Bush ordina il sequestro dei beni di coloro
che minacciano gli "sforzi di stabilizzazione" dell'Iraq
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Con un ordine esecutivo estremamente ampio emanato il 17 luglio, il presidente Bush ha autorizzato il Dipartimento del Tesoro a congelare la proprietà di chiunque venga stabilito che ostacoli le azioni degli USA in Iraq e la stabilità del regime di Baghdad sostenuto dagli USA. La formulazione è sufficientemente vaga da comprendere non soltanto coloro che resistano direttamente all'occupazione, ma anche i cittadini USA coinvolti in attività contro la guerra. L'ordine esecutivo, pubblicato sotto il titolo "Blocco della proprietà di certe persone che minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq", cita i poteri concessi al presidente in base all'International Emergency Economic Powers Act del 1977 (IEEPA). Quella legge originariamente era intesa a regolare il potere del presidente USA di dichiarare embarghi commerciali contro altri paesi. Ad iniziare dall'amministrazione Clinton, i poteri in base alla IEEPA sono stati ampliati per includere il blocco di attività finanziarie di singoli individui presi di mira dagli USA, compresi "terroristi designati" ed "organizzazioni terroristiche designate". L'ordine del 17 luglio è scritto più ampiamente degli ordini precedenti. Inizia con la dichiarazione che vi è una "minaccia eccezionale e straordinaria alla sicurezza nazionale ed alla politica estera degli Stati Uniti posta da atti di violenza che minacciano la pace a la stabilità dell'Iraq ed indeboliscono gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e le riforme politiche in Iraq e di fornire assistenza umanitaria al popolo iracheno". Successivamente a questa dichiarazione, l'ordine conferisce al governo l'autorità di congelare "tutte le proprietà e gli interessi nella proprietà" di "qualunque persona" determinata dal Segretario al Tesoro, in consultazione con il Segretario di Stato ed il Segretario alla Difesa, "che abbia commesso o ponga un rischi significativo di commettere, un atto o atti di violenza che abbiano lo scopo o l'effetto di (a) minacciare la pace o la stabilità dell'Iraq oppure il governo dell'Iraq; o (b) indebolire gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e le riforme politiche in Iraq o per fornire assistenza umanitaria al popolo iracheno". L'inclusione di questo gruppo in coloro che "pongano un significativo rischio di commettere" atti di violenza è particolarmente rilevante. Viene lasciato al governo decidere chi ponga un simile rischio. Anche ciò che si intende per "ricostruzione economica e riforme politiche" è ambiguo. La "ricostruzione economica" è senza dubbio rivolta ad includere, tra altre cose, la determinazione da parte degli USA di far accettare una legge che apra i campi petroliferi iracheni allo sfruttamento da parte delle società USA. Sono pure minacciati di avere congelate le loro proprietà tutti coloro che sono definiti "avere materialmente assistito, patrocinato o fornito appoggio finanziario, materiale, logistico o tecnico per, o merci o servizi a sostegno di, un tale atto o atti di violenza o qualunque persona le cui proprietà ed interessi nella proprietà siano bloccati conformemente a questo ordine". In altre parole, non sono solamente coloro che commettono o pongano il rischio di commettere atti di violenza che possono vedersi congelate le loro proprietà, ma anche chiunque sia stabilito abbia sostenuto in qualche modo tale persona. Questo comprende chiunque venga scoperto che sia "posseduto o controllato da, o di avere agito o inteso agire per o per conto di, direttamente o indirettamente, qualunque persona le cui proprietà ed i cui interessi nella proprietà siano congelati conformemente a questo ordine". Chi potrebbe rientrare in questa categoria estremamente ampia? "Beni o servizi a sostegno di" una persona accusata di destabilizzare l'Iraq potrebbe comprendere tutti, dal barbiere, il medico oppure l'avvocato che difende il suo cliente contro l'imposizione dell'ordine. Inoltre, il termine "persona" è definito per includere qualsiasi "entità"—vale a dire, qualsiasi "collaborazione, associazione, fondo, joint venture, società, gruppo, sottogruppo o altra organizzazione". Perciò, qualsiasi individuo, partito o organizzazione, compresa una organizzazione pacifista, che viene deciso o che ponga una minaccia di eseguire un atto di violenza in Iraq o che sia in un modo o nell'altro "appoggiando" un altro individuo, partito o organizzazione che ponga una simile minaccia, potrebbero avere bloccati i loro beni. L'ordine vieterebbe anche a qualunque individuo sotto la giurisdizione degli USA di donare finanziamenti a, o di ricevere finanziamenti da, qualsiasi individuo o organizzazione che sia soggetto all'ordine. In base allo statuto IEEPA, una persona che violi l'ordine può essere soggetta ad una pena che va fino a 10 anni di carcere ed a migliaia di dollari di multa. Vi sono stati veramente pochissimi commenti ed attenzione dei media sull'ordine. Quando interrogata, comunque, l'amministrazione Bush ha sostenuto fermamente che è inteso a coprire una stretta fascia di individui in Iraq. Il Segretario Stampa della Casa Bianca Tony Snow ha detto: "Ciò che viene realmente preso di mira sono gli insorti e coloro che sbattono contro il confine" dell'Iraq. Raccogliendo questa linea, un articolo della AP del 17 luglio diceva che l'ordine è "un nuovo strumento ... mirante a porre pressione finanziaria sulla gente che dirige le reti che reclutano ed inviano in Iraq aspiranti terroristi". Questa è comunque un'esposizione completamente falsa. Primo, l'ordine non è limitato a "aspiranti terroristi" in Iraq e nei paesi attorno, ma si applica a chiunque sia determinato dal governo USA che stia operando per destabilizzare il regime fantoccio sostenuto dagli USA e si si opponga all'occupazione. Secondo, come ha notato l'editorialista del Washington Post Walter Pincus in una colonna del 23 luglio, "il testo dell'ordine, se interpretato in senso lato, potrebbe gettare una rete molto più grande per comprendere non soltanto coloro che commettano azioni violente o pongano il rischio di farlo in Iraq, ma anche parti terze—come cittadini USA in questo paese—che consapevolmente o inconsapevolmente aiutino o incoraggino tali persone". Effettivamente, nell'ordine l'unico riferimento ai cittadini USA è inteso a negare specificamente qualsiasi diritto aggiuntivo. Sostiene che per chiunque "che possa avere una presenza costituzionale negli Stati Uniti ... un precedente avviso a tali persone di misure da prendere conformemente a questo ordine renderebbero queste misure inefficaci", e che perciò non è richiesto nessun precedente avviso. L'ordine esecutivo del 17 luglio è l'ultimo di una serie di ordini destinati a bloccare le attività finanziarie come parte delle operazioni in Iraq. Questi sono tutti fondati sullo stato di emergenza nazionale dichiarato il 22 maggio 2003 con l'Executive Order 13303. Lo IEEPA può essere azionato soltanto con la dichiarazione di emergenza nazionale in base al National Emergency Act del 1976. Comunque, la funzione principale dell'ordine 13303 era di proteggere i contraenti USA e le società petrolifere che operano in Iraq. (Vedi “Bush grants permanent legal immunity to US corporations looting Iraqi oil”) Successivamente questo ordine è stato ampliato. L'EO 13315 (28 agosto 2003) è stato emanato per permettere al Segretario al Tesoro di confiscare i beni degli ex membri del regime di Saddam Hussein e dei loro familiari. L'EO 13364 (29 novembre 2004) ha allargato la portata della emergenza nazionale dichiarata per comprendere "la minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale ed alla politica estera degli Stati Uniti" posta da qualsiasi procedimento giudiziario contro la Banca Centrale dell'Iraq". Questi ordini fanno parte del più vasto tentativo di prendere di mira chiunque fornisca "sostegno materiale" ai cosiddetti terroristi o insorti iracheni. Un simile ordine esecutivo approvato poco tempo dopo l'11 settembre 2001 si applicava molto largamente a tutti quelli definiti dal presidente essere "specialmente designati terroristi globali" o stare appoggiando o "altrimenti associati" con terroristi o organizzazioni terroristiche. Nel novembre 2006, un giudice federale di Los Angeles ha disapplicato l'ordine in un caso portato dalla Humanitarian Law Association e dal Center for Constitutional Rights. Il giudice ha deciso che l'ordine è incostituzionalmente vago perché attribuisce al presidente "libero arbitrio" e perché qualcuno potrebbe essere "soggetto a designazione in base all'autorità del presidente per qualsiasi ragione, compreso per ... associarsi con qualcuno elencato" come un terrorista. Il caso è ancora in lite ed appello. Un potere simile è incluso nello statuto del "sostegno materiale", che risale al 1984, ma che è stato ampliato da una sezione dell'USA Patriot Act. La legge rende un crimine procurare "sostegno materiale" ad organizzazioni che siano dichiarate terroristiche. Shane Kadidal, legale del Center for Constitutional Rights che rappresenta dei querelanti che impugnano questi provvedimenti, ha detto a WSWS che danno al presidente ampia discrezione non soltanto di determinare quali organizzazioni ed individui siano inclusi, ma anche cosa definisce il "sostegno materiale". "Un crimine di associazione" è stato creato, ha detto la Kadidal, "e tutti questi statuti si esprimono molto largamente". I provvedimenti possono criminalizzare certe azioni come fornire merci e servizi a scopo umanitario. La Kadidal ha prestato attenzione alla sezione dell'ordine esecutivo del 17 luglio che proibisce a singoli individui di ricevere finanziamenti da organizzazioni designate. "ovviamente questo non ha nulla a che fare con il tagliare le risorse al gruppo in questione", ha detto, "E' un tentativo di osteggiare la libera associazione".
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