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L'America era pronta a distruggere Praga, Varsavia ed altre capitali

Wayne MADSEN | 27.12.2015

 

Dei documenti del 1959 su bersagli nucleari declassificati di recente descrivono come Washington abbia progettato di distruggere delle capitali di quelli che ora sono alleati NATO dell'America in Europa Orientale e Centrale. La rivelazione getta dei dubbi sull'impegno della Guerra Fredda di Washington alla protezione di quelli ai quali si riferiva come «paesi prigionieri» in Europa. I documenti sono contenuti in un rapporto intitolato «Studio del SAC (Comando Aereo Strategico) sul fabbisogno di armi atomiche per il 1959».

Lo studio dell'US Air Force richiedeva la «distruzione sistematica» di tali grandi centri popolati come Varsavia, Berlino Est, Praga, Bucarest, Tallin ed altri come pure Pechino Beijing), Leningrado (San Pietroburgo) e Mosca.

Bombe atomiche otto volte la forza distruttiva di quella sganciata dagli Stati Uniti su Hiroshima sono state puntate su numerosi bersagli a Mosca e San Pietroburgo. Vi erano 179 «ground zero designati» per bombe atomiche a Mosca e 145 a San Pietroburgo.

Le armi atomiche USA avrebbero devastato Wittstock, proprio in direzione del vento della città natale del cancelliere tedesco Angela Merkel di Templin nel Brandeburgo nel ex Germania Est. E' quasi certo che gli USA avessero lanciato un attacco atomico in Europa, la Merkel, i suoi genitori Horst and Herlind Kasner ed il fratello Marcus sarebbero stati vaporizzati nel massiccio attacco prestabilito a Berlino Est e nelle regioni che la circondano.

La città natale di George Soros, Budapest, sarebbe stata distrutta completamente dopo che gli USA avessero colpito l'aeroporto militare di Tokol sulle sponde del fiume Danubio con una delle loro armi nucleari «esplodi città». L'esplosione avrebbe trasformato il Danubio in un fossato di scarico radioattivo e chiunque fosse stato esposto lungo la corrente delle acque velenose del Danubio sarebbe morto in una morte agonizzante da malattia da irradiamento. In aggiunta alla disgrazia di chiunque vivesse lungo il Danubio era il fatto che anche Bratislava, pure sulle sponde del Danubio, era stata presa a bersaglio per la distruzione nucleare. Le prime vittime di grandi centri urbani al di fuori dell'Ungheria e dell'allora Cecoslovacchia del Danubio radioattivo sarebbero state a Belgrado, la capitale della Jugoslavia neutrale.

Il bersaglio nucleare di Vyborg sul confine finlandese avrebbe portato morte e distruzione nella regione di frontiera della Finlandia neutrale. Quattro bombe atomiche avevano come bersaglio le città ex finlandesi di Koyvisto, Uras, l'aeroporto di Rempeti e Vyborg Est.

Le armi nucleari, come gli Stati Uniti sapevano nel 1959 e sanno molto bene oggi, non sono «bombe di precisione telecomandate».

Con tutta la loro propaganda irradiata verso l'Europa Orientale su Radio Free Europe e Radio Liberty, gli Stati Uniti erano pronti a sacrificare proprio i popoli che proclamavano di voler «liberare» dal blocco sovietico. La politica di «mutua distruzione assicurata» dell'America era basata sul crescente conteggio di «mega-morte» intorno al mondo avendo la capacità di colpire il nemico con più «peso della testata».nucleare.

Accrescere il conteggio di «mega-morte» era il perché gli Stati Uniti presero a bersaglio simili grandi centri popolati come Pechino (Beijing), Shanghai, Mukden (Shenyang) e Tientsin in Cina. Anche colpire ripetutamente la metropolitana di Mosca con bombe atomiche era inteso ad aumentare il conteggio dei morti. Il documento dei bersagli nucleari precedentemente Top Secret elenca le seguenti aree di Mosca per il bombardamento nucleare: aeroporto di Bykovo, Mosca centrale, Chertanovo, Fili, Izmaylovo, Khimki, Kuchino, Lyubertsy, aeroporto di Myachkovo, Orlovo, Salarevo, Shchelkovo ed aeroporto di Vnukovo.

Per Leningrado erano programmati diciotto bersagli nucleari: Leningrado centrale (compreso lo storico Hermitage), Alexandrovskaya, Beloostrov, Gorelovo, Gorskaya, Kamenka North, Kasimovo, Kolomyagi, Kolpino, Krasnaya Polyana, Kudrovo, Lesnoy, Levashovo, Mishutkino, Myachkovo, Petrodvorets, Pushkin, Sablino, Sestroretsk, Tomilino, Uglovo e Yanino.

Bucarest, Romania, era il bersaglio per tre bombe distruggi città rivolte a Baneasa, aeroporto di Otopeni e Pipera. Ulan Bator, la capitale dell'attuale Mongolia che idolatra l'America, non sarebbe stata risparmiata. La lista dei bersagli nucleari del Pentagono non elenca neppure la Mongolia come paese separato. L'annotazione per l'attacco nucleare si legge: «Ulaan Baatar, Cina».

Dalla divulgazione dell'elenco dei bersagli risultano due fatti non confortanti. In primo luogo, gli Stati Uniti restano l'unico paese della storia che abbia utilizzato armi nucleari nella guerra colpendo nel 1945 le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. In secondo luogo, alcuni ufficiali del Pentagono, particolarmente il capo di stato maggiore dell'aeronautica Curtis LeMay ed il capo degli stati maggiori riuniti Lyman Lemnitzer, richiesero un attacco nucleare a sorpresa contro l'Unione Sovietica ed i suoi alleati del Patto di Varsavia. Infatti, mentre l'URSS, la Cina e la Francia rifiutavano l'utilizzo per primi di armi nucleari, d'altra parte, la NATO e gli Stati Uniti hanno cesellato nella pietra 'utilizzo per primi di armi nucleari tattiche nel caso di un'invasione sovietica in Europa Occidentale. Ma, come visto con i desideri di LeMay, Lemnitzer ed altri, un massiccio attacco nucleare preventivo sull'Unione Sovietica, includendo la Cina, era nella lista dei desideri dei pezzi grossi del Pentagono.

Poiché nel 1959 l'Unione Sovietica non aveva praticamente nessun missile balistico intercontinentale (ICBM) ed imperniava le sue capacità di guerra nucleare sui bombardieri strategici, gli ufficiali superiori del Pentagono volevano colpire l'Unione Sovietica con un attacco preventivo prima che raggiungesse la parità missilistica con gli Stati Uniti. Al cuore del folle ragionamento del Pentagono vi era quello che i difensori della guerra nucleare chiamavano il «divario missilistico».

Non vi è un gran salto dal film «tragicommedia» dell'Armageddon nucleare «Il Dr. Stranamore» alle vere riunioni della Guerra Fredda su attacchi nucleari preventivi tenute alla Casa Bianca ed al Pentagono. Il segretario alla giustizia Robert Kennedy uscì in segno di disapprovazione da una di tali riunioni con disgusto mentre più tardi il segretario di stato Dean Rusk scrisse: «Non avrei partecipato sotto nessuna circostanza ad un ordine di lanciare un attacco a sorpresa». Nel 1961, il presidente John F Kennedy mise in discussione le ragioni dei suoi generali ed ammiragli dopo uno di questi discorsi d'incoraggiamento al nucleare degli ufficiali superiori del Pentagono dichiarando: «E noi ci chiamiamo razza umana».

Kennedy e suo fratello Robert avevano tutte le ragioni di essere spaventati che il Pentagono aggirasse le autorità civili e lanciasse un attacco nucleare contro Cuba o l'Unione Sovietica o contro entrambe durante la Crisi Cubana dei Missili del 1962. Secondo le memorie di Nikita Khrushchev, Robert Kennedy durante il culmine della crisi raccontò all'ambasciatore sovietico a Washington Anatoly Dobrynin che «il presidente non è sicuro che i militari non lo rovescino e prendano il potere. Le forze armate americane potrebbero andare fuori controllo».

Oggi, i popoli dell'Europa Centrale ed Orientale continuano la loro relazione amorosa con la NATO e gli americani. Tuttavia, erano la stessa NATO ed i progenitori degli attuali interventisti militari esaltati di Washington che una volta volevano far piovere un incendio nucleare sulle città di Varsavia (sei ground zero: Ozarow, Piastow, Pruszkow, Boernerowo, Modlin e Okecie), Praga (14 ground zero designate a Beroun, Kladno, Kralupy nad Vltavou, Kraluv Dvor, Neratovice, Psary, Radotin, Roztoky, Slaky, Stechovice, Velvary, Kbely, Ryzyne e Vodochody), Budapest, Bucarest, Sofia (tre ground zero: Bozhurishte, Kumaritsa e Vrazhdebna), Bratislava, Kiev (tre bersagli nucleari: Bortnichi, l'aeroporto di Post-Volynskiy e l'aeroporto di Svyatoshino), Lipsia (dove sette bombe atomiche erano puntate su Altenhain, Boehlen, Delitzsche, Grimma, Pegau, Wurzen, and Brandis), Weimar e Wittenberg.

Non erano risparmiate dall'annientamento nucleare nemmeno Potsdam, Vilnius (cinque ground zero nucleari: Novo Vilnya, Novaya Vileyka, Vilnius centro, Vilnius est e Vilnius sudovest),  Lepaya (Lettonia), Leninakan (Gyumri) in Armenia, Alma Ata (Kazakhstan), Poznan, Leopoli (tre ground zero: Gorodok, Leopoli nordovest e Sknilov), Brno, Plovdiv in Bulgaria, Riga (quattro ground zero: Salaspils, Skirotava, Spilve e Riga ovest), Ventspils in Lettonia (due bersagli: Ventspils sud e Targale), Tallinn (due ground zero: Lasnamae e Ulemiste), Tartu, Tirana, Vlone (Albania), Berat/Kucove (Albania), Kherson (Ucraina), Baku/Zabrat, Birobidzhan nella Repubblica Autonoma Ebraica, Syktyvkar nella Repubblica Autonoma di Komi, la Repubblica Autonoma di Nakhichevan sul confine iraniano, Osh in Kyrgyzstan, Stalinabad (Dushanbe) in Tajikistan, Tashkent in Uzbekistane Tbilisi ( sette ground zero a: Tbilisi centrale, Agtaglya, Orkhevi, Sandar, Sartichala, Soganlug e Vaziani).

La NATO ed i suoi propagandisti neoconservatori continuano a dipingere la Russia come un nemico dei popoli dell'Europa centrale ed orientale. Tuttavia, non era la Russia che una volta aveva armi nucleari puntate sulle città della massa terrestre aeurasiatica, ma gli Stati Uniti. Se i generali e gli ammiragli del Pentagono avessero avuto ciò che volevano, oggi il fronte orientale di una NATO che si espande rapidamente non sarebbe nulla di più di una zona nucleare devastata che brucia lentamente e radioattiva, cortesia dell'arsenale nucleare dello Zio Sam.