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Il vertice di Bruxelles intensifica i conflitti nazionali in Europa

29 ottobre 2011

 

Seguente al vertice dell'euro di mercoledì, quelli che vi hanno preso parte hanno cercato di superarsi l'un l'altro nel cantare le sue lodi.

Adottando la posa di salvatore del mondo, il presidente Nicolas Sarkozy ha rivolto la parola al popolo francese alla televisione e ha dichiarato: "Senza la decisione di ieri, il mondo sarebbe affondato nel disastro. L'euro è al cuore dell'Europa, se l'euro esplodeva, l'Europa sarebbe saltata in pezzi". Ora, tuttavia, basati sulle sagge decisioni di Bruxelles, ci stiamo "spostando in un mondo nuovo".

Il cancelliere tedesco Angela Merkel era ugualmente esultante quando è apparsa davanti alla stampa. Si è permessa di essere lodata come la conquistatrice delle banche, che aveva costretto a compiere una "rinuncia storica".

Niente di questo è vero. Anche se si trascura il fatto che quasi tutti i dettagli degli accordi conclusi a Bruxelles restano non chiari e devono essere determinati in settimane di negoziati, composto al vertice servirà soltanto ad approfondire la crisi attuale.

Alla radice della crisi del debito vi è un problema più fondamentale. Nonostante avere fondato un'Unione Europea, l'Europa rimane divisa in stati separati con ciascuna elite dominante intenta a perseguire i propri interessi nazionali. Sotto pressione dalla crisi finanziaria internazionale, i conflitti nazionali si stanno intensificando e la UE si sta disgregando.

I dati economici parlano da soli. Piuttosto che migliorare gli antagonismi nazionali, l'introduzione della valuta unica li ha soltanto aumentati. Vi sono enormi scostamenti nelle bilance commerciali, nella produttività del lavoro, nel reddito medio, nel potere d'acquisto e nell'inflazione all'interno dei 27 stati membri della UE e dei 17 paesi nella zona euro. Mentre i paesi con una forte base industriale come la Germania godono di alti surplus commerciali, le economie dei paesi più deboli stanno implodendo a causa dell'intensa competizione europea. L'enorme indebitamento della Grecia è in gran parte dovuta a questo sviluppo.

Tuttavia, il vertice di mercoledì non ha fatto nulla per alleviare questi conflitti economici crescenti. Invece, ciò che è prevalso sono stati gli interessi nazionali più aggressivi. Non è rimasto nulla della facciata di uguaglianza e di democrazia che la UE cerca di mantenere. Germania e Francia hanno fissato il tono in modo evidente, con la Germania che giocava per prima e la Francia in posizione di secondo piano.

Il cancelliere Merkel ed il presidente Sarkozy si erano incontrati diverse volte prima del vertice per determinarne il corso ed il risultato. Quando mercoledì notte i negoziati con le banche erano incagliati, la Merkel e Sarkozy sono personalmente intervenuti per imporre una decisione. Gli altri membri dell'unione monetaria potevano soltanto ondeggiare la testa, mentre i restanti membri della UE erano ridotti a semplici spettatori.

La Grecia è stata costretta a cedere la propria sovranità fiscale al vertice ed a consentire che la sua spesa fosse permanentemente monitorata dalla Troika. In precedenza, venivano fatti dei controlli ogni tre mesi. Anche l'Italia è stata impegnata a nuove, drastiche misure di taglio dei costi.

I tentativi della Francia, e specialmente della Germania, di dettare i termini agli altri paesi hanno inevitabilmente provocato un contraccolpo nazionalista. Dei movimenti nazionalisti stanno già agitandosi in molti paesi europei. Gli sforzi della Germania nel secolo scorso per riorganizzare l'Europa hanno già ridotto due volte in rovine il continente.

Gli osservatori più astuti sono stati discretamente in grado di identificare il significato dell'atteggiamento aggressivo infuso dalla Merkel e da Sarkozy.

Venerdì il Süddeutsche Zeitung ha commentato: "La struttura del potere nell'Unione Europea è cambiata permanentemente", ha dichiarato. La crisi ha diviso la UE "in zone di differente potere ed influenza". La Germania stava determinando "l'andatura ed i metodi di gestione della crisi". La Francia, che aveva "a lungo dominato l'Unione Europea", era "scivolata al secondo posto dietro la Germania".

Allo stesso tempo è stata istituita una gerarchia all'interno della zona euro: "Quelli come i greci o i portoghesi che già sono appesi alla fleboclisi del fondo di salvataggio non hanno altra scelta che di sottomettersi ai dettami dei donanti" ... altri, come l'Italia, "che stanno ancora sulle loro due gambe ma che presto possono avere bisogno di aiuto" non stanno molto meglio. L'Italia non gioca più "nessun ruolo nel foggiare il presente ed il futuro del continente".

Il maggiore spartiacque nella UE si è aperto "tra i paesi che hanno l'euro e quelli che non lo hanno". Gli ultimi hanno giocato soltanto un ruolo periferico ed ora sono dei semplici spettatori quando si tratta dello sviluppo dell'Europa.

Il Financial Times ha avvisato di un regresso ai tempi degli stati-nazione europei rivali: "I guai dell'euro sono stati un agente per una più profonda crisi di integrazione. ... Forse l'ultimo tentativo dei leader dell'eurozona stabilizzerà l'euro. Ma non hanno preso di mira il malessere più profondo. Dietro discorsi magniloquenti di solidarietà europea una volta si trovava il più serio riconoscimento che gli interessi nazionali erano meglio perseguiti con la cooperazione. Più Europa significava più Francia ... e più Germania, e più Italia e così via. La crisi dell'euro ha visto il processo rimodellato come un gioco a somma zero. Quello che la Grecia, il Portogallo, la Spagna o l'Italia stessero per ottenere, la Germania, l'Olanda ed altri devono perdere. In questa direzione si trova il ritorno all'Europa westphaliana".

Nel 1648, alla fine della Guerra dei Trent'Anni, nelle città di Münster ed Osnabrück in Westphalia furono firmati dei trattati che gettarono le fondamenta del sistema europeo degli stati nazione sovrani. Un ritorno a questo sistema significa anche un ritorno ai conflitti politici, economici e militari che per trecento anni hanno afflitto l'Europa.

La rinascita degli interessi nazionali in Europa è collegata inseparabilmente con feroci attacchi ai diritti sociali e democratici della classe lavoratrice. Questo sviluppo è stato ripreso al vertice di Bruxelles.

I circoli politici ed i mass media hanno cercato di presentare l'accordo raggiunto a Bruxelles per una riduzione del debito del 50% per la Grecia come un colpo alle banche. Ciò è mirato a calmare la crescente opposizione alle banche, attualmente riflessa, tra gli altri, nel movimento Occupy Wall Street. La realtà è molto diversa. Questo è dimostrato dal fatto che, un giorno dopo il vertice, i prezzi delle azioni delle banche sono saliti fino al 15%.

Vi sono diverse ragioni per questa reazione. In scambi recenti i buoni greci sono stati venduti ad appena il 40% del loro valore nominale. Come risultato del "taglio" del 50%, le banche perdono molto meno di quanto perdevano in precedenza quando svendevano i loro buoni. Gli investitori che recentemente hanno acquistato titoli greci saranno anche in grado di realizzare un forte profitto. I buoni a lungo termine che la Grecia offre all'inizio del prossimo anno per rimpiazzare quelli vecchi sono significativamente più sicuri, perché sono garantiti fino a circa il 30% dal fondo di salvataggio dell'euro EFSF.

In aggiunta, soltanto una piccola parte dei titoli greci sono detenuti da investitori privatiche a loro volta sono principalmente le banche greche. Allo scopo di impedire il crollo della Grecia, l'EFSF progetta di investire €30 miliardi. Anche i fondi pensione greci sono pesantemente colpiti dalla riduzione del debito. Non saranno più in grado di sborsare le attuali pensioni a meno che non siano sostenuti con decine di miliardi di euro.

Il debito del governo greco sarà di fatto ridotto di appena il 30% dal momento che la Banca Centrale Europea, la Banca Europea degli Investimenti ed altre istituzioni pubbliche che detengono un grande ammontare dei buoni dello stato greco non sono coinvolte. Anche secondo i calcoli ottimistici della UE, la Grecia ridurrà il suo debito totale vicino al 120% del PIL per il 2020. Il programma di drastiche misure di austerità del paese continua a rimanere in vigore e sarà imposto con ancora più zelo. La riduzione del debito non farà nulla per migliorare la situazione della popolazione greca in lotta.

L'insolvenza di fatto della Grecia serve anche come leva per irrigidire le misure di austerità in Spagna, Italia, Francia ed infine in Germania.

Comunque vi si guarda: in ultima analisi sono la classe lavoratrice e la spesa sociale che sono colpite dalle misure di crisi, mentre le banche possono contare sul sostegno dei fondi pubblici. Il recente vertice della UE segna soltanto un'altra fase della redistribuzione del reddito e della ricchezza dal fondo della società alla cima.

Vi è, tuttavia, una crescente opposizione. Ma questa opposizione ha bisogno di un programma politico. Deve consapevolmente rompere con i sindacati, la socialdemocrazia ed i suoi sostenitori della pseudo-sinistra, che subordinano i lavoratori agli interessi nazionali delle loro rispettive classi dominanti.

I lavoratori ed i giovani europei non devono concedersi di essere divisi dal nazionalismo germogliante. Il futuro si trova nella loro unità. La difesa dei diritti sociali e democratici è collegata inestricabilmente alla lotta per un governo dei lavoratori e gli Stati Socialisti Uniti d'Europa. Questa è la politica patrocinata dal World Socialist Web Site e dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

Peter Schwarz