
Terrorismo al cronometro: Al-Qaeda in Palestina
di Kurt Nimmo
23 maggio 2005
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Cara vecchia al-Qaeda. E' una "rete" terrorista babau prevalentemente illusoria che può essere convenientemente tirata fuori dal cappello e sbattuta in faccia a milioni di persone che tendono a dimenticare, o, piuttosto, che non sono sufficientemente preoccupate del cosiddetto terrorismo nel nome di una guerra infinita e della carneficina di massa, e ci ricorda che tutto questo caos (così redditizio per entità simili alla Lockheed Martin e Halliburton) durerà per generazioni, più a lungo della cosiddetta Guerra Fredda, minimo per qualche generazione, come promesso dai nostri arcigni e non eletti capi. Naturalmente, per essere efficace, al-Qaeda (una impresa del terrore inventata con una forza d'attrazione di marca) ha bisogno di venire fuori dalla falegnameria a tempo e luogo appropriati. Uno di tali luoghi è la Palestina occupata, dove la gente lotta da decenni per liberarsi degli invasori e occupanti colonialisti israeliani. Naturalmente, gli israeliani sono incapaci di battere il nazionalismo palestinese e non importa cosa fanno, a parte rastrellare tutti i palestinesi e spedirli in Giordania o in un vuoto deserto iracheno, la determinazione dei palestinesi aumenta ad ogni generazione, sbocciando in un radicalismo più duro e tenace. Arriva al-Qaeda "Al-Qaeda ha costituito una solida posizione in Palestina con un nuovo gruppo militante con base a Gaza formato da estremisti divenuti disillusi di Hamas e della Jihad Islamica”, riferisce Annette Young per lo Scotsman. "Tra il maggiore scoppio di violenza a Gaza da quando tre mesi fa è stato dichiarato un cessate il fuoco da palestinesi ed israeliani, il Jerusalem Post ha citato dei funzionari della sicurezza dell'Autorità Palestinese non nominati che hanno detto che un nuovo gruppo chiamato Jundallah or ‘Brigata di Allah’ ha collegamenti con l'organizzazione terrorista capeggiata da Osama bin Laden”. Nel paragrafo precedente vi sono due segnali d'allarme piuttosto forti: primo, questo pezzettino di "notizia" è apparso sul Jerusalem Post, un ben noto ed "influente" quotidiano strausscon, e, secondo, la non rintracciabile credibilità di "non nominati funzionari della sicurezza dell'Autorità Palestinese" che non possono essere raggiunti per corroborare l'affermazione piuttosto danneggiante che almeno parte del nazionalismo palestinese è posseduta dal mercuriale (e convenientemente morto) Osama bin Laden. Sembrerebbe che questa leccornia di informazione sia destinata a propagandare l'asserito "ritiro" di Ariel Sharon da Gaza: Khaled Abu Toameh, giornalista del Jerusalem Post, il più vecchio ed il più rispettato del quotidiano di lingua inglese israeliano, ha intervistato funzionari della PA che hanno detto che la costituzione di Jundallah ha confermato i sospetti che al-Qaeda tentava di guadagnare una solida posizione a Gaza in previsione del pianificato ritiro israeliano che inizia il 15 agosto. In altre parole, gli opportunisti di al-Qaeda riempiranno il vuoto lasciato dietro dalla partenza dell'IDF, creando una scusa per future azioni militari a Gaza o formando l'argomento che non ci potrà mai essere uno stato palestinese perché esso devolverà in uno stato di al-Qaeda o in uno stato con elementi di "regime canaglia". Secondo la Anti-Defamation League, che citava un rapporto apparso sul "quotidiano panarabo Al-Hayat”, nel 2002, pochi mesi dopo l'11/9, al-Qaeda (attraverso Sulaiman Abu Gaith) presumibilmente ha confermato "la nostra persistenza nell'operare per attaccare americani ed ebrei, e colpirli, sia gente che edifici". Ci viene anche detto che il sottotitolo di al-Qaeda è "il Fronte Mondiale Islamico per la Jihad contro Ebrei e Crociati", come per sottolineare lo scopo della chimerica organizzazione (primo, uccidere ebrei, secondo, uccidere i "Crociati", cioè gli americani). “Abu Abdullah al-Khattab, che identificò se stesso come portavoce di Jundallah [al-Qaeda] a Gaza", scrive Annette Young, "negò che il suo gruppo fosse collegato ad al-Qaeda, ma accennò che come ad obiettivi israeliani, il gruppo stava progettando di colpire anche interessi USA nella regione". Ma è documentato che ieri i funzionari della PA erano reclutanti a confermare i collegamenti tra Jundallah ed al-Qaeda, con il maggior negoziatore palestinese Saeb Erekat che gettava dubbi sui collegamenti: "Eè molto improbabile che al-Qaeda operi a Gaza", ha detto allo Scotland on Sunday… L'emergere di un nuovo gruppo militante a Gaza, specialmente uno con denunciati collegamenti con al-Qaeda, non è stato una sorpresa, ha detto Ra’anan Gissin, un aiutante del primo ministro Sharon. Naturalmente no. Ma si dovrebbe ricordare che Gissin ritenne "assoluto nonsenso" l'accusa, fatta alla fine del 2002, che l'intelligence israeliana aveva piantato a Gaza una fasulla cellula di al-Qaeda. Gissin raccontò alla BBC che le accuse dei palestinesi erano propaganda e disinformazione espresse da funzionari che cercavano "di esonerare se stessi dalle accuse che loro collaboravano ed erano coinvolti con i terroristi". Sophie Claudet, facendo la cronaca per il Sydney Morning Herald a Gaza City il 9 dicembre 2002, citava un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano che dichiarava: "Non vi è nessun bisogno per Israele di fabbricare qualcosa come questo perché [i movimenti della linea dura islamici] sono tutti come al-Qaeda". In altre parole, tutti i palestinesi che operano contro l'occupazione israeliana sono “tutti come al-Qaeda”, un commento non sorprendente considerando la fonte. Nessun dubbio che Gissin ed il suo anonimo collega al Ministero degli Esteri israeliano credano che Rashid Abu Shbak, il capo della sicurezza preventiva a Gaza, sia un bugiardo ed un ciarlatano per avere raccontato ai media che la PA "aveva rintracciato provenire da Israele chiamate da cellulari ed email, presumibilmente dalla Germania e dal Libano, che chiedevano ai palestinesi di unirsi ad al-Qaeda. Una email era stata persino 'firmata' dal capo di al-Qaeda, Osama bin Laden… I palestinesi [arrestati dalla sicurezza preventiva] ... vennero poi appaiati, a loro insaputa, con collaborazionisti degli israeliani a Gaza, e ricevettero denaro e armi". In breve, la fasulla cellula di al-Qaeda era un'operazione false flag, un comportamento nel quale l'impegno dell'intelligence israeliana ha una lunga e sordida storia. "Il 95% dell'attività dei servizi segreti in tutto il mondo è inganno e disinformazione", raccontò a Christopher Bollyn poco dopo l'11/9 Andreas von Bulow, che servì nella commissione parlamentare che soprintendeva le tre branche del servizio segreto tedesco mentre era membro del Bundestag (il parlamento tedesco) dal 1969 al 1994. "Von Bulow raccontò alla AFP che riteneva che il Mossad, il servizio segreto israeliano, fosse dietro gli attacchi terroristici dell'11/9. Questi attacchi, disse, furono eseguiti per far rivoltare l'opinione pubblica contro gli arabi ed accrescere la spesa militare e della sicurezza", scrive Bollyn. Ovviamente, una cellula fabbricata di al-Qaeda a Gaza, emergente mentre Israele si "ritira" dalla Striscia di Gaza (dove si lascia dietro povertà, disoccupazione e condizioni di vita misere), sarebbe un vantaggio propagandistico per Israele, uno stato coloniale con un elevato interesse nel caratterizzare gli arabi palestinesi come assassini maniacali che vogliono gettare in mare gli ebrei. Israele non permetterà mai uno stato palestinese e farà tutto ciò che è in suo potere per convincere il mondo che i palestinesi sono irrefutabilmente dei terroristi. E' indicativo che l'ultima storia della falsa cellula di al-Qaeda sia emersa dalle pagine del controllato dagli strausscon Jerusalem Post, posseduto in precedenza dalla Hollinger International (coeditore di National Interest, un giornaletto strausscon) che non molto tempo fa vantava come suo dirigente Conrad Black (finché non venne preso con le mani nel vaso della torta corporativa). "Black, che nel 2001 divenne membro della Camera dei Lord, è strettamente associato con diverse figure di influenti neoconservatori e think tanks di destra. E' uno stretto associato di Richard Perle, che servì nel CdA della Hollinger, ed è nel collegio dei garanti dello Hudson Institute e del Nixon Center”, spiega Right Web. Lo scorso anno il Jerusalem Post è stato venduto alla CanWest Global Communications Corp. (il suo dirigente è il figlio del defunto mogol dei media Israel Asper, che "era inflessibile nel suo sostegno alla causa sionista", come riportò nel 2003 l'Ottawa Citizen) e ad una società di media israeliana, la Mirkaei Tikshoret. Naturalmente, non occorre al-Qaeda per fomentare opposizione violenta alla brutale opposizione israeliana a Gaza e nella West Bank. Infatti, occorrono soltanto le continue "operazioni" dell'IDF (attacchi ai civili) in luoghi come il campo di Jabalia, Beit Hanoun ed altri posti affollati a Gaza dove "sono state spianate fasce di terra agricola e vi sono stati danni molto estesi alla proprietà pubblica e privata, case, scuole, esercizi commerciali, ed alle infrastrutture pubbliche [strade, fognatura e linee elettriche]" (v. UNRWA Gaza Field assessment of IDF Operation Days of Penitence). “In tutto il territorio, nel 2004 il ritmo delle demolizioni ha raggiunto livelli allarmanti: 1.360 abitanti di Gaza al mese, ovvero 45 persone al giorno, sono state rese senzatetto come risultato delle operazioni di demolizione dell'IDF. Mentre l'Operazione Giorni della Penitenza era in corso a Gaza settentrionale, furono rese senzatetto 482 persone a Rafah, mentre l'IDF continua a spaccare via le aree palestinesi lungo il confine egiziano". Come riferì lo scorso anno Human Rights Watch, “16.000 persone sono state rese senzatetto a Rafah durante assalti ed incursioni nei quattro anni passati e le Forze di difesa israeliane avevano esagerato la minaccia posta dai tunnel del contrabbando di armi sotto la linea Rafah-Egitto". Nel 2002, molto prima dei crudeli saccheggi dello scorso anno, Human Rights Watch definì le azioni dell'IDF come violazioni della "normativa del diritto internazionale contro le punizioni collettive, la distruzione della proprietà privata e l'uso della forza contro i civili". D'altra parte, Ariel Sharon ed i likuditi, proprio come Bush e gli strausscon, non si occupano dei diritti umani. Andrew Phillips, ovvero Lord Phillips di Sudbury, scrive sul Guardian della sua recente visita al campo rifugiati di Rafa: Una vivida denuncia del reale stato delle cose è stata la mia visita nel campo rifugiati di Rafa ad una scuola dell'ONU (ci si accorge subito che senza il massiccio aiuto dell'ONU i territori occupati collasserebbero). Una classe di 50 ragazzini di 13-14 anni dagli occhi luminosi ed eloquenti si tennero visibilmente a freno quando affermai che i ripristinati attentati suicidi e l'indipendenza palestinese erano incompatibili. 'Come ci difenderemo?" spifferò una ragazza in lacrime il cui padre, mi venne detto, era stato 'assassinato' dagli israeliani. Un altro aveva avuto ucciso un fratello ed un altro il padre. Tredici avevano avuto distrutte le loro case. Molte famiglie erano alla loro terza 'casa' da quando erano state cacciate nel 1947/8. Tuttavia, nonostante tali lamentose dimostrazioni di sfida appassionata, il quadro fondamentale che ho raccolto dal mio viaggio è stato di un popolo che desidera ardentemente la conclusione per entrambe le parti. Una illusione è pensare che la strada verso questo obiettivo non sia cosparsa di pericoli e battute d'arresto. Un'altra è che la potenza militare ed i muri possano porre fine permanentemente agli attacchi suicidi ed a cose peggiori. Il fiducioso ottimismo di Phillips a parte (considerando l'accanita intransigenza del ben finanziato ed organizzato sforzo sionista), se veramente al-Qaeda non esiste, quanto sopra è più che sufficiente a spingere i disperati (e senzatetto) abitanti di Gaza nelle grinfie della cosiddetta "rete" terrorista inizialmente creata dalla CIA e dall'ISI pakistano, perché la disperazione genera la violenza, anche la violenza suicida. ______________________________________________________________________ Reprinted for fair use only |