Lenin’s Tomb

 

LUNEDì, 13 FEBBRAIO 2012

Tahrir, in Atene

postato da lenin

 

Si stima che oggi stiano protestando un ateniese su sei, con la marcia del sindacato che ne costituisce la maggiore componente. La polizia, nonostante i suoi allarmi precedenti al governo, ha realizzato bene il suo fine, scombussolando proattivamente e bloccando la marcia sindacale architettando scontri lungo le principali vie di alimentazione. Ma, persino con superiore organizzazione, armamento ed una volontà organizzata politicamente per impegnarsi nel combattimento fisico, ha potuto fare unicamente tanto. Su Twitter i greci hanno quasi uniformemente riportato che il popolo si affollava, fuori a migliaia, in tutta la città, non soltanto in Piazza Syntagma e nelle vie attigue.

Gli emblemi della cronaca dei notiziari - edifici che bruciano, gas lacrimogeno, bottiglie molotov che esplodono vicino ai piedi dei poliziotti antisommossa - non sono che epifenomeni. Oggi ha rappresentato un'altra breccia fatale nell'appoggio della società civile allo stato. Una volta, il basamento dello stato era la piccola borghesia in alleanza con il capitale navale e bancario. Questa era non piccola cosa quando la piccola borghesia costituiva una vasta classe sociale. Ma, dalla caduta della giunta, almeno, i lavoratori salariati sono stati la maggioranza e sono stati tra le classi operaie più radicali in Europa. Ora, entrambe il proletariato greco e la piccola borghesia hanno rifiutato in maniera schiacciante il programma di austerità e del gruppo di Francoforte che preme per la sua variante più estrema. Lo stato non ha nessuna base popolare e l'apparato viene sempre più messo alla prova mentre tenta di contenere le lotte anti-austerità. La classe dominante greca è interamente dipendente e sottomessa alla leadership della UE, della BCE e, ad un grado minore, del FMI. Fa affidamento sul ricatto che i leader della UE, i banchieri ed i mercanti di titoli, con le loro immense risorse materiali, possano mobilitare - questo ricatto, in quel sommamente mendace atto di mistificazione, lo chiamano con il nome de 'il mercato'.

Anche oggi rappresenta un'altra fase nella disintegrazione dei partiti borghesi, poiché il 50% dei parlamentari si sono rifiutati di votare a favore del secondo memorandum che traccia l'ultima ondata di misure di austerità. Il governo di 'accordo nazionale' non è riuscito a mantenere il sostegno di 65 su 255 dei suoi parlamentari. Le espulsioni sono in corso, ad accompagnare il gran numero di dimissioni e defezioni. Il giornalista della BBC Paul Mason riferisce di un senso di ridicola rassegnazione tra la classe dominante greca. Sa molto bene che il sado-monetarismo non la salverà - il default è inevitabile - ma si sente obbligata a giocare la partita dell'euro. La sua disperata speranza, si può soltanto supporre, è che una morte prolungata ed agonizzata le offra una possibilità di redenzione, dove una morte immediata di ritirata dall'Eurozona e la ricostituzione radicale della politica nazionale che ciò comporterebbe, non le offre affatto nessuna speranza. Se domani si tenessero le elezioni e se ne devono tenere abbastanza presto, i partiti che attualmente siedono a cavalcioni dell'apparato parlamentare sarebbero esposti nella loro vera, svuotata forma. Il comico voto al PASOK farebbe orinarsi addosso lo stesso Nick Clegg.

Ma questo è il meno. Ciò che sta spingendo queste fratture, questo precipitarsi improvviso di forze sotto nuove bandiere e lontano dalle loro bandiere tradizionali, è la radicalizzazione della lotta dei lavoratori. Due scioperi generali in una settimana, agitazione civile di massa, proteste e tumulti abituali... e sottostante a questo fermento una serie di azioni ed occupazioni industriali in corso, forme di militanza che germinalmente - soltanto germinalmente - pongono la questione del potere dei lavoratori, ovvero della democrazia diretta. E' ciò che avviene per questo motivo, il lato della bilancia, che determinerà quanto permanente, quanto salvabile, è la crisi della borghesia greca.