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Nonostante le speranze di molti attivisti di base, lo sciopero
dei lavoratori del settore pubblico dello scorso novembre non ha
dato l'avvio ad una resistenza più determinata da parte di coloro
che stanno pagando per la crisi capitalista: la classe lavoratrice
nel complesso. La verità è che i sindacati non sono le
organizzazioni che molti lavoratori credono siano. Se la resistenza
è intrappolata entro la cornice sindacale vi è poca possibilità di
un'efficace ampio contrattacco di classe contro l'assalto furioso al
quale siamo esposti.
Difficilmente questo punto poteva essere reso più
chiaro quando, soltanto più o meno una settimana dopo N30, i
lavoratori della Unilever hanno iniziato i picchetti esattamente
sulla stessa questione
—
cioè il furto delle loro pensioni. In un modo o nell'altro i
sindacati riescono sempre ad indebolire la forza potenziale della
vera solidarietà di classe. Questo è un processo costante, non
semplicemente un problema della
leadership
che 'svende' su una questione oppure di scarsa organizzazione. Non è
assolutamente una sorpresa che dalla 'giornata d'azione' di novembre
la maggior parte dei sindacati del settore pubblico abbiano
semplicemente accettato che sia la fine della battaglia e si siano
applicati a discussioni sui termini esatti dei tagli delle pensioni.
La posizione di quelli che resistono, come gli insegnanti ed altri
che non sono stati ufficialmente interpellati per N30, come i vigili
del fuoco, è quindi tanto più debole.
Mentre la nostra posizione sui sindacati è, spesso più o meno
condivisa da una minoranza di lavoratori, la presa del sindacato è
sicura finché la maggioranza non è pronta a lanciare una lotta seria
e non può vedere oltre le azioni simboliche dei sindacati. Questo è
parte integrante del livello generalmente basso della coscienza di
classe che ancora oggi pervade ma è anche il caso perché la maggior
parte dei rivoluzionari con una via in avanti alternativa sono
scarsi sul posto di lavoro. E' in questo contesto che un gruppo di
noi si è incontrato una notte a Durham per discutere la questione di
come i rivoluzionari possano organizzarsi sul posto di lavoro. (Per
un breve resoconto vedi p. 26) Il nostro punto di partenza non è
stato come creare dei sindacati alternativi, ma di creare un fulcro
di militanti con coscienza di classe pronti a proporre un modo
differente di lottare, soprattutto entro una prospettiva
politica rivoluzionaria che ponga nel contesto più ampio
della necessità di rovesciare il capitalismo gli attacchi
quotidiani dei padroni.
Dall'esplosione finanziaria del 2007-8 le parole 'capitalismo'
e 'crisi' sono diventate quasi una parte regolare del linguaggio di
tutti i giorni. Essere contro il capitalismo non è più appannaggio
di marxisti rivoluzionari e di 'anarchici della lotta di classe',
cioè se il 'capitalismo' viene definito come 'ingiusto' e
'anticapitalismo' una questione di ottenere più democrazia allo
scopo di rovesciare l'abisso crescente tra quelli che hanno e quelli
che non hanno. Questo tipo di 'anticapitalismo' è compendiato dal
movimento
Occupy
che ha catturato l'immaginazione del pubblico con il suo slogan
efficace (Siamo il 99%) e si e messo alla ribalta con le
sue 'città di tende'. Chiaramente, questo movimento
merita la nostra attenzione ed abbiamo già commentato su di esso e
su alcune delle nostre esperienze con gli Occupanti qui ed in Italia
come pure abbiamo riferito di eventi significativi di Occupy in
America del Nord. L'articolo in questa edizione è una panoramica
marxista di questo disparato movimento multi-classe, un movimento
che se non altro riflette la crescente impressione che vi deve
essere una strada migliore di questa...
La crisi economica
Naturalmente la base materiale per la messa in discussione
generale dell'automatico diritto di esistere del capitalismo o
almeno di continuare come ha sempre fatto nel corso di diversi
decenni, è la crisi economica capitalista. Questa crisi, che non è
nientemeno che la crisi ciclica del capitale identificabile dai
marxisti ma una volta negata come superata dagli economisti
capitalisti, si è manifestata decenni addietro. Nel
1971-73
il presidente degli USA
Nixon annunciò lo sganciamento del dollaro dall'oro e
quindi procedette a svalutare la valuta che era stata stabilita a
Bretton Woods
come l'unità del commercio internazionale. Così facendo gli USA non
soltanto esacerbarono la crisi per il mondo intero, ma aprirono la
strada all'ulteriore manipolazione del dollaro per mantenere la loro
posizione nel mondo e quindi ad una lotta secondaria per conservare
il dollaro grazie alla loro potenza militare ... allo scopo di
mantenere la posizione (declinante) del capitalismo USA nel mondo.
Consapevoli delle lezioni di due guerre mondiali (dove guerre
commerciali e svalutazione della valuta si trasformarono in
confronti militari completi) ed incoraggiati dal crollo del blocco
imperialista russo, i capitalisti hanno stabilito di trovare un modo
per rianimare i tassi di profitto (perché è questo è realmente
quello che riguarda la crisi). In un modo o nell'altro hanno dovuto
incrementare il tasso di plusvalore
—
ovvero la parte di valore (ricchezza) prodotta dal
lavoro non pagato dei lavoratori (in termini capitalisti,
'produttività'). Con una combinazione di ristrutturazione
industriale sulla base di nuova tecnologia e dello smantellamento
implacabile di industrie una volta considerate come indispensabili
alle economie nazionali, le quali tutte hanno comportato massiccia
disoccupazione e non sono state accettate senza una lotta, le
condizioni che si erano mantenute nel luogo di lavoro dalla guerra
erano già minate. Era cominciata l'era del lavoro flessibile.
Combinate questo con l'appaltare sempre più fasce di industria alle
zone di lavoro in modo massiccio più a buon mercato
—
parte della globalizzazione del capitale
—
la porzione di plusvalore che la classe capitalista ha
conseguito è aumentata. Viene ora riconosciuto che nel Regno Unito e
negli USA in ogni caso la quota dei salari nel reddito nazionale
declina dal 1970. Per due decenni o più questo fatto è stato
mascherato, anche agli stessi lavoratori, per effetto del credito e
della speculazione finanziaria.
Mentre il capitale finanziario ha trovato infiniti modi per
moltiplicare l'ammontare di profitto (di carta) che poteva essere
guadagnato da una fonte originale di valore capitale derivato dal
lavoro non pagato dei lavoratori, la classe lavoratrice
—
specialmente negli USA e nel Regno Unito
—
ha preso vantaggio della politica del denaro a buon mercato ed
imparato come utilizzare le sue carte di credito per finanziare il
deficit ed impiegare prestiti su mutui a buon mercato per la
speculazione sulla sua proprietà. Guardato in questa luce è facile
vedere come
Cameron and Co siano venuti fuori con l'idea che 'in
questo siamo tutti assieme'. Tuttavia non vi è nessun paragone tra
il capitale netto negativo di una famiglia della classe lavoratrice
che scopre che il valore nominale della sua abitazione è calato o
l'eccezionale debito della carta di credito che sta costringendo
centinaia di migliaia di persone a ricorrere a pagare prestiti
giornalieri ed i trilioni e trilioni di dollari (per amore della
discussione) di capitale fittizio accumulato nei conti di bilancio e
fuori bilancio di banche, società d'investimento e simili e che è
ancora non dichiarato, che aspetta come una bomba ad orologeria che
ticchetta per indurre un'altra esplosione finanziaria.
Altri attacchi a venire
Ma l'imbroglio più grande di tutti è l'idea che in qualche
modo, se i lavoratori compiono dei sacrifici e stringono la cintura,
il debito 'nazionale' del quale siamo tutti presumibilmente
responsabili, possa essere ridotto o reso 'sostenibile'. In altre
parole, i lavoratori non soltanto devono saldare i loro debiti
personali con i loro salari, ma devono accettare salari più bassi,
pensioni più basse, vita lavorativa più lunga e tagli ad ogni
possibile servizio sociale e lavorare più duramente per produrre
profitti più alti allo scopo di saldare i debiti del capitalismo
—
una montagna di debiti che è così grande che alcuni commentatori
finanziari sono pronti ad affrontare il fatto che sia impossibile
saldarli. Soltanto una massiccia cancellazione ed una svalutazione
di capitale, una cancellazione di proporzioni storiche senza
precedenti, potrebbe rianimare realmente la 'produttività'
capitalista. In altre parole, il capitalismo è di fronte ad una
crisi esistenziale, la crisi della sua esistenza come modo di
produzione. Ciò non è per dire che non si possono trovare delle
strade per prolungarne la vita. Infatti, al momento il modo
principale del capitale di prolungare la propria esistenza è di
trovare ancora altre strade per ridurre il prezzo della potenza
lavoro. Naturalmente, la logica inesorabile di ciò è che i
lavoratori altrove devono accettare altri sacrifici e diventare 'più
competitivi' di quelli dei paesi con manodopera a basso costo.
In questo contesto, la richiesta del TUC che i tagli alla spesa
pubblica vengano introdotti gradualmente allo scopo di non
danneggiare la ripresa, il tema dei laburisti di ritornare al
'capitalismo responsabile', il concentrarsi di Occupy sui finanzieri
parassiti, le chiacchiere di Osborne di una 'economia di
John Lewis',
Cameron
che toglie il cavalierato a
Fred Goodwin
(che ha soltanto provocato altri per dire perché non portare via gli
onori assegnati a
Alan Greenspan o Mervyn King,
entrambe i quali hanno presieduto alla politica del denaro facile
prima del crollo finanziario): tutto questo equivale ad un
atteggiamento inconsistente. La realtà è che il capitale continuerà
a cercare di uscire dalla crisi nell'unico modo che conosce:
attaccando la classe lavoratrice cercando allo stesso tempo di
mantenere la finzione che 'in questo siamo tutti assieme'.
Ogni giorno nel Regno Unito vi è notizia di altre drastiche
riduzioni di sussidi e servizi, nondimeno finora è stato
implementato soltanto il 6% dei programmati tagli ai servizi
pubblici. L'ultimo turno di 'alleggerimento quantitativo' della
Banca d'Inghilterra ha evitato una immediata crisi di liquidità per
le banche ma ciò significa che un altro milione di persone che si
avvicinano al ritiro sono di fronte ad un ulteriore taglio alle loro
pensioni. I lavoratori sono essenzialmente ovunque sotto attacco.
Dalla Grecia all'Italia ed alla Romania, dalla Nigeria al Sud
Africa, dalla Cina al Vietnam la classe lavoratrice è obbligata a
resistere. Difficilmente può fare altrimenti. Con le parole di
Onorato Damen,
Il proletariato ritornerebbe al grado di semplici plebei se
viene perduto il suo carattere di classe come antagonista del
capitalismo.
Questa edizione studia alcune delle sue lotte e gli ostacoli e
le illusioni che impediscono una spinta definitiva verso l'unica
lotta anticapitalista significativa, la lotta per un nuovo tipo di
società basata sulla democrazia diretta e sull'allocazione razionale
della produzione per soddisfare il vero bisogno sociale.
Naturalmente, l'ostacolo più grande di tutti, è
—
finora
—
l'assenza di una
leadership
politica rivoluzionaria
per indicare la via per questa direzione. Come ha rilevato
Damen, i mezzi per superare questo ostacolo può trovarsi soltanto
all'interno delle lotte stesse. Questo non è un argomento di
semplice spontaneità ma il riconoscimento che la lotta di classe è
uno stato permanente delle cose entro il quale gli stessi
rivoluzionari devono sostenere la loro parte.
Nel frattempo, vale la pena notare che il capitalismo può
essere di fronte al declino sistemico ma rimane un sistema di
concorrenti interessi imperialisti. I vecchi blocchi della guerra
fredda non esistono più e gli USA relativamente più deboli si
preparano a riorganizzare ed a difendere l'egemonia del dollaro
contro tutti. La 'comunità internazionale' non è stata in grado di
fermare l'attuale bagno di sangue in Siria perché in realtà è una
rete di imperialismi concorrenti. Non vi è una tale cosa come una
'comunità internazionale', soltanto potenze forti e potenze deboli,
allineamenti vantaggiosi ed accordi superflui. I governi britannico
ed argentino possono stare fingendo sulle
Falklands
ma comunque è un promemoria di quanto facilmente i governi
capitalisti che affrontano gravi problemi economici interni
possano rivolgersi al nazionalismo ed alla guerra nella speranza di
'unire il paese' dietro a loro. Proprio per questa ragione
nell'attuale periodo i rivoluzionari devono raddoppiare i loro
sforzi per arrivare alla più vasta classe lavoratrice.
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