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La Gran Bretagna in subbuglio: la colpa è del capitalismo

Scritto da Socialist Appeal - Britain Mercoledì, 29 giugno 2016

 

La Gran Bretagna è in uno stato di agitazione. Vi è una crisi politica, che sarà seguita da una crisi costituzionale. L'indipendenza è di nuovo nelle carte della Scozia. Nell'establishment europeo vi è il timore che la Brexit possa scatenare una rivolta in tutto il continente.

"Abbiamo cominciato una reazione nucleare a catena della quale nessuno conosce il risultato", ha affermato il deputato laburista di Brent North Barry Gardener.

Quasi due anni fa, il referendum scozzese è arrivato vicino a rompere il Regno Unito. Oggi, la Gran Bretagna ha votato per uscire dall'Unione Europea e Cameron è stato costretto a dimettersi. Nel Partito Laburista c'è la guerra civile.

L'azzardo fallisce

Cameron è stato un uomo alzato dal suo stesso petardo. Inizialmente ha avvertito il Partito Conservatore di "non parlare di continuo dell'Europa", quindi ha continuato a "parlare di continuo dell'Europa" e come risultato si è scassato sa solo.

La società britannica rassomiglia ad un calderone ribollente di scontento e di insicurezza. Mentre la Scozia e Londra hanno votato per rimanere, nelle ex aree industriali dell'Inghilterra settentrionale, delle Midlands e del Galles hanno votato per andarsene.

Hanno votato per ragioni di diversa specie, alcune xenofobe e reazionarie, ma nondimeno rafforzate da un senso di abbattimento e di rabbia dopo anni di chiusura di fabbriche, perdita di posti di lavoro e di salari depressi. Un magazzino Sports Direct sul sito di una ex miniera di carbone dice tutto sulla grande impresa di oggi in Gran Bretagna.

La maggior parte degli elettori del Labour ed un numero schiacciante di giovani hanno votato per il Remain, principalmente per protesta contro il ripugnante nazionalismo e razzismo della destra Tory e di Farage.

Nondimeno il voto della Brexit è stato una rivolta contro lo status quo e l'Establishment. La gente si è sentita delusa, dove le cose sono andate di male in peggio. E' stato un urlo collettivo di malcontento per il modo in cui vanno le cose. Il voto è stato descritto come una "rivolta dei contadini" del 21° secolo.

I coltelli sono fuori

Il risultato ha scosso la grande impresa, che vede i suoi interessi a lungo termine in Europa. Le imprese volevano restare nel club dei padroni per il mercato libero, i grandi profitti ed una docile forza lavoro. Ora hanno sperimentato il "colpisci e terrorizza" come non se lo erano mai aspettato.

Per tutto questo caos incolpano Cameron, che ha giocato d'azzardo con l'intero paese per ottenere il premierato promettendo un referendum. Ora lo maledicono. E' stato quindi costretto a dare le dimissioni con la coda tra le gambe. chiaramente, George Osborne sarà il prossimo a camminare sulla passerella.

Come tutti i milionari privilegiati, non soffriranno. Troveranno delle carriere remunerative nella grande impresa e nella City di Londra.

Tuttavia la battaglia per la leadership Tory sarà un affare sanguinoso. Dopo tutto, Boris o chiunque vinca affronterà una crisi in aggravamento. Dovranno mettere insieme i cocci. Vi sono delle conseguenze per questa decisione, delle conseguenze dolorose. Boris o chiunque apprenderà la dolorosa lezione che è più facile montare una tigre viva che scendere dal suo dorso.

Ci stiamo dirigendo verso una depressione, poiché gli investimenti calano e la produzione declina. L'austerità sarà accumulata sull'austerità. Questo è stato sempre il caso, ma ora le cose si sono accelerate. Le agenzie di rating hanno annunciato che alla Gran Bretagna sarà tolta la sua valutazione massima del credito. La Gran Bretagna ha un massiccio deficit della bilancia dei pagamenti, che è sostenuta soltanto grazie a gentile concessione degli investitori stranieri, un sentimento che potrebbe evaporare facilmente.

Naturalmente, il governatore della Banca d'Inghilterra sostiene che "tutti i fondamentali sono solidi" mentre l'economia si dirige verso gli scogli.

Ci potrebbero volere 10 anni prima che la Gran Bretagna divorzi dalla UE. I leader europei non lo vogliono rendere facile o piacevole. Temono un effetto domino e cercheranno di rendere l'uscita davvero sgradevole. Alcuni parlano di rappresaglia. Qualunque cosa accada, non vi è nessuna garanzia che la Gran Bretagna finirà esclusa.

La Brexit ha inoltre aiutato le forze reazionarie populiste in Europa, come il FN in Francia, che domandano il loro referendum. Il vaso di Pandora è aperto completamente. Nulla sarà ancora lo stesso. Con i pericoli di contagio che aumentano, ora l'intero progetto di Unione Europea è a rischio. "La disintegrazione su scala completa della UE ora è una reale possibilità", dichiara il Financial Times (25/6/16). Hanno acceso un fuoco che minaccia di consumare tutto. "La Gran Bretagna ha fatto strada sulla scogliera" spiega Martin Wolf. "Altri potrebbero seguire".

Il Regno dis-Unito

Vi saranno altre conseguenze. La Scozia ha votato in maniera schiacciante per rimanere. Il parlamento scozzese sta persino minacciando il veto al risultato. Questo potrebbe creare una crisi costituzionale e ha certamente rimesso sul tavolo un altro referendum sull'indipendenza scozzese. Con i sondaggi che mostrano il 60% a favore dell'indipendenza e con un crescente risentimento a nord della frontiera, possiamo vedere  molto facilmente lo smembramento del Regno unito in un prossimo futuro. Con discorsi su un sondaggio di frontiera in Irlanda del Nord, presto vi sarà poco rimasto del Regno "Unito".

Sembra che tutto si stia disfacendo. Tutte le vecchie certezze sono scomparse. La Gran Bretagna è stata gettata nello scompiglio, politicamente, costituzionalmente, socialmente ed economicamente.

Più tardi quest'anno o agli inizi del prossimo anno vi potrebbero essere delle elezioni generali, mentre un nuovo leader Tory tenta di rafforzare la propria posizione. Con i blairiti che attaccano implacabilmente Jeremy Corbyn, vi potrebbe essere la possibilità di andare alle urne.

I blairiti tradiscono da anni la classe lavoratrice e stanno incrementando un colossale risentimento verso il Partito Laburista. Corbyn ha conquistato la leadership del partito come reazione a questo. I blairiti sono il motivo per cui in Scozia il Labour è stato politicamente frantumato. Sono saltati nel letto dei conservatori e dei liberal-democratici e sono completamente screditati. Hanno fatto lo stesso in questo referendum.

Nei loro sforzi per defenestrare Corbyn sono diventati isterici. Il loro tentato voto di sfiducia contro di lui  è una pugnalata alle spalle. La maggioranza del governo ombra si è dimesso e si è associato al tentativo di colpo di mano.

Ma quando è troppo è troppo! Corbyn non ha nessun'altra alternativa che andare all'offensiva. La Rivoluzione di Corbyn nel partito è stata soltanto per metà una rivoluzione. Ha bisogno di essere completata. Dovrebbe convocare una conferenza d'emergenza del Partito Laburista per sistemare la questione su chi guida il partito: il leader eletto oppure la cricca blairita in parlamento? Dovrebbe muoversi immediatamente per reintrodurre la riselezione obbligatoria dei deputati allo scopo di sloggiare i cuculi tory nel nido.

Il capitalismo è crisi: far pagare i padroni!

Il referendum sulla UE ha dimostrato come uno stato d'animo di malcontento può essere deviato verso canali reazionari. L'offerta dello status quo non potrà mai conquistare questi strati disincantati. Volevano il cambiamento. Ciò che era necessario era un coraggioso programma del Partito Laburista per opporsi alla UE dei padroni e combattere per la trasformazione socialista della società. Questo è l'unico modo per risolvere i problemi dei posti di lavoro, dei salari e degli alloggi. Abbiamo avvertito: senza di questo, l'umore di malcontento troverà altri sbocchi.

Non importa come hanno votato, sia i sostenitori del Remain che del Leave saranno ora traditi mentre ci viene chiesto ancora una volta di pagare per la crisi. Siamo in un'epoca di sistema capitalista declinante, che può continuare soltanto con l'austerità permanente. Dentro o fuori dall'Unione Europea non farà nessuna differenza fondamentale per i lavoratori.

Anche gli strateghi del grande capitale hanno un senso di presentimento. "Ciascuno di questi elementi di instabilità i britannici, gli europei, il globale nei prossimi mesi interagiranno l'uno con l'altro in modi imprevedibili", spiega il Financial Times. Esso conclude: "Ma la realtà è che la Gran Bretagna sembra preparata per il caos politico, sociale ed economico".

Il sistema capitalista è in una crisi spaventosa. Essa minaccia tutte le conquiste del passato. Vi è un crescente umore anticapitalista riflesso in tutti i tipi di modi. Il Financial Times, il portavoce del grande capitale, afferma senza mezzi termini che "la globalizzazione non funziona. La grande impresa è diventata brutte notizie politiche... Dal 2008 le ingiustizie sono state amplificate dall'austerità: l'1% più ricco è stato appena toccato... Il capitalismo aveva bisogno di risparmi, ma nel salvare le istituzioni finanziarie con il denaro dei contribuenti, i governi hanno trasferito le tensioni dai mercati alla politica... Se vogliono salvare la democrazia liberale dovranno riformare il capitalismo".

Ma il capitalismo non può essere riformato. E' basato sullo sfruttamento dei lavoratori. I capitalisti estorcono dai lavoratori il lavoro non retribuito. La disuguaglianza è un risultato inevitabile della proprietà privata e della produzione per il profitto. Soltanto abbattendo questo sistema fallito che ora è in crisi permanente il potenziale produttivo può essere utilizzato per i bisogni dei popoli e non per i profitti per la classe dei miliardari. Noi dobbiamo usare questa crisi non per salvare il capitalismo ma per porvi fine.