Ci viene chiesto di pagare il conto degli abusi del capitalismo, sostiene .
8 ottobre 2008
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NON sanno cosa stanno facendo. Lo scorso fine settimana il Dipartimento del Tesoro USA ha ammesso che la cifra di $700 miliardi dei quali dice di avere bisogno per salvare i banksters (banchieri gangsters, n.d.r.) "non è basata su nessun particolare punto dati". In altre parole, hanno fatto uscire la cifra succhiandosi i pollici. Di questo non ci si deve meravigliare. Per una generazione, i consulenti finanziari, i politici e gli esperti di un tipo o l'altro che ogni notte si sono messi in mostra di traverso ai nostri schermi televisivi hanno intonato un mantra che celebrava la maestà del libero mercato. L'intervento statale era opera del demonio. La spesa statale doveva essere limitata, il settore pubblico tagliato da una troppo grande misura, mentre gli aggressivi, dinamici ed intraprendenti capitalisti che rischiano dovevano essere liberati da tutte le restrizioni, di modo che potessero creare la ricchezza che, così ci assicuravano, ad un certo indefinito momento in futuro, sarebbe gocciolata alle classi inferiori. Invece, la ricchezza, per così dire, del popolo in fondo ha iniziato a gocciolare in alto. Dove sono ora? Dove sono gli economisti universitari ed i corrispondenti economici le cui idee e presunzioni sono state rivelate come palle di fumo tossico? Perché ora non sono nei telegiornali, a chiedere scusa, vestiti con abiti di tela di sacco, la fronte ricoperta di cenere penitenziale? Essere un commentatore borghese significa non dover mai dire mi dispiace. E' stato negli Stati Uniti che le glorie del libero mercato sono state più fervidamente abbracciate, al punto che la libertà per il mercato è stata presa come sinonimo della libertà stessa. Istituire in Iraq il libero mercato è stato esplicitamente identificato da Donald Rumsfeld come lo scopo chiave dell'invasione del 2003. Vi è un'altra cosa della quale non abbiamo sentito molto nel corso della truffa dei banksters: l'Iraq. Testimoniando in giugno al Congresso, William Beach della Heritage Foundation--la sua missione: "formulare e promuovere politiche pubbliche conservatrici fondate sui principi di libera impresa, governo ristretto, libertà individuale (e) tradizionali valori americani"--ha calcolato che ai contribuenti americani finora la guerra in Iraq era costata $646 miliardi, più $68,6 miliardi già stanziati per il prossimo anno--più della stima dell'amministrazione Bush del costo totale del fondo per il benessere di Wall Street. Per quanto riguarda generalmente la spesa per le armi, giusto nel mezzo delle grida e del panico del dibattito sul salvataggio da $700 miliardi, la Camera dei Rappresentanti ha approvato un bilancio militare di $612 miliardi per il 2009. Il New York Times ha riferito la storia in tre paragrafi. Come il sistema capitalista che è intesa a proteggere, la spesa militare viene ritenuta fuori discussione. Sentito nessuno suggerire che il ritiro dall'Iraq potrebbe liberare fino a qualche miliardo per alleviare la crisi? - - - - - - - - - - - - - - - - PERCHE' DOVREBBERO preoccuparsi? Il loro interesse è di assicurare che i ricchi continuino ad ottenere guadagni facili, mentre i poveri vengono alimentati con la farina d'orzo. E non solamente negli USA. Il New Labour ha promesso di venire fuori con tanto del nostro denaro che ci vuole per salvare il sistema bancario britannico. Qui vi è coerenza. In marzo, il ministro dell'economia John Hutton ha detto ad un pranzo per aristocratici nella city di Londra che "Qualsiasi partito progressista degno di questo nome deve difendere entusiasticamente la causa di mettere in grado la gente di salire senza limiti, libera da ogni barriera che la trattenga". "Le immense retribuzioni" dovevano essere le benvenute. Riferendosi direttamente ai trader della City, ha dichiarato che "l'aspirazione e l'ambizione sono sentimenti umani naturali". Non vi è nessun bisogno di scavare o far ricerche per scoprire l'ideologia che ha portato all'imbarazzante situazione attuale. E' nelle idee centrali del New Labour, come del consenso bipartitico negli USA. La classe dominante da entrambe le parti dell'Atlantico si è precipitata al salvataggio dei ricchi perché, bene, è questo ciò che fa. La differenza ora è che il funzionamento del loro sistema è stato messo in mostra alla vista del pubblico. E' strano sentire il sistema nominato nelle notizie. Soltanto poco tempo fa, emettere la parola "capitalismo" in un discorso pubblico veniva identificato come una curiosa stravaganza. La premessa tacita era che non vivevamo sotto nessun particolare sistema di organizzazione economica. Questo era solamente il modo nel quale erano le cose. Naturale, inevitabile, eterno, incontestabile, necessario ed inosservato come l'aria che respiriamo. Ora, cantano tutti in armonia da uno spartito totalmente differente. Abbiamo bisogno di limitazioni al mercato, di frenare gli eccessi. Gli yuppies rombanti nei wine bar sono diventati uno spiacevole imbarazzo. Certo, vi sono stati degli eccessi. Ma Bear Stearns, AIG, HBOS, Bradford and Bingley, Morgan Stanley, Lehman Brothers ecc. ecc. Non sono attori marginali, ma pilastri dell'establishment finanziario globale e sono tutti andati in picchiata per l'avidità. Ora al resto di noi viene chiesto di pagare il conto. Per la gente comune non è questo il momento di mostrare il contenimento del quale il capitalismo si è sentito con disinvoltura libero di fare a meno quando l'andazzo era buono. La prossima volta che un politico, un economista o un dirigente ci dice di trattenerci sulle richieste salariali oppure osa parlare di tagli, flessibilità, riduzione di dimensioni o di esuberi di personale "per il bene del paese", dovrebbe essere cosparso di scherno. Pubblicato per la prima volta sul Belfast Telegraph. |
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