno dei numerosi arsenali NATO sparsi per l’Italia. Il generale Serravalle del SID (l’ex SISMI), che ha comandato l’organizzazione segreta GLADIO dal 1971 al 1974, ha ammesso che alcuni membri di GLADIO «possono essere passati da una logica difensiva, post­invasione, a una logica d’attacco, da guerra civile» (Ganser, ibid. p. 81) dichiarando però allo stesso tempo che non era in suo potere chiudere l’organizzazione, dal momento che questa dipendeva dalla NATO e dalla CIA, le quali erano decisamente più interessate a GLADIO in quanto strumento per combattere la sinistra interna piuttosto che a GLADIO in quanto esercito di resistenza in caso di invasione sovietica. Per la CIA e la NATO, evidentemente, il terrorismo indiscriminato di cui membri di GLADIO ed estremisti di destra si sono resi responsabili nel corso degli anni non è stato un pericolo per la democrazia italiana, ma anzi ne è stato la colonna portante, lo strumento più efficace per screditare i movimenti e partiti di sinistra e fare in modo che l’Italia rimanesse saldamente allineata al blocco occidentale anglo-americano.  La seconda commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo ha concluso nel suo rapporto finale nel 2000 che «quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari, sono state organizzate o promosse o supportate da uomini all’interno delle istituzioni dello stato italiano e, come si è più recentemente scoperto, da uomini legati alle strutture dell’intelligence degli Stati Uniti» (Ganser, ibid. p. 82). Il senatore Bielli trasse da ciò una conclusione politica: «Durante la guerra fredda l’est fu sotto dominazione comunista, ma anche l’ovest divenne, in un certo senso, una colonia americana» (Ganser, ibid., p. 83). 

GLADIO non fu solo un tragico fenomeno italiano. Le rivelazioni di Andreotti nel 1990 portarono alla luce che eserciti segreti stay-behind in seno alla NATO e in stretta collaborazione con la CIA furono costruiti in tutti i paesi dell’Europa occidentale: in Francia, in Germania, in Svizzera, in Belgio, in Olanda, in Norvegia, in Danimarca, in Grecia, in Turchia, in Portogallo, persino in Lussemburgo. Successive indagini hanno scoperto che in molti di questi paesi le strutture segrete, in collaborazione con estremisti di destra, si sono rese protagoniste della messa in atto di una strategia della tensione (anche se spesso in scala minore rispetto a quanto avvenuto in Italia). L’organizzazione segreta francese ha combattuto con attività terroristiche gli algerini del FLN al tempo della guerra di indipendenza d’Algeria e ha combattuto una “guerra sporca” in Indocina. La GLADIO tedesca, piena di ex-nazisti reclutati dagli americani dopo la seconda guerra mondiale (tra cui Klaus Barbie, il “macellaio di Lione”) ha combattuto con metodi illegali i socialisti e comunisti tedeschi per decenni. Nel 1980 una bomba esplose a Monaco, uccidendo 13 persone. I responsabili erano membri di una organizzazione di estrema destra armati da un neonazista, Heinz Lembke, che disponeva di arsenali nascosti forniti dalla NATO; Lembke fu in seguito arrestato, ma prima che potesse fare rivelazioni venne trovato impiccato in cella. La GLADIO portoghese (finanziata dalla CIA), chiamata AGINTER PRESS, era un ricettacolo di estremisti neofascisti provenienti da tutta Europa, protetti dal dittatore Salazar, attiva nell’eliminazione di esponenti dei movimenti di liberazione delle colonie portoghesi, come il Mozambico. AGINTER PRESS è inoltre coinvolta nella strage di Piazza Fontana: membri di AGINTER PRESS vennero in Italia tra il 1967-68 per istruire estremisti di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale nell’uso di esplosivi (Cfr Ganser, ibid.

p. 119-120). La GLADIO belga legata alla NATO, chiamata SDRA8, è, pur in mancanza di prove definitive, data la volontà dei vertici dei servizi di sicurezza belgi di non collaborare con le indagini, direttamente coinvolta in quello che è un chiaro esempio di strategia della tensione. Tra il 1983 e l’85 una serie di attacchi armati a supermercati, negozi, ristoranti, causò, complessivamente, la morte di 28 persone; gli attacchi (conosciuti sotto il termine “Massacri di Brabant”) erano realizzati da unità di pochi uomini mascherati, che sparavano alla cieca nel mucchio. Niente veniva rubato. I criminali sparivano e non vennero mai identificati. Le indagini vennero ostacolate in ogni modo. Membri del gruppo neofascista belga WNP (Westland New Post) confermarono più tardi che l’organizzazione stay-behind belga SDRA8, legata alla NATO, era direttamente coinvolta nelle atrocità di Brabant. In Grecia la CIA e GLADIO (lì chiamata LOK), nel 1967, di fatto rovesciarono il governo di George Papandreou, troppo schierato a sinistra a loro avviso, per instaurare una dittatura militare guidata dal colonnello George Papadopoulos, che si è resa protagonista di innumerevoli casi di tortura contro avversari politici o semplici sospetti. L’ex primo ministro turco Ecevit e la stampa turca confermarono, dopo le rivelazioni di Andreotti, che la GLADIO turca, collegata alla NATO, chiamata CONTRO-GUERRIGLIA, fu coinvolta in torture, massacri e assassini, nonché nella lotta contro la minoranza oppressa Kurda. Dopo le dichiarazioni di Ecevit il ministro della difesa turco commentò: «Ecevit avrebbe fatto meglio a tenere la sua cazzo di bocca chiusa!» (Ganser, ibid. p. 20)

Questa è stata GLADIO, diretta emanazione della NATO di cui il nostro paese è tuttora parte integrante, e dei servizi segreti degli Stati Uniti d’America, di cui il nostro paese è ancora uno dei più stretti alleati. I suoi ideatori, finanziatori, e membri, tranne quelli morti di tranquilla morte naturale, sono ancora protagonisti della vita politica ai più alti livelli, o sereni pensionati. 

RIFERIMENTI:

Gran parte delle informazioni contenute in questo articolo sono tratte dal libro di Daniele Ganser: NATO’s Secret Armies. Operation Gladio and Terrorism in Western Europe. Edizioni Frank Cass, London, 2005.

Su Gladio esiste un documentario realizzato da Allan Francovich, trasmesso in tre parti dalla BBC nel 1992 che consiglio a tutti di vedere. È disponibile gratuitamente in rete all’indirizzo

http://www.thedossier.ukonline.co.uk/video   (dove c’è molta altra roba interessante). È in inglese ma molti degli interventi sono in italiano