ANDREW GAVIN MARSHALL

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Il Gruppo dei Trenta, gli architetti dell'austerità

di Andrew Gavin Marshall

11 dicembre 2013

 

Il Gruppo dei Trenta, un autorevole think tank che riunisce dozzine dei più influenti responsabili politici mondiali, banchieri centrali, finanzieri ed accademici, è stato l'epicentro di due recenti rapporti per il Global Power Project di Occupy.com. Studiando questo gruppo, ho compilato i CV dei membri attuali ed anziani del G30: un totale di 34 individui. Il primo rapporto guardava alle origini del G30, mentre il secondo ha esaminato alcuni degli attuali progetti e rapporti che provengono dal gruppo. In questa puntata, darò uno sguardo ad alcuni particolari membri del G30 ed al loro ruolo nel giustificare ed implementare misure di austerità.

Banchieri centrali, mercati e austerità

Per gli attuali membri del Gruppo dei Trenta che siedono da più o meno tempo come banchieri centrali, il loro ruolo nel trambusto finanziario ed economico degli ultimi anni è ben noto e, più particolarmente, il loro ruolo nel salvare le banche, fornire sovvenzioni a lungo termine e meccanismi di sostegno ai mercati finanziari e costringere i governi ad implementare l'austerità e politiche di "riforma strutturale", specialmente nell'Unione Europea. Con entrambe l'ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Jean-Claude Trichet e l'attuale presidente della BCE Mario Draghi che servono come membri del G30, le misure di austerità sono diventate una politica chiaramente favorita del G30.

In un'intervista del gennaio 2010 con il Wall Street Journal, Jean-Claude Trichet ha spiegato che era stato "personalmente coinvolto in numerose crisi finanziarie dall'inizio degli anni '80", in America Latina, Africa, Medio Oriente ed Unione Sovietica, essendo stato in precedenza il presidente del Club di Parigi un raggruppamento "informale" che tratta la crisi del debito e le questioni di ristrutturazione nell'interesse dei maggiori paesi creditori al mondo. In questa veste, Trichet "ha dovuto trattare con circa 55 paesi che erano in bancarotta".

Nel luglio 2010, Trichet ha scritto sul Financial Times che "ora è il momento di ristabilire la sostenibilità fiscale", osservando che "il consolidamento è un dovere", che è una maniera differente per dire austerità. In ciascuno dei salvataggi dei governi della UE – di cui la BCE ha agito come una delle tre istituzioni centrali responsabili della trattativa e della fornitura dell'accordo, assieme alla Commissione Europea ed al FMI, formando la cosiddetta Troika – le misure di austerità erano sempre un ingrediente richiesto, che ha successivamente affondato quei paesi in una crisi economica, sociale e politica ancora più profonda (vengono in mente Spagna e Grecia).

Lo stesso è stato vero sotto il successivo presidente della BCE e membro del G30, Draghi, che ha continuato a richiedere misure di austerità, riforme strutturali (particolarmente nello smantellamento della protezione per i lavoratori) e ha esteso il sostegno al sistema bancario, ad un grado persino maggiore del suo predecessore. In un'intervista del febbraio 2012 con il Wall Street Journal, Draghi ha dichiarato che "il modello sociale europeo è già finito", osservando che i paesi dell'eurozona dovrebbero "rendere più flessibili i mercati del lavoro". Naturalmente, intendeva che devono smantellare le protezioni ed i vantaggi dei lavoratori per renderli più "flessibili" alle richieste degli interessi aziendali e finanziari che possano sfruttare più facilmente e più economicamente quei lavoratori.

In un'intervista del 2012 con Der Spiegel, Draghi ha osservato che i governi europei dovranno "trasferire parte della loro sovranità al livello europeo" e ha raccomandato che alla Commissione Europea sia data l'autorità sovranazionale per avere un potere diretto sui bilanci dei paesi UE, aggiungendo che "molti governi devono ancora rendersi conto che hanno perso la loro sovranità nazionale molto tempo fa". Ha inoltre spiegato, incredibilmente, che poiché quei governi hanno lasciato accumulare i loro debiti devono ora contare sulla "benevolenza dei mercati finanziari".

Un altro eminente membro del Gruppo dei Trenta che è stato una figura potente tra gli oligarchi mondiali dell'austerità è Jaime Caruana, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), che serve come banca delle banche centrali mondiali. In precedenza Caruana è stato governatore della Banca di Spagna dal 2000 al 2006, periodo durante il quale la Spagna ha subito la sua massiccia bolla immobiliare che ha portato direttamente alla crisi del debito del paese durante la recessione globale. Nel 2006, una squadra di ispettori dentro la Banca di Spagna inviò una lettera al governo spagnolo criticando l'allora governatore Caruana per il suo "atteggiamento passivo" verso la massiccia bolla che stava contribuendo a facilitare.

Come capo della BIS, nel giugno 2011 Caruana ha pronunciato un discorso ai banchieri centrali riuniti ad un'assemblea generale annuale a Basilea, Svizzera, nel quale ha dato pieno appoggio al programma di austerità attraverso l'Europa, sottolineando che "il bisogno di consolidamento fiscale [austerità] è ancora più urgente" che durante l'anno precedente. Ha aggiunto che "Non vi è nessuna via d'uscita semplice, nessuna scorciatoia, nessuna soluzione indolore vale a dire, nessuna alternativa all'implementazione rigorosa dei pacchetti completi per paese che includano un severo consolidamento fiscale e riforme strutturali".

All'assemblea generale annuale della BIS, Caruana ha di nuovo avvertito che i tentativi dei governi "di consolidamento fiscale devono essere più ambiziosi" e ha avvisato che se i mercati finanziari considerano un debito pubblico come insostenibile, "gli investitori in titoli possono e puniranno rigidamente i governi". Se i governi continuano a ritardare l'austerità, ha dichiarato, i mercati dovranno utilizzare la "disciplina di mercato" per costringere i governi ad agire "e quindi la sofferenza sarà davvero grande". Nel raccomandare ulteriormente "riforme strutturali" per i mercati del lavoro e dei servizi, Caruana ha osservato che "le riforme sono critiche per ottenere e preservare la fiducia", con la quale, naturalmente, intendeva la fiducia dei mercati.

L''Accademico' dell'austerità: Kenneth Rogoff

Kenneth Rogoff è un influente economista accademico e membro del Gruppo dei Trenta. Attualmente Rogoff detiene la posizione di docente alla Harvard University e di membro del Council on Foreign Relations. Siede nell'Economic Advisory Panel della Federal Reserve Bank di New York ed in precedenza Rogoff  ha trascorso del tempo come economista capo del FMI come pure servendo come consigliere nel consiglio di amministrazione della Banca Centrale di Svezia. In questi giorni Rogoff è famoso o malfamato per avere scritto (con Carmen Reinhart) uno studio pubblicato nel 2010 che perorava la causa che le misure di austerità diventino la politica favorita dei paesi da ogni parte del mondo.

Lo studio, intitolato "La crescita in un'epoca di debito", è apparso nel 2010 nulla American Economic Review con grande plauso all'interno dei circoli di alto livello. Una delle conclusioni principali del saggio riteneva che quando il rapporto debito/PIL di un paese arriva al 90%, "esso raggiunge un punto critico dopo il quale inizierà a sperimentare seri rallentamenti alla crescita". Il saggio è stato citato dal Congresso USA come pure da Olli Rehn, il commissario europeo per gli affari economici e monetari ed uno dei decisi difensori dell'austerità in Europa, che ha richiesto che le misure siano introdotte inn Europa in molteplici paesi in cambio di fondi di salvataggio.

Una ricerca su Google Scholar per i termini "La crescita in un'epoca di debito" e "Rogoff" ha trovato circa 828 risultati. Nel 2013, Forbes si è riferito al saggio come "forse la più citata ma meno letta pubblicazione economica degli ultimi anni". Il saggio è stato citato anche in dozzine di organizzazioni dei media in tutto il mondo, molteplici volte, specialmente da attori influenti nella stampa finanziaria.

Nel 2012, Gideon Rachman, scrivendo sul Financial Times, ha sostenuto che Rogoff era "molto richiesto per consigliare i leader mondiali su come contrastare la crisi finanziaria" e ha osservato che, mentre l'economista assisteva da un decennio alle riunioni del World Economic Forum, era diventato "più richiesto che mai" dopo avere "scritto la storia definitiva delle crisi finanziarie nel corso dei secoli" assieme a Carmen Reinhart. Rogoff è stato consultato da Barack Obama "ed è noto che abbia trascorso molte ore con il ministro britannico George Osborne", ha scritto Rachman, osservando che Rogoff ha raccomandato ai governi di "essere seri sul taglio dei loro deficit, che ha fortemente influenzato la decisione del governo britannico di fare del controllo della spesa la sua priorità".

L'elogio è diventato a maggior ragione degno di nota in aprile del 2013 quando dei ricercatori dell'Università del Massachusetts, Amherst, hanno pubblicato un saggio che accusava Rogoff e la Reinhart di "sciatta analisi statistica" mentre documentava diversi errori chiave che erodevano le conclusioni del saggio originale del 2010. Il rapporto dell'Amherst è  esploso attraverso i media globali, costringendo immediatamente Rogoff e la Reinhart sulla difensiva. Il New Yorker ha osservato che l'attacco dell'Amherst ha fatto un reso enorme alla credibilità di Rogoff e della Reinhart ed ai puntellamenti intellettuali delle politiche di austerità con i quali sono associati".

Come ha osservato l'editorialista del New York Times e pari membro del G30 Paul Krugman, l'originario saggio del 2010 di Reinhart e Rogoff "può avere avuto più influenza immediata sul dibattito pubblico di ogni altro precedente saggio nella storia dell'economia". Dopo il saggio dell'Amherst, ha aggiunto, "La rivelazione che la presunta soglia del 90% fosse un artefatto di errori di programmazione, omissioni di dati e tecniche statistiche peculiari ha fatto sembrare sciocchi un numero eccezionale di persone importanti". Krugman, che si era fermamente opposto alle politiche di austerità molto tempo prima del saggio di Rogoff, ha suggerito che "l'argomento per l'austerità era ed è uno a cui molte persone potenti vogliono credere, portandole ad afferrare qualunque cosa che sembri una giustificazione".

Effettivamente, capita che molte di quelle "persone importanti" siano dei membri del Gruppo dei Trenta che sono, con la notevole eccezione di Krugman, largamente a favore delle misure di austerità. Lo stesso Krugman tende a rappresentare i limiti del dissenso accettabile all'interno del G30, criticando politiche e responsabili politici mentre accetta i concetti fondamentali del sistema finanziario ed economico globale. Ha commentato di essere membro del G30 dal 1988 e si è ad esso riferito come ad un "salotto" dove ottiene "la possibilità di ascoltare cosa hanno da dire in un ambiente informale persone come Trichet e Draghi", aggiungendo che "mentre ho sentito alcune cose brillanti da persone con un ruolo nelle decisioni del mondo reale, ho anche sentito molte cose molto sciocche dette da presunti uomini saggi".

Andrew Gavin Marshall è un ricercatore e scrittore ventiseienne con sede a Montreal, Canada. E' direttore del progetto di The People’s Book Project, presidente della Divisione Geopolitica del Hampton Institute, direttore della ricerca del Global Power Project e del World of Resistance (WOR) Report per Occupy.com e presenta uno spettacolo settimanale in podcast con BoilingFrogsPost.