I mercati finanziari contro il popolo: indignazione per i prestiti eurozona di FMI-UE

Bretton Woods Project|13 SeTTEMBRE 2011

 

 

La crisi del debito sovrano nell'eurozona, dove la Grecia ha ora bisogno di un secondo giro di prestiti, minaccia grandi economie come la Spagna e l'Italia, ma i pacchetti di prestito sostenuti dal FMI che esigono profonda austerità con attenzione insufficiente alle responsabilità dei mutuanti mandano in collera il pubblico.

La perdita di fiducia del mercato nei governi dell'eurozona ha cominciato a colpire alla fine di luglio gli attori principali, con la Spagna e l'Italia che affrontano costi significativamente crescenti per l'assunzione di prestiti. In termini assoluti, l'Italia è il terzo paese più indebitato al mondo dopo gli Stati Uniti ed il Giappone e presenta un problema per entrambe l'Europa e il FMI, poiché le attuali strutture di prestito semplicemente non sono abbastanza grandi per trattare le potenziali necessità di assunzione di prestiti italiane. Secondo il Financial Times, il FMI è più probabile che sia coinvolto nel prestare alla Spagna, forse attraverso un accordo per una Linea di Credito Flessibile non condizionata (vedi Update 65), perché "la squadra del FMI è ben disposta verso la Spagna, dove il governo di José Luis Rodríguez Zapatero ha attuato delle riforme difficili che sembra probabile continuino dopo le elezioni generali di novembre". La popolarità di Zapatero è precipitata come risultato di un pacchetto di austerità e di un emendamento costituzionale per bilanci in pareggio, costringendolo ad annunciare in aprile che non cercherà la rielezione.

E' anche scoppiato un grande dibattito sul ruolo del FMI in Grecia, dove, dopo una pausa estiva, all'inizio di settembre sono ricominciate massicce proteste di piazza contro le politiche di austerità. Come previsto da molti analisti, all'inizio di quest'anno la Grecia non è stata in grado di emettere di nuovo obbligazioni, che era stato il piano in base al pacchetto originale di FMI-UE (vedi Update 76, 75, 73, 71, 71). Alla fine di luglio, i leader dell'eurozona erano di principio d'accordo su un secondo pacchetto di prestiti di €109 miliardi ($154 miliardi) per tappare il divario di finanziamento della Grecia, ancora con nuove condizioni e richieste di austerità. Il FMI ed la sua nuova leader Christine Lagarde sono stati silenziosi se il anche Fondo presterebbe di più; ha fornito un terzo del finanziamento per i programmi passati.

Uno dei principali punti d'impasse nell'ottenere l'accordo europeo è stato quanto assumerebbero gli obbligazionisti di un colpo, poiché il FMI aveva insistito su qualche riduzione del debito. Questo si sta realizzando attraverso uno scambio obbligazionario 'volontario',  nel quale gli obbligazionisti greci stanno scambiando i titoli esistenti per dei nuovi di uguale valore facciale ma che saranno rimborsati nel corso di un periodo di tempo più lungo. Dopo avere preso in considerazione l'inflazione questo ridurrebbe il valore dei titoli di circa il 20%, molto meno del 50% di ribasso già visto negli scambi del mercato delle obbligazioni.

Questa richiesta per un'aperta riduzione del debito è insolita per il FMI e potrebbe suggerire che l'istituzione stia finalmente imparando le lezioni. Tuttavia gli attivisti sono rimasti insoddisfatti, affermando che l'accordo non ridurrebbe il debito greco a livelli sostenibili. In settembre, la Grecia ha annunciato cifre del PIL per la primavera che mostrano una contrazione annuale del 7,3%. Questa profonda recessione non è riflessa nel programma a medio termine di luglio del governo che ha presupposto una contrazione di appena il 3% nel 2011 ed è ancora proiettato che il rapporto debito/PIL raggiunga il 172% nel 2012. Su questo, i negoziati sull'accordo europeo all'inizio di settembre ancora continuavano, con divisioni sul tipo di collaterale che la Grecia offrirà agli altri paesi europei in cambio dei prestiti.

Ha spiegato Costas Lapavitsas dell'Università di Londra: "Il nuovo accordo non risolve i problemi del paese. Le banche private sono state costrette ad accettare che vi sarà un default parziale, ma sono stati dati termini molto favorevoli per scambiare il vecchio per il nuovo debito greco. Nel frattempo, il programma di austerità e di privatizzazione continuerà inesorabile, aggravando la recessione e peggiorando il peso del debito. ... In pratica, la Grecia è più vicina al default ed all'uscita dall'eurozona che in qualsiasi momento da quando è iniziata la crisi. La differenza è che questi eventi ora troveranno un'economia molto più debole, il risultato di due anni di politiche FMI/UE/BCE".

Yorgos Mitralias, un membro fondatore della Campagna di Controllo del Debito Greco, è d'accordo che "la situazione di entrambe il debito greco ed il governo greco sta peggiorando e certamente non è sostenibile. La conclusione non è difficile: ora quasi tutti, compresi i media internazionali e persino l'establishment' greco ed internazionale, riconoscono che la riduzione del debito greco è assolutamente insufficiente. Lo scenario più probabile è quello di attendere nelle prossime settimane, o, forse, nei prossimi giorni, un'esplosione generale della società greca".

Cephas Lumina, un esperto indipendente dell'ONU sul debito pubblico ed i diritti umani che riferisce al Consiglio per i diritti umani dell'ONU a Ginevra, ha dichiarato: "L'attuazione del secondo pacchetto di misure di austerità e di riforme strutturali, che include la privatizzazione in blocco delle imprese e dei beni statali, è probabile abbia un serio impatto sui servizi sociali fondamentali e perciò sul godimento dei diritti umani da parte del popolo greco, particolarmente nei settori più vulnerabili della popolazione come i poveri, gli anziani, i disoccupati e le persone con disabilità. I diritti all'acqua, al cibo, all'alloggio adeguato ed al lavoro in condizioni giuste ed eque non dovrebbero essere compromessi dall'attuazione di misure di austerità". Ha esortato il governo a "raggiungere un attento equilibrio tra l'austerità e la realizzazione dei diritti umani, tenendo conto del primato degli obblighi dei diritti umani degli stati".

L'avvertimento di Lumina per alcuni potrebbe arrivare troppo tardi. Nell'edizione di inizio luglio della rivista medica Lancet, dei ricercatori di università USA e del Regno Unito hanno riportato che un'analisi preliminare dei tassi di disoccupazione e dei suicidi mostrava che "i paesi che fronteggiano i più gravi capovolgimenti della fortuna finanziaria, come la Grecia e l'Irlanda, avevano delle crescite maggiori nei suicidi che gli altri paesi".

Difficoltà portoghese, resistenza irlandese

Il Portogallo, che in primavera ha assunto un prestito dal FMI e dalla UE (vedi Update 76, 75), sta fronteggiando dure condizioni. I media riportano che in Portogallo 430.000 famiglie potrebbero essere esposte ad essere senza casa a causa di una condizione della UE per rimuovere le restrizioni al mercato degli affitti di case. Il programma di privatizzazione del paese comprende la vendita di quasi 20 imprese statali che includono la linea aerea nazionale, i servizi pubblici dell'energia e dell'acqua, il servizio postale e l'ente teleradiofonico pubblico. Anche il costo della vita sta salendo drammaticamente con una media di aumenti del 15% nei prezzi del trasporto pubblico ed un sobbalzo dell'IVA dal 5 al 23% sui servizi pubblici fondamentali come l'elettricità ed il gas.

Il principale pomo della discordia per i sindacati portoghesi è il taglio ai contributi fiscali dei datori di lavoro alla sicurezza sociale, che è probabile sarà finanziata da ulteriori incrementi delle imposte di consumo allo scopo di impedire al deficit di aumentare. Secondo Nuno Teles, economista e redattore del sito web Ladri di biciclette, che segue le tracce della risposta portoghese alla crisi finanziaria, "anche se l'analisi ufficiale dimostrasse che era probabile che questa misura aggraverà la recessione, il governo è stato costretto ad andare avanti con essa dai creditori UE-FMI".

Avendo tenuto le elezioni parlamentari appena tre mesi fa, la protesta in Portogallo è stata relativamente tranquilla, ma i sindacati promettono scioperi in autunno poiché i tagli alla spesa pubblica pretesi come parte dei prestiti UE-FMI cominciano a mordere. Uno "sciopero contro l'impoverimento e l'ingiustizia" è fissato per l'inizio di ottobre ed un movimento giovanile modellato sulle proteste in Spagna e Grecia ha indetto un raduno a metà ottobre per portare la "democrazia nelle strade".

In Irlanda gli attori della società civile hanno aumentato la pressione sul loro governo sui prestiti di UE-FMI. All'inizio di luglio, il ministro delle finanze irlandese ha reclamato che la UE ed il FMI farebbero un profitto di €9 miliardi ($13 miliardi) dai prestiti irlandesi se il paese dovesse prendere in prestito i completi €68,5 miliardi disponibili. A metà luglio, a Dublino sono scoppiate le proteste contro i pacchetti di austerità durante una revisione del programma da parte di funzionari del FMI ed europei. L'Irlanda sta attuando rigorosamente la politica di austerità richiesta da UE-FMI ma ha tassi di crescita declinanti ed alla fine di agosto la disoccupazione ha colpito un nuovo punto elevato al 14,4%.

In Irlanda coloro che fanno campagna in maggio hanno lanciato un controllo del debito dei cittadini. "Concentrandosi particolarmente sul debito delle banche private incluso nella responsabilità pubblica, il controllo indipendente cercherà di aiutare il popolo in Irlanda ad una reale comprensione dei livelli del debito irlandese ed alle sue implicazioni", secondo una dichiarazione emanata congiuntamente dal sindacato UNITE e dalle ONG Afri and Debt e Development Coalition Ireland. Guidato da Sheila Killian del dipartimento di contabilità e finanza dell'Università di Limerick, ci si attende che pubblichi le sue conclusioni in settembre.

Devo rimanere o devo andare?

Con il primo giro di riduzione del debito in Grecia ora in trattativa, per l'eurozona è stato superato un ostacolo psicologico, tuttavia vi è ancora la questione se questi paesi farebbero molto meglio a lasciare l'eurozona piuttosto che sperimentare degli anni di stritolante recessione e di riduzione del salario dei lavoratori.

Jacques Sapir de L'École des Hautes Études en Sciences Sociales in Francia suggerisce che "L'assestamento fiscale necessario per stabilizzare il debito sovrano è troppo grande perché venga ingoiato da diversi paesi. ... L'effetto cumulativo di questi differenti piani di aggiustamento fiscale è probabile che getti l'eurozona in una recessione precedentemente sconosciuta. L'unica soluzione possibile sarebbe un default sul debito sovrano per alcuni paesi (Grecia e Portogallo e forse Irlanda). Ma la competitività economica di questi paesi non può essere ricostruita senza una forte svalutazione. ... Tuttavia, tale svalutazione non potrebbe ottenersi all'interno dell'eurozona: questi paesi sono quindi tenuti a lasciarla".

Il FMI, ricevendo questo messaggio dai paesi europei, si è fermamente rifiutato di considerare questo pubblicamente. Comunque, se la crisi dell'eurozona si aggrava potrebbe non essere in grado di restare in panchina di questo dibattito a lungo.