Bali Bombing

 

Una lettera con il timbro "NATO SECRET"

dal Comandante Supremo della NATO, Gen. Alexander Haig, al Segretario Generale della NATO Joseph Luns datata 26 giugno 1979.

Haig scrive:

"Non saremo mai capaci di mettere in pratica i nostri piani comuni in questa vitale area a meno che non vengano fatti sforzi molto eccezionali per bloccare le tendenze europee al neutralismo, al pacifismo ed all'unilateralismo. Dovremo tenere a mente costantemente della necessità di portare l'attenzione sulla minaccia militare sovietica e migliorare ulteriormente la nostra collaborazione con i mezzi d'informazione. Se i discorsi, la persuasione e l'influenza dei media falliscono, non ci rimane altra alternativa che muovere la debole Europa alla creazione di situazioni, come ritenute necessarie paese per paese, per convincerli di dove si trovano i loro interessi. Ciò richiederebbe azioni appropriate ed efficaci di natura emozionale delle quali abbiamo discusso frequentemente e che ho enormemente incoraggiato per l'assenza di disaccordo tra di noi riguardo alle priorità".

[Dattiloscritto dal facsimile del documento apparso nell'articolo: "Was Haigs geheimer Brief enthüllt"; Unsere Zeit, 7.5.82]

 

Sembra proprio la Germania nazista degli anni '30. Vengono intrapresi lenti, deliberati passi.

 

*     *     *

 

 

La notte del 12 ottobre lo scoppio di una bomba al Sari Club, Kuta Beach, a Bali, ha causato la morte di quasi 200 persone, tra i quali molti balinesi e molti turisti, soprattutto australiani e britannici. L'esplosione è stata talmente potente da colpire irreparabilmente 47 edifici e far bruciare automobili parcheggiate a diversi isolati di distanza dal luogo dell'esplosione. Molti testimoni hanno parlato di un bagliore accecante, molta gente si è voltata a guardare il cielo notturno illuminato dall'esplosione.

 

La versione ufficiale parla di un autobomba, ma vi è chi fa notare che non è possibile che questa provochi così notevole distruzione ed il cratere che è stato rilevato davanti al locale colpito, per cui si azzarda l'ipotesi che l'esplosione sia stata causata da una cd "micro-nuke", una mini atomica, fatta brillare sotto la superficie - dentro le fognature sotto la strada - antistanti al Sari Club. Viene anche fatto notare che le autobombe non lasciano crateri - almeno delle dimensioni di quello rilevato a Kuta - in quanto l'onda d'urto provocata dallo scoppio di una carica esplosiva si dirige dove trova meno resistenza, cioè verso l'esterno e verso l'alto. A sostegno di queste osservazioni vi sarebbero anche le bruciature sui corpi dei feriti e la polverizzazione di quelli delle vittime. Ma è anche possibile che queste affermazioni siano completamente false e, comunque, per ora non sono confermate.

 

E' tuttavia certo che l'esplosione sia stata la più potente fino ad oggi verificatasi in Indonesia: essa indica un alto livello di capacità tecniche e di pianificazione, e punta al possibile coinvolgimento dei militari indonesiani. Anche se questi ultimi non fossero direttamente coinvolti, è noto che ambienti militari hanno stretti collegamenti con gruppi islamici fondamentalisti, e vengono apertamente accusati di sostenere la loro settaria violenza a Malukus e Sulawesi.

 

Contemporaneamente a questa esplosione, se ne sono verificate altre due, al Consolato americano e presso un'agenzia di viaggi, che tuttavia non hanno provocato vittime.

 

E' in corso una accesa polemica negli USA, nel Regno Unito ed in Australia su quanto si sarebbe potuto fare per prevenire l'attentato di Bali - od almeno avvertire i turisti della minaccia di attacchi terroristici in località simili. A loro difesa i funzionari dell'intelligence americano notano che la CIA aveva dato in settembre l'allarme ai governi indonesiano ed australiano su potenziali minacce terroristiche a Bali ed in altre località turistiche del sudest asiatico.

 

Ma il Dipartimento di Stato USA non ha preso alcuna precauzione oltre ad un generico avviso di cautela sui viaggi in Indonesia. E nemmeno le autorità indonesiane ed australiane hanno avvertito i turisti degli specifici allarmi riguardanti Bali. Anzi, il governo australiano ha sempre negato di esserne a conoscenza finché la sua posizione è divenuta insostenibile. Ha tuttavia dichiarato che le informazioni erano state valutate dai servizi di intelligence australiani e venne ritenuto che queste non garantivano alcun cambiamento del livello di valutazione della minaccia e, di conseguenza, gli avvisi ai turisti erano stati "adeguati".

 

Un'altra menzogna. Nell'anniversario dell'11 settembre, il governo australiano si era affrettato a chiudere alcune delle sue ambasciate nella regione Asia-Pacifico, perché vi erano rapporti dell'intelligence che avvertivano che le stesse potevano divenire dei bersagli. La ragione per la quale i turisti non vennero avvertiti è che la "guerra al terrorismo" non ha mai avuto niente a che fare con il difendere gli interessi, le aspirazioni e la vita della gente comune in Australia, negli Stati Uniti, in Italia ed ovunque nel mondo.

 

Anche il governo di Taiwan è stato messo sotto accusa: avrebbe anteposto gli interessi USA a quelli dei cittadini taiwanesi. Infatti è stato reso noto che, secondo un'informazione ricevuta il giorno prima, lo stesso era venuto a conoscenza che si sarebbe verificato un grosso attentato "in un grande paese musulmano del sudest asiatico", ma non aveva messo in guardia i turisti taiwanesi in Indonesia perché "invitato a non farlo dal governo americano".

 

Negli ultimi mesi gli USA hanno aumentato la pressione sul governo indonesiano perché venisse incriminato "di atti di terrorismo e di collegamenti con al Qaeda" qualsiasi gruppo ostile agli americani, perché venisse distrutta la fragile democrazia indonesiana ed istituito uno stato di polizia come ai tempi di Suharto ed aperti i confini alla cooperazione militare. Certamente una parte delle forze armate indonesiane vedeva con favore una possibile svolta in questa direzione.

 

Il governo indonesiano aveva risposto picche, come già aveva fatto quello malese, che si era addirittura permesso di far preparare i bagagli ai responsabili della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale che volevano fargli adottare uno dei loro letali piani di aggiustamento strutturale.

 

Sicuramente qualcosa bolle nel pentolone del sudest asiatico: a questo fine è bene considerare anche gli atti di "terrorismo" verificatisi nelle Filippine con la crescente presenza militare USA nel paese ed i tentativi di provocare secessioni nella parte malese del Borneo. E quello che bolle probabilmente ha qualcosa a che fare con il contenimento - preventivo - della Cina.

 

Dunque Washington userà l'attentato a Bali per portare avanti le sue pretese in Indonesia e nel sudest asiatico ed anche come giustificazione per ulteriori atti di aggressione dietro la facciata della "guerra al terrorismo".

 

Come già avvenuto per gli attentati dell'11 settembre 2001, i mainstream media hanno raccolto immediatamente i suggerimenti del governo USA ed altri che responsabile dell'attentato era l'invisibile al Qaeda, e come al solito senza che vi fosse stata alcuna rivendicazione, cosa insolita ed inspiegabile per un'organizzazione terroristica, e come al solito senza alcuna prova. Ed anche in questo caso sono state ritrovate "prove" nel modo più strano, come per es. la carta d'identità dell'attentatore sul luogo dell'esplosione - naturalmente intatta - , si è proceduto all'arresto di un ex militare indonesiano accusato di aver fabbricato la bomba e rilasciato dopo poco tempo, e così la pista degli attentatori è subito diventata "fredda".

 

Si vorrebbe far credere che un'organizzazione terroristica votata, per bocca del suo stesso capo Osama bin Laden, a "colpire gli interessi americani ed israeliani", avrebbe provocato una strage in un locale prevalentemente frequentato da turisti australiani, mentre a poca distanza si trovano locali frequentati solitamente da americani, per es. il Peanuts Club; queste sono tutte informazioni di cui si viene a conoscenza facendo una semplice passeggiata lungo il corso di Kuta Beach.

 

E quale terrorista islamico colpirebbe gente che fondamentalmente è per i diritti umani in Palestina e contro i piani della banda Bush per l'invasione dell'Iraq [e dell'Arabia Saudita ecc.] ed annullare così il sostegno alla propria causa?

Se si usano i classici criteri di investigazione, anche in questo caso, come per il 911, i conti non tornano.

 

Perché dunque colpire l'Australia, che ha avuto, con questo attentato, il suo proprio 911?

 

Appena qualche settimana fa molti australiani anno assistito alla TV ad un'intervista con un brusco ambasciatore USA in Australia, visibilmente scosso per la contrarietà della maggioranza del popolo australiano al coinvolgimento del loro paese nelle pianificate avventure militari americane, che avvertiva che l'Australia non era immune da azioni terroriste del tipo di quelle di al Qaeda. Molti di coloro che hanno visto l'intervista hanno raccolto il suo comportamento come una reale minaccia non espressa ma implicita di un azione terroristica a meno che gli australiani non avessero avuto un ripensamento sul loro comportamento non compiacente.

 

Si tratta evidentemente della solita, ed a noi italiani ben nota, strategia della tensione, ovvero la "strategia del terrore di massa attraverso l'omicidio di massa". E la sequenza che precede l'azione dei "terroristi" è solitamente la stessa.

 

Ormai la partita giocata dal governo USA è evidente a [quasi] tutti, ed infatti ha incontrato una notevole opposizione popolare ovunque e, almeno nominalmente, da parte di qualche governo dei paesi satelliti. Questo è senz'altro uno dei fattori che fino ad oggi ha contribuito a trattenere la banda Bush dai suoi propositi criminali, ed è per questo motivo che la rende ancora più pericolosa.

 

In pochi giorni vi sono stati freschi annunci della stazione TV Al Jazeera che bin Laden era vivo e vegeto e che un capo di al Qaeda minacciava attentati contro interessi  francesi e tedeschi. Subito dopo vi è stato l'attentato contro una superpetroliera francese al largo delle coste dello Yemen.

 

Simultaneamente, gli australiani assistevano agli avvertimenti, dati alla TV, del Dr. Rohan Gunaratna, l'autore di "Inside Al Qaeda". Questo fino ad allora sconosciuto "esperto di terrorismo" dava specifici avvertimenti che dei membri di al Qaeda erano stati addestrati per distruggere obiettivi in Australia, e dichiarava che le informazioni gli erano state date durante interrogatori di membri di al Qaeda prigionieri.

 

Sorprende come questo scrittore abbia accesso a questi prigionieri, detenuti sotto massima sicurezza a Guantanamo, ed alla TV nazionale australiana durante le ore di massima audience. Pare che abbia dei notevoli ed interessanti agganci!

 

Subito dopo l'attentato a Bali il "guru del terrorismo" rispuntò alla TV australiana per dire che "solamente al Qaeda può avere l'intenzione e la capacità di eseguire un simile atto terroristico". Le stesse identiche stupidaggini che sono state trasmesse dalle TV americane, e di tutto il mondo, appena qualche minuto dopo gli attentati al WTC l'11/9/2001.

 

Ma chi è poi questo Rohan Gunaratna, "esperto di terrorismo, uno dei pochi qualificati che possano autorevolmente parlare di al Qaeda", assunto agli allori internazionali dopo gli attentati del 911 con il suo libro "Inside Al Qaeda"?

 

Gunaratna è un assistente ricercatore dell'Università di St. Andrews in Scozia, e, secondo il profilo pubblicato, un "riconosciuto esperto di terrorismo in Asia meridionale". Originario dello Sri Lanka, la sua area di competenza sono le Tigri Tamil, un gruppo militante separatista locale.

 

La sua prima "rivelazione" è stata, nel lontano 1997, la sorprendente pretesa che le Tigri Tamil avevano sviluppato una speciale tuta high tech per missioni suicide, che faceva in modo che la testa dell'attentatore non venisse distrutta ma venisse lanciata come un letale proiettile fino a duecento metri. Avvertiva anche del "trasferimento di questa tecnologia" in Medio Oriente.

 

In seguito lo stesso Gunaratna diede ulteriori chicche, o informazioni, sulle presunte attività dei secessionisti cingalesi in Australia, tutte piuttosto fantasiose come la precedente.

 

Uno degli aspetti più interessanti del 911 è stato il modo nel quale improvvisamente l'interesse al terrorismo dei media e del pubblico ha trasformato le carriere di altrimenti oscuri "esperti", e tra questi Rohan Gunaratna è senz'altro quello che è riuscito ad arrivare più lontano di tutti.

 

Dall'11/9/2001 è stato uno dei più prolifici commentatori sul terrorismo globale, corteggiato dai media e dai governi. La sua specialità sono "rivelazioni" sensazionalistiche, per le quali è anche stato accusato di manipolazione politica per non aver mai fornito riferimenti o prove, sulle presunte attività criminose delle comunità islamiche in occidente, incoraggiando così la paura e la sfiducia, e la campagna per la limitazione dei diritti civili in nome della "lotta al terrore".

 

Infatti, nel suo libro "Global Terror: Unearthing the Support Networks That Allow Terrorism to Survive and Succeed", il "guru" scrive che i paesi democratici forniscono un ambiente favorevole poiché i gruppi terroristici si camuffano da organizzazioni di stampo socio-culturale, economico, politico e religioso, che mobilitano poi a loro sostegno anche le organizzazioni umanitarie e quelle per i diritti umani. Di qui la necessità di leggi più repressive.

 

Il governo australiano ultimamente si sta muovendo proprio in questa direzione: che sia una coincidenza tutto ciò?

 

Inoltre, queste opinioni si commentano da sole, e non è certo la prima volta che vengono espresse. Per commentarle basta citare Benjamin Franklin: "Coloro che rinunciano alla libertà per un po' di sicurezza, non ottengono nessuna delle due, e non ne meritano alcuna".

 

L'"esperto di terrorismo" comincia a rilasciare interviste a TV e stampa subito dopo l'11/9, ad incitare all'odio ed a cercare di provocare paura, tenendo anche conferenze, in qualità di "autorità" in fatto di al Qaeda, presso la sede di varie associazioni e persino al Congresso USA.

 

Ho personalmente ascoltato la sua conferenza su al Qaeda al Commonwealth Club di S. Francisco, e, senza scadere nella volgarità, pare proprio di stare a sentire una favola per bambini, oppure una trama hollywoodiana.

 

Per capire chi e cosa ci sia dietro la sorprendente carriera dell'"esperto di terrorismo globale" Rohan Gunaratna è certamente utile esaminare la ricerca di Chaim Kupferberg "The propaganda preparation for 911", nella sez. Files.

 

E' per noi preoccupante la dichiarazione rilasciata dal "guru" lo scorso luglio al periodico [infame] Panorama: "Se l'Italia non si deciderà in fretta a por fine alla rete di al Qaeda nel paese, presto la pagherà cara", seguita dalla solita litania di accuse infondate alle varie comunità islamiche.

 

Ora dopo l'attentato a Bali tutti i "mezzi d'informazione" ed i ministeri degli esteri dei paesi occidentali si preoccupano di dare "mettere in guardia" i turisti diretti verso l'Asia sud orientale, ma forse vi è motivo per preoccuparsi maggiormente di quello che potrebbe accadere in un paese occidentale.

 

Freebooter

23-10-2001