|
Seguente al vertice dell'euro di mercoledì, quelli che vi hanno
preso parte hanno cercato di superarsi l'un l'altro nel cantare le
sue lodi.
Adottando la posa di salvatore del mondo, il presidente
Nicolas Sarkozy
ha rivolto la parola al popolo francese alla televisione e ha
dichiarato: "Senza la decisione di ieri, il mondo
sarebbe affondato nel disastro. L'euro è al cuore dell'Europa,
se l'euro esplodeva, l'Europa sarebbe saltata in pezzi". Ora,
tuttavia, basati sulle sagge decisioni di Bruxelles, ci stiamo
"spostando in un mondo nuovo".
Il cancelliere tedesco
Angela Merkel
era ugualmente
esultante quando è apparsa davanti alla stampa. Si è
permessa di essere lodata come la conquistatrice delle banche, che
aveva costretto a compiere una "rinuncia storica".
Niente di questo è vero. Anche se si trascura il fatto che
quasi tutti i dettagli degli accordi conclusi a Bruxelles restano
non chiari e devono essere determinati in settimane di negoziati,
composto al vertice servirà soltanto ad approfondire la crisi
attuale.
Alla radice della crisi del debito vi è un problema più
fondamentale. Nonostante avere fondato un'Unione Europea, l'Europa
rimane divisa in stati separati con ciascuna elite dominante intenta
a perseguire i propri interessi nazionali. Sotto pressione dalla
crisi finanziaria internazionale, i conflitti nazionali si stanno
intensificando e la UE si sta disgregando.
I dati economici parlano da soli. Piuttosto che migliorare gli
antagonismi nazionali, l'introduzione della valuta unica li ha
soltanto aumentati. Vi sono enormi scostamenti nelle bilance
commerciali, nella produttività del lavoro, nel reddito medio, nel
potere d'acquisto e nell'inflazione all'interno dei 27 stati membri
della UE e dei 17 paesi nella zona euro. Mentre i paesi con una
forte base industriale come la Germania godono di alti surplus
commerciali, le economie dei paesi più deboli stanno implodendo a
causa dell'intensa competizione europea. L'enorme indebitamento
della Grecia è in gran parte dovuta a questo sviluppo.
Tuttavia, il vertice di mercoledì non ha fatto nulla per
alleviare questi conflitti economici crescenti. Invece, ciò che è
prevalso sono stati gli interessi nazionali più aggressivi. Non è
rimasto nulla della facciata di uguaglianza e di democrazia che la
UE cerca di mantenere. Germania e Francia hanno fissato il tono in
modo evidente, con la Germania che giocava per prima e la Francia in
posizione di secondo piano.
Il cancelliere
Merkel
ed il presidente Sarkozy
si erano incontrati diverse volte prima del vertice per
determinarne il corso ed il risultato. Quando mercoledì notte i
negoziati con le banche erano incagliati, la
Merkel
e Sarkozy
sono personalmente intervenuti per imporre una decisione. Gli altri
membri dell'unione monetaria potevano soltanto ondeggiare la testa,
mentre i restanti membri della UE erano ridotti a semplici
spettatori.
La Grecia è stata costretta a cedere la propria sovranità
fiscale al vertice ed a consentire che la sua spesa fosse
permanentemente monitorata dalla Troika. In precedenza, venivano
fatti dei controlli ogni tre mesi. Anche l'Italia è stata impegnata
a nuove, drastiche misure di taglio dei costi.
I tentativi della Francia, e specialmente della Germania, di
dettare i termini agli altri paesi hanno inevitabilmente provocato
un contraccolpo nazionalista. Dei movimenti nazionalisti stanno già
agitandosi in molti paesi europei. Gli sforzi della Germania nel
secolo scorso per riorganizzare l'Europa hanno già ridotto due volte
in rovine il continente.
Gli osservatori più astuti sono stati discretamente in grado di
identificare il significato dell'atteggiamento aggressivo infuso
dalla
Merkel
e da Sarkozy.
Venerdì il
Süddeutsche Zeitung
ha commentato: "La struttura
del potere nell'Unione Europea è cambiata permanentemente", ha
dichiarato. La crisi ha diviso la UE "in zone di differente potere
ed influenza". La Germania stava determinando "l'andatura ed i
metodi di gestione della crisi". La Francia, che aveva "a lungo
dominato l'Unione Europea", era "scivolata al secondo
posto dietro la Germania".
Allo stesso tempo è stata istituita una gerarchia all'interno
della zona euro: "Quelli come i greci o i portoghesi che già sono
appesi alla fleboclisi del fondo di salvataggio non hanno altra
scelta che di sottomettersi ai dettami dei donanti" ... altri, come
l'Italia, "che stanno ancora sulle loro due gambe ma che presto
possono avere bisogno di aiuto" non stanno molto meglio. L'Italia
non gioca più "nessun ruolo nel foggiare il presente ed il futuro
del continente".
Il maggiore spartiacque nella UE si è aperto "tra i paesi che
hanno l'euro e quelli che non lo hanno". Gli ultimi hanno giocato
soltanto un ruolo periferico ed ora sono dei semplici spettatori
quando si tratta dello sviluppo dell'Europa.
Il
Financial
Times
ha avvisato di un regresso ai
tempi degli stati-nazione europei rivali: "I guai dell'euro sono
stati un agente per una più profonda crisi di integrazione. ...
Forse l'ultimo tentativo dei leader dell'eurozona stabilizzerà
l'euro. Ma non hanno preso di mira il malessere più profondo. Dietro
discorsi magniloquenti di solidarietà europea una volta si trovava
il più serio riconoscimento che gli interessi nazionali erano meglio
perseguiti con la cooperazione. Più Europa significava più Francia
... e più Germania, e più Italia e così via. La crisi dell'euro ha
visto il processo rimodellato come un gioco a somma zero. Quello che
la Grecia, il Portogallo, la Spagna o l'Italia stessero per
ottenere, la Germania, l'Olanda ed altri devono perdere. In questa
direzione si trova il ritorno all'Europa westphaliana".
Nel 1648, alla fine della Guerra dei Trent'Anni, nelle città di
Münster
ed Osnabrück
in
Westphalia
furono firmati dei trattati che gettarono le fondamenta del
sistema europeo degli stati nazione sovrani. Un ritorno a questo
sistema significa anche un ritorno ai conflitti politici, economici
e militari che per trecento anni hanno afflitto l'Europa.
La rinascita degli interessi nazionali in Europa è collegata
inseparabilmente con feroci attacchi ai diritti sociali e
democratici della classe lavoratrice. Questo sviluppo è stato
ripreso al vertice di Bruxelles.
I circoli politici ed i mass media hanno cercato di presentare
l'accordo raggiunto a
Bruxelles per una riduzione del debito del 50% per la Grecia
come un colpo alle banche. Ciò è mirato a calmare la crescente
opposizione alle banche, attualmente riflessa, tra gli altri, nel
movimento
Occupy Wall
Street. La realtà è molto diversa. Questo è dimostrato
dal fatto che, un giorno dopo il vertice, i prezzi delle azioni
delle banche sono saliti fino al 15%.
Vi sono diverse ragioni per questa reazione. In scambi recenti
i buoni greci sono stati venduti ad appena il 40% del loro valore
nominale. Come risultato del "taglio" del 50%, le banche perdono
molto meno di quanto perdevano in precedenza quando svendevano i
loro buoni. Gli investitori che recentemente hanno acquistato titoli
greci saranno anche in grado di realizzare un forte profitto. I
buoni a lungo termine che la Grecia offre all'inizio del prossimo
anno per rimpiazzare quelli vecchi sono significativamente più
sicuri, perché sono garantiti fino a circa il 30% dal fondo di
salvataggio dell'euro EFSF.
In aggiunta, soltanto una piccola parte dei titoli greci sono
detenuti da investitori privati—che
a loro volta sono principalmente le banche greche. Allo scopo di
impedire il crollo della Grecia, l'EFSF progetta di investire
€30
miliardi. Anche i fondi
pensione greci sono pesantemente colpiti dalla riduzione del debito.
Non saranno più in grado di sborsare le attuali pensioni a meno che
non siano sostenuti con decine di miliardi di euro.
Il debito del governo greco sarà di fatto ridotto di appena il
30% dal momento che la Banca Centrale Europea, la Banca Europea
degli Investimenti ed altre istituzioni pubbliche che detengono un
grande ammontare dei buoni dello stato greco non sono coinvolte.
Anche secondo i calcoli ottimistici della UE, la Grecia ridurrà il
suo debito totale vicino al 120% del PIL per il 2020. Il programma
di drastiche misure di austerità del paese continua a rimanere in
vigore e sarà imposto con ancora più zelo. La riduzione del debito
non farà nulla per migliorare la situazione della popolazione greca
in lotta.
L'insolvenza di fatto della Grecia serve anche come leva per
irrigidire le misure di austerità in Spagna, Italia, Francia ed
infine in Germania.
Comunque vi si guarda: in ultima analisi sono la classe
lavoratrice e la spesa sociale che sono colpite dalle misure di
crisi, mentre le banche possono contare sul sostegno dei fondi
pubblici. Il recente vertice della UE segna soltanto un'altra fase
della redistribuzione del reddito e della ricchezza dal fondo della
società alla cima.
Vi è, tuttavia, una crescente opposizione. Ma questa
opposizione ha bisogno di un programma politico. Deve
consapevolmente rompere con i sindacati, la socialdemocrazia ed i
suoi sostenitori della pseudo-sinistra, che subordinano i lavoratori
agli interessi nazionali delle loro rispettive classi dominanti.
I lavoratori ed i giovani europei non devono concedersi di
essere divisi dal nazionalismo germogliante. Il futuro si trova
nella loro unità. La difesa dei diritti sociali e democratici è
collegata inestricabilmente alla lotta per un governo dei lavoratori
e gli Stati Socialisti Uniti d'Europa. Questa è la politica
patrocinata dal
World
Socialist Web Site
e dal Comitato Internazionale
della
Quarta Internazionale.
Peter Schwarz
|