spectrezine haunting Europe
La crisi greca: l'Apocalypse Now del capitalismo
21 febbraio 2012 9:25 |
Nicolas Mottas
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"Il capitalismo non funziona..." In questi giorni uno spettro sta tormentando la Grecia – lo spettro del default. Il governo, sotto le severe decisioni della cosiddetta Troika (FMI-UE-BCE), serra sempre di più le politiche di austerità. Sono state annunciate (1) misure aggiuntive, inclusi enormi tagli nel settore pubblico, sospensione degli impiegati statali in condizione di retribuzione parziale, rapido incremento della tassazione ed un decremento ancora più grande delle pensioni mensili. Alla classe lavoratrice ed alla classe media greche viene ora chiesto di sacrificarsi –proprio il futuro dei loro figli – nell'interesse di rimborsare gli usurai strozzini dell'economia greca. "I greci sono stati spreconi ed ora devono sacrificare il loro livello di vita" sostengono molti cinici in Europa. Questa è una sciocchezza neoliberista. Vediamo alcune statistiche significative circa la vita "assurdamente fastosa" dei greci: In termini di ore lavorative settimanali, all'interno della UE i greci sono i "campioni". Lavorano una media di 42 ore. Poi vengono gli spagnoli con 32 ore, i tedeschi con 36 e gli olandesi con 31 (2). In Grecia approssimativamente il 20% della classe lavoratrice vive sotto la cosiddetta media di povertà (3). Quasi l'80% di quei greci che lavorano nel settore pubblico e privato vivono con un reddito mensile sotto i 1.500 euro ed il 61% di loro con meno di 1.000 euro al mese. La gamma dei salari più bassi al 51% della media dell'eurozona, mentre le pensioni al 55% (4). Quasi 850.000 pensionati greci dell'Organizzazione per l'Assicurazione dell'Agricoltura (OGA) vivono con una pensione mensile di 400 euro (5). Nell'intero paese, 3 cittadini ritirati su 10 prendono meno di 450 euro come pensione mensile. Il numero ufficiale dei disoccupati greci che sono registrati all'Organizzazione per l'Impiego della Forza Lavoro (OAED) a febbraio 2011 era di 839.000. Di quel numero soltanto il 30% di loro (circa 280.000) riceveva il 'sussidio di disoccupazione' di 454 euro al mese. Si stima che all'incirca il 32% dei giovani greci fino a 24 anni siano disoccupati. I suddetti fatti attestano una delle maggiori cose: la classe lavoratrice della Grecia era già stata colpita dalle politiche neo liberiste imposte al paese dopo il Trattato di Maastricht del 1992. La crisi di oggi è soltanto la "punta dell'iceberg" in una serie di austerità, stretta fiscale, privatizzazione delle istituzioni sociali ed allargamento del divario tra poveri e ricchi. In Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia la classe lavoratrice ha provato i "benefici" dell'economia di libero mercato e della competizione incontrollata tra monopoli.
Ora, la questione è la seguente: Chi ha
beneficiato della crisi in corso, in Grecia e nell'eurozona? Non c'è
bisogno di avere imparato a memoria l'intero Capitale di Marx per
dare una risposta
– i benefici dei "sacrifici" del popolo vanno a quelli che hanno prodotto la
crisi. In parole semplici, la Plutocrazia (una parola greca composta
da
“Plutos” and “Kratos”, che significa proprio "governo dei ricchi") internazionale e domestica.
Alcuni dati statistici riguardo ai recenti profitti di monopoli, banche ed usurai strozzini sono più che rivelatori della situazione: Per la fine del 2009, le attività delle Istituzioni Finanziarie Monetarie (MFT) in Grecia erano stimate a circa 614.000.000.0000 di euro (6). Ciò significa un incremento del 232% dal 2000! Allo stesso tempo, il deficit pubblico si ingrossava a 300.000.000.000 di euro. Dallo scoppio della crisi bancaria internazionale nel 2008, i governi greci indebitati hanno donato alle banche un totale di 106.000.000.000 di euro per "proteggerle" dal possibile crollo. Proprio contemporaneamente, sono state imposte dure misure di austerità sulla classe media e lavoratrice con la scusa di "salvare il paese dal default". Il deficit di bilancio annuo della Grecia per il 2009 era di 30.000.000.000 di euro. Questo ammontare eguaglia la costruzione di 777 navi ordinate da armatori greci nello stesso anno (7). Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, i depositi di alcuni multimilionari greci in conti nelle banche svizzere raggiungono i 600.000.000.000 di euro – il doppio del debito pubblico della Grecia (8). L'Unità Crimini Economici e Finanziari greca (SDOE) ha stimato che diecimila società “off-shore” (di interessi greci) con sede oltremare muovano attorno a 500.000.000.000 di euro! (9). Secondo i bilanci annuali del 2009 e del 2010, quasi 20.000.000.000 sono stati spesi per spese militari. I suddetti dati costituiscono un piccolo esempio di come funzioni l'attuale sistema capitalista. Mentre le masse affondano nella recessione e nell'austerità, mentre i giovani seppelliscono i loro sogni nella disoccupazione (o in salari mensili di 400 euro), alcune elite – la stessa borghesia cui Marx ed Engels si riferivano nel 1848 – speculano e profittano. Il default del popolo – non della borghesia moderna – pare essere il prerequisito per la ripresa della "malata", sovra-accumulata economia capitalista. A quanto pare, la Grecia (e, di conseguenza, l'intera eurozona) diventa il "porcellino d'India" di una lotta intra-capitalista tra banchieri, agenti di cambio, creditori, usurai strozzini e governi neoliberisti. Come rileva correttamente Alan Woods "dopo l'ultima crisi vi era un buco nero nelle banche che i governi tentano di riempire spalando dentro miliardi di denaro dei contribuenti. Il risultato è stato vicino allo zero". Come risultato di questo "le banche non prestano, i capitalisti non investono, le economie sono stagnanti, la disoccupazione cresce ed ora sono sull'orlo di una nuova crisi" (10). Diventa chiaro che la profonda austerità e le severe politiche monetarie, proposte da leader come il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il capo della Banca Centrale Europea Jean Claude Trichet, mirano a "sacrificare" i livelli di vita dei molti nell'interesse dei pochi dell'elite. Ora i greci sono chiamati a pagare non soltanto i sicuri enormi errori e le errate conduzioni dei loro governi ma anche la salvezza della borghesia europea. Ed il conto sarà passato anche ai popoli portoghese, irlandese e spagnolo. E così che altro? Il governo greco affronta delle difficoltà per incontrare i "bersagli" stabiliti dalla Troika FMI-UE-BCE, Bruxelles comincia a sentire la pressione di un possibile default greco ed i governi europei stringono la cinghia attorno al collo della gente. L'Unione Europea non soltanto era completamente impreparata per una simile crisi ma, inoltre, non può impedirla – semplicemente perché è proprio la natura del sistema capitalista che ha generato la crisi. Oggi, la maggior parte degli analisti nei media cercano di spiegare se la Grecia farà default oppure no, come accadrà e se il paese lascerà l'eurozona. E' realmente una questione importante. Ma la cosa più importante è qualcosa altro: Quale è il futuro che il capitalismo assicura per noi, il popolo? Non è la continua austerità? Non è lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi? Non è l'allargamento del divario tra le classi ricche ed il popolo lavoratore? Inoltre, non è il terreno dove le elite politiche e finanziarie si intrecciano le une con le altre, sempre sulle spalle delle masse?
NOTE
Nicolas Mottas
è un commentatore politico greco.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su
Greek Left
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