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La Gran Bretagna è in uno stato di agitazione. Vi è una crisi
politica, che sarà seguita da una crisi costituzionale. L'indipendenza
è di nuovo nelle carte della Scozia. Nell'establishment
europeo vi è il timore che la Brexit
possa scatenare una rivolta in tutto il continente.
"Abbiamo cominciato una reazione nucleare a catena della quale
nessuno conosce il risultato", ha affermato il deputato laburista di
Brent North
Barry Gardener.
Quasi due anni fa, il referendum scozzese è arrivato vicino a
rompere il Regno Unito. Oggi, la Gran Bretagna ha votato per uscire
dall'Unione Europea e Cameron è stato costretto a dimettersi. Nel
Partito Laburista c'è la guerra civile.
L'azzardo fallisce
Cameron è stato un uomo alzato dal suo stesso petardo. Inizialmente
ha avvertito il Partito Conservatore di "non parlare di continuo
dell'Europa", quindi ha continuato a "parlare di continuo
dell'Europa" e come risultato si è scassato sa solo.
La società britannica rassomiglia ad un calderone ribollente di
scontento e di insicurezza. Mentre la Scozia e Londra hanno votato per
rimanere, nelle ex aree industriali dell'Inghilterra settentrionale,
delle
Midlands e
del Galles hanno votato per andarsene.
Hanno votato per ragioni di diversa specie, alcune xenofobe e
reazionarie, ma nondimeno rafforzate da un senso di abbattimento e di
rabbia dopo anni di chiusura di fabbriche, perdita di posti di lavoro e
di salari depressi. Un magazzino
Sports Direct sul
sito di una ex miniera di carbone dice tutto sulla grande impresa di
oggi in Gran Bretagna.
La maggior parte degli elettori del Labour ed un numero
schiacciante di giovani hanno votato per il
Remain,
principalmente per protesta contro il ripugnante nazionalismo e razzismo
della destra
Tory
e di Farage.
Nondimeno il voto della Brexit è stato una rivolta contro lo
status quo
e l'Establishment.
La gente si è sentita delusa, dove le cose sono andate di male in
peggio. E' stato un urlo collettivo di malcontento per il modo in cui
vanno le cose. Il voto è stato descritto come una "rivolta dei
contadini" del 21° secolo.
I coltelli sono fuori
Il risultato ha scosso la grande impresa, che vede i suoi interessi
a lungo termine in Europa. Le imprese volevano restare nel club dei
padroni per il mercato libero, i grandi profitti ed una docile forza
lavoro. Ora hanno sperimentato il "colpisci e terrorizza" come non se lo
erano mai aspettato.
Per tutto questo caos incolpano Cameron, che ha giocato d'azzardo con
l'intero paese per ottenere il premierato promettendo un referendum. Ora
lo maledicono. E' stato quindi costretto a dare le dimissioni con la
coda tra le gambe. chiaramente,
George Osborne
sarà il prossimo a camminare sulla passerella.
Come tutti i milionari privilegiati, non soffriranno. Troveranno
delle carriere remunerative nella grande impresa e nella City di Londra.
Tuttavia la battaglia per la
leadership
Tory
sarà un affare sanguinoso. Dopo tutto, Boris o chiunque vinca
affronterà una crisi in aggravamento. Dovranno mettere insieme i cocci.
Vi sono delle conseguenze per questa decisione, delle conseguenze
dolorose.
Boris o chiunque apprenderà la dolorosa lezione che è più facile
montare una tigre viva che scendere dal suo dorso.
Ci stiamo dirigendo verso una depressione, poiché gli investimenti
calano e la produzione declina. L'austerità sarà accumulata
sull'austerità. Questo è stato sempre il caso, ma ora le cose si sono
accelerate. Le agenzie di rating hanno annunciato che alla Gran Bretagna
sarà tolta la sua valutazione massima del credito. La Gran Bretagna ha
un massiccio deficit della bilancia dei pagamenti, che è sostenuta
soltanto grazie a gentile concessione degli investitori stranieri, un
sentimento che potrebbe evaporare facilmente.
Naturalmente, il governatore della Banca d'Inghilterra sostiene che
"tutti i fondamentali sono solidi" mentre l'economia si dirige verso gli
scogli.
Ci potrebbero volere 10 anni prima che la Gran Bretagna divorzi
dalla UE. I leader europei non lo vogliono rendere facile o piacevole.
Temono un effetto domino e cercheranno di rendere l'uscita davvero
sgradevole. Alcuni parlano di rappresaglia. Qualunque cosa accada, non
vi è nessuna garanzia che la Gran Bretagna finirà esclusa.
La Brexit ha inoltre aiutato le forze reazionarie populiste in
Europa, come il FN in Francia, che domandano il loro referendum. Il vaso
di Pandora è aperto completamente. Nulla sarà ancora lo stesso. Con i
pericoli di contagio che aumentano, ora l'intero progetto di Unione
Europea è a rischio. "La disintegrazione su scala completa della UE ora
è una reale possibilità", dichiara il
Financial Times (25/6/16).
Hanno acceso un fuoco che minaccia di consumare tutto.
"La Gran Bretagna ha fatto strada sulla scogliera" spiega
Martin Wolf.
"Altri potrebbero seguire".
Il Regno dis-Unito
Vi saranno altre conseguenze. La Scozia ha votato in maniera
schiacciante per rimanere. Il parlamento scozzese sta persino
minacciando il veto al risultato. Questo potrebbe creare una crisi
costituzionale e ha certamente rimesso sul tavolo un altro referendum
sull'indipendenza scozzese. Con i sondaggi che mostrano il 60% a favore
dell'indipendenza e con un crescente risentimento a nord della
frontiera, possiamo vedere molto facilmente lo smembramento del
Regno unito in un prossimo futuro. Con discorsi su un sondaggio di
frontiera in Irlanda del Nord, presto vi sarà poco rimasto del Regno
"Unito".
Sembra che tutto si stia disfacendo. Tutte le vecchie certezze sono
scomparse. La Gran Bretagna è stata gettata nello scompiglio,
politicamente, costituzionalmente, socialmente ed economicamente.
Più tardi quest'anno o agli inizi del prossimo anno vi potrebbero
essere delle elezioni generali, mentre un nuovo leader Tory tenta di
rafforzare la propria posizione. Con i blairiti che attaccano
implacabilmente
Jeremy Corbyn, vi
potrebbe essere la possibilità di andare alle urne.
I blairiti tradiscono da anni la classe lavoratrice e stanno
incrementando un colossale risentimento verso il Partito Laburista.
Corbyn ha conquistato la leadership del partito come reazione a questo.
I blairiti sono il motivo per cui in Scozia il
Labour è
stato politicamente frantumato. Sono saltati nel letto dei
conservatori e dei liberal-democratici e sono completamente screditati.
Hanno fatto lo stesso in questo referendum.
Nei loro sforzi per defenestrare Corbyn
sono diventati isterici. Il loro tentato voto di
sfiducia contro di lui è una pugnalata alle spalle. La maggioranza
del governo ombra si è dimesso e si è associato al tentativo di colpo di
mano.
Ma quando è troppo è troppo!
Corbyn non
ha nessun'altra alternativa che andare all'offensiva. La Rivoluzione di
Corbyn nel
partito è stata soltanto per metà una rivoluzione. Ha bisogno di essere
completata. Dovrebbe convocare una conferenza d'emergenza
del
Partito Laburista per sistemare la questione su chi guida il
partito: il leader eletto oppure la cricca blairita in parlamento?
Dovrebbe muoversi immediatamente per reintrodurre la riselezione
obbligatoria dei deputati allo scopo di sloggiare i cuculi tory nel
nido.
Il capitalismo è crisi: far pagare i padroni!
Il referendum sulla UE ha dimostrato come uno stato d'animo di
malcontento può essere deviato verso canali reazionari. L'offerta dello
status quo non
potrà mai conquistare questi strati disincantati. Volevano il
cambiamento.
Ciò che era necessario era un coraggioso programma del Partito
Laburista per opporsi alla UE dei padroni e combattere per la
trasformazione socialista della società. Questo è l'unico modo per
risolvere i problemi dei posti di lavoro, dei salari e degli alloggi.
Abbiamo avvertito: senza di questo, l'umore di malcontento troverà altri
sbocchi.
Non importa come hanno votato, sia i sostenitori del
Remain
che
del
Leave saranno ora traditi mentre ci viene chiesto ancora una
volta di pagare per la crisi. Siamo in un'epoca di sistema capitalista
declinante, che può continuare soltanto con l'austerità permanente.
Dentro o fuori dall'Unione Europea non farà nessuna differenza
fondamentale per i lavoratori.
Anche gli strateghi del grande capitale hanno un senso di
presentimento. "Ciascuno di questi elementi di instabilità
– i
britannici, gli europei, il globale
– nei
prossimi mesi interagiranno l'uno con l'altro
in modi imprevedibili", spiega il
Financial Times.
Esso
conclude: "Ma la realtà è che la Gran Bretagna sembra preparata per il
caos politico, sociale ed economico".
Il sistema capitalista è in una crisi spaventosa. Essa minaccia
tutte le conquiste del passato. Vi è un crescente umore anticapitalista
riflesso in tutti i tipi di modi. Il
Financial Times,
il
portavoce del grande capitale, afferma senza mezzi termini che "la
globalizzazione non funziona. La grande impresa è diventata brutte
notizie politiche...
Dal 2008 le ingiustizie sono state amplificate dall'austerità: l'1%
più ricco è stato appena toccato... Il capitalismo aveva bisogno di
risparmi, ma nel salvare le istituzioni finanziarie con il denaro dei
contribuenti, i governi hanno trasferito le tensioni dai mercati alla
politica... Se vogliono salvare la democrazia liberale dovranno
riformare il capitalismo".
Ma il capitalismo non può essere riformato. E' basato sullo
sfruttamento dei lavoratori. I capitalisti estorcono dai lavoratori il
lavoro non retribuito. La disuguaglianza è un risultato inevitabile
della proprietà privata e della produzione per il profitto. Soltanto
abbattendo questo sistema fallito che ora è in crisi permanente il
potenziale produttivo può essere utilizzato per i bisogni dei popoli e
non per i profitti per la classe dei miliardari. Noi dobbiamo usare
questa crisi non per salvare il capitalismo ma per porvi fine.
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