|
Nel corso dei tre decenni passati, le scuole pubbliche sono state
il bersaglio di un sistematico assalto e presa di controllo da parte di
corporation
e fondazioni private. Lo sforzo
viene chiamato dai suoi sostenitori "riforma scolastica", mentre i
critici lo chiamano riforma scolastica aziendale. L'educatore
finlandese
Pasi Sahlberg
vi ha dato il
vivido acronimo
GERM—il
movimento della riforma globale dell'istruzione. Le sue caratteristiche
fondamentali sono familiari:
prove ad alto rischio, curriculum standardizzati, privatizzazione e
corpo insegnante degradato, ad alta rotazione. Negli Stati Uniti, le
scuole pubbliche sono diventate sempre più segregate, destabilizzate e
definanziate, con il colpo più duro nelle comunità di colore a basso
reddito.
Nondimeno, mentre i conflitti politici e le ramificazioni sociali
del fenomeno della riforma scolastica sono ben noti, le questioni
fondamentali sul movimento restano sotto-indagate. Chi lo guida
realmente? Quali sono i suoi scopi e motivi? Dopo avere brevemente
raccolto le dichiarazioni dei riformatori stessi, mi rivolgerò ai punti
di vista dei loro oppositori progressisti ed offrirò una critica di tre
influenti interpretazioni del movimento della riforma scolastica.
Infine, presenterò la mia teoria su questo movimento, i suoi elementi
chiave e le sue intenzioni basilari.
Cosa
sostengono i riformatori aziendali
Il movimento della riforma scolastica si presenta come una
collaborazione tra gruppi di organizzazioni di base, leader d'impresa e
donatori privati, uniti nel tentativo di migliorare l'istruzione,
incoraggiare un'economia migliore ed aiutare i bambini poveri a
sottrarsi alla povertà. Il loro scopo è di "preparare i bambini
d'America per il successo all'università e nelle carriere"
(Barack Obama), "dare
un'istruzione al più alto livello agli studenti a basso reddito e delle
minoranze"
(Bill Gates) e di aiutare gli
americani a "mantenere il nostro livello di vita"
(Eli Broad).1
Per questi riformatori, le prove ad alto rischio e la "responsabilità"
dell'insegnante sono le metriche del successo.
George Shultz
ed Eric Hanushek della
conservatrice Hoover
Institution a Stanford pretendono che
se nel corso dei prossimi venti anni gli studenti USA alzassero i loro
risultati di quaranta punti nelle principali prove internazionali, il
paese potrà attendere un innalzamento del PIL di $70 trilioni nei
prossimi ottanta anni. "Questo è equivalente ad un aumento medio del 20%
del reddito ogni anno per ogni lavoratore USA durante la sua intera
carriera".2
Tuttavia, un grande ente di ricerca mette in discussione i meriti
delle prove ad alto rischio ed altri elementi del pacchetto della
riforma scolastica aziendale.3
E' inoltre per lo meno discutibile se i riformatori credano
realmente alle loro stesse dichiarazioni.
L'interesse dei riformatori al miglioramento della scuola appare,
in parecchi modi, essere meno che genuino, per mascherare una diversa
agenda. Descrivono dei modelli per l'istruzione di massa che non
considerano appropriati per i loro figli.4
Sponsorizzano dei think tank per produrre "ricerche spazzatura" che elogiano i loro modelli, mentre
ignorano degli studi che contraddicono i loro modelli.5
Insistono che l'ampia assegnazione di risorse alle scuole sia senza
importanza o non realistica e che i "grandi insegnanti" avranno successo
nonostante le condizioni della scuola, la dimensione della classe e la
formazione professionale.
Le
interpretazioni progressiste
I critici di sinistra hanno fatto molto per esporre il carattere di
imbroglio del
movimento della riforma scolastica: documentando l'impatto
distruttivo di chiusura di scuole e privatizzazione, dimostrando come
società editrici. di prove e di tecnologia ed investitori in
proprietà immobiliare utilizzano le riforme per espandere il "mercato
dell'istruzione" ed estrarre profitti.6
Tuttavia, con tutto il loro rigore, queste spiegazioni progressiste
lasciano molti vuoti. Esaminerò qui tre posizioni progressiste—una concentrata sugli edu-profitti, un'altra sull'ideologia neoliberale ed
una terza sul razzismo e la supremazia bianca.
La più familiare di queste narrative dipinge la riforma aziendalistica
come un piano o complotto per trasformare l'istruzione in un'altra fonte
di profitto privato. Un commentatore descrive il fenomeno delle scuole
charter come l'opera di "uomini d'affari tagliagole che fanno scaltri
investimenti finanziari" e di ricchi amministratori che "diventano
ricchi a spese degli scolari".7 In
maniera simile, altri sostengono che con l'impero USA che perde terreno
rispetto ai competitori globali, le elite dominanti hanno "aperto una
svendita" del settore pubblico, incluse le scuole: "Potremmo stare
testimoniando la cannibalizzazione del futuro dei nostri figli poiché i
loro beni pubblici vengono venduti ad offerenti del settore privato".8
Questa tesi degli
"edu-profitti" spiega certamente perché le società
dell'istruzione e delle tecnologie si riunirebbero dietro la riforma. Ma
non può rendere conto dell'entusiasmo pro-riforma delle società
non-istruzione, come
Boeing
ed Exxon Mobil,
che, assieme a molte altre corporation, sostengono il
Common Core,
, l'inglese
nazionale e gli standard di matematica
concepiti dai riformatori.9
E' stato importante anche il ruolo di filantropi come il Doris and Donald Fisher Fund,
che ha dato più di $60 milioni alla catena di charter Knowledge Is Power Program (KIPP), $37 milioni al Charter School Growth Fund e più di $12 milioni all'agenzia di reclutamento insegnanti pro-riforma Teach for America.10
Mentre questi mega-donatori godono di accesso ed influenza politica
superiore alla norma, non sembra che i Fisher—fondatori dei magazzini di abbigliamento GAP—avessero qualche piano spinto dal profitto per "incassare" dalla loro
beneficenza.
Un'altra interpretazione vede la riforma principalmente come
un'espressione dell'ideologia neoliberale. I ricchi donatori aziendali
"sono motivati dall'ideologia politica ed economica neoliberale che
favorisce immettere sul mercato praticamente tutti gli aspetti della
vita pubblica", teorizza un coeditore di un recente libro sulla riforma
aziendalistica. "Questa gente crede che l'istruzione pubblica sia male e
che di fatto sia male l'intero settore pubblico e che abbia bisogno di
essere privatizzato ed immesso sul mercato allo scopo di salvarlo".11
Questa analisi pare prendere di mira i filantropi della riforma
scolastica come
Bill Gates,
che ha dichiarato
che "possiamo far meglio lavorare per i poveri le forze del mercato se
riusciamo a sviluppare un capitalismo più creativo", o come
Betsy DeVos, segretario
all'istruzione del presidente Trump, la cui famiglia ha profondi legami
alla destra cristiana. Ma l'epicentro sull'ideologia si lascia sfuggire
i molti riformatori la cui motivazione è principalmente finanziaria.
Inoltre, la natura del movimento di riforma—il suo carattere
urgente ed intenzionale, il potente consenso che ha formato nei circoli
dell'elite e nei maggiori partiti politici in paese dopo paese—suggerisce
un'agenda di guida più forte della sola ideologia.
In ancora un'altra lettura, la riforma scolastica viene compresa
prima di tutto come un progetto per proteggere e portare avanti la
supremazia bianca. Tale tesi, avanzata in una recente antologia,
What’s Race
Got to Do with It?,
è avvincente
negli Stati Uniti, dove le comunità di colore sono state i bersagli
particolari dell'assalto aziendalistico alle scuole. I
collaboratori al libro documentano in modo persuasivo le molte maniere
in cui il movimento della riforma scolastica ha aggravato la
segregazione e la disuguaglianza razziale e contribuito a respingere le
conquiste del movimento per i diritti civili.
Tuttavia, la "struttura razziale ed economica integrata del libro",
come presentata nell'introduzione dai redattori, non identifica mai
chiaramente chi sia dietro al movimento della riforma scolastica. Quando
gli autori descrivono la riforma scolastica "basata sul mercato" come un
sistema "fondato" dai bianchi, senza menzionare corporation, filantropi
o politici, rischiano di materializzare la "bianchezza" come forma
sociale strutturante che manca di agenti o interessi identificabili.12 Similmente, mentre la definizione degli autori di supremazia
bianca come "il modo in cui la nostra società è stata fondata e resta
organizzata in modo che la gente bianca sia al vertice della gerarchia
del potere" esprime una verità fondamentale, essa manca della dimensione
di classe del potere.13
I bianchi, come gruppo, raccolgono privilegi educativi e di altro genere in
relazione alla gente di colore.14 Allo stesso tempo, la maggior parte dei bianchi è lontana dall'essere "al
vertice della gerarchia del potere" in una società di classe
profondamente stratificata governata dalle elite imprenditoriali.
Gary Howard
compie
un'omissione simile nel suo libro
We Can’t Teach What We Don’t Know:
White Teachers, Multiracial Schools. Howard scrive che la
riforma scolastica è stata "un fenomeno essenzialmente dei bianchi" e
che "secoli di predominio dei
bianchi hanno modellato la realtà
sociale in maniere che favoriscono la posizione privilegiata ed il
potere continuo della gente bianca".15
Sia Howard
che i redattori di What’s Race Got to Do with It?
riconoscono l'influenza degli interessi aziendali nella riforma scolastica.
Forse gli autori credono che gli amministratori delegati ed i miliardari
riformatori siano fuori per avanzare interessi dei bianchi tanto quanto—o più che—i loro interessi aziendali e di classe. Ma tale collegamento non viene mai
fatto. Dimostrare l'ampio impatto razzista della riforma
scolastica, come fanno bene questi autori, non ci dice chi è a capo di
tutto o verso quali fini.
Elementi chiave e settori
Mentre i critici progressisti della riforma aziendalistica hanno
ampiamente documentato gli effetti dannosi della riforma ed il suo
impatto su studenti e insegnanti, non hanno ancora sviluppato un'analisi
soddisfacente delle forze dietro al movimento di riforma. Il mio
approccio inizia con alcune classificazioni, per aiutare a definire il
complesso terreno del movimento. Gli elementi chiave del movimento sono
i suoi principali finanziatori, assieme ad istituzioni importanti che
controllano. I suoi realizzatori sono politici, direttori di
think tank, sovrintendenti
scolastici ed altri che attuano i desideri degli elementi chiave e
possono inoltre fornire loro dei consigli strategici.
I realizzatori sono i meno consequenziali dei due, poiché il loro
ruolo nella riforma dipende tipicamente dalle decisioni e dalle
preferenze degli
elementi chiave.
Successivamente, questi
elementi chiave possono essere classificati in tre settori. In
primo luogo, il settore organizzato del'impresa consiste di
federazioni d'affari, come
Business
Roundtable, Camera di
Commercio USA, Confederazione dell'Industria Britannica e
BusinessEurope.
Esso comprende anche agenzie quasi governative che operano,
infatti, come braccia delle imprese e guidano la riforma scolastica su
scala globale; importante tra queste sono l'Organizzazione per la
Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e la Banca Mondiale. Un
secondo settore, l'edubusiness,
include grandi
società ed investitori con
un interesse finanziario diretto nella riforma aziendalistica; tra
queste le società editrici e di prove, le ditte della tecnologia ed
interessi immobiliari e bancari che si nutrono dall'espansione delle
scuole charter. Un terzo gruppo, il settore filantropico,
consiste principalmente di fondazioni, guidate negli Stati Uniti dalle
"tre grandi" organizzazioni di
Bill Gates,
del magnate delle
proprietà immobiliari e delle assicurazioni
Eli Broad e della famiglia
Walton, proprietaria di Walmart.
La riforma scolastica serve degli scopi distinti per ciascuno di
questi settori. Per l'edubusiness, l'obiettivo sono
i profitti collegati alla scuola. Per l'impresa
organizzata, lo scopo principale è di sostenere l'egemonia
aziendale attraverso l'istruzione. Per i filantropi, lo scopo più
importante è di contribuire a realizzare una visione del mondo
neoliberale, fondata sul mercato. Tuttavia, gli obiettivi filantropici
varieranno individualmente: le fondazioni
Dell
e Hewlett
possono essere motivate di più da un'agenda
edubusiness—come
aumentare le vendite di computer nelle scuole—che da una
ideologica.
E' uno di questi settori più potente degli altri? La risposta
dipende, in parte, dalla portata della domanda. Guardando soltanto agli
Stati Uniti nel corso del decennio passato potrebbe suggerire che
prevale il settore filantropico.
Bill Gates, che è entrato
nella scena della riforma nel 2003 con la sua iniziativa di piccole
scuole a
New York City e che oggi è
il primo finanziatore e promotore del
Common Core,
sembrerebbe essere la figura di primo piano. Se, tuttavia, prendiamo una
visione più globale e storica, come tenterò di sotto, allora gran parte
delle prove puntano all'impresa
organizzata come attore centrale del movimento di riforma.
L'impresa
organizzata: il settore
decisivo
Nel tracciare le origini della riforma scolastica, gli storici spesso
citano il rapporto del 1983
A
Nation at Risk: The Imperative for Educational Reform, commissionato
dall'amministrazione Reagan. Il rapporto attribuiva l'incerta
competitività globale degli Stati Uniti a insegnanti e scuole mediocri e
raccomandava che scuole e facoltà "adottino standard più rigorosi e
misurabili". Io invece suggerisco che il movimento della riforma
scolastica sia sorto da eventi un decennio prima, come parte di una più
ampia riasserzione del potere aziendale iniziata dalle maggiori
corporation degli Stati Uniti e che più tardi si sarebbe diffusa
globalmente. Quella che uno scrittore chiama la "rivolta dei padroni" è
venuta in risposta a due sviluppi: tassi di profitto calanti, mentre
Giappone e Germania Ovest dalla metà degli anni '60 in poi arrivarono a
sfidare il predominio degli USA nei mercati globali e, secondo, la
minaccia di movimenti democratici ed anticapitalisti che spuntarono per
il mondo nei sessanta e fino ai primi settanta.16
La rivolta dei padroni è stata delineata in un promemoria dell'agosto
1971 inviato dall'avvocato aziendalista
Lewis Powell
ad un amico della
Camera di Commercio USA. Powell, che sarebbe stato presto nominato alla
Corte Suprema USA, avvertiva che l'attacco al "sistema americano della
libera impresa" stava raggiungendo slancio e proseliti". Individuò
docenti universitari di sinistra e specialmente il difensore dei
consumatori
Ralph Nader, che era
diventato "una leggenda del suo tempo e l'idolo di milioni" e, con le
parole della rivista Fortune, "mirava a frantumare
completamente il bersaglio del suo odio, che è il potere delle imprese".
Il rimedio di Powell era chiaro ed urgente: "L'attività indipendente e
non coordinata di singole corporation, per quanto sia importante, non
sarà sufficiente. La forza si trova nell'organizzazione, nell'attenta
pianificazione ed esecuzione a lungo raggio, nella coerenza dell'azione
in un numero indefinito di anni, nella scala del finanziamento
disponibile soltanto attraverso lo sforzo congiunto".17
I leader dell'impresa risposero all'appello di Powell. Nel 1972, i
capi della
General Electric e del produttore
di alluminio Alcoa capeggiarono la fondazione della
Business
Roundtable (BRT),
un'organizzazione di amministratori di duecento grandi società che
collabora con la Camera di Commercio, ma con un atteggiamento più
aggressivo. Gli anni seguenti videro la formazione di nuovi
think tank di destra come
l'American
Legislative Exchange Council
e la Heritage
Foundation, assieme a
battaglioni di comitati di azione politica aziendali e gruppi di lobby.
Per la fine del primo mandato di Reagan, il movimento
aziendale-conservatore stava stabilendo i termini della politica
nazionale, promuovendo deregolamentazione, riforme fiscali regressive e
tagli esorbitanti ai provvedimenti sociali. Questo, combinato con nuovi
risparmi sul costo del lavoro, attività antisindacale, avanzamenti
tecnologici o delocalizzazione, aiutarono tutti gli americani più ricchi
ad ammassare ricchezze con una velocità ed una rapacità non viste dalla
Gilded Age.
La rivolta dei padroni è stata accompagnata da una svolta globale nella
filosofia economica. Il modello keynesiano a lungo dominante, che nella
sua versione progressista enfatizzava il pieno impiego ed uno stato
sociale forte, calò rispetto alle utopie di libero mercato di
Milton Friedman
e Friedrich Hayek.
Ma, come ha
osservato in una recente intervista il geografo marxista
David Harvey, il
neoliberalismo era meno un progetto filosofico che "un progetto politico
attuato dalla classe capitalista aziendale". Egli elabora: "Non penso
che sia cominciato leggendo Hayek o qualcosa del genere. Penso che
dissero proprio intuitivamente, 'Dobbiamo schiacciare i lavoratori, come
lo facciamo?' E trovarono che c'era là fuori una teoria legittimante che
avrebbe sostenuto questo".18
La
riforma scolastica era perfettamente adatta a questo tentativo
politico. Alcune aziende si sarebbero alimentate da mercati
dell'istruzione di recente stimolati. Meno visibilmente ma in maniera
più importante, gli interessi aziendali potevano assicurare una ferma
presa sull'istruzione in classe: con giovani addestrati ad abitudini di
subordinazione e condiscendenza—che seguono
istruzioni, rispondono
a domande noiose sui loro fogli di lavoro—ci sarebbe stata
meno resistenza alle iniziative e prerogative aziendali in tutti i
campi.
Come conseguenza di
A Nation at Risk,
gli stati
iniziarono ad adottare esami di maturità ed altre prove standardizzate,
il cui significato politico
fu presto riconosciuto dall'educatore di
New York Ira Shor:
"Negli anni '60, masse di persone affrontavano il sistema insieme. Ora
il sistema stava affrontando te, da solo".19
Nell'arte del linguaggio, un promettente movimento di insegnanti di
"linguaggio completo", che scaricarono il potere ai loro studenti nei
laboratori di lettura e scrittura, venne avanti negli ottanta, soltanto
per essere ricacciato indietro nel decennio seguente da una coalizione
di conservatori e di editori di libri di testo che faceva la
propagandista della "fonetica sistematica" e di programmi di lettura
prestabiliti.20
Gli insegnanti impegnati ad inserire nei loro curriculi prospettive
multiculturali e di giustizia sociale trovarono meno spazio e sostegno
per tali innovazioni, mentre i distretti scolastici domandavano sempre
di più istruzione di preparazione alle prove.21
Oggi, il curriculum aziendalista è riassunto dal modello ampiamente emulato
"niente scuse" delle scuole charter KIPP, che impone una disciplina
militaristica—"state seduti", "abbassate la testa", "seguita con gli occhi chi parla". Gli
studenti obbedienti vengono ricompensati con privilegi e "dollari
scolastici", mentre gli studenti che infrangono le regole affrontano
note di biasimo, umiliazioni come stare di fronte al muro e, in molti
casi, sospensione o espulsione.22
La Business
Roundtable
L'impresa organizzata ha preso per la prima volta il controllo
visibile del movimento di riforma scolastica nel 1989, quando gli
amministratori della BRT hanno lanciato una campagna nazionale decennale
per fare pressione su ogni stato perché si impegnasse per gli standard e
amministrasse delle prove allineate con gli standard. Ogni CEO si è
assunto la responsabilità di uno o più stati per promuovere la causa. In
una dissertazione del 2002,
Kathy Emery
descrive il lavoro del gruppo in
Maryland:
La BRT del
Maryland ha esaminato i
candidati durante gli anni elettorali e testimoniato nelle assemblee
statali. Ha pure passato in rassegna le prove dello stato allo scopo di
mettervi in correlazione la capacità dello studente rispetto alla
capacità di eseguire bene nel luogo di lavoro. Quando la MBRT ha
sponsorizzato campioni di genitori, insegnanti e presidi e ha scoperto
una preoccupazione assai diffusa per le prove, la MBRT ha ottenuto che
lo stato ritardasse l'introduzione dei nuovi esami e che quindi
utilizzasse i fondi della
Anne Casey
Foundation un ufficio
di oratori di 45 membri per iniziare a cambiare l'opposizione del
pubblico alle prove.23
Lo stato di
Washington, continua la
Emery, la BRT ha
spinto la riforma dell'istruzione attraverso
Partners for
Leadership in Education, finanziata da
Boeing,
Microsoft, Washington Mutual Bank e dalla società
del legname
Weyerhaeuser. Una iniziativa
della BRT
Washington, una
sollecitazione a revisionare gli standard di lettura dello stato,
suggerisce come l'organizzazione avesse innestato il curriculum verso la
subordinazione degli studenti della classe lavoratrice. La politica
originaria dello stato manteneva che "gli studenti leggono per costruire
significato da una varietà di testi per una varietà di scopi". Dopo
l'intervento della BRT, questo è stato cambiato per leggere: "Lo
studente comprende il significato di quello che viene letto". Omettendo
la frase "costruire significato", gli standard revisionati usano un
"linguaggio più chiaro" ed evitano un "gergo educativo", ha spiegato la
Business Leader’s
Guide to Setting Academic Standards della BRT.24
Tuttavia i figli di membri BRT hanno ampio accesso a delle pedagogie che li
invitano a
"costruire
significato". Come spiega ai genitori d'asilo una dichiarazione dell'University of Chicago Laboratory Schools d'elite: "Il nostro programma conta sulla curiosità e l'entusiasmo dei
bambini piccoli ed è basato sulla comprensione che i bambini
piccoli imparino meglio quando possono costruire significato in un
ambiente dal contesto ricco".25
Sotto l'istruzione aziendalistica, gli studenti delle scuole pubbliche non
godono dello stesso privilegio, non viene chiesto loro di fare delle
proprie interpretazioni e scoperte, ma viene invece raccontato che c'è
soltanto una interpretazione "corretta" di un testo, da trovarsi e
segnare sul proprio foglio di lavoro. Un simile limitato curriculum
comunica agli studenti della classe lavoratrice la lezione che non
vengono loro dati pieni poteri, che non hanno voce sul significato delle
cose e che la parola scritta rappresenta un'autorità alla quale sono
subordinati. Oggi, il Common Core appoggiato dalla BRT porta lo stesso messaggio: il suo concetto di "lettura
attenta" richiede che gli studenti si concentrino "su cosa si trova
entro i quattro angoli del testo" e di evitare di collegare il testo a
se stessi o al'intero mondo.26
Nel 1999,
Edward Rust, l'allora
CEO della
State Farm
Insurance, in un rapporto
interno valutò il progresso della campagna dell'istruzione della BRT.
Nello stato di
Washington, osservava,
l'allora CEO della
Boeing Frank Shrontz "lavorava con il
governatore
Booth Gardner
per redigere una
legislazione di riforma completa che passò nel 1993".
In Kentucky, i CEO di
United Parcel
Service, della raffineria
di petrolio
Ashland e del gigante
dell'assicurazione sanitaria
Humana, ciascuno
"intervenne personalmente per salvare la legislazione di miglioramento
della scuola".27
La BRT lavorò strettamente con la National Governors Association, una collaborazione che comprese diversi vertici nazionali dell'istruzione
ed il finanziamento di un think tank, Achieve, che più tardi avrebbe guidato lo sviluppo del Common Core.28
Per il 2002, quando la No Child Left Behind Act (NCLB) mise in un reliquario un regime di prove con una legge federale—assieme a sanzioni e chiusure di scuole pubbliche "difettose" e consegne a
charter e contraenti privati—la BRT aveva efficacemente preparato il terreno politico. Inoltre, la BRT,
insieme alla Camera di Commercio, condusse una rete di cinquanta gruppi
imprenditoriali e singole società che contribuirono ad elaborare ed
approvare la NCLB. Secondo Education Week, "La coalizione lavorò duramente per assicurarsi che i requisiti delle
prove della legge si concentrassero sulla lettura e la matematica e
richiedessero delle istantanee annuali della prestazione degli
studenti".29
Oggi, la BRT mantiene ancora una commissione Istruzione e Forza
Lavoro, guidata dal CEO della
Northrup Grumman,
Wes Bush, ora concentrata sul promuovere il
Common Core.
Ma, nel corso del
decennio passato, il centro di gravità del movimento di riforma
si è spostato dalla BRT agli edu-filantropi ed all'edubusiness.
I motivi del ridotto profilo della BRT sono abbastanza chiari: con il
passaggio della NCLB, il suo scopo di allineare la politica nazionale
dell'istruzione dietro a standard e prove era stato in gran parte
realizzato. Con lo spostamento verso la gestione privata delle scuole
pubbliche in moto in modo produttivo, l'organizzazione si è rivolta verso
altre priorità. Inoltre, quando le imprese sono troppo visibilmente a
capo di iniziative di riforma, tali campagne rischiano di essere viste—piuttosto
giustamente—come presa di
controllo dell'istruzione da parte dell'impresa. Al contrario, i
filantropi e le loro fondazioni possono atteggiarsi più
efficacemente a benefattori altruisti e guardiani dell'interesse
pubblico.
L' OCSE
Su scala globale, nessuna organizzazione è stata più influente nel
promuovere la riforma scolastica aziendalistica dell'OCSE con sede a
Parigi.30
Tuttavia, mentre le politiche dell'OCSE sono generalmente ingranate verso i
suoi trentaquattro paesi membri, comprendenti le economie capitaliste
avanzate del nord globale, l'influenza dell'agenzia ha iniziato anche a
diffondersi verso sud: l'OCSE si è consultato direttamente con il
Messico sulle sue recenti riforme dell'istruzione, provocando la feroce
resistenza degli insegnanti.31
L'OCSE finanziato dai membri è uno dei maggiori
think tank al mondo, con
2.500 dipendenti.32
Il suo massimo contributore sono gli Stati Uniti, che hanno fornito il 21%
del bilancio centrale del 2014 dell'agenzia. Costituito nel 1961 con
l'ampia missione di promuovere il benessere economico e sociale, nel
corso dei due decenni passati l'OCSE ha sviluppato un alto profilo sulle
questioni dell'istruzione. La sua iniziativa più influente è il
Programma di Valutazione Internazionale degli Studenti (PISA),
una prova triennale di matematica, scienze e lettura per quindicenni, al
quale ora partecipano più di settanta paesi. Amministrato per la prima
volta nel 2000, il PISA è diventato subito lo standard mondiale di
riferimento per misurare e classificare i sistemi scolastici nazionali.
Ma l'OCSE fa di più che mettere alla prova studenti e classificare
paesi: produce anche dei saggi di politica dell'istruzione e raccomanda
delle riforme per aiutare singoli paesi a migliorare i loro risultati
PISA. Le prescrizioni educative dell'OCSE si accordano con il modello di
riforma aziendalistica degli USA: promuovere standard, prove e
privatizzazione, con considerevole enfasi sulle "competenze", progettate
per incontrare le richieste del "mercato del lavoro del 21° secolo".
Il PISA serve in effetti, come uno strumento di marketing globale per la
politica dell'istruzione aziendalistica. Un'indagine del 2006-07 dei sindacati
degli insegnanti di
Education
International ha dimostrato
che molti paesi hanno riorientato i loro sistemi educativi verso la
riforma dopo avere ricevuto dei risultati dei miseri risultati del PISA.
La Germania, che è stata afferrata da uno"shock PISA" dopo una deludente
classificazione nel 2000, ha istituito un nuovo regime di standard
nazionali e di "prove prove prove". I rispondenti irlandesi all'indagine
hanno affermato che il PISA "è stato ed è ancora un catalizzatore per il
cambiamento a favore di più prove e valutazione".
In Australia, un rapporto del
governo sul
The Future of
Schooling
ha fatto "un uso
considerevole dei dati PISA" per dimostrare una "lunga traccia di
sotto-prestazioni". Il documento è diventato la base per stabilire
obiettivi nazionali modellati per "regimi di responsabilità delle
prove".33
Oltre all'istruzione, la prospettiva economica dell'OCSE è lealmente
neoliberale e coerente con gli scopi del settore dell'impresa
organizzata, come illustra il documento di "strategia del lavoro" del
2006 dell'agenzia. Il documento favorisce flussi globali senza
limitazioni di capitale ed investimenti; privatizzazioni e
deregolamentazione; smantellamento delle protezioni dei lavoratori
contro i licenziamenti; mettere il coperchio alle protezioni del salario
minimo e frenare le indennità di disoccupazione, previdenza sociale e
pensionamento.34
Mentre l'OCSE si arroga un atteggiamento pubblico di neutralità di classe,
l'economista politico Richard Woodward descrive il forum annuale dell'OCSE come un affare sponsorizzato dalle
imprese dove "gli oratori che rappresentano interessi pro-capitalisti e
aziendali" superano in numero quelli di "organizzazioni più orientate
socialmente o caritatevolmente" e dove "cori di profeti neoliberali si
adunano per elogiare i benefici della globalizzazione capitalista".35
Una maniera in cui le corporation esercitano una voce nell'OCSE è
attraverso il suo
Business and
Industry Advisory Council,
formato da
federazioni di imprese da ciascuno dei paesi membri dell'OCSE. Tuttavia,
il governo dell'agenzia è
sorvegliato da un consiglio nel quale ciascun paese nomina un
rappresentante. In questo senso, i processi con i quali gli interessi
aziendali dirigono o influenzano l'agenzia sono complessi e devono
essere tracciati attraverso i governi membri.
La
leadership della riforma
scolastica del settore dell'impresa organizzata è qui collegata
ad un progetto centrale di egemonia aziendale. Mentre
dichiaratamente congetturale, questa lettura è basata su modelli
osservabili di trattazione e di politica, alleanze istituzionali e
canali d'influenza. Soltanto raramente incontriamo esposizioni aride
come quella di
Lewis Powell, con appelli
diretti ad organizzare il
potere aziendale contro i suoi oppositori. Invece la maggior parte
delle prove appaiono in una certa giustapposizione e correlazione di
politiche: le iniziative di riforma scolastica aziendalistica hanno così
spesso coinciso con un maggiore programma neoliberale che i due possono
essere compresi soltanto insieme. In aggiunta agli sforzi dell'OCSE
sopra delineati, anche gruppi come la BRT operano per sostenere libero
scambio, riduzione delle imposte per le aziende e rigetto delle
protezioni ambientali e dei lavoratori, come esposto dettagliatamente
nella sua
“Growth Agenda”.36
Un modello simile è visibile a livello di stato nell'American Legislative Exchange Council appoggiato dalle imprese, che fonde la riforma scolastica aziendalistica
con un'ampia agenda politica conservatrice.
Mentre la BRT e l'OCSE sembrano perseguire la
riforma
scolastica con uno sguardo verso assicurate obiettivi
neoliberali su scala nazionale e globale, un altro segmento del settore
dell'impresa organizzata viene costituito localmente, con priorità in
qualche modo differenti. Un esempio maggiore è il
Commercial Club
of Chicago, dove l'elite
imprenditoriale della città ha condotto un'aggressiva campagna di
privatizzazione delle scuole, iniziando nel 2004 con la sua
iniziativa
Renaissance 2010.
Come sostiene la professoressa
Pauline Lipman
dell'University of
Illinois-Chicago, lo scopo
principale del club deriva dagli enormi profitti
immobiliari promessi dalla gentrificazione. Il modello Chicago
smantella le scuole pubbliche e l'edilizia pubblica nei quartieri
principalmente di neri e latino a basso reddito, quindi promuove nuovi
alloggi e scuole charter per attirare popolazioni più bianche e più
ricche—tutti
attornianti un centro città concepito come un centro imprenditoriale di
classe mondiale e turistico.37
Delle variazioni di questo modello si possono trovare a New Orleans, Filadelfia ed altrove.38
L'esempio del Commercial Club, i cui scopi sono più coerenti con quelli dell'edubusiness,
non distoglie dalle priorità curriculari che sembrano essere primarie per
gli interessi imprenditoriali, ma aggiunge un'altra trama.
Le implicazioni per gli attivisti
Nella mia analisi, la riforma scolastica è guidata da coalizioni
organizzate di grandi corporation, che cercano un curriculum adatto alla
loro egemonia economica e politica. Questi egemonisti operano in stretta
alleanza con l'edubusiness, assieme ad una
coorte di filantropici missionari del mercato. Quale è il valore di tale
interpretazione per il movimento per la giustizia educativa?
Ritengo che questa analisi migliori le precedenti interpretazioni per
considerare le forze guida della riforma che non sono uscite
semplicemente per "diventare ricche" con le scuole, ma che hanno altri
obiettivi. In secondo luogo, questa lettura può incoraggiarci a pensare
più strategicamente sulla classe come un luogo per mettere in
discussione l'egemonia aziendale. Le domande di un'istruzione che sia
democratica, critica, multiculturale e multilinguistica appartengono al
centro di un più ampio movimento per l'istruzione pubblica. Tali
priorità curriculari diventano oggi ancora più acute mentre
Trump
e la DeVos prendono
provvedimenti per sopprimere i diritti civili e per promuovere nelle
nostre scuole un insegnamento conservatore-cristiano. Infine, se la
presa di controllo dell'istruzione è un progetto aziendale su base di
classe, integralmente collegato agli imperativi del capitalismo
neoliberale, allora tale approccio sottolinea la vera portata del
compito di fronte al movimento per l'istruzione pubblica. Se deve
avere minimamente successo, l'attivismo educativo può e deve connettere
la lotta per difendere le scuole pubbliche con le più ampie agende per
la giustizia sociale.
Note
-
Ufficio della Casa Bianca del Segretario Stampa, “President Obama Calls for New Steps to Prepare
America’s Children for Success in College and Careers”,
comunicato stampa, 22 febbraio 2010, http://obamawhitehouse.archives.gov; Bill Gates,
osservazioni preparate alla Conferenza Nazionale delle Assemblee
di Stato, 21 luglio 2009, http://gatesfoundation.org; Eli Broad,
dichiarazione al Vertice sulla Competitività Americana del Senatore Barack Obama, Pittsburgh,
26 giugno 2008.
- George P. Shultz
e Eric A. Hanushek, “Education Is the Key to a Healthy Economy”,Wall Street Journal,
30 aprile 2012.
-
Vedi Paul C. Gorski
e Kristien Zenkov, eds.,The
Big Lies of School Reform (New York: Routledge, 2014); William
J. Mathis
e Tina M. Trujillo,Learning from the Federal
Market-Based Reforms (Charlotte, NC: Information Age, 2016);
come pure il sito web del National Education Policy Center (NEPC),
http://nepc.colorado.edu.
-
Le due figlie del presidente Obama hanno
frequentato Laboratory Schools
all'Università di Chicago d'elite
e dopo la
scuola Sidwell Friends
diretta dai
quaccheri
in Maryland.
Entrambe enfatizzano un curriculum
"costruttivista", nel quale gli studenti apprendono capacità
accademiche
e hanno un significato del mondo perseguendo loro
curiosità ed interessi,
liberi da istruzione prestabilita e da prove ad
alto rischio
(Valerie Strauss, “The Irony behind Obama’s Sidwell/D.C. Schools
Remarks”,
Washington Post Answer Sheet blog, 28 settembre 2010).
-
Per critiche delle ricerche educative pubblicate
da think tank appoggiati dai riformatori, vedi il “Think Twice Think
Tank Reviews” del
NEPC a http://nepc.colorado.edu/think-tank-review-project.
Vedi anche Kevin G. Welner, Patricia H. Hinchey e Alex Molnar, eds.,Think Tank Research Quality (Charlotte, NC: Information
Age, 2010).
-
Diane Ravitch,Reign of Error (New York:
Knopf, 2013); Pauline Lipman,The New Political Economy of Urban
Education (New York: Routledge, 2011); Bree Picower
e Edwin Mayorga, eds.,What’s Race Got to Do with It? (New York: Peter
Lang, 2015).
-
David Sirota, “Getting Rich Off of Schoolchildren”, Salon, 11 marzo 2013,
http://salon.com.
-
Michelle Fine
e Michael Fabricant,The
Changing Politics of Education (Boulder, CO: Paradigm, 2013),
27.
-
Vedi l'elenco dei contributori di Achieve,
il principale think tank del
Common Core, a http://achieve.org/contributors.
-
Per il KIPP,
vedi Lily Bethlehem, “Doris and Donald Fisher Fund Gives $60 Million to
Charter Schools”,Jewish Business News, January 20, 2015,
http://jewishbusinessnews.com.
Per il Charter School Growth Fund,
ho consultato il formulario per l'IRS 990-PF
per il 2004–13
del Growth Fund.
Per Teach
for America: Ken Libby, “Doris and Donald Fisher Education Giving,
2003–2011”, NEPC blog, 5 luglio 2012, http://nepc.colorado.edu,
più il
formulario per l'IRS 990-PF per il 2012 del Fisher Fund.
-
Elizabeth Bloom, “Introduction: Forewarned Is
Forearmed,” in Kjersti VanSlyke-Briggs, Elizabeth Bloom e
Danielle Boudet, eds.,Resisting Reform (Charlotte, NC:
Information Age, 2015), 7.
-
Picower and Mayorga,What’s Race Got to Do With
It?, 8.
-
Picower and Mayorga,What’s Race Got to Do With
It?, 6.
-
Per estese prove, vedi Eduardo Bonilla-Silva,Racism
without Racists, 4th ed. (Lanham, MD: Rowman and Littlefield,
2014).
-
Gary R. Howard,We Can’t Teach What We Don’t
Know, 3rd ed. (New York: Teachers College, 2016), 123, 122.
-
Ted Nace,Gangs of America (San Francisco:
Berrett-Koehler, 2003), 137–52; Robert Brenner,The Economics of
Global Turbulence (New York: Verso, 2006).
-
Lewis F. Powell, “Attack on American Free Enterprise System”, 23 agosto 1971,
http://law.wlu.edu.
-
David Harvey, “Neoliberalism Is a Political Project”,
Jacobin,
23 luglio 2016.
-
Ira Shor,Culture Wars (New York: Routledge,
1986), 89.
-
See Debra Goodman, “Critical Literacy, Democratic
Schools, and the Whole Language Movement”, in Howard Ryan,
Educational Justice (New York: Monthly Review Press, 2016), 156–85.
-
Vedi Jane Agee, “Negotiating a Teaching Identity:
An African American Teacher’s Struggle to Teach in Test-Driven Contexts,”Teachers College Record 106, no. 4 (2004): 747–74.
-
Vedi Jim Horn,Work Hard, Be Hard(New York:
Rowman and Littlefield, 2016).
-
Kathy Emery, “The Business Roundtable and Systemic Reform: How
Corporate-Engineered High-Stakes Testing Has Eliminated Community
Participation in Developing Educational Goals and Policies”, PhD diss. University of
California at Davis, 2002, 50,
disponibile a
http://educationanddemocracy.org.
- Business Roundtable,
Business Leader’s Guide to Setting Academic
Standards (Washington, D.C.: BRT, 1996), 22;
disponibile a
http://files.eric.ed.gov.
-
University of Chicago Laboratory Schools,Kindergarten
Program of Study 2013–2014 (Chicago: Laboratory Schools, 2013),
10;
ripreso da http://ucls.uchicago.edu.
-
See Daniel E. Ferguson, “Martin Luther King Jr.
and the Common Core: A Critical Reading of ‘Close Reading',”Rethinking
Schools 28, no. 2 (2013–14): 18–21.
- Edward Rust,No Turning Back (Washington,
D.C.: Business Roundtable, 1999),
citato in Emery, “The Business
Roundtable and Systemic Reform”, 48.
-
Diversi di questi vertici nazionali sono
documentati
in “Summits”, Achieve,
http://achieve.org.
-
David J. Hoff, “Big Business Going to Bat for NCLB”,Education Week,
18 ottobre 2006, http://edweek.org.
-
Vedi Steven J. Klees, Joel Samoff
e Nelly P. Stromquist, eds.,The World Bank and Education (Rotterdam,
Netherlands: Sense, 2012).
Per una più ampia prospettiva sulla Banca Mondiale
ed agenzie simili,
vedi Richard Peet,Unholy Trinity, 2nd
ed. (New York: Zed, 2009).
-
Vedi OCSE,Improving Schools (Paris: OECD,
2010); Jane Slaughter, “Mexican Teachers Resist Their Own Brand of
‘Education Reform’”,Labor Notes, 17 febbraio 2015, http://labornotes.org.
-
Richard Woodward, “The OECD: More than Just a Think Tank”, Sheffield Political
Economy Research Institute, May 27, 2014,
http://speri.dept.shef.ac.uk.
-
Laura Figazzolo,Testing, Ranking, Reforming
(Brussels: Education International, 2009), 14–16.
-
OCSE,
Boosting Jobs and Incomes (Paris: OECD, 2006),
21–22, http://oecd.org.
-
Richard Woodward, “Towards Complex
Multilateralism? Civil Society and the OECD”, in Rianne Mahon
e
Stephen McBride, eds.,The OECD and Transnational Governance
(Seattle: University of Washington Press, 2009), 91, 94.
-
“Business Roundtable’s Growth Agenda”, Business Roundtable,
http://businessroundtable.org.
-
Lipman,New Political Economy of Urban Education;
Pauline Lipman, “Making Sense of Renaissance 2010 School Policy in
Chicago”, Great Cities Institute working paper, January 2009,
http://greatcities.uic.edu.
-
Per New Orleans,
vedi Kristen L. Buras,Charter
Schools, Race, and Urban Space (New York: Routledge, 2015);
per
Filadelfia,
vedi Maia Bloomfield Cucchiara,Marketing Schools,
Marketing Cities (Chicago: University of Chicago Press, 2013).
Per ulteriori esempi, vedi Doug Martin, “Warren Buffett and Corporate School Reformers to
Gentrify/Charterize Indianapolis and Other Cities”, Shadowproof, 19 settembre 2011, http://shadowproof.com.
Howard Ryan
è un attivista
dell'istruzione ed ex docente di inglese di college.
Il suo libro
Educational Justice: Teaching and Organizing against the Corporate
Juggernaut
è stato
pubblicato da Monthly Review
Press
nel 2016.
|