Lo stile americano dei crimini di guerra

JOE ALLEN

9 giugno 2006

 

JOE ALLEN è figlio e nipote di marines--suo zio, un veterano della guerra del Vietnam, morì di cancro a causa dell'esposizione all'erbicida Agente Orange. Gli articoli di Joe sulla storia della guerra del Vietnam sono apparsi sulla International Socialist Review. Qui egli spiega perché i massacri di civili in Iraq fanno parte di una lunga e sanguinosa storia di crimini di guerra degli USA.

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IL 24 MAGGIO, il Gen. Michael Hagee, comandante del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ha fatto un veloce volo arrangiato in Iraq per occuparsi del crescente danno politico derivante da una serie di indagini penali sull'assassinio di civili iracheni da parte di marines USA.

 

Secondo una copia "rettificata" del suo discorso apparsa sul sito web del Marine Corps Times, Hagee ha sottolineato quelli che ha chiamato i "valori centrali" dei marines in combattimento. "Non impieghiamo la forza solamente per il piacere di farlo", ha detto Hagee nel suo discorso, intitolato "La virtù dei marine".

"Usiamo la forza letale solamente quando giustificata, proporzionale e, molto più importante, legale...Questo è lo stile americano della guerra. Dobbiamo regolare la forza e la violenza, danneggiamo soltanto le proprietà che devono essere danneggiate e proteggiamo i non combattenti che troviamo sul campo di battaglia".

Naturalmente, è difficile prendere seriamente le dichiarazioni del Gen. Hagee, data la generale distruzione cui si è dato libero sfogo in Iraq dall'invasione ed occupazione a guida USA di più di tre anni fa. Lo "stile di guerra americano" ha prodotto, per menzionare soltanto qualche fatto notevole: la distruzione in blocco di città come Fallujah, la morte di ben oltre 100.000 civili iracheni, la tortura dei prigionieri ad Abu Ghraib e la creazione degli squadroni della morte sciiti.

Questo è molto più in linea con la definizione del Gen. Fred Weyand, uno degli architetti della guerra del Vietnam. "Lo stile di guerra americano", disse Weyand, "è particolarmente violento, letale e tremendo. Noi crediamo nell'utilizzo di queste 'cose'--artiglieria, bombe, massiccia potenza di fuoco".

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DATO IL livello di miseria e di sofferenza portato in Iraq dai militari USA, le prediche da parte di un comandante generale dei marine sul "rispetto della vita umana" e sul "disciplinare la forza e la violenza" possono apparire come routine di un macabro spettacolo di barzellette.

Tuttavia accade qualcosa di più profondo. "I dettagli che emergono sulle uccisioni [ad Haditha] hanno sollevato timori", secondo il New York Times, “che l'incidente potrebbe essere il caso più grave riguardante la cattiva condotta delle forze di terra americane in Iraq".

Ora, le inchieste dei militari stanno chiaramente rivelando la punta dell'iceberg dell'estensione dei crimini di guerra commessi dalle forze USA--specialmente dal Corpo dei Marine--in Iraq.

La più importante di queste inchieste finora è concentrata sul massacro di due dozzine di civili iracheni disarmati nella piccola città di Haditha, ad ovest di Baghdad--una atrocità riportata in marzo dalla rivista Time. I marines coinvolti nel massacro di Haditha potrebbero affrontare accuse di assassinio premeditato in base alla Uniform Conduct of Military Justice.

Una seconda inchiesta si è aperta sul fatto se degli ufficiali superiori dei marines si sono impegnati nell'insabbiamento trasmettendo falsi rapporti sostenenti che i civili sono morti a causa del fuoco incrociato o sono stati uccisi da una bomba improvvisata.

Le circostanze del massacro di Haditha e dell'insabbiamento che è seguito potrebbero far rammentare a molti dell'infame massacro di My Lai durante la guerra del Vietnam. Come l'esercito gestì il caso dopo che divenne pubblico ci dice molto su come la burocrazia del Pentagono si occupa dei crimini di guerra.

Nel marzo del 1968, dei membri della Compagnia Charlie della Divisione Americal entrarono nel villaggio di My Lai ed in quattro ore assassinarono più di 400 anziani, donne e bambini, compresi neonati.

Tra le dozzine coinvolte nella strage, solamente un uomo, il Ten. William Calley, fu alla fine riconosciuto colpevole e condannato all'ergastolo ai lavori forzati.

Calley venne riconosciuto essere personalmente responsabile dell'assassinio di 20 persone. Il Presidente Nixon ordinò che venisse rilasciato dal campo di lavoro dopo il verdetto di colpevolezza. La condanna di Calley fu ridotta a 10 anni dal Segretario all'Esercito ed egli venne rilasciato dalla detenzione (la maggior parte del tempo lo passò nel suo appartamento alla base di Fort Benning) dopo tre anni.

Il dato della attuale guerra in Iraq in molti modi è peggiore. Prendete il caso del Capitano dell'esercito Rogelio Maynulet, che è stato riconosciuto colpevole della "uccisione per pietà" di un civile iracheno. "E' stato condannato alla destituzione dall'Esercito degli Stati Uniti...non vi sarà nessun periodo di reclusione", ha detto un portavoce dei militari.  

Nel maggio del 2004, quando le truppe USA davano la caccia ai sospetti miliziani a sostegno del prelato sciita Moktada al-Sadr vicino alla città irachena di Najaf, Maynulet sparò contro un'auto, ferendo il conducente ed un passeggero. Maynulet ha detto che dopo ha sparato al conducente, un netturbino locale, uccidendolo. Il motivo? "Era in uno stato che pensavo non fosse dignitoso", ha detto Maynulet. "Dovevo liberarlo dalle sue miserie".

Il 21 gennaio 2006, il sottufficiale capo Lewis Welshofer, un interrogatore dell'esercito USA, è stato dichiarato colpevole di avere causato la morte del Magg. Gen. Abed Hamed Mowhoush, iracheno, durante un interrogatorio nel novembre 2003. Welshofer lo uccise mettendogli sulla testa un sacco a pelo, sedendo sul suo petto e coprendogli la bocca.

Una giuria della corte marziale ha deciso che Welshofer non era colpevole di assassinio ma di omicidio per negligenza. E' di fronte ad una pena massima di tre anni di carcere.

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NONOSTANTE LA PRETESA di Hagee e di altri comandanti che queste azioni siano una aberrazione dall'addestramento che le truppe dei marines e dell'esercito ricevono, queste atrocità sono attribuibili direttamente alla guerra di conquista--e dal razzismo che scorre da essa.

E' da lungo tempo una nota strategia militare che il modo più efficace per fare in modo che i soldati di un esercito di conquista uccidano i loro avversari è disumanizzare quegli avversari. Il razzismo è lo strumento più efficace per realizzarlo.

Un veterano della guerra del Vietnam ha detto che durante l'addestramento di base, "La sola cosa che ci dicevano dei Viet Cong era che erano dei musi gialli. Dovevano essere uccisi. Nessuno si mette a sedere e ti parla del loro ambiente storico e culturale. Loro sono il nemico. Uccidi, uccidi, uccidi. Questo è quello che in pratica facevamo. Uccidi, uccidi, uccidi".

L'iniziale perizia psichiatrica di William Calley rivelò che non si rendeva conto che stava uccidendo degli esseri umani a My Lai, ma "piuttosto che erano degli animali con i quali non si poteva parlare o ragionare", scrisse uno psichiatra dell'esercito.

Oggi il razzismo contro gli arabi ed i musulmani pervade le forze armate USA, nonostante i vuoti discorsi sull'addestramento alla "sensibilità culturale" per i soldati destinati in Iraq. "Testa fasciata", "fantini di cammelli" e "negri della sabbia" sono soltanto un poco dell'odio razzista vomitato sul popolo iracheno dai soldati americani.

I marines, con la loro adorazione da culto della morte e della distruzione, aggiungono sempre una dose extra di fanatismo in ogni situazione.

Poco tempo fa, il Ten. Gen. James Mattis, che ha comandato i marines in Afghanistan ed in Iraq, lo fece capire. "Sapete, in realtà è abbastanza divertente combatterli", disse Mattis. "E' proprio uno spasso. E' divertente sparare ad alcune persone. Sarò proprio lì con voi. Mi piace la rissa".

Negli anni '30 il generale a riposo dei marines Smedley Butler descrisse le sue attività di soldato che invadeva un paese dopo l'altro per tutta l'America Latina come quelle di "un criminale di marca per Wall Street.” Nonostante ciò che possa affermare il Gen. Hagee, criminali simili non sono noti per le loro virtù.