Venerdì 19 gennaio 2007

"Fascismo" in Serbia, "la liberazione della Krajina",

ed i "genocidi" in Kosovo e Bosnia

 

Un breve commento sulla duttilità dell'imperialismo etico

 

 

In The War in Croatia and Bosnia-Herzegovina 1991-1995, pubblicato un paio di mesi dopo gli attacchi alle torri gemelle, Marko Atilla Hoare, figlio dei litigiosi Branka Magas e Quintin Hoare, ritenne giusto descrivere la pulizia etnica di circa 200.000 serbi dalla Croazia nel 1995 come la "liberazione della Krajina". In ciò era in accordo con il regime croato, il suo ambasciatore, l'ambasciatore USA in Croazia Peter Galbraith (che specificamente negava si trattasse di pulizia etnica), gli apologhi della Croazia come il duca tedesco Otto d'Asburgo (che al Parlamento Europeo si riferì alla pulizia etnica come liberazione) e tacitamente la maggior parte dei media occidentali. Bob asserisco che Hoare fosse persuaso dal nazionalismo croato e neanche suggerirei che lo fosse sua madre, dal momento che entrambe le pretese mi porterebbero verso una direzione pericolosa. Tuttavia, il suo materiale stampato racconta in se stesso una storia sufficiente. In realtà, solamente pochi scettici onesti come Robert Fisk all'epoca lo hanno chiamato per quello che era.

Per contrasto, naturalmente, la guerra in Bosnia, specialmente incluso il massacro di musulmani bosniaci a Srebrenica da parte delle forze serbe, sono uniformemente riferite come "genocidio" dai media ufficiali (e Hoare non è uno che contesta questa tendenza). Infatti è stato, secondo la maggior parte dei resoconti, un genocidio che regge il confronto con l'olocausto dei nazisti. Non è stato così, persino i tassi di mortalità durante il conflitto sono stati esagerati consapevolmente e continuano ad esserlo. E' improbabile che incontriate qualcuno interessato all'argomento che non sa che durante la guerra in Bosnia furono uccise 260.000 persone. E' assiomatico che questa cifra rappresenti uno sforzo condotto dai serbi per sterminare la popolazione musulmana bosniaca. I ricercatori del Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia (ICTY) che hanno condotto uno studio sulla materia rilasciato nel 2005 hanno scoperto qualcosa di alquanto diverso. Furono uccisi circa 102.622 civili e soldati; 55.261 civili (dei quali 38.000 erano musulmani e croati e 16.700 serbi) e 47.360 soldati (dei quali 28.000 erano musulmani, 14.000 serbi e circa 6.000 croati). Queste cifre sono i tassi di mortalità che ci si aspetterebbero in una guerra civile, che riflettono l'equilibrio delle forze da ogni parte: ed è stata davvero una guerra civile.

Un linguaggio simile abbondava durante la guerra del Kosovo, con anche la campagna di Milosevic contro il KLA (UCK) descritta come 'genocidio' dai leader occidentali. Jonathan Freedland nell'aprile del 1999 scrisse che "Proprio come lo studioso USA Daniel Goldhagen ha dimostrato come fosse impossibile per i tedeschi comuni esseri ignari della soluzione finale, così i serbi di oggi non possono affatto pretendere di essere all'oscuro". Due settimane più tardi, Goldhagen scrisse per lo stesso giornale che "nella loro sostanza, le azioni della Serbia solamente in proporzione sono differenti da quelle della Germania nazista. Milosevic non è Hitler, ma è un macellaio da genocidio che ha provocato la carneficina di molte decine di migliaia di persone". I serbi avevano "fatto del loro meglio per rammentare al mondo dell'Olocausto", e, come "in Germania ed in Giappone, la sconfitta, l'occupazione ed il rimodellamento delle istituzioni politiche e della mentalità prevalente in Serbia sono moralmente ed alla fine praticamente necessari". Il Segretario alla Difesa USA William Cohen raccontò al mondo che mancavano e si presumevano morti 100.000 uomini in età da servizio militare (per non dire di donne e bambini). Il Mirror notò "Echi dell'Olocausto". In Kosovo vi furono certamente molte morti - forse tanti quanto 2.000 - ma non vi è bisogno di dire che, per tutti i crimini della campagna di controinsurrezione di Milosevic in Kosovo, lì non vi fu nessun genocidio. L'ICTY  con riluttanza lo riconobbe e l'ICTY non è noto per la sua ostilità nei confronti della propaganda occidentale.

Infine, era articolo di fede tra gli apologhi dell'intervento occidentale e della secessione che i serbi fossero fascisti. Per esempio, Hitchens continua a sostenere che Milosevic voleva imporre "una landa di fascismo ortodosso serbo". Tuttavia, uno stato con un governo eletto, partiti di opposizione legali, sindacati indipendenti e manifestazioni dell'opposizione permesse malgrado la sua brutalità non potrebbe essere descritto come fascista. Se vi era un regime che proprio portava qualche traccia di fascismo, questo era il governo croato, del quale gli apologhi dello smembramento della Jugoslavia sotto la guida occidentale non riuscirono a discolparsi. L'utilizzo di questo linguaggio ed ovviamente il suo sottinteso apologetico, degradano proprio il concetto di fascismo, precisamente come l'utilizzo opportunistico del termine 'genocidio' vizia l'impatto di questo termine. Nondimeno non si finisce mai di sentire di nuove forme di 'fascismo' da parte dai sostenitori dell'impero. I parlamentari conservatori riscoprirono il senso peggiorativo del termine durante la guerra delle Falkland, quando improvvisamente si accorsero che l'ex protetto che aveva rubato pecore britanniche era un dittatore, e da allora abbiamo avuto fascismo in Iraq, fascismo in Jugoslavia e 'fascismo islamico' da prendere in considerazione. Abbiamo anche avuto Hari spiegare come vi siano due opposte tradizioni della sinistra: antifascismo ed antimperialismo. Questo era un aggiornamento dell'affermazione di Fred Halliday durante la prima guerra del Golfo che egli preferiva l'imperialismo al fascismo. Continuo ad aspettare che una di queste persone aggiorni la massima di Rosa Luxemburg e ci dica che le scelte alle quali si trova di fronte l'umanità sono imperialismo o barbarie.

posted by lenin