Numero 149, 5 novembre 2007

Bolivia:
una rivoluzione democratica che trasforma la società

di Adriana Paz

Adriana Paz è una attivista boliviana, giornalista e membro fondatore del Comitato di solidarietà Canada-Bolivia. Per altre informazioni sull'attività di solidarietà boliviana in Canada, email boliviasolidarity@gmail.org.

 

Lo scorso marzo Evo Morales, primo presidente indigeno della Bolivia, istituì che nel suo paese fosse concesso un prestito a tutti i bambini sotto l'età di 12 anni che vivono in comunità rurali povere. Durante la presentazione, Morales si avvicinò ad un ragazzo indigeno e gli chiese: "Cosa farai ora con questo denaro"? Il ragazzino rispose: "Lo utilizzerò per studiare perché voglio diventare un presidente come te".

Una simile risposta da un bambino indigeno sarebbe stata inconcepibile appena un paio di anni fa, dal momento che le aspirazioni della vasta maggioranza degli indigeni boliviani si limitava alla sopravvivenza giorno per giorno. Questa risposta riflette di conseguenza una delle principali trasformazioni che hanno luogo nella società boliviana. L'arrivo di Evo Morales Ayma alla presidenza del paese più povero del Sud America è indiscutibilmente una vittoria del popolo.

Dall'elezione di Morales nel 2005, la Bolivia ha visto molti importanti cambiamenti, alcuni più visibili di altri. Secondo il Center for Economic and Policy Research, la rivendicazione del governo sul controllo dell'industria del petrolio e del gas ha portato al paese importanti vantaggi economici. La riforma agrari ha ricevuto un nuovo impulso, dal momento che la terra infruttifera ed ottenuta illegalmente viene restituita ad agricoltori senza terra.

Altri cambiamenti meno tangibili si possono vedere nel rafforzamento di orgoglio, autostima e direzione della popolazione indigena in un paese dove per più di 182 anni un sistema coloniale razzista li ha assegnati ad una condizione subumana, alla morte ed all'oblio storico.

Questi profondi cambiamenti mirano non soltanto a ridurre la povertà ed a migliorare il risultato economico, ma anche a trasformare la nazione ed a rompere con il suo passato coloniale e razzista.

Oggi lo stato boliviano – non il governo – fronteggia una crisi critica di egemonia. Secondo il vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera, la crisi ha una doppia dimensione strutturale. Da una parte, il modello neoliberista imposto alla Bolivia dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e da Washington alla metà degli anni '80 è fallito. Dall'altra parte, dice, lo stato coloniale elitario, razzista, antinazionale ed antisociale ha esaurito le sue risorse ed è in bancarotta.

Lo stato coloniale sotto attacco

Con l'emergere di un nuovo governo popolare indigeno, il vecchio sistema coloniale, dove il colore scuro ed un cognome indigeno erano le basi per la discriminazione e l'esclusione, ora sta rapidamente crollando. Questa è in se stessa una profonda trasformazione sociale che alcuni hanno chiamato una rivoluzione democratica. Inoltre, il nuovo governo è energicamente orientato alla difesa della sovranità nazionale boliviana, attraverso il recupero del controllo pubblico delle risorse naturali e della terra ed anche all'autodeterminazione per le varie nazioni indigene che coesistono in Bolivia.

Questi cambiamenti vanno contro gli interessi della classe dominante tradizionale. Resistono anche ad una agenda imperialista che mira a mantenere i paesi latinoamericani sottomessi agli USA ed alle società transnazionali.

E grazie in larga misura ad Evo Morales ed al suo partito, MAS (Movimento verso il socialismo), il progetto antisociale neoliberista non è stato completato. E' più probabile che presto nasca una nuova nazione, piuttosto che risuscitato il vecchio. Perché nelle elezioni presidenziali del 2005, la vasta maggioranza dei boliviani (gli esclusi) hanno appoggiato Morales e hanno detto "mai più" al vecchio regime coloniale e neoliberista.

Raul Prada Alcoreza, sociologo boliviano, indica i fattori in azione:

  • Oltre 20 anni di resistenza popolare indigena contro le politiche neoliberiste. Dalla metà degli anni '80 il movimento indigeno ed in particolare il movimento dei coltivatori di coca ha fornito il nucleo della resistenza al neoliberismo.
     

  • Un'opportunità storica per la popolazione indigena di mettere fine a più di 500 anni di razzismo e discriminazione.
     

  • Il declino del vecchio sistema, che è divenuto evidente in duri conflitti sociali come le Guerre dell'acqua di Cochabamba del 2000 e la cosiddetta Guerra del gas del 2003. Entrambe queste comportarono clamorose sconfitte per il neoliberismo.
     

  • La crescente tendenza da una parte all'altra dell'America Latina per la liberazione nazionale dalla dominazione degli USA e neoliberista. Esempi rilevanti di questo corso sono paesi come Cuba ed il Venezuela e movimenti sociali per tutta la regione, come il movimento dei senzaterra in Brasile e gli zapatisti in Messico.

L'Assemblea Costituente: una nave carica di speranze

Rosario Ricaldi, uno dei delegati del MAS all'Assemblea Costituente, spiega che l'obiettivo dell'assemblea è di redigere una nuova costituzione che tenga conto dei settori storicamente marginalizzati della società come il popolo indigeno, rispetti i loro diritti territoriali e culturali e metta fine allo stato coloniale. Per Ricaldi ed altri membri del MAS, la nuova costituzione deve porre fine a tutti gli abusi che discriminano contro il popolo originario.

La convocazione dell'Assemblea Costituente ha dato luogo ad una campagna di destabilizzazione e ad un confronto etnico che minaccia il processo nell'insieme. Dopo un anno intero di attività, con diverse interruzioni, l'assemblea ha saltato la sua originaria scadenza del 6 agosto 2007, senza nessun risultato significativo.

Dal suo principio, l'Assemblea Costituente è stata afflitta da scontri con una riemergente opposizione di destra, organizzata dalla città di Santa Cruz nell'est della Bolivia. A Santa Cruz, la provincia più ricca della Bolivia, la popolazione indigena è una minoranza, mentre una forte elite corporativa è schierata con le multinazionali del petrolio e del gas e con le grandi aziende agroalimentari.

Per i primi otto mesi, l'assemblea era ad un punto morto sulle regole di procedura e di dibattito. L'opposizione chiedeva una maggioranza dei due terzi per tutte le votazioni come modo per impedire fossero introdotte nella nuova costituzione delle misure radicali.

Una volta che questa impasse è finita, è stata subito messa in atto una combinazione di fattori per far andare nuovamente in stallo questo processo. Inizialmente, quando iniziò la votazione all'interno delle 21 commissioni dell'assemblea su quale rapporto presentare all'assemblea nell'insieme, il partito MAS ha manovrato in alcune delle commissioni chiave di modo che, in alleanza con alcuni partiti più piccoli, potrebbe sostanzialmente presentare entrambe le relazioni di maggioranza e di minoranza e chiudere fuori la destra.

In seguito, il 2 luglio, minacciando di uscire dall'assemblea, la destra con base a Santa Cruz lanciò i suoi statuti proposti per l'autonomia provinciale, avvertendo che la metà orientale del paese avrebbe respinto qualsiasi costituzione che non comprendesse le sue proposte.

Allo stesso tempo, e quasi improvvisamente, si alzò la domanda di cambiamento della capitale del paese da La Paz a Sucre (dove si trovava fino al 1898). Le proteste iniziarono a Sucre, appoggiate dall'opposizione, mirante a creare una diversione e ad aumentare le tensioni. Ricaldi nota che la destra trae beneficio dallo spostare la capitale ad una città più vicina alla sua base orientale e lontana dai combattivi movimenti sociali basati in prevalenza nell'ovest del paese. In risposta, attorno a 1,5 milioni di persone si sono mobilitati a La Paz il 20 luglio per difenderne lo status di capitale.

Il Congresso ha stabilito la data del 6 dicembre come nuova scadenza per le decisioni dell'Assemblea Costituente; la misura limita e restringe i suoi poteri. Le sedute dell'Assemblea ora procedono in condizioni di instabilità, dal momento che è costantemente minacciata dalla destabilizzazione della destra.

Per uno stato plurinazionale

Forse la questione più controversa davanti all'Assemblea Costituente è la proposta del MAS di definire la Bolivia come uno stato che non sia semplicemente multiculturale ma plurinazionale. Questo concetto include l'autonomia delle comunità indigene, proposta come contrappeso all'autonomia regionale della destra.

L'autonomia regionale o provinciale è una proposta presentata dall'opposizione di destra. I movimenti di opposizione sono composti sostanzialmente da elite di associazioni di imprenditori privati e Comitati Civici situati nella metà orientale del paese.

La proposta di autonomia regionale dell'elite, come ha notato il sociologo ed analista politico Prada Alcoreza, è soltanto un pretesto per mantenere i suoi privilegi ed il controllo sulla terra e le risorse, mentre si subordina la popolazione degli indigeni, dei contadini e della classe lavoratrice attraverso la corruzione istituzionale ed il razzismo.

Per contrasto, lo stato plurinazionale riconosce ed ammette tutte le nazioni indigene che coesistono in Bolivia, con uguale status.

Juvenal Quispe, giornalista e scrittore boliviano, spiega che uno stato plurinazionale creerebbe una struttura legale e costituzionale per una nazione di nazioni, con un singolo stato ed autonomia territoriale a vari livelli. Dice che i popoli della Bolivia ora hanno l'opportunità storica di costruire il loro futuro andando oltre il modello delle teorie politiche eurocentriche fondate su un passato di colonialismo, sfruttamento e discriminazione.

Le elite rispondono, come in Venezuela, con una miscela di razzismo e paura, richiamando alla "difesa delle istituzioni democratiche" dall'attacco del "governo autoritario" degli "indiani selvaggi e ignoranti".

La campagna di destabilizzazione della destra in Bolivia è coordinata in gran parte dall'ambasciata USA. La tattica della destra di fomentare lo scontro etnico e regionale porta una somiglianza inquietante con i recenti sanguinosi conflitti etnici nella ex Jugoslavia, dove il nuovo ambasciatore USA, Philip Goldberg, era in precedenza assegnato. La stessa tattica dividi-e-domina si trova al cuore della strategia USA in Iraq.

L'imperialismo non abbandonerà il suo "giardino" senza combattere. Gli USA continuano con il loro energico sostegno dei gruppi ed alleati  di opposizione di destra in Bolivia ed in altri paesi latinoamericani dissidenti, con la minaccia mai remota di intervento militare diretto. Questi sforzi sono sostenuti da campagne coordinate dei media in Nord America che cercano di demonizzare i movimenti di liberazione latinoamericani e di preparare l'opinione pubblica per l'intervento.

La riforma agraria

Lo stato plurinazionale e le riforme dell'autonomia, proposte sia dagli indigeni che dall'elite, si imperniano sulla proprietà e sul controllo della terra. Secondo Silvestre Saisari, leader del Movimento Senzaterra, "La terra è un centro di potere. Chiunque abbia la terra ha il potere. Abbiamo proposto la redistribuzione della terra di modo che il potere dell'elite sarà colpito".

L'opposizione, composta da diversi interessi di elite e corporativi e dai cosiddetti "comitati civici" nell'est, sta operando per distruggere l'Assemblea Costituente ed il governo per preservare il suo controllo sulla terra.

Tuttavia, al di fuori dell'arena dell'Assemblea Costituente il governo ha realizzato un progresso sorprendente nel condurre una vera riforma agraria. Nel novembre del 2006 il governo del MAS ha approvato una legge di riforma per l'effettiva distribuzione della terra inutilizzata agli agricoltori senza terra.

In Bolivia il 70% della terra appartiene al 5% della popolazione, un'ingiustizia che ha alimentato la protesta dalla rivoluzione boliviana degli anni '50.

Una legge agraria originariamente approvata nel 1996, dopo molti anni di massicce e storiche marce che chiedevano il riconoscimento della terra indigena, autorizzò lo stato ad espropriare le terre che non venivano utilizzate produttivamente. Comunque, come nota il giornalista Pablo Stefanoni, i titoli dati alle comunità indigene permettevano solamente un proprietario, provocando dispute interne, rompendo con le pratiche della terra comune indigena e scompigliando la tradizionale organizzazione culturale basata sulla terra.

La vecchia legge agraria permetteva pure ai proprietari terrieri di conservare le loro terre inutilizzate se pagavano una tassa di proprietà dell1% sul valore della terra – e gli stessi proprietari determinavano il suo valore.

Il governo ha ora promulgato i cambiamenti necessari alla vecchia legge e la sua commissione Terra e Territorio ha annunciato che nelle prossime settimane i principi di questa legge saranno innalzati a livello costituzionale.

Secondo Miguel Urioste, presidente della Fondazione Terra in Bolivia e da lungo tempo fautrice della riforma agraria, i nuovi regolamenti concedono alle agenzie governative il potere di identificare grandi proprietà terriere e ridistribuirle senza compensazione in base alla produttività del suolo ed ai bisogni dei contadini senza terra e del popolo indigeno.

Questa storica conquista è stata possibile grazie non soltanto alla volontà politica dell'amministrazione Morales, ma anche alla pressione e mobilitazioni dei movimenti sociali che hanno marciato da diverse regioni della campagna a La Paz chiedendo l'approvazione della legge da parte del Senato.

Diversamente dalle marce del passato, questa volta i partecipanti a La Paz non sono stati affrontati dai proiettili e dal gas lacrimogeno dei militari e della polizia, ma dalle cucine comunitarie con cibo ed acqua per i manifestanti.

Gli effetti invisibili della rivoluzione

La prima presidenza della Bolivia da parte di un indigeno è un fatto rivoluzionario che sta modificando l'opinione pubblica sulla politica e sull'autorità dello stato. "E' un sentimento di controllo politico da parte del popolo" dice Beatriz Vaca, una contadina che ora lavora con il viceministro del microcredito. "Essere un indigeno cessa di avere una connotazione negativa. Al contrario, sta diventando una fonte di orgoglio sia dentro che fuori del paese", aggiunge la Vaca.

La tendenza è verso un processo rivoluzionario che trasformi la società e le sue relazioni di potere. Il popolo ha l'opportunità di costruire una nuova e rivoluzionaria forma di potere:

In Bolivia ogni dieci persone quasi sette sono estremamente povere; di quelle sette persone, quattro sono indigeni. Come presidente, Morales rappresenta non soltanto il popolo indigeno ma i poveri che hanno assunto la direzione del governo.

In un'intervista a Bolivia Rising, Mario Guzman Saldaña, ambasciatore boliviano negli USA, nota che il presidente Morales ed il primo ministro David Choquehuanca ed altri leader indigeni nel governo insegnano a quelli di noi che non sono indigeni come vivere e comprendere le cose in maniera differente.

In primo luogo, Saldaña dice: "Vi è una decisione chiara, attraverso il popolo, il suo governo e lo stato, di cambiare la direzione della nostra storia – per esempio, attraverso il ricupero delle nostre risorse naturali". L'altro fattore chiave, dice Saldaña, è comprendere che gli essere umani devono stabilire un rapporto diverso con la natura.

Il presidente ed il primo ministro, dice Saldaña, parlano spesso di "vivere bene", che dal punto di vista indigeno significa un rapporto aperto con la natura, considerando esseri importanti anche gli alberi e le rocce. Sono stati introdotti rituali e cerimonie che in precedenza erano stati realizzati soltanto nelle comunità indigene.

Quando il vicepresidente, Alvaro Garcia Linera, si stava preparando a visitare gli Stati Uniti, per lui ha avuto luogo nel palazzo presidenziale una cerimonia Aymara – per la prima volta nella storia – per benedire il suo viaggio e conferire i migliori auguri alla sua missione. Anche il presidente Morales, come uno dei suoi primi atti subito dopo la nazionalizzazione di una industria, ha fatto una speciale offerta a Pachamama (Madre Terra).

Il colonialismo ed il neoliberismo hanno cercato di relegare il mondo indigeno nella pattumiera della storia. Ora, attraverso la sua crescente influenza, un nuovo rinascimento è dietro l'angolo.

Questa influenza si può vedere anche in altri sviluppi politici simili al nuovo ministero dell'acqua e la nuova legge sull'acqua che rispetta i modi ancestrali e tradizionali indigeni di gestione dell'acqua. Il sistema giudiziario ora riconosce il tradizionale sistema giudiziario comunitario.

Un raggio di speranza

Nelle Ande hanno luogo emozionanti sviluppi economici e politici. Tuttavia incontrano una forte opposizione che minaccia di rovesciare quello che è stato finora ottenuto. Comunque, una cosa è certa: nonostante minacce, ritardi e problemi, il coraggioso popolo boliviano non farà un passo indietro dopo avere ottenuto tutto quel che ha conquistato fino ad ora.

La singolare rivoluzione democratica della Bolivia è un raggio di speranza ed una boccata di aria fresca per tutti gli esclusi del mondo. Nondimeno questo sogno di libertà e dignità è ancora un processo fragile sotto attacco costante – un processo che merita appoggio esterno e solidarietà globale.