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In migliaia l'11 novembre hanno fischiato il miliardario di
destra e magnate dei media
Silvio Berlusconi di seguito alle
sue dimissioni come primo ministro dell'Italia.
Una settimana prima, il primo ministro
George
Papandreou,
il cui sostegno
popolare è precipitato dopo che aveva acconsentito a misure
d'austerità, è stato costretto a dimettersi dalla
guida della Grecia, terminando una dinastia politica che era
durata per tre generazioni.
Questi potenti politici tuttavia sono stati cacciati via dalla
carica non da un sollevamento popolare, ma per ordine delle banche
imperialiste che dominano l'Europa e gli Stati Uniti. Avevano
dimostrato di essere incapaci di attuare le misure d'austerità di
cui i banchieri hanno bisogno allo scopo di far pagare alla classe
lavoratrice tutti i costi della crisi finanziaria.
I cosiddetti tecnocrati nominati per formare i nuovi governi in
entrambe i paesi saranno ancora di più sotto il tallone del capitale
finanziario del miliardario Berlusconi e del compiacente
Papandreou.
Il compito dei
tecnocrati è di imporre delle misure d'austerità che taglieranno i
vantaggi sociali ed i salari dei lavoratori mentre
permetteranno il pagamento di tassi d'interesse usurari a queste
stesse banche.
Il potere del capitale finanziario
Su
Workers World del 3 novembre, Deirdre Griswold
ha scritto che dei ricercatori di Zurigo, Svizzera, avevano
compiuto un'analisi utilizzando il database di un potente computer
con informazioni su milioni di transazioni finanziarie globali.
L'analisi ha mostrato che "147 sole società controllavano quasi il
40% del valore monetario di tutte le corporation transnazionali",
mettendo così l'economia capitalista mondiale nelle mani di pochi
finanzieri
come mai".
Questa concentrazione porta con se il potere politico. Guardate
chi sono i rimpiazzi dei primi ministri.
In Grecia, è
Lukos Papademos.
Educato negli
USA, è stato governatore della Banca di Grecia dal 1994 al 2002 e
vicepresidente della Banca Centrale Europea dal 2002 al 2010.
Il Italia è
Mario Monti,
economista ed ex
membro della Commissione Europea. Come la maggior parte dei
"tecnocrati" introdotti durante questo genere di crisi, ha una
reputazione di essere "onesto". Ciò significa che non è stato preso
a rubare dai suoi padroni banchieri.
Papademos
e Monti
sono entrambe membri della Commissione Trilaterale, che il
banchiere USA
David Rockefeller fondò nel 1973
per discussioni tra i leader degli USA, Europa Occidentale e
Giappone imperialisti e del Gruppo
Bilderberg, che organizza una conferenza annuale di circa 140 leader
imprenditoriali e politici del Nord America e dell'Europa
Occidentale.
La loro appartenenza a questi gruppi di elite ed esclusivi
dimostra che entrambe sono accettabili per i circoli bancari sia
dell'Europa che degli USA. Nessuno dei due ha un seguito politico
popolare nei paesi che guideranno
— altra prova che
le classi dominanti imperialiste fanno poco impiego persino della
democrazia formale quando si tratta delle questioni
realmente grandi,
come pagare gli interessi alle banche.
Con la crisi così severa, i banchieri imperialisti mettono i
propri dipendenti nella carica governativa, piuttosto che un
politico leggermente meno fidato. Questi governi non eletti
progettano di approvare piani di austerità che
— se
non respinti
— infliggeranno
dolore alla classe lavoratrice per almeno i prossimi 10 anni.
Mentre novembre iniziava,
Papandreou
aveva sollevato la possibilità che la Grecia avrebbe tenuto un
referendum per consultare il popolo greco sull'accordo di austerità
che aveva raggiunto con i leader francesi e tedeschi. Ciò ha
provocato una risposta apoplettica dai capi dell'euro. Hanno
“No, no, no!”
Papandreou
ha ritirato il
referendum ed era sulla via d'uscita.
La Grande
Menzogna oscura la causa della crisi
I media corporativi, non soltanto in Europa ma negli USA, hanno
promosso una Grande Menzogna per spiegare la crisi dell'euro. Ma la
crisi non è la colpa di "lavoratori pigri" nei paesi mediterranei
(Spagna, Portogallo, Italia, Grecia) né della spesa elevata nei
servizi sociali di quei paesi. I capitalisti ed i loro esperti
promuovono questa menzogna nel tentativo di dividere i lavoratori
dell'Europa settentrionale da quelli dell'Europa meridionale mentre
attaccano tutti i vantaggi sociali, inclusi assistenza sanitaria,
pensioni e persino istruzione.
La depressione economica del mondo capitalista che è cominciata
nel 2007 con lo scoppio della bolla immobiliare negli USA ed il
quasi collasso finanziario nell'autunno del 2008 ha provocato una
depressione economica per tutta Europa. Ha danneggiato le economie
di Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia più di quelle di Germania,
Olanda e Belgio.
Le banche hanno cominciato a far pagare tassi d'interesse più
alti per i prestiti ai paesi con le economie più deboli, sostenendo
che lì il rischio di inadempienza era maggiore. Le grandi banche di
Francia e Germania hanno visto questi prestiti come una fonte di
profitti più alti e hanno contato su un salvataggio se si profilava
il default. Anche la società d'investimento USA
Goldman Sachs
è entrata nell'affare, creando strumenti d'investimento che hanno
nascosto l'estensione del debito greco.
Per il 2009, la Grecia doveva acconsentire ad un piano
d'austerità che l'Unione Europea, la Banca Centrale Europea ed il
Fondo Monetario Internazionale
— ora
chiamati
“la Troika” — le hanno
imposto. Il risultato sono stati licenziamenti, mentre i tagli alla
spesa hanno portato alla chiusura di scuole e ospedali, ad una nuova
recessione e ad un tasso di disoccupazione di più del 16%. Per
questo autunno, si è di nuovo profilato il default.
Non soltanto le banche europee ma anche le banche ed i
capitalisti greci sono stati responsabili. Oltre a evitare le tasse,
negli ultimi anni 2.000 imprese che erano state localizzate in
Grecia si sono spostate in Bulgaria, dove i costi del lavoro erano
di un quarto di quelli della Grecia. Altre 800 partiranno nel 2011.
Questo è come il mercato capitalista governa.
Nessuno si aspetta che l'economia mondiale abbia
improvvisamente una maggiore crescita, certamente non una che
capovolga la disoccupazione.
Se l'Italia, la cui economia è sette volte maggiore di quella
della Grecia, non dovesse riuscire a pagare il proprio debito, ciò
avrebbe un impatto molto più grande sulle grandi banche
imperialiste, sull'eurozona e sul futuro dell'Unione Europea. Di
conseguenza, le notizie sull'Italia stanno iniziando a dominare nei
media, che si erano concentrati sulla Grecia.
La resistenza dei
lavoratori
La resistenza a questo nuovo assalto alla classe lavoratrice è
all'ordine del giorno in entrambe i paesi. In Grecia, dove la
resistenza dei lavoratori è stata ad un livello più alto che altrove
in Europa, nei due anni passati vi sono stati dozzine di scioperi
generali e di dimostrazioni.
Queste forze
— che seguono
principalmente il Partito Comunista di Grecia (KKE) e la federazione
sindacale PAME
— hanno già
chiamato a raccolta contro il nuovo regime di "unità nazionale" dei
banchieri, formato dal partito PASOK di
Papandreou, dal Nuova
Democrazia di destra e dal piccolo, parafascista Partito Laos.
Di tutti i partiti in parlamento, soltanto il KKE ed il
raggruppamento riformista più di sinistra, Syriza, si sono rifiutati
di entrare a far parte del governo.
In Italia, la severe austerità sta appena cominciando. La nuova
pianificata riduzione della spesa causerà più disoccupazione come
pure la perdita di servizi sociali. C'è da attendersi resistenza.
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