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Il “Club di Berlino”: la Germania progetta di mettere a razione l'Europa

17 luglio 2010

 

Il governo tedesco sta preparando un piano d'emergenza per i paesi disastrati non in grado di pagare i loro debiti alle banche europee. Il piano che viene discusso a Berlino da una piccola cabala di leader politici ed esperti della finanza toglierebbe completamente ai governi la competenza a decidere in vaste aree della politica economica e di bilancio.

Secondo un recente rapporto su Der Spiegel, un gruppo di esperti che ammonta a meno di una dozzina sta redigendo un documento su richiesta del cancelliere tedesco Angela Merkel e del ministro delle finanze Wolfgang Schäuble. Le deliberazioni sul nuovo progetto vengono tenute le più riservate possibili per non spaventare i mercati monetari.

In maggio la Germania ha approvato con altri governi europei e con l'FMI di istituire un fondo di salvataggio senza precedenti di €750 miliardi (US$945 miliardi) che sarà utilizzato per rifinanziare i debiti di quei paesi dell'eurozona che affrontano difficoltà di rimborso. Ora il cancelliere tedesco è preoccupato che il nuovo piano che viene elaborato a Berlino sia considerato come un voto di sfiducia nel pacchetto di salvataggio europeo. Lunedì l'euro è calato quando è trapelata la notizia del progetto.

Essenzialmente, il piano di Berlino prevede la ristrutturazione del debito per i paesi europei in difficoltà. I candidati principali sono attualmente le economie di Grecia, Portogallo e Spagna. Comunque, anche parecchi altri paesi si stanno affannando per restituire alle banche straniere i loro eccezionali prestiti e potrebbero essere i prossimi. In cambio della ristrutturazione del loro debito, è previsto che i paesi interessati consegnino vasti poteri sulla loro economia.

Con le parole del piano di Berlino, questo processo "richiederà restrizioni ai poteri discrezionali sovrani". Il controllo effettivo sulla politica di bilancio sarebbe quindi assunto da "un individuo o da un gruppo di individui che ha familiarità con le caratteristiche regionali del paese debitore". questo "individuo o gruppo di individui" verrebbero nominati da una commissione di esperti in Germania nota come il Club di Berlino.

Descrivendo il concetto dietro il piano tedesco, Schäuble ha dichiarato: "Quando una società presenta istanza di fallimento, i creditori devono rinunciare ad una parte delle loro pretese. Lo stesso dovrebbe applicarsi nei casi di fallimento nazionale".

Le parole di Schäuble dovrebbero essere esaminate con grande attenzione. Sta dichiarando che la bancarotta degli stati verrà trattata nello stesso modo che per le aziende liquidateristrutturate, smontate e costrette a consegnare il controllo effettivo dei loro bilanci ad un ente esterno.

Questa settimana il Financial Times in un commento sul piano di Berlino ha notato che, mentre gli attuali provvedimenti europei per arginare la crisi finanziaria del continente sono falliti, sono richieste delle misure ulteriori.

Su questa base, il Times scrive che "In questa idea vi sono alcune cose da gradire", ma "Il problema con l'idea della Germania è che esagera.... Degli individui esterni verrebbero nominati da una autorità di decisione sovranazionale per salvaguardare gli affari finanziari del debitore, obbligandolo a cedere alcuni poteri sovrani". Un simile piano "metterebbe il paese debitore in una posizione di sottomissione coloniale. Se mai accettato, questo sarebbe politicamente esplosivo.... Quando gli stati sovrani sono inadempienti, quel che è necessario è un tavolo da conferenza, non una camera di tortura".

Il Financial Times è la voce della comunità finanziaria internazionale e sostiene incondizionatamente i suoi interessi. Nondimeno, il giornale si sente sollecitato ad avvertire contro le potenziali conseguenze politiche derivanti dalla presa di controllo di una economia straniera nella maniera che viene ora discussa in Germania.

Dovrebbero trarsi diverse importanti conclusioni dai piani che vengono preparati a Berlino.

Quasi tre anni dopo che la crisi finanziaria è scoppiata, sta ora entrando in uno stadio nuovo e potenzialmente più esplosivo. Il 23 luglio, saranno pubblicati i risultati degli stress test di 91 banche europee. Sebbene i test siano stati redatti per mascherare altrettanto quanto scoprono, alcuni analisti finanziari predicono che le statistiche potrebbero rivelare gravi problemi per 10-20 banche. In questo caso, saranno richiesti ulteriori miliardi aggiuntivi per salvare queste banche ed acquistare le loro attività tossiche.

Tormentato dalle preoccupazioni che il pacchetto di salvataggio dell'eurozona sia insufficiente a salvare sia le banche europee sofferenti che le economie disastrate, il governo tedesco compila ora il suo radicale piano d'emergenza per l'Europa.

Le proposte per un Club di Berlino inasprirà soltanto gli antagonismi nazionali attraverso il continente. Come osserva Der Spiegel: “I paesi immediatamente o potenzialmente minacciati da insolvenza, come Grecia, Portogallo e Spagna, si ribelleranno alle proposte di Berlino. Perché dovrebbero accettare delle regole che renderebbero più facile ai rimanenti paesi dell'euro negare loro aiuto in un'emergenza"?

Il piano di Berlino aggraverà anche le relazioni con i vicino della Germania, compresa la Francia, che è già duramente critica della risposta del governo tedesco alla crisi finanziaria ed al suo crescente ricorso ad iniziative unilaterali.

Infine, il piano tedesco rivela la completa incapacità dell'elite dominante di occuparsi dell'attuale crisi economica entro la struttura tradizionale della democrazia borghese. Recentemente, Schäuble ha ammesso una verità che a nessun ministro piace rendere pubblicai governi prendono ordini dai mercati finanziari. Ora, per soddisfare le banche, Schäuble chiede che i paesi insolventi vengano trattati come aziende fallite, portati sotto curatela e resi soggetti a razioni. Questa è una formula per l'autarchia e la dittatura finanziaria.

In anni recenti l'Europa ha già sperimentato i governo di "consigli di esperti" non eletti. Tali consigli erano stati nominati dall'elite politica per attuare drastici programmi di austerità in Ungheria tra il 2009 ed il 2010 e nella Repubblica Ceca fino al gennaio 2010. L'ultimo piano tedesco va oltre un decisivo passo: l'imposizione di un regime semi-dittatoriale da parte di un gruppo di "esperti" non eletti basato a Berlino.

Le discussioni per scartare le procedure democratiche ufficiali a favore di alternative autoritarie sono ben avanzate all'interno dei circoli dominanti tedesco ed europei. La popolazione lavoratrice d'Europa deve preparare la propria alternativa costruendo un partito socialista internazionale impegnato nella creazione degli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

Stefan Steinberg