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Mercoledì, 3
luglio 2013
Dalla Primavera Araba all'Estate Globale
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I sostenitori del neoliberismo vorrebbero farci credere che la loro filosofia promuove la libertà politica e la prosperità e lo fa, per una percentuale relativamente piccola della popolazione. Per la vasta maggioranza, il neoliberismo ha dimostrato di avere avuto l'effetto opposto. Così non meraviglia che nel giugno del 2013 sia emersa una nuova ondata di insurrezioni. Il 1° giugno, decine di migliaia di dimostranti sono scesi in strada in dozzine di città europee in Germania, Spagna e Portogallo perché i prestiti della Banca Centrale Europea e del FMI richiedono ai governi di quei paesi di emanare tagli di austerità per limitare il debito.
Ad Istanbul il 28 maggio sono cominciate delle massicce proteste quando gli occupanti che cercavano di impedire la demolizione di una piazza pubblica per fare spazio ad un centro commerciale sono stati sgombrati brutalmente. Successivi scioperi e dimostrazioni sono stati organizzati attraverso la Turchia e dagli alleati in altri paesi per tutto il mese di giugno affrontando una gamma di affari inclusa la libertà di stampa, il diritto di espressione, la libertà di assemblea, la violenza poliziesca e la privatizzazione della terra e delle risorse pubbliche. Dal 14 giugno, decine di migliaia di dimostranti in Bulgaria hanno marciato quotidianamente nelle strade della capitale Sofia in risposta alla nomina del magnate dei media Delyan Peevski a capo dell'Agenzia di Stato per la Sicurezza Nazionale. Le ultime proteste seguono una serie di azioni per tutto l'anno in risposta alla privatizzazione di servizi pubblici, alla mancanza di trasparenza politica ed alla promozione di interessi corporativi con il pretesto di diffondere la democrazia. Il 28 giugno, decine di migliaia di sostenitori e di oppositori del presidente Mohamed Morsi si sono scontrati tra loro e con la polizia. 2 persone sono morte ed almeno 50 sono rimaste ferite, ma il 30 giugno sono avvenute delle dimostrazioni ancora maggiori, nell'anniversario dell'inaugurazione di Morsi un anno fa. L'opposizione al presidente ed alla sua amministrazione originano dai problemi sociali, economici e politici in corso che molti speravano sarebbero stati risolti con la rimozione del regime di Mubarak. In preparazione per le azioni del 30 giugno, gli USA hanno schierato verso l'Egitto 400 soldati antisommossa mentre John Kerry ha annunciato la continuazione di $1,3 miliardi annui di aiuti militari nonostante la documentata violenza poliziesca del governo egiziano, le violazioni dei diritti umani ed i tribunali militari segreti per i civili. Questi sono soltanto alcune delle maggiori rivolte che avvengono simultaneamente in dozzine di paesi intorno al mondo. Oltre ad essere delle reazioni alle distruttive politiche neoliberiste, un'altra caratteristica in comune che le proteste di massa condividono è la crescente accessibilità e l'uso efficace di tecnologie della comunicazione in evoluzione. Non soltanto questi strumenti permettono la disseminazione più rapida e generale di informazioni per organizzare azioni, ma come fonte per storie e notizie non filtrate danno al pubblico una comprensione più profonda del potere politico ed economico e del suo abuso. L'accesso a queste informazioni costruisce inevitabilmente sufficiente cinismo e diffidenza verso governi e grandi imprese transnazionali perché i cittadini si rendano conto che votare semplicemente non è abbastanza.
Come spesso è il caso, gli strumenti di
liberazione possono essere anche strumenti di oppressione. Per
coincidenza, nello stesso momento in cui in giugno sono scoppiate
delle rivolte, lo spifferatore
Edward Snowden ha fatto filtrare delle rivelazioni sui programmi di controllo elettronico
di massa senza autorizzazione della NSA. Piuttosto che speculare su
dove sia Snowden, se sia un criminale o su quali fossero i suoi
motivi, come fanno ossessivamente i media corporativi, una domanda
più importante da porsi è: perché la
National Security Agency
attraverso il Progetto PRISM
ha bisogno di intercettare il mondo? Questa operazione sarebbe più efficace
per acquisire influenza politica/economica, reprimere il giornalismo
investigativo ed impedire al genere di movimenti sociali che si
presentano globalmente dal diffondersi negli USA piuttosto che a
combattere il terrorismo. Ciononostante, perdere cuori e menti di
milioni di persone per il mondo probabilmente infonde terrore tra
l'elite dominante internazionale i cui interessi per i governi sono
fin troppo prevedibilmente
prioritari su ogni altra cosa.
Postato da Activist
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