MONTHLY REVIEW

AN INDEPENDENT SOCIALIST MAGAZINE

 

 

Volume 68, Issue 11 (April 2017)

Chi c'è dietro l'assalto alle scuole pubbliche?

di Howard Ryan

 

Nel corso dei tre decenni passati, le scuole pubbliche sono state il bersaglio di un sistematico assalto e presa di controllo da parte di corporation e fondazioni private. Lo sforzo viene chiamato dai suoi sostenitori "riforma scolastica", mentre i critici lo chiamano riforma scolastica aziendale. L'educatore finlandese Pasi Sahlberg vi ha dato il vivido acronimo GERM—il movimento della riforma globale dell'istruzione. Le sue caratteristiche fondamentali sono familiari: prove ad alto rischio, curriculum standardizzati, privatizzazione e corpo insegnante degradato, ad alta rotazione. Negli Stati Uniti, le scuole pubbliche sono diventate sempre più segregate, destabilizzate e definanziate, con il colpo più duro nelle comunità di colore a basso reddito.

Nondimeno, mentre i conflitti politici e le ramificazioni sociali del fenomeno della riforma scolastica sono ben noti, le questioni fondamentali sul movimento restano sotto-indagate. Chi lo guida realmente? Quali sono i suoi scopi e motivi? Dopo avere brevemente raccolto le dichiarazioni dei riformatori stessi, mi rivolgerò ai punti di vista dei loro oppositori progressisti ed offrirò una critica di tre influenti interpretazioni del movimento della riforma scolastica. Infine, presenterò la mia teoria su questo movimento, i suoi elementi chiave e le sue intenzioni basilari.

Cosa sostengono i riformatori aziendali

Il movimento della riforma scolastica si presenta come una collaborazione tra gruppi di organizzazioni di base, leader d'impresa e donatori privati, uniti nel tentativo di migliorare l'istruzione, incoraggiare un'economia migliore ed aiutare i bambini poveri a sottrarsi alla povertà. Il loro scopo è di "preparare i bambini d'America per il successo all'università e nelle carriere" (Barack Obama), "dare un'istruzione al più alto livello agli studenti a basso reddito e delle minoranze" (Bill Gates) e di aiutare gli americani a "mantenere il nostro livello di vita" (Eli Broad).1

Per questi riformatori, le prove ad alto rischio e la "responsabilità" dell'insegnante sono le metriche del successo. George Shultz ed Eric Hanushek della conservatrice Hoover Institution a Stanford pretendono che se nel corso dei prossimi venti anni gli studenti USA alzassero i loro risultati di quaranta punti nelle principali prove internazionali, il paese potrà attendere un innalzamento del PIL di $70 trilioni nei prossimi ottanta anni. "Questo è equivalente ad un aumento medio del 20% del reddito ogni anno per ogni lavoratore USA durante la sua intera carriera".2

Tuttavia, un grande ente di ricerca mette in discussione i meriti delle prove ad alto rischio ed altri elementi del pacchetto della riforma scolastica aziendale.3 E' inoltre per lo meno discutibile se i riformatori credano realmente alle loro stesse dichiarazioni.

L'interesse dei riformatori al miglioramento della scuola appare, in parecchi modi, essere meno che genuino, per mascherare una diversa agenda. Descrivono dei modelli per l'istruzione di massa che non considerano appropriati per i loro figli.4 Sponsorizzano dei think tank per produrre "ricerche spazzatura" che elogiano i loro modelli, mentre ignorano degli studi che contraddicono i loro modelli.5 Insistono che l'ampia assegnazione di risorse alle scuole sia senza importanza o non realistica e che i "grandi insegnanti" avranno successo nonostante le condizioni della scuola, la dimensione della classe e la formazione professionale.

Le interpretazioni progressiste

I critici di sinistra hanno fatto molto per esporre il carattere di imbroglio del movimento della riforma scolastica: documentando l'impatto distruttivo di chiusura di scuole e privatizzazione, dimostrando come società editrici. di prove e di tecnologia ed investitori in proprietà immobiliare utilizzano le riforme per espandere il "mercato dell'istruzione" ed estrarre profitti.6 Tuttavia, con tutto il loro rigore, queste spiegazioni progressiste lasciano molti vuoti. Esaminerò qui tre posizioni progressisteuna concentrata sugli edu-profitti, un'altra sull'ideologia neoliberale ed una terza sul razzismo e la supremazia bianca.

La più familiare di queste narrative dipinge la riforma aziendalistica come un piano o complotto per trasformare l'istruzione in un'altra fonte di profitto privato. Un commentatore descrive il fenomeno delle scuole charter come l'opera di "uomini d'affari tagliagole che fanno scaltri investimenti finanziari" e di ricchi amministratori che "diventano ricchi a spese degli scolari".7 In maniera simile, altri sostengono che con l'impero USA che perde terreno rispetto ai competitori globali, le elite dominanti hanno "aperto una svendita" del settore pubblico, incluse le scuole: "Potremmo stare testimoniando la cannibalizzazione del futuro dei nostri figli poiché i loro beni pubblici vengono venduti ad offerenti del settore privato".8

Questa tesi degli "edu-profitti" spiega certamente perché le società dell'istruzione e delle tecnologie si riunirebbero dietro la riforma. Ma non può rendere conto dell'entusiasmo pro-riforma delle società non-istruzione, come Boeing ed Exxon Mobil, che, assieme a molte altre corporation, sostengono il Common Core, , l'inglese nazionale e gli standard di matematica concepiti dai riformatori.9 E' stato importante anche il ruolo di filantropi come il Doris and Donald Fisher Fund, che ha dato più di $60 milioni alla catena di charter Knowledge Is Power Program (KIPP), $37 milioni al Charter School Growth Fund e più di $12 milioni all'agenzia di reclutamento insegnanti pro-riforma Teach for America.10 Mentre questi mega-donatori godono di accesso ed influenza politica superiore alla norma, non sembra che i Fisherfondatori dei magazzini di abbigliamento GAPavessero qualche piano spinto dal profitto per "incassare" dalla loro beneficenza.

Un'altra interpretazione vede la riforma principalmente come un'espressione dell'ideologia neoliberale. I ricchi donatori aziendali "sono motivati dall'ideologia politica ed economica neoliberale che favorisce immettere sul mercato praticamente tutti gli aspetti della vita pubblica", teorizza un coeditore di un recente libro sulla riforma aziendalistica. "Questa gente crede che l'istruzione pubblica sia male e che di fatto sia male l'intero settore pubblico e che abbia bisogno di essere privatizzato ed immesso sul mercato allo scopo di salvarlo".11

Questa analisi pare prendere di mira i filantropi della riforma scolastica come Bill Gates, che ha dichiarato che "possiamo far meglio lavorare per i poveri le forze del mercato se riusciamo a sviluppare un capitalismo più creativo", o come Betsy DeVos, segretario all'istruzione del presidente Trump, la cui famiglia ha profondi legami alla destra cristiana. Ma l'epicentro sull'ideologia si lascia sfuggire i molti riformatori la cui motivazione è principalmente finanziaria. Inoltre, la natura del movimento di riformail suo carattere urgente ed intenzionale, il potente consenso che ha formato nei circoli dell'elite e nei maggiori partiti politici in paese dopo paesesuggerisce un'agenda di guida più forte della sola ideologia.

In ancora un'altra lettura, la riforma scolastica viene compresa prima di tutto come un progetto per proteggere e portare avanti la supremazia bianca. Tale tesi, avanzata in una recente antologia, What’s Race Got to Do with It?, è avvincente negli Stati Uniti, dove le comunità di colore sono state i bersagli particolari dell'assalto aziendalistico alle scuole. I collaboratori al libro documentano in modo persuasivo le molte maniere in cui il movimento della riforma scolastica ha aggravato la segregazione e la disuguaglianza razziale e contribuito a respingere le conquiste del movimento per i diritti civili.

Tuttavia, la "struttura razziale ed economica integrata del libro", come presentata nell'introduzione dai redattori, non identifica mai chiaramente chi sia dietro al movimento della riforma scolastica. Quando gli autori descrivono la riforma scolastica "basata sul mercato" come un sistema "fondato" dai bianchi, senza menzionare corporation, filantropi o politici, rischiano di materializzare la "bianchezza" come forma sociale strutturante che manca di agenti o interessi identificabili.12 Similmente, mentre la definizione degli autori di supremazia bianca come "il modo in cui la nostra società è stata fondata e resta organizzata in modo che la gente bianca sia al vertice della gerarchia del potere" esprime una verità fondamentale, essa manca della dimensione di classe del potere.13 I bianchi, come gruppo, raccolgono privilegi educativi e di altro genere in relazione alla gente di colore.14 Allo stesso tempo, la maggior parte dei bianchi è lontana dall'essere "al vertice della gerarchia del potere" in una società di classe profondamente stratificata governata dalle elite imprenditoriali.

Gary Howard compie un'omissione simile nel suo libro We Can’t Teach What We Don’t Know: White Teachers, Multiracial Schools. Howard scrive che la riforma scolastica è stata "un fenomeno essenzialmente dei bianchi" e che "secoli di predominio dei bianchi hanno modellato la realtà sociale in maniere che favoriscono la posizione privilegiata ed il potere continuo della gente bianca".15 Sia Howard che i redattori di What’s Race Got to Do with It? riconoscono l'influenza degli interessi aziendali nella riforma scolastica. Forse gli autori credono che gli amministratori delegati ed i miliardari riformatori siano fuori per avanzare interessi dei bianchi tanto quantoo più chei loro interessi aziendali e di classe. Ma tale collegamento non viene mai fatto. Dimostrare  l'ampio impatto razzista della riforma scolastica, come fanno bene questi autori, non ci dice chi è a capo di tutto o verso quali fini.

Elementi chiave e settori

Mentre i critici progressisti della riforma aziendalistica hanno ampiamente documentato gli effetti dannosi della riforma ed il suo impatto su studenti e insegnanti, non hanno ancora sviluppato un'analisi soddisfacente delle forze dietro al movimento di riforma. Il mio approccio inizia con alcune classificazioni, per aiutare a definire il complesso terreno del movimento. Gli elementi chiave del movimento sono i suoi principali finanziatori, assieme ad istituzioni importanti che controllano. I suoi realizzatori sono politici, direttori di think tank, sovrintendenti scolastici ed altri che attuano i desideri degli elementi chiave e possono inoltre fornire loro dei consigli strategici. I realizzatori sono i meno consequenziali dei due, poiché il loro ruolo nella riforma dipende tipicamente dalle decisioni e dalle preferenze degli elementi chiave.

Successivamente, questi elementi chiave possono essere classificati in tre settori. In primo luogo, il settore organizzato del'impresa consiste di federazioni d'affari, come Business Roundtable, Camera di Commercio USA, Confederazione dell'Industria Britannica e BusinessEurope. Esso comprende anche agenzie quasi governative che operano, infatti, come braccia delle imprese e guidano la riforma scolastica su scala globale; importante tra queste sono l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e la Banca Mondiale. Un secondo settore, l'edubusiness, include grandi società ed investitori con un interesse finanziario diretto nella riforma aziendalistica; tra queste le società editrici e di prove, le ditte della tecnologia ed interessi immobiliari e bancari che si nutrono dall'espansione delle scuole charter. Un terzo gruppo, il settore filantropico, consiste principalmente di fondazioni, guidate negli Stati Uniti dalle "tre grandi" organizzazioni di Bill Gates, del magnate delle proprietà immobiliari e delle assicurazioni Eli Broad e della famiglia Walton, proprietaria di Walmart.

La riforma scolastica serve degli scopi distinti per ciascuno di questi settori. Per l'edubusiness, l'obiettivo sono i profitti collegati alla scuola. Per l'impresa organizzata, lo scopo principale è di sostenere l'egemonia aziendale attraverso l'istruzione. Per i filantropi, lo scopo più importante è di contribuire a realizzare una visione del mondo neoliberale, fondata sul mercato. Tuttavia, gli obiettivi filantropici varieranno individualmente: le fondazioni Dell e Hewlett possono essere motivate di più da un'agenda edubusiness—come aumentare le vendite di computer nelle scuoleche da una ideologica.

E' uno di questi settori più potente degli altri? La risposta dipende, in parte, dalla portata della domanda. Guardando soltanto agli Stati Uniti nel corso del decennio passato potrebbe suggerire che prevale il settore filantropico. Bill Gates, che è entrato nella scena della riforma nel 2003 con la sua iniziativa di piccole scuole a New York City e che oggi è il primo finanziatore e promotore del Common Core, sembrerebbe essere la figura di primo piano. Se, tuttavia, prendiamo una visione più globale e storica, come tenterò di sotto, allora gran parte delle prove puntano all'impresa organizzata come attore centrale del movimento di riforma.

L'impresa organizzata: il settore decisivo

Nel tracciare le origini della riforma scolastica, gli storici spesso citano il rapporto del 1983 A Nation at Risk: The Imperative for Educational Reform, commissionato dall'amministrazione Reagan. Il rapporto attribuiva l'incerta competitività globale degli Stati Uniti a insegnanti e scuole mediocri e raccomandava che scuole e facoltà "adottino standard più rigorosi e misurabili". Io invece suggerisco che il movimento della riforma scolastica sia sorto da eventi un decennio prima, come parte di una più ampia riasserzione del potere aziendale iniziata dalle maggiori corporation degli Stati Uniti e che più tardi si sarebbe diffusa globalmente. Quella che uno scrittore chiama la "rivolta dei padroni" è venuta in risposta a due sviluppi: tassi di profitto calanti, mentre Giappone e Germania Ovest dalla metà degli anni '60 in poi arrivarono a sfidare il predominio degli USA nei mercati globali e, secondo, la minaccia di movimenti democratici ed anticapitalisti che spuntarono per il mondo nei sessanta e fino ai primi settanta.16

La rivolta dei padroni è stata delineata in un promemoria dell'agosto 1971 inviato dall'avvocato aziendalista Lewis Powell ad un amico della Camera di Commercio USA. Powell, che sarebbe stato presto nominato alla Corte Suprema USA, avvertiva che l'attacco al "sistema americano della libera impresa" stava raggiungendo slancio e proseliti". Individuò docenti universitari di sinistra e specialmente il difensore dei consumatori Ralph Nader, che era diventato "una leggenda del suo tempo e l'idolo di milioni" e, con le parole della rivista Fortune, "mirava a frantumare completamente il bersaglio del suo odio, che è il potere delle imprese". Il rimedio di Powell era chiaro ed urgente: "L'attività indipendente e non coordinata di singole corporation, per quanto sia importante, non sarà sufficiente. La forza si trova nell'organizzazione, nell'attenta pianificazione ed esecuzione a lungo raggio, nella coerenza dell'azione in un numero indefinito di anni, nella scala del finanziamento disponibile soltanto attraverso lo sforzo congiunto".17

I leader dell'impresa risposero all'appello di Powell. Nel 1972, i capi della General Electric e del produttore di alluminio Alcoa capeggiarono la fondazione della Business Roundtable (BRT), un'organizzazione di amministratori di duecento grandi società che collabora con la Camera di Commercio, ma con un atteggiamento più aggressivo. Gli anni seguenti videro la formazione di nuovi think tank di destra come l'American Legislative Exchange Council e la Heritage Foundation, assieme a battaglioni di comitati di azione politica aziendali e gruppi di lobby. Per la fine del primo mandato di Reagan, il movimento aziendale-conservatore stava stabilendo i termini della politica nazionale, promuovendo deregolamentazione, riforme fiscali regressive e tagli esorbitanti ai provvedimenti sociali. Questo, combinato con nuovi risparmi sul costo del lavoro, attività antisindacale, avanzamenti tecnologici o delocalizzazione, aiutarono tutti gli americani più ricchi ad ammassare ricchezze con una velocità ed una rapacità non viste dalla Gilded Age.

La rivolta dei padroni è stata accompagnata da una svolta globale nella filosofia economica. Il modello keynesiano a lungo dominante, che nella sua versione progressista enfatizzava il pieno impiego ed uno stato sociale forte, calò rispetto alle utopie di libero mercato di Milton Friedman e Friedrich Hayek. Ma, come ha osservato in una recente intervista il geografo marxista David Harvey, il neoliberalismo era meno un progetto filosofico che "un progetto politico attuato dalla classe capitalista aziendale". Egli elabora: "Non penso che sia cominciato leggendo Hayek o qualcosa del genere. Penso che dissero proprio intuitivamente, 'Dobbiamo schiacciare i lavoratori, come lo facciamo?' E trovarono che c'era là fuori una teoria legittimante che avrebbe sostenuto questo".18

La riforma scolastica era perfettamente adatta a questo tentativo politico. Alcune aziende si sarebbero alimentate da mercati dell'istruzione di recente stimolati. Meno visibilmente ma in maniera più importante, gli interessi aziendali potevano assicurare una ferma presa sull'istruzione in classe: con giovani addestrati ad abitudini di subordinazione e condiscendenzache seguono istruzioni, rispondono a domande noiose sui loro fogli di lavoroci sarebbe stata meno resistenza alle iniziative e prerogative aziendali in tutti i campi. Come conseguenza di A Nation at Risk, gli stati iniziarono ad adottare esami di maturità ed altre prove standardizzate, il cui significato politico fu presto riconosciuto dall'educatore di New York Ira Shor: "Negli anni '60, masse di persone affrontavano il sistema insieme. Ora il sistema stava affrontando te, da solo".19 Nell'arte del linguaggio, un promettente movimento di insegnanti di "linguaggio completo", che scaricarono il potere ai loro studenti nei laboratori di lettura e scrittura, venne avanti negli ottanta, soltanto per essere ricacciato indietro nel decennio seguente da una coalizione di conservatori e di editori di libri di testo che faceva la propagandista della "fonetica sistematica" e di programmi di lettura prestabiliti.20 Gli insegnanti impegnati ad inserire nei loro curriculi prospettive multiculturali e di giustizia sociale trovarono meno spazio e sostegno per tali innovazioni, mentre i distretti scolastici domandavano sempre di più istruzione di preparazione alle prove.21 Oggi, il curriculum aziendalista è riassunto dal modello ampiamente emulato "niente scuse" delle scuole charter KIPP, che impone una disciplina militaristica"state seduti", "abbassate la testa", "seguita con gli occhi chi parla". Gli studenti obbedienti vengono ricompensati con privilegi e "dollari scolastici", mentre gli studenti che infrangono le regole affrontano note di biasimo, umiliazioni come stare di fronte al muro e, in molti casi, sospensione o espulsione.22

La Business Roundtable

L'impresa organizzata ha preso per la prima volta il controllo visibile del movimento di riforma scolastica nel 1989, quando gli amministratori della BRT hanno lanciato una campagna nazionale decennale per fare pressione su ogni stato perché si impegnasse per gli standard e amministrasse delle prove allineate con gli standard. Ogni CEO si è assunto la responsabilità di uno o più stati per promuovere la causa. In una dissertazione del 2002, Kathy Emery descrive il lavoro del gruppo in Maryland:

La BRT del Maryland ha esaminato i candidati durante gli anni elettorali e testimoniato nelle assemblee statali. Ha pure passato in rassegna le prove dello stato allo scopo di mettervi in correlazione la capacità dello studente rispetto alla capacità di eseguire bene nel luogo di lavoro. Quando la MBRT ha sponsorizzato campioni di genitori, insegnanti e presidi e ha scoperto una preoccupazione assai diffusa per le prove, la MBRT ha ottenuto che lo stato ritardasse l'introduzione dei nuovi esami e che quindi utilizzasse i fondi della Anne Casey Foundation un ufficio di oratori di 45 membri per iniziare a cambiare l'opposizione del pubblico alle prove.23

Lo stato di Washington, continua la Emery, la BRT ha spinto la riforma dell'istruzione attraverso Partners for Leadership in Education, finanziata da Boeing, Microsoft, Washington Mutual Bank e dalla società del legname Weyerhaeuser. Una iniziativa della BRT Washington, una sollecitazione a revisionare gli standard di lettura dello stato, suggerisce come l'organizzazione avesse innestato il curriculum verso la subordinazione degli studenti della classe lavoratrice. La politica originaria dello stato manteneva che "gli studenti leggono per costruire significato da una varietà di testi per una varietà di scopi". Dopo l'intervento della BRT, questo è stato cambiato per leggere: "Lo studente comprende il significato di quello che viene letto". Omettendo la frase "costruire significato", gli standard revisionati usano un "linguaggio più chiaro" ed evitano un "gergo educativo", ha spiegato la Business Leader’s Guide to Setting Academic Standards della BRT.24 Tuttavia i figli di membri BRT hanno ampio accesso a delle pedagogie che li invitano a "costruire significato". Come spiega ai genitori d'asilo una dichiarazione dell'University of Chicago Laboratory Schools d'elite: "Il nostro programma conta sulla curiosità e l'entusiasmo dei bambini piccoli ed è basato sulla comprensione che i bambini piccoli imparino meglio quando possono costruire significato in un ambiente dal contesto ricco".25 Sotto l'istruzione aziendalistica, gli studenti delle scuole pubbliche non godono dello stesso privilegio, non viene chiesto loro di fare delle proprie interpretazioni e scoperte, ma viene invece raccontato che c'è soltanto una interpretazione "corretta" di un testo, da trovarsi e segnare sul proprio foglio di lavoro. Un simile limitato curriculum comunica agli studenti della classe lavoratrice la lezione che non vengono loro dati pieni poteri, che non hanno voce sul significato delle cose e che la parola scritta rappresenta un'autorità alla quale sono subordinati. Oggi, il Common Core appoggiato dalla BRT porta lo stesso messaggio: il suo concetto di "lettura attenta" richiede che gli studenti si concentrino "su cosa si trova entro i quattro angoli del testo" e di evitare di collegare il testo a se stessi o al'intero mondo.26

Nel 1999, Edward Rust, l'allora CEO della State Farm Insurance, in un rapporto interno valutò il progresso della campagna dell'istruzione della BRT. Nello stato di Washington, osservava, l'allora CEO della Boeing Frank Shrontz "lavorava con il governatore Booth Gardner per redigere una legislazione di riforma completa che passò nel 1993". In Kentucky, i CEO di United Parcel Service, della raffineria di petrolio Ashland e del gigante dell'assicurazione sanitaria Humana, ciascuno "intervenne personalmente per salvare la legislazione di miglioramento della scuola".27 La BRT lavorò strettamente con la National Governors Association, una collaborazione che comprese diversi vertici nazionali dell'istruzione ed il finanziamento di un think tank, Achieve, che più tardi avrebbe guidato lo sviluppo del Common Core.28 Per il 2002, quando la No Child Left Behind Act (NCLB) mise in un reliquario un regime di prove con una legge federaleassieme a sanzioni e chiusure di scuole pubbliche "difettose" e consegne a charter e contraenti privatila BRT aveva efficacemente preparato il terreno politico. Inoltre, la BRT, insieme alla Camera di Commercio, condusse una rete di cinquanta gruppi imprenditoriali e singole società che contribuirono ad elaborare ed approvare la NCLB. Secondo Education Week, "La coalizione lavorò duramente per assicurarsi che i requisiti delle prove della legge si concentrassero sulla lettura e la matematica e richiedessero delle istantanee annuali della prestazione degli studenti".29

Oggi, la BRT mantiene ancora una commissione Istruzione e Forza Lavoro, guidata dal CEO della Northrup Grumman, Wes Bush, ora concentrata sul promuovere il Common Core. Ma, nel corso del decennio passato, il centro di gravità del movimento di riforma si è spostato dalla BRT agli edu-filantropi ed all'edubusiness. I motivi del ridotto profilo della BRT sono abbastanza chiari: con il passaggio della NCLB, il suo scopo di allineare la politica nazionale dell'istruzione dietro a standard e prove era stato in gran parte realizzato. Con lo spostamento verso la gestione privata delle scuole pubbliche in moto in modo produttivo, l'organizzazione si è rivolta verso altre priorità. Inoltre, quando le imprese sono troppo visibilmente a capo di iniziative di riforma, tali campagne rischiano di essere vistepiuttosto giustamentecome presa di controllo dell'istruzione da parte dell'impresa. Al contrario, i filantropi e le loro fondazioni possono atteggiarsi più efficacemente a benefattori altruisti e guardiani dell'interesse pubblico.

L' OCSE 

Su scala globale, nessuna organizzazione è stata più influente nel promuovere la riforma scolastica aziendalistica dell'OCSE con sede a Parigi.30 Tuttavia, mentre le politiche dell'OCSE sono generalmente ingranate verso i suoi trentaquattro paesi membri, comprendenti le economie capitaliste avanzate del nord globale, l'influenza dell'agenzia ha iniziato anche a diffondersi verso sud: l'OCSE si è consultato direttamente con il Messico sulle sue recenti riforme dell'istruzione, provocando la feroce resistenza degli insegnanti.31

L'OCSE finanziato dai membri è uno dei maggiori think tank al mondo, con 2.500 dipendenti.32 Il suo massimo contributore sono gli Stati Uniti, che hanno fornito il 21% del bilancio centrale del 2014 dell'agenzia. Costituito nel 1961 con l'ampia missione di promuovere il benessere economico e sociale, nel corso dei due decenni passati l'OCSE ha sviluppato un alto profilo sulle questioni dell'istruzione. La sua iniziativa più influente è il Programma di Valutazione Internazionale degli Studenti (PISA), una prova triennale di matematica, scienze e lettura per quindicenni, al quale ora partecipano più di settanta paesi. Amministrato per la prima volta nel 2000, il PISA è diventato subito lo standard mondiale di riferimento per misurare e classificare i sistemi scolastici nazionali. Ma l'OCSE fa di più che mettere alla prova studenti e classificare paesi: produce anche dei saggi di politica dell'istruzione e raccomanda delle riforme per aiutare singoli paesi a migliorare i loro risultati PISA. Le prescrizioni educative dell'OCSE si accordano con il modello di riforma aziendalistica degli USA: promuovere standard, prove e privatizzazione, con considerevole enfasi sulle "competenze", progettate per incontrare le richieste del "mercato del lavoro del 21° secolo".

Il PISA serve in effetti, come uno strumento di marketing globale per la politica dell'istruzione aziendalistica. Un'indagine del 2006-07 dei sindacati degli insegnanti di Education International ha dimostrato che molti paesi hanno riorientato i loro sistemi educativi verso la riforma dopo avere ricevuto dei risultati dei miseri risultati del PISA. La Germania, che è stata afferrata da uno"shock PISA" dopo una deludente classificazione nel 2000, ha istituito un nuovo regime di standard nazionali e di "prove prove prove". I rispondenti irlandesi all'indagine hanno affermato che il PISA "è stato ed è ancora un catalizzatore per il cambiamento a favore di più prove e valutazione". In Australia, un rapporto del governo sul The Future of Schooling ha fatto "un uso considerevole dei dati PISA" per dimostrare una "lunga traccia di sotto-prestazioni". Il documento è diventato la base per stabilire obiettivi nazionali modellati per "regimi di responsabilità delle prove".33

Oltre all'istruzione, la prospettiva economica dell'OCSE è lealmente neoliberale e coerente con gli scopi del settore dell'impresa organizzata, come illustra il documento di "strategia del lavoro" del 2006 dell'agenzia. Il documento favorisce flussi globali senza limitazioni di capitale ed investimenti; privatizzazioni e deregolamentazione; smantellamento delle protezioni dei lavoratori contro i licenziamenti; mettere il coperchio alle protezioni del salario minimo e frenare le indennità di disoccupazione, previdenza sociale e pensionamento.34 Mentre l'OCSE si arroga un atteggiamento pubblico di neutralità di classe, l'economista politico Richard Woodward descrive il forum annuale dell'OCSE come un affare sponsorizzato dalle imprese dove "gli oratori che rappresentano interessi pro-capitalisti e aziendali" superano in numero quelli di "organizzazioni più orientate socialmente o caritatevolmente" e dove "cori di profeti neoliberali si adunano per elogiare i benefici della globalizzazione capitalista".35

Una maniera in cui le corporation esercitano una voce nell'OCSE è attraverso il suo Business and Industry Advisory Council, formato da federazioni di imprese da ciascuno dei paesi membri dell'OCSE. Tuttavia, il governo dell'agenzia è sorvegliato da un consiglio nel quale ciascun paese nomina un rappresentante. In questo senso, i processi con i quali gli interessi aziendali dirigono o influenzano l'agenzia sono complessi e devono essere tracciati attraverso i governi membri.

La leadership della riforma scolastica del settore dell'impresa organizzata è qui collegata ad un progetto centrale di egemonia aziendale. Mentre dichiaratamente congetturale, questa lettura è basata su modelli osservabili di trattazione e di politica, alleanze istituzionali e canali d'influenza. Soltanto raramente incontriamo esposizioni aride come quella di Lewis Powell, con appelli diretti ad organizzare il potere aziendale contro i suoi oppositori. Invece la maggior parte delle prove appaiono in una certa giustapposizione e correlazione di politiche: le iniziative di riforma scolastica aziendalistica hanno così spesso coinciso con un maggiore programma neoliberale che i due possono essere compresi soltanto insieme. In aggiunta agli sforzi dell'OCSE sopra delineati, anche gruppi come la BRT operano per sostenere libero scambio, riduzione delle imposte per le aziende e rigetto delle protezioni ambientali e dei lavoratori, come esposto dettagliatamente nella sua “Growth Agenda”.36 Un modello simile è visibile a livello di stato nell'American Legislative Exchange Council appoggiato dalle imprese, che fonde la riforma scolastica aziendalistica con un'ampia agenda politica conservatrice.

Mentre la BRT e l'OCSE sembrano perseguire la riforma scolastica con uno sguardo verso assicurate obiettivi neoliberali su scala nazionale e globale, un altro segmento del settore dell'impresa organizzata viene costituito localmente, con priorità in qualche modo differenti. Un esempio maggiore è il Commercial Club of Chicago, dove l'elite imprenditoriale della città ha condotto un'aggressiva campagna di privatizzazione delle scuole, iniziando nel 2004 con la sua iniziativa Renaissance 2010. Come sostiene la professoressa Pauline Lipman dell'University of Illinois-Chicago, lo scopo principale del club  deriva dagli enormi profitti immobiliari promessi dalla gentrificazione. Il modello Chicago smantella le scuole pubbliche e l'edilizia pubblica nei quartieri principalmente di neri e latino a basso reddito, quindi promuove nuovi alloggi e scuole charter per attirare popolazioni più bianche e più ricchetutti attornianti un centro città concepito come un centro imprenditoriale di classe mondiale e turistico.37 Delle variazioni di questo modello si possono trovare a New Orleans, Filadelfia ed altrove.38 L'esempio del Commercial Club, i cui scopi sono più coerenti con quelli dell'edubusiness, non distoglie dalle priorità curriculari che sembrano essere primarie per gli interessi imprenditoriali, ma aggiunge un'altra trama.

Le implicazioni per gli attivisti

Nella mia analisi, la riforma scolastica è guidata da coalizioni organizzate di grandi corporation, che cercano un curriculum adatto alla loro egemonia economica e politica. Questi egemonisti operano in stretta alleanza con l'edubusiness, assieme ad una coorte di filantropici missionari del mercato. Quale è il valore di tale interpretazione per il movimento per la giustizia educativa?

Ritengo che questa analisi migliori le precedenti interpretazioni per considerare le forze guida della riforma che non sono uscite semplicemente per "diventare ricche" con le scuole, ma che hanno altri obiettivi. In secondo luogo, questa lettura può incoraggiarci a pensare più strategicamente sulla classe come un luogo per mettere in discussione l'egemonia aziendale. Le domande di un'istruzione che sia democratica, critica, multiculturale e multilinguistica appartengono al centro di un più ampio movimento per l'istruzione pubblica. Tali priorità curriculari diventano oggi ancora più acute mentre Trump e la DeVos prendono provvedimenti per sopprimere i diritti civili e per promuovere nelle nostre scuole un insegnamento conservatore-cristiano. Infine, se la presa di controllo dell'istruzione è un progetto aziendale su base di classe, integralmente collegato agli imperativi del capitalismo neoliberale, allora tale approccio sottolinea la vera portata del compito di fronte al movimento per l'istruzione pubblica. Se deve avere minimamente successo, l'attivismo educativo può e deve connettere la lotta per difendere le scuole pubbliche con le più ampie agende per la giustizia sociale.

Note

  1. Ufficio della Casa Bianca del Segretario Stampa, “President Obama Calls for New Steps to Prepare America’s Children for Success in College and Careers, comunicato stampa, 22 febbraio 2010, http://obamawhitehouse.archives.gov; Bill Gates, osservazioni preparate alla Conferenza Nazionale delle Assemblee di Stato, 21 luglio 2009, http://gatesfoundation.org; Eli Broad, dichiarazione al Vertice sulla Competitività Americana del Senatore Barack Obama, Pittsburgh, 26 giugno 2008.
  2. George P. Shultz e Eric A. Hanushek, “Education Is the Key to a Healthy Economy,Wall Street Journal, 30 aprile 2012.
  3. Vedi Paul C. Gorski e Kristien Zenkov, eds.,The Big Lies of School Reform (New York: Routledge, 2014); William J. Mathis e Tina M. Trujillo,Learning from the Federal Market-Based Reforms (Charlotte, NC: Information Age, 2016); come pure il sito web del National Education Policy Center (NEPC), http://nepc.colorado.edu.
  4. Le due figlie del presidente Obama hanno frequentato Laboratory Schools all'Università di Chicago d'elite e dopo la scuola Sidwell Friends diretta dai quaccheri in Maryland. Entrambe enfatizzano un curriculum "costruttivista", nel quale gli studenti apprendono capacità accademiche e hanno un significato del mondo perseguendo loro curiosità ed interessi, liberi da istruzione prestabilita e da prove ad alto rischio (Valerie Strauss, “The Irony behind Obama’s Sidwell/D.C. Schools Remarks, Washington Post Answer Sheet blog, 28 settembre 2010).
  5. Per critiche delle ricerche educative pubblicate da think tank appoggiati dai riformatori, vedi il “Think Twice Think Tank Reviews” del NEPC a http://nepc.colorado.edu/think-tank-review-project. Vedi anche Kevin G. Welner, Patricia H. Hinchey e Alex Molnar, eds.,Think Tank Research Quality (Charlotte, NC: Information Age, 2010).
  6. Diane Ravitch,Reign of Error (New York: Knopf, 2013); Pauline Lipman,The New Political Economy of Urban Education (New York: Routledge, 2011); Bree Picower e Edwin Mayorga, eds.,What’s Race Got to Do with It? (New York: Peter Lang, 2015).
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Howard Ryan è un attivista dell'istruzione ed ex docente di inglese di college. Il suo libro Educational Justice: Teaching and Organizing against the Corporate Juggernaut è stato pubblicato da Monthly Review Press nel 2016.