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Il Gruppo dei Trenta, un autorevole
think tank
che riunisce dozzine dei più influenti responsabili politici mondiali,
banchieri centrali, finanzieri ed accademici, è
stato
l'epicentro di
due recenti rapporti per
il
Global Power Project
di
Occupy.com.
Studiando questo gruppo, ho compilato i CV dei membri attuali ed anziani
del G30: un totale di 34 individui. Il primo rapporto guardava alle
origini del G30, mentre il secondo ha esaminato alcuni degli attuali
progetti e rapporti che provengono dal gruppo. In questa puntata, darò
uno sguardo ad alcuni particolari membri del G30 ed al loro ruolo nel
giustificare ed implementare misure di austerità.
Banchieri centrali, mercati e austerità
Per gli attuali membri del Gruppo dei Trenta che siedono da più o
meno tempo come banchieri centrali, il loro ruolo nel trambusto
finanziario ed economico degli ultimi anni è ben noto e, più
particolarmente, il loro ruolo nel salvare le banche, fornire
sovvenzioni a lungo termine e meccanismi di sostegno ai mercati
finanziari e costringere i governi ad implementare l'austerità e
politiche di "riforma strutturale", specialmente nell'Unione Europea.
Con entrambe l'ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE)
Jean-Claude Trichet
e l'attuale presidente della BCE
Mario Draghi
che servono come membri del G30, le misure di austerità sono
diventate una politica chiaramente favorita del G30.
In un'intervista del gennaio 2010 con il
Wall Street Journal, Jean-Claude Trichet
ha spiegato che era stato "personalmente coinvolto in numerose crisi
finanziarie dall'inizio degli anni '80", in America Latina,
Africa,
Medio Oriente ed Unione Sovietica, essendo stato in precedenza il
presidente del Club di Parigi
– un raggruppamento "informale" che tratta la crisi del
debito e le questioni di ristrutturazione nell'interesse dei maggiori
paesi creditori al mondo. In questa veste,
Trichet
"ha dovuto trattare con circa 55 paesi
che erano in bancarotta".
Nel luglio 2010, Trichet ha scritto sul
Financial Times
che "ora è il momento di
ristabilire la sostenibilità fiscale", osservando che "il
consolidamento è un dovere", che è una maniera differente per dire
austerità. In ciascuno dei
salvataggi dei governi della UE –
di cui la BCE ha agito come una delle tre istituzioni centrali
responsabili della trattativa e della fornitura dell'accordo, assieme
alla Commissione Europea ed al FMI, formando la cosiddetta
Troika –
le misure di austerità erano sempre un ingrediente richiesto, che ha
successivamente affondato quei paesi in una crisi economica, sociale e
politica ancora più profonda
(vengono in mente Spagna e Grecia).
Lo stesso è stato vero sotto il successivo presidente della BCE e
membro del G30, Draghi, che ha continuato a richiedere misure di
austerità, riforme strutturali (particolarmente nello smantellamento
della protezione per i lavoratori) e ha esteso il sostegno al sistema
bancario, ad un grado persino maggiore del suo predecessore. In
un'intervista del febbraio 2012 con il
Wall Street Journal, Draghi ha dichiarato che "il modello sociale europeo è
già finito", osservando che i paesi dell'eurozona dovrebbero
"rendere più flessibili i mercati del lavoro". Naturalmente, intendeva
che devono
smantellare le protezioni ed i vantaggi dei lavoratori per renderli più "flessibili" alle richieste degli interessi
aziendali e finanziari che possano sfruttare più facilmente e più
economicamente quei lavoratori.
In un'intervista del 2012 con
Der Spiegel, Draghi ha osservato che i governi europei dovranno "trasferire parte della loro
sovranità al livello europeo" e ha raccomandato che alla Commissione
Europea sia data l'autorità sovranazionale per
avere un potere diretto sui bilanci dei paesi UE, aggiungendo che
"molti governi devono ancora rendersi conto che hanno perso la loro
sovranità nazionale molto tempo fa". Ha inoltre spiegato,
incredibilmente, che poiché quei governi hanno lasciato accumulare i
loro debiti devono
ora contare sulla "benevolenza dei mercati
finanziari".
Un altro eminente membro del Gruppo dei Trenta che è stato una
figura potente tra gli oligarchi mondiali dell'austerità è
Jaime Caruana, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), che
serve come banca delle banche centrali mondiali. In precedenza Caruana è
stato governatore della Banca di Spagna dal 2000 al 2006, periodo
durante il quale la Spagna ha
subito la sua massiccia bolla immobiliare che ha portato
direttamente alla crisi del debito del paese durante la recessione
globale. Nel 2006, una squadra di ispettori dentro la Banca di Spagna
inviò una lettera al governo spagnolo criticando l'allora governatore
Caruana per il suo "atteggiamento passivo" verso la massiccia bolla che
stava
contribuendo a facilitare.
Come capo della
BIS,
nel giugno 2011
Caruana
ha pronunciato un discorso ai banchieri centrali riuniti ad
un'assemblea generale annuale a Basilea, Svizzera, nel quale ha dato
pieno appoggio al programma di austerità attraverso l'Europa,
sottolineando che "il bisogno di consolidamento fiscale [austerità] è
ancora più urgente" che durante l'anno precedente.
Ha aggiunto
che "Non vi è nessuna via
d'uscita semplice, nessuna scorciatoia, nessuna soluzione indolore – vale a dire, nessuna
alternativa all'implementazione rigorosa dei pacchetti completi per
paese che includano un severo consolidamento fiscale e riforme
strutturali".
All'assemblea generale annuale della BIS, Caruana ha di nuovo
avvertito che i tentativi dei governi "di consolidamento fiscale devono
essere più ambiziosi" e ha avvisato che se i mercati finanziari
considerano un debito pubblico come insostenibile, "gli investitori in
titoli possono e puniranno rigidamente i governi". Se i governi
continuano a ritardare l'austerità, ha dichiarato, i mercati dovranno
utilizzare la "disciplina di mercato" per costringere i governi ad agire
"e quindi la sofferenza sarà davvero grande". Nel raccomandare
ulteriormente "riforme strutturali" per i mercati del lavoro e dei
servizi,
Caruana
ha osservato che "le riforme sono critiche per ottenere e preservare la fiducia", con la
quale, naturalmente, intendeva la fiducia dei mercati.
L''Accademico' dell'austerità: Kenneth Rogoff
Kenneth Rogoff è un influente economista accademico e membro del Gruppo dei Trenta.
Attualmente Rogoff detiene la posizione di docente alla
Harvard University
e di membro del
Council on Foreign Relations.
Siede nell'Economic Advisory Panel della
Federal Reserve Bank
di New York ed in precedenza Rogoff ha
trascorso del tempo come economista capo del FMI come pure servendo come
consigliere nel consiglio di amministrazione della Banca Centrale di
Svezia. In questi giorni Rogoff è famoso
– o malfamato
– per avere scritto (con
Carmen Reinhart) uno studio pubblicato nel
2010 che perorava la causa che le misure di austerità diventino la
politica favorita dei paesi da ogni parte del mondo.
Lo studio, intitolato "La crescita in un'epoca di debito", è
apparso nel 2010 nulla
American Economic Review con grande plauso all'interno dei circoli di alto livello. Una delle
conclusioni principali
del saggio riteneva che quando il rapporto debito/PIL di un paese
arriva al 90%, "esso raggiunge un punto critico dopo il quale inizierà a
sperimentare seri rallentamenti alla crescita". Il saggio è stato citato
dal Congresso USA come pure da
Olli Rehn,
il commissario europeo per gli affari economici e monetari ed uno dei decisi
difensori dell'austerità in Europa, che ha richiesto che
le
misure siano introdotte inn
Europa in molteplici paesi in cambio di fondi di salvataggio.
Una
ricerca su Google Scholar per
i termini "La crescita in un'epoca di debito" e "Rogoff" ha
trovato circa 828 risultati. Nel 2013,
Forbes si è riferito al saggio come
"forse la più citata ma meno letta pubblicazione economica degli ultimi
anni". Il saggio
è stato citato anche in
dozzine di organizzazioni dei media in tutto il mondo, molteplici volte,
specialmente da attori influenti nella stampa finanziaria.
Nel
2012, Gideon Rachman, scrivendo sul
Financial Times,
ha sostenuto che Rogoff era "molto richiesto per consigliare i leader mondiali
su come contrastare la crisi finanziaria" e ha osservato che, mentre
l'economista assisteva da un decennio alle riunioni del
World Economic Forum, era diventato "più richiesto che mai" dopo avere "scritto la storia
definitiva
delle crisi finanziarie nel corso dei secoli" assieme a
Carmen Reinhart. Rogoff
è stato consultato da
Barack Obama "ed è noto che abbia trascorso molte ore con il ministro britannico
George Osborne", ha scritto
Rachman, osservando che
Rogoff
ha raccomandato ai governi di "essere seri sul taglio dei loro
deficit, che ha fortemente influenzato la decisione del governo
britannico di fare del controllo della spesa la sua priorità".
L'elogio è diventato a maggior ragione degno di nota in aprile del
2013 quando dei ricercatori dell'Università del
Massachusetts, Amherst,
hanno pubblicato un saggio che accusava
Rogoff
e la Reinhart
di "sciatta analisi statistica" mentre documentava diversi errori
chiave che erodevano le conclusioni del saggio originale del 2010. Il
rapporto dell'Amherst è esploso attraverso i media globali, costringendo immediatamente
Rogoff
e la Reinhart
sulla difensiva.
Il New Yorker ha osservato che
l'attacco dell'Amherst
ha
fatto un reso enorme alla credibilità di
Rogoff
e della Reinhart ed ai puntellamenti intellettuali delle politiche di austerità con i quali
sono associati".
Come ha osservato l'editorialista del
New York Times
e pari membro del G30
Paul Krugman, l'originario saggio del 2010 di
Reinhart
e Rogoff "può avere avuto più influenza immediata sul dibattito pubblico di ogni
altro precedente saggio nella storia dell'economia". Dopo il saggio
dell'Amherst, ha aggiunto, "La rivelazione che la presunta soglia del 90% fosse un
artefatto di errori di programmazione, omissioni di dati e tecniche
statistiche peculiari ha fatto sembrare sciocchi un numero eccezionale
di persone importanti". Krugman, che si era fermamente opposto alle
politiche di austerità molto tempo prima del saggio di Rogoff,
ha suggerito che "l'argomento
per l'austerità era ed è uno a cui molte persone potenti vogliono
credere, portandole ad afferrare qualunque cosa che sembri una
giustificazione".
Effettivamente, capita che molte di quelle "persone importanti"
siano dei membri del Gruppo dei Trenta che sono, con la notevole
eccezione di
Krugman, largamente a favore delle misure di austerità. Lo stesso
Krugman tende a rappresentare i limiti del dissenso accettabile all'interno del
G30, criticando politiche e responsabili politici mentre accetta i
concetti fondamentali del sistema finanziario ed economico globale. Ha
commentato di essere membro del G30 dal 1988 e si è ad esso riferito
come ad un "salotto" dove ottiene "la possibilità di ascoltare cosa
hanno da dire in un ambiente informale persone come
Trichet
e Draghi",
aggiungendo
che "mentre ho sentito alcune
cose brillanti da persone con un ruolo nelle decisioni del mondo reale,
ho anche sentito molte cose molto sciocche dette da presunti uomini
saggi".
Andrew Gavin Marshall
è un ricercatore e scrittore ventiseienne con
sede a
Montreal, Canada.
E' direttore del progetto di The
People’s Book Project,
presidente della Divisione
Geopolitica del Hampton Institute,
direttore della ricerca del Global Power Project
e del World of Resistance (WOR)
Report per Occupy.com e presenta uno spettacolo
settimanale in podcast con BoilingFrogsPost.
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