Lunedì-Mercoledì, 3-5 settembre 2007
IL SEGRETO MEGLIO CUSTODITO DELL'AMERICA
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Durante Desert Storm le forze più potenti non erano le bombe o i missili sganciati sull'Iraq. Senza sparare un colpo, i media USA assicurarono la distruzione dell'Iraq. La loro remissività alle richieste del governo USA bloccò ogni discussione su una composizione negoziata della crisi. Schwarzkopf ammise il tutto il giorno dopo il cessate il fuoco. Ad una conferenza stampa, rideva mentre raccontava ai giornalisti: "Aveste stampato tutto proprio nel modo nel quale l'abbiamo detto". Se i media avessero tentato di scoprire la verità oppure dato ad entrambe le parti la possibilità di essere ascoltate, vi è la possibilità che non vi sarebbe mai stata una Desert Storm. L'opinione pubblica degli USA non aveva nessuna idea del perché l'Iraq era andato in Kuwait o della storia dell'area. Ancora oggi, a causa della cronaca prevenuta, il pubblico americano, per la maggior parte, pensa che Saddam Hussein stesse tentando di dominare il mondo. Durante Desert Shield, la campagna pubblicitaria al massacro, vi erano molte chiacchiere sull'imminente azione militare. Per mesi, abbiamo ascoltato molte voci, comunque, quelle che appoggiavano l'azione militare dominavano il dibattito. Occasionalmente, veniva data la possibilità di parlare ad un oppositore della soluzione militare, ma il messaggio era solitamente annullato dall'opposizione e dai moderatori degli spettacoli radio e TV. Ai politici era permesso di raccontare al pubblico USA scandalose bugie sulla situazione. La stampa si comportava con negligenza nel mettere in discussione queste menzogne, così seguirono bugie sempre maggiori. I media, i militari, i politici ed i funzionari dell'amministrazione erano esonerati dal dover dire la verità. Ci vorrebbero migliaia di pagine per registrare le mancanze dei media nel loro ruolo di leccapiedi durante Desert Shield e Desert Storm, ma una parte di storia è stata totalmente ignorata dalla stampa USA — la formazione da parte dell'ex ministro della giustizia USA Ramsey Clark di un tribunale per i crimini di guerra ed i seguenti processo e sentenza contro il governo USA. Nel febbraio del 1991, Ramsey Clark visitò l'Iraq all'apice dei bombardamenti alleati. Non era una bella vista. Clark ritornò con molti nastri video e storie di orrori della popolazione civile irachena che era bombardata, nonostante la smentita del governo USA. Nessun nastro fu mostrato alla televisione USA ed il messaggio di Clark andò inascoltato ed inosservato. Shortly after the cease-fire, Clark formed a Commission of Inquiry to travel to Iraq to see if there was enough evidence to put the U.S. government on trial for war crimes and crimes against peace. The Commission found a wealth of evidence and returned to the U.S. Nei nove mesi successivi, Clark e diversi membri della Commissione viaggiarono in tutto il mondo per raccogliere ulteriori prove di crimini di guerra. I risultati furono schiaccianti. La gente si faceva avanti per portare prove di atrocità perpetrate contro la popolazione dell'Iraq, i suoi militari, l'ambiente ed i cittadini di altri paesi. Ogni volta che la Commissione prendeva delle prove, sia in Europa, che in Asia, in Africa o in Medio Oriente, i media di molti paesi erano presenti. Nonostante la grande presenza ad incontri, i media USA erano assenti. Il 29 febbraio 1992, a New York City, il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra si riunì per processare George Bush, Dan Qualye, James Baker, Dick Cheney, William Webster, Colin Powell, Norman Schwarzkopf ed altri con 19 accuse di crimini contro la pace, crimini contro l'umanità ed altri atti criminali ed alti crimini. L'auditorium della Scuola Superiore Martin Luther King era strapieno (più di 1.500 persone) e molti altri erano in fila all'esterno per ascoltare il procedimento dagli altoparlanti. I media di trasmissione di diversi paesi riportarono il processo dal vivo, ma, nonostante la presenza e la cronaca internazionale, l'evento fu totalmente ignorato dalla stampa USA. La giuria era composta da 21 persone da vari paesi e decise sui seguenti 19 capi d'accusa:
Quando il processo si è concluso, vi è stato un verdetto. Secondo la Commissione di inchiesta per il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra: La giuria del Tribunale ha concluso un pomeriggio di testimonianze reputando il presidente USA George Bush ed i suoi associati ed alleati colpevoli di crimini di guerra, crimini contro la pace e crimini contro l'umanità. Ha fondato questa decisione su chiare violazioni del diritto internazionale. I membri del Tribunale comprendevano attivisti internazionalmente noti dei diritti civili, operatori legali ed attivisti. Alcuni hanno servito nei governi dei loro paesi, altri nelle prigioni; alcuni hanno fatto entrambe. Riflettono una diversità di culture, nazionalità ed ideologie. Quando è arrivato il momento di emettere un giudizio, sono stati unanimi. La folla ha cominciato ad urlare ed applaudire mentre l'avvocato Deborah Jackson degli USA leggeva il verdetto: colpevoli per tutti i 19 capi d'accusa per crimini di guerra. Come potrebbe essere ignorato dalla stampa un processo tenuto negli USA contro il governo USA? Il solo argomento avrebbe dovuto stimolare la curiosità dei media. L'oscuramento non era dovuto a mancanza di comunicazione da parte del Tribunale Internazionale per i crimini di guerra — furono inviati molti comunicati stampa e vennero fatte molte telefonate nel tentativo di ottenere pubblicità. Ho tentato di scoprire perché vi è stata una mancanza di cronaca. Dapprima ho parlato con Irv Cass, direttore del telegiornale di Canale 39, affiliato alla NBC a San Diego, California. Ha spiegato: "Potrebbe esserci una molteplicità di motivi del perché non ce ne siamo occupati. Ottenevamo notizie da una varietà di fonti, come AP, NBC Network r CNN". Potrebbe essere il colpevole la AP (Associated Press), l'agenzia dalla quale ricevono le loro informazioni milioni di stazioni televisive, stazioni radio e quotidiani? Secondo Adrianne Weil Parks dell'ufficio della AP di New York, la AP è pulita su questo problema. Ha detto: "Sicuro, ho trasmesso tutta la loro (Tribunale) roba. Credetemi, la ho messa fuori". Alle tre principali agenzie di notizie (AP, UPI e Reuters) sono state date molte informazioni da parte del Tribunale. La UPI ha ammesso di avere ricevuto le informazioni, ma di non aver potuto verificare se furono trasmesse. La Reuters spedì la storia. Secondo Art Spiegleman della Reuters: "Abbiamo distribuito la storia un paio di giorni prima che si svolgesse (il processo)". Almeno due delle tre principali agenzie di notizie hanno annunciato il Tribunale per i crimini di guerra, lasciando ai media una scusa in meno per non pubblicare la storia. Paul Ahuja era il direttore stampa del Tribunale. Ha menzionato alcune pubblicazioni che non hanno coperto la storia a causa della sua natura controversa. Ahuja ha ricordato una conversazione con Sidney Schanberg di Newsday nella quale Schanberg gli disse: "Non posso occuparmi di questa storia. Verrei licenziato". Il New York Times è stato esattamente schizzinoso. Il personale alla pubblicazione ha raccontato ad Ahuja: "Questa storia è un suicidio editoriale". Ramsey Clark è stato critico della copertura dei media di Desert Storm e della mancanza di copertura del Tribunale. Ha detto: "La stampa è stata totalmente inadempiente. E' cominciato con Grenada". Il suo riferimento a Grenada alludeva all'oscuramento governativo della copertura stampa dell'invasione dell'isola da parte delle forze USA nel 1983. Clark ha aggiunto: "Loro (la stampa) per un po' si sono lamentati, ma hanno presto dimenticato". Durante Desert Storm, Clark è stato rumoroso sulla sua opposizione; comunque, lui e molti altri oppositori sono stati totalmente esclusi dai media. Clark ha detto: "La stampa ha guidato il popolo americano a festeggiare un massacro". Clark ha chiamato i media negligenti nel tentare di ottenere i fatti. Ha dichiarato: Il mattino del 15 gennaio 1991 per il giornalismo americano è stato il momento più triste. Lì, al tavolo del cassiere ( all'Al-Rashid Hotel in Baghdad), i giornalisti saldavano il conto. Ecco la stampa, il cui dovere è di fare la cronaca dei fatti per l'opinione pubblica, che saldava il conto. Secondo Clark, il giornalisti hanno utilizzato la scusa del pericolo imminente per la loro partenza. Ha detto: "E' come se un pompiere dicesse, 'Accidenti, è un grosso incendio. Non andrò la dentro'".
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