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La crisi del debito sovrano nell'eurozona, dove la Grecia ha
ora bisogno di un secondo giro di prestiti, minaccia grandi economie
come la Spagna e l'Italia, ma i pacchetti di prestito sostenuti dal
FMI che esigono profonda austerità con attenzione insufficiente alle
responsabilità dei mutuanti mandano in collera il pubblico.
La perdita di fiducia del mercato nei governi dell'eurozona ha
cominciato a colpire alla fine di luglio gli attori principali, con
la Spagna e l'Italia che affrontano costi significativamente
crescenti per l'assunzione di prestiti. In termini assoluti,
l'Italia è il terzo paese più indebitato al mondo dopo gli Stati
Uniti ed il Giappone e presenta un problema per entrambe l'Europa e
il FMI, poiché le attuali strutture di prestito semplicemente non
sono abbastanza grandi per trattare le potenziali necessità di
assunzione di prestiti italiane. Secondo il
Financial Times,
il FMI è più probabile che sia
coinvolto nel prestare alla Spagna, forse attraverso un accordo per
una Linea di
Credito Flessibile non condizionata
(vedi
Update 65),
perché "la squadra del FMI è ben disposta verso la Spagna, dove
il governo di
José Luis Rodríguez Zapatero ha attuato delle riforme difficili che sembra
probabile continuino dopo le elezioni generali di novembre". La
popolarità di Zapatero
è precipitata come risultato di un pacchetto di austerità e di
un emendamento costituzionale per bilanci in pareggio,
costringendolo ad annunciare in aprile che non cercherà la
rielezione.
E' anche scoppiato un grande dibattito sul ruolo del FMI in Grecia,
dove, dopo una pausa estiva, all'inizio di settembre sono
ricominciate massicce proteste di piazza contro le politiche di
austerità. Come previsto da molti analisti, all'inizio di quest'anno
la Grecia non è stata in grado di emettere di nuovo obbligazioni,
che era stato il piano in base al pacchetto originale di FMI-UE
(vedi Update
76,
75,
73,
71,
71). Alla fine di luglio, i leader
dell'eurozona erano di principio d'accordo su un secondo pacchetto
di prestiti di €109 miliardi ($154 miliardi) per tappare il divario
di finanziamento della Grecia, ancora con nuove condizioni e
richieste di austerità. Il FMI ed la sua nuova leader
Christine Lagarde
sono stati silenziosi se il anche Fondo presterebbe di più;
ha fornito un terzo del finanziamento per i programmi passati.
Uno dei principali punti d'impasse nell'ottenere l'accordo
europeo è stato quanto assumerebbero gli obbligazionisti di un
colpo, poiché il FMI aveva insistito su qualche riduzione del
debito. Questo si sta realizzando attraverso uno scambio
obbligazionario 'volontario', nel quale gli obbligazionisti
greci stanno scambiando i titoli esistenti per dei nuovi di uguale
valore facciale ma che saranno rimborsati nel corso di un periodo di
tempo più lungo. Dopo avere preso in considerazione l'inflazione
questo ridurrebbe il valore dei titoli di circa il 20%, molto meno
del 50% di ribasso già visto negli scambi del mercato delle
obbligazioni.
Questa richiesta per un'aperta riduzione del debito è insolita per
il FMI e potrebbe suggerire che l'istituzione stia finalmente
imparando le lezioni. Tuttavia gli attivisti sono rimasti
insoddisfatti, affermando che l'accordo non ridurrebbe il debito
greco a livelli sostenibili. In settembre, la Grecia ha annunciato
cifre del PIL per la primavera che mostrano una contrazione annuale
del 7,3%. Questa profonda recessione non è riflessa nel programma a
medio termine di luglio del governo che ha presupposto una
contrazione di appena il 3% nel 2011 ed è ancora proiettato che il
rapporto debito/PIL raggiunga il 172% nel 2012. Su questo, i
negoziati sull'accordo europeo all'inizio di settembre ancora
continuavano, con divisioni sul tipo di collaterale che la Grecia
offrirà agli altri paesi europei in cambio dei prestiti.
Ha spiegato
Costas Lapavitsas dell'Università di Londra: "Il
nuovo accordo non risolve i problemi del paese. Le banche private
sono state costrette ad accettare che vi sarà un default parziale,
ma sono stati dati termini molto favorevoli per scambiare il vecchio
per il nuovo debito greco. Nel frattempo, il programma di austerità
e di privatizzazione continuerà inesorabile, aggravando la
recessione e peggiorando il peso del debito. ... In
pratica, la Grecia è più vicina al default ed all'uscita
dall'eurozona che in qualsiasi momento da quando è iniziata la
crisi. La differenza è che questi eventi ora troveranno un'economia
molto più debole, il risultato di due anni di politiche FMI/UE/BCE".
Yorgos Mitralias, un membro fondatore della
Campagna di Controllo del Debito Greco, è d'accordo che "la
situazione di entrambe il debito greco ed il governo greco sta
peggiorando e certamente non è sostenibile. La conclusione non è
difficile: ora quasi tutti, compresi i media internazionali e
persino
l'establishment'
greco ed internazionale, riconoscono che la riduzione del debito
greco è assolutamente insufficiente. Lo scenario più probabile è
quello di attendere nelle prossime settimane, o, forse, nei prossimi
giorni, un'esplosione generale della società greca".
Cephas Lumina,
un esperto indipendente
dell'ONU sul debito pubblico ed i diritti umani che riferisce al
Consiglio per i diritti umani dell'ONU a Ginevra, ha dichiarato:
"L'attuazione del secondo pacchetto di misure di austerità e di
riforme strutturali, che include la privatizzazione in blocco delle
imprese e dei beni statali, è probabile abbia un serio impatto sui
servizi sociali fondamentali e perciò sul godimento dei diritti
umani da parte del popolo greco, particolarmente nei settori più
vulnerabili della popolazione come i poveri, gli anziani, i
disoccupati e le persone con disabilità. I diritti all'acqua, al
cibo, all'alloggio adeguato ed al lavoro in condizioni giuste ed
eque non dovrebbero essere compromessi dall'attuazione di misure di
austerità". Ha esortato il governo a "raggiungere un attento
equilibrio tra l'austerità e la realizzazione dei diritti umani,
tenendo conto del primato degli obblighi dei diritti umani degli
stati".
L'avvertimento di Lumina per alcuni potrebbe arrivare troppo
tardi. Nell'edizione di inizio luglio della rivista medica
Lancet,
dei ricercatori di università
USA e del Regno Unito hanno riportato che un'analisi preliminare dei
tassi di disoccupazione e dei suicidi mostrava che "i paesi che
fronteggiano i più gravi capovolgimenti della fortuna finanziaria,
come la Grecia e l'Irlanda, avevano delle crescite maggiori
nei suicidi che gli altri paesi".
Difficoltà portoghese, resistenza irlandese
Il Portogallo, che in primavera ha assunto un prestito dal FMI
e dalla UE
(vedi Update
76,
75),
sta fronteggiando dure condizioni. I media riportano che in
Portogallo 430.000 famiglie potrebbero essere esposte ad essere
senza casa a causa di una condizione della UE per rimuovere le
restrizioni al mercato degli affitti di case. Il programma di
privatizzazione del paese comprende la vendita di quasi 20 imprese
statali che includono la linea aerea nazionale, i servizi pubblici
dell'energia e dell'acqua, il servizio postale e l'ente
teleradiofonico pubblico. Anche il costo della vita sta salendo
drammaticamente con una media di aumenti del 15% nei prezzi del
trasporto pubblico ed un sobbalzo dell'IVA dal 5 al 23% sui servizi
pubblici fondamentali come l'elettricità ed il gas.
Il principale pomo della discordia per i sindacati portoghesi è
il taglio ai contributi fiscali dei datori di lavoro alla sicurezza
sociale, che è probabile sarà finanziata da ulteriori incrementi
delle imposte di consumo allo scopo di impedire al deficit di
aumentare. Secondo Nuno Teles, economista e redattore del sito web
Ladri di biciclette, che segue le tracce della risposta
portoghese alla crisi finanziaria, "anche se l'analisi ufficiale
dimostrasse che era probabile che questa misura aggraverà la
recessione, il governo è stato costretto ad andare avanti con essa
dai creditori UE-FMI".
Avendo tenuto le elezioni parlamentari appena tre mesi fa, la
protesta in Portogallo è stata relativamente tranquilla, ma i
sindacati promettono scioperi in autunno poiché i tagli alla spesa
pubblica pretesi come parte dei prestiti UE-FMI cominciano a
mordere. Uno "sciopero contro l'impoverimento e l'ingiustizia" è
fissato per l'inizio di ottobre ed un movimento giovanile modellato
sulle proteste in Spagna e Grecia ha indetto un raduno a metà
ottobre per portare la "democrazia nelle strade".
In Irlanda gli attori della società civile hanno aumentato la
pressione sul loro governo sui prestiti di UE-FMI. All'inizio di
luglio, il ministro delle finanze irlandese ha reclamato che la UE
ed il FMI farebbero un profitto di €9 miliardi ($13 miliardi) dai
prestiti irlandesi se il paese dovesse prendere in prestito i
completi €68,5 miliardi disponibili. A metà luglio, a Dublino sono
scoppiate le proteste contro i pacchetti di austerità durante una
revisione del programma da parte di funzionari del FMI ed europei.
L'Irlanda sta attuando rigorosamente la politica di austerità
richiesta da UE-FMI ma ha tassi di crescita declinanti ed alla fine
di agosto la disoccupazione ha colpito un nuovo punto elevato al
14,4%.
In Irlanda coloro che fanno campagna in maggio hanno lanciato
un controllo del debito dei cittadini. "Concentrandosi
particolarmente sul debito delle banche private incluso nella
responsabilità pubblica, il controllo indipendente cercherà di
aiutare il popolo in Irlanda ad una reale comprensione dei livelli
del debito irlandese ed alle sue implicazioni", secondo una
dichiarazione emanata congiuntamente dal sindacato UNITE e dalle ONG
Afri and Debt e
Development Coalition Ireland.
Guidato da
Sheila Killian
del dipartimento di contabilità
e finanza dell'Università di Limerick, ci si attende che pubblichi
le sue conclusioni in settembre.
Devo rimanere o devo andare?
Con il primo giro di riduzione del debito in Grecia ora in
trattativa, per l'eurozona è stato superato un ostacolo psicologico,
tuttavia vi è ancora la questione se questi paesi farebbero molto
meglio a lasciare l'eurozona piuttosto che sperimentare degli anni
di stritolante recessione e di riduzione del salario dei lavoratori.
Jacques Sapir
de L'École des
Hautes Études en Sciences Sociales
in Francia suggerisce che "L'assestamento fiscale necessario per
stabilizzare il debito sovrano è troppo grande perché venga ingoiato
da diversi paesi. ... L'effetto cumulativo di questi differenti
piani di aggiustamento fiscale è probabile che getti l'eurozona in
una recessione precedentemente sconosciuta. L'unica soluzione
possibile sarebbe un default sul debito sovrano per alcuni paesi
(Grecia e Portogallo e forse Irlanda). Ma la competitività economica
di questi paesi non può essere ricostruita senza una forte
svalutazione. ... Tuttavia, tale svalutazione non potrebbe ottenersi
all'interno dell'eurozona: questi paesi sono quindi tenuti a
lasciarla".
Il FMI,
ricevendo questo messaggio dai paesi europei, si è fermamente
rifiutato di considerare questo pubblicamente. Comunque, se la crisi
dell'eurozona si aggrava potrebbe non essere in grado di restare in
panchina di questo dibattito a lungo.
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