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I governi di centro-destra in Gran Bretagna e Germania lo fanno.
Così fanno i governi di centro-sinistra in Francia ed Italia. Lo fanno
anche Obama ed i repubblicani. Tutti impongono programmi di "austerità"
sulle loro economie come necessari per uscire dalla crisi che le
affligge tutte dal 2007. I politici e gli economisti ora impongono
l'austerità tanto quanto una volta i medici attaccavano cerotti di
mostarda sulla pelle dei malati.
Le politiche di austerità presumono che oggi i principali
problemi economici siano i deficit di bilancio statali che aumentano il
debito pubblico. Le politiche di austerità risolvono questi problemi
principalmente tagliando la spesa pubblica e, secondariamente, con
limitati incrementi di imposte. Ridurre le spese mentre si aumentano le
entrate taglia i deficit degli stati e la loro necessità di prendere in
prestito.
I debiti pubblici crescono meno o calano contando su quanto le
spese di ciascuno stato diminuiscono e le sue imposte aumentano. Le
politiche di austerità di Obama durante il 2013 sono cominciate il 1°
gennaio, quando ha alzato le imposte sui salari sul reddito annuo di
tutti fino a $113.700. Quindi, il 1° marzo, il
"sequester" ha abbassato le spese
federali. Così, il deficit USA del 2013 calerà nettamente da
quello del 2012.
Probabilmente Obama imporrà più austerità: tagliando i sussidi
della sicurezza sociale e di Medicare per compromettere con i
repubblicani. Analogamente, i governi europei mantengono i loro
programmi di "austerità". Persino il governo della Francia,
ufficialmente "anti-austerità" e "socialista", ha un nuovo bilancio con
tipici tagli di austerità alle spese sociali.
Le prove accumulate dimostrano che solitamente i programmi di
austerità aggravano le depressioni economiche. Perché, allora,
rimangono la politica preferita per la maggior parte dei governi
capitalisti?
Quando le economie capitaliste crollano, la maggior parte dei
capitalisti chiede
– ed il governo
fornisce
– salvataggi del
mercato del credito e stimoli economici. Tuttavia, le grandi società ed
i ricchi si oppongono a nuove imposte su di loro per pagare i
programmi di stimolo e di salvataggio. Invece, insistono che i governi
dovrebbero prendere in prestito i fondi necessari.
Dal 2007, i governi capitalisti dovunque hanno preso massicciamente in
prestito per questi costosi programmi. Così hanno sostenuto grandi
deficit di bilancio ed i loro debiti pubblici sono aumentati
vertiginosamente.
Prendere in prestito pesantemente è stata così la politica
principale preferita dai capitalisti per trattare l'ultima crisi del
loro sistema. Li ha serviti bene.
Prendere in prestito ha pagato per i salvataggi statali delle
banche, delle altre società finanziarie e di altre grandi imprese
selezionate.
Prendere in prestito ha permesso spese di stimolo che hanno
rianimato la domanda di beni e servizi.
Prendere in prestito ha consentito esborsi statali
per sussidi di disoccupazione, buoni alimentari ed altre
compensazioni alla sofferenza indotta dalla crisi.
In queste maniere,
prendere in prestito ha contribuito a ridurre le
critiche, il risentimento, la rabbia e le tendenze antisistema tra
quelli licenziati dal posto di lavoro, sfrattati dalla casa, privati
della sicurezza del posto di lavoro e di sussidi ecc.
Prendere in prestito da parte dello stato ha avuto questi
risultati positivi per i capitalisti
– mentre li ha
risparmiati dal pagare imposte più alte per ottenere quei risultati.
Né questo è tutto. Le grandi imprese ed i ricchi hanno utilizzato
il denaro che hanno risparmiato impedendo ai governi di tassarli per
fornire gli enormi prestiti dei quali gli stati erano quindi
bisognosi. Le persone a medio e basso reddito potevano prestare poco o
nulla ai loro governi. Le grandi imprese ed i ricchi, infatti, hanno
sostituito i prestiti allo stato al posto di pagare di più in imposte.
Per quei prestiti, gli stati devono pagare gli interessi ed alla fine
rimborsarli.
Prendere in prestito da parte dello stato ricompensa le grandi imprese
ed i ricchi piuttosto bene. Equivale ad un affare molto gradevole per i
capitalisti.
Tuttavia, questo affare gradevole solleva un nuovo problema. In
primo luogo, dove troveranno i governi i fondi per pagare gli interessi
su tutti i prestiti e, in secondo luogo, chi rimborserà i prestatori? Le
grandi imprese ed i ricchi si preoccupano che possano ancora essere
tassati per fornire quei fondi. Sono determinati ad evitare tali imposte
– proprio come hanno
evitato di venire innanzitutto tassati per pagare i programmi di stimolo
e di salvataggio.
L'austerità è così la seconda politica preferita dei capitalisti,
una seconda via per evitare imposte più elevate mentre gli stati si
affannano con la crisi economica. Le
grandi imprese ed i ricchi
promuovono l'austerità insistendo sonoramente che i problemi
economici importanti di oggi non sono la disoccupazione, la
perdita della sicurezza del posto di lavoro e dei sussidi, i
pignoramenti di case e le disuguaglianze insuperabili di reddito e di
ricchezza. Piuttosto, i problemi chiave sono i deficit statali ed il
crescente debito pubblico. Essi devono essere tagliati.
Per fare questo, le imposte dovrebbero essere alzate modestamente o
per niente (per evitare di "danneggiare" l'economia). La soluzione
chiave è così di tagliare gli esborsi pubblici su posti di lavoro,
sussidi sociali e sulla fornitura di servizi sociali. Il denaro
risparmiato con questi tagli dovrebbe invece essere utilizzato per
pagare gli interessi sul debito pubblico e per ridurlo.
La maniera del capitalismo di trattare le sue crisi ricorrenti è così
uno straordinario imbroglio a due livelli. Nel primo livello, prestiti
massicci finanziano i programmi di stimolo e di salvataggio. Nel secondo
livello, l'austerità paga i prestiti.
Questo imbroglio scarica la maggior parte dei costi delle crisi
capitaliste sulle spalle della gente a medio e basso reddito. Lo
spostamento avviene attraverso la maggiore disoccupazione, i salari più
bassi e ridotti servizi pubblici realizzati con i programmi di
austerità. Avviene pure nella sostenuta minimizzazione degli incrementi
di imposte
– specialmente
sulle
grandi imprese e sui ricchi.
Con poche eccezioni, i grandi partiti politici hanno imposto
ovunque l'imbroglio a due livelli del capitalismo. Soltanto quando
l'opposizione di massa della gente a medio e basso reddito è
sufficientemente organizzata da minacciare assolutamente il capitalismo
stesso i capitalisti vacillano e si dividono su prendere in prestito e
austerità. Quindi alcuni capitalisti collaborano con l'opposizione per
sostenere dei "New Deal" invece dell'austerità.
Anche allora, una volta passata la crisi immediata, i capitalisti
ritornano alle loro politiche preferite di
prendere in prestito e austerità. La storia degli USA dal 1929 al
presente insegna bene questa lezione.
I capitalisti sanno che il loro sistema è instabile. Eppure non
hanno mai prevenuto le crisi ricorrenti. Contano invece su delle
politiche per "gestirle". L'imbroglio a due livelli
–
prendere in prestito
per stimoli e salvataggi e quindi austerità
–
solitamente
svolge il lavoro. I keynesiani promuovono il prendere in prestito e
quindi sembrano sorpresi, persino oltraggiati, quando subentra
l'austerità.
In primo luogo, le grandi imprese ed i ricchi
non dovrebbero essere sfuggiti alla tassazione perché hanno
contribuito a provocare la crisi; si sono arricchiti il massimo nei
decenni prima della crisi e possono meglio permettersi di pagare per
superare la crisi. Se fossero stati tassati per pagare lo stimolo ed il
salvataggio, non sarebbe sorto nessun bisogno di prendere in prestito o
di austerità.
Anche tassare le
grandi imprese ed i ricchi avrebbe delle conseguenze, ma
genererebbero molto minori costi sociali e ricadrebbero prevalentemente
su coloro meglio in grado di farvi fronte.
Ma ogni opposizione organizzata abbastanza forte per far pagare
alle
grandi imprese ed ai ricchi le crisi del capitalismo metterebbe
probabilmente in discussione il capitalismo stesso. Emergente da quasi
sei anni di crisi, avanza la domanda "possiamo far meglio del
capitalismo?", che richiede discussione, dibattito e decisione
democratica.
Visitate il progetto di
movimento sociale del Professor Wolff,
democracyatwork.info.
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