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Dei documenti del 1959 su bersagli nucleari declassificati di
recente descrivono come
Washington abbia progettato di distruggere
delle capitali di quelli che ora sono alleati NATO dell'America in
Europa Orientale e Centrale. La rivelazione
getta dei dubbi sull'impegno della Guerra Fredda di
Washington alla protezione di quelli ai
quali si riferiva come
«paesi prigionieri» in Europa.
I documenti sono contenuti in un rapporto intitolato
«Studio del SAC (Comando Aereo Strategico)
sul fabbisogno di armi atomiche per il 1959».
Lo studio dell'US Air Force richiedeva la
«distruzione sistematica»
di tali grandi centri popolati come Varsavia, Berlino Est, Praga,
Bucarest, Tallin ed altri come pure Pechino
Beijing), Leningrado (San Pietroburgo) e
Mosca.
Bombe atomiche otto volte la forza distruttiva di quella sganciata
dagli Stati Uniti su
Hiroshima sono state puntate su numerosi
bersagli a Mosca e San Pietroburgo. Vi erano 179
«ground zero designati»
per bombe atomiche a Mosca e 145 a San Pietroburgo.
Le armi atomiche USA avrebbero devastato
Wittstock, proprio in direzione del vento
della città natale del cancelliere tedesco
Angela Merkel di Templin nel
Brandeburgo nel ex Germania Est. E' quasi certo che gli USA avessero
lanciato un attacco atomico in Europa, la Merkel, i suoi genitori
Horst and Herlind Kasner ed il fratello
Marcus sarebbero stati vaporizzati nel massiccio attacco prestabilito a
Berlino Est e nelle regioni che la circondano.
La città natale di
George Soros, Budapest, sarebbe stata
distrutta completamente dopo che gli USA avessero colpito l'aeroporto
militare di Tokol sulle sponde del fiume Danubio con una delle loro armi
nucleari
«esplodi città». L'esplosione
avrebbe trasformato il Danubio in un fossato di scarico radioattivo e
chiunque fosse stato esposto lungo la corrente delle acque velenose del
Danubio sarebbe morto in una morte agonizzante da malattia da
irradiamento. In aggiunta alla disgrazia di chiunque vivesse lungo il
Danubio era il fatto che anche
Bratislava, pure sulle sponde del Danubio,
era stata presa a bersaglio per la distruzione nucleare. Le prime
vittime di grandi centri urbani al di fuori dell'Ungheria e dell'allora
Cecoslovacchia del Danubio radioattivo sarebbero state a Belgrado, la
capitale della Jugoslavia neutrale.
Il bersaglio nucleare di
Vyborg sul confine finlandese avrebbe
portato morte e distruzione nella regione di frontiera della Finlandia
neutrale. Quattro bombe atomiche avevano come bersaglio le
città ex finlandesi di
Koyvisto, Uras, l'aeroporto di Rempeti e
Vyborg Est.
Le armi nucleari, come gli Stati Uniti sapevano nel 1959
e sanno molto bene oggi, non sono
«bombe di precisione telecomandate».
Con tutta la loro propaganda irradiata verso l'Europa Orientale su
Radio Free Europe e Radio Liberty,
gli Stati Uniti erano pronti a sacrificare proprio i popoli che
proclamavano di voler
«liberare» dal blocco
sovietico. La politica di
«mutua distruzione assicurata»
dell'America era basata sul crescente conteggio di
«mega-morte» intorno al mondo
avendo la capacità di colpire il nemico con più
«peso della testata».nucleare.
Accrescere il
conteggio di
«mega-morte» era il perché gli Stati Uniti
presero a bersaglio simili grandi centri popolati come Pechino
(Beijing), Shanghai, Mukden (Shenyang) e
Tientsin in Cina. Anche colpire ripetutamente la
metropolitana di Mosca con bombe atomiche era inteso ad aumentare il
conteggio dei morti. Il documento dei bersagli nucleari precedentemente
Top Secret elenca le seguenti aree di Mosca per il bombardamento
nucleare: aeroporto di Bykovo, Mosca centrale,
Chertanovo, Fili, Izmaylovo, Khimki,
Kuchino, Lyubertsy, aeroporto di Myachkovo, Orlovo, Salarevo, Shchelkovo
ed aeroporto di Vnukovo.
Per Leningrado erano programmati diciotto bersagli nucleari:
Leningrado centrale (compreso lo storico
Hermitage), Alexandrovskaya, Beloostrov,
Gorelovo, Gorskaya, Kamenka North, Kasimovo, Kolomyagi, Kolpino,
Krasnaya Polyana, Kudrovo, Lesnoy, Levashovo, Mishutkino, Myachkovo,
Petrodvorets, Pushkin, Sablino, Sestroretsk, Tomilino, Uglovo e Yanino.
Bucarest, Romania, era il bersaglio per tre bombe distruggi città
rivolte a
Baneasa, aeroporto di Otopeni e Pipera.
Ulan Bator,
la capitale dell'attuale Mongolia che idolatra l'America, non
sarebbe stata risparmiata. La lista dei bersagli nucleari del Pentagono
non elenca neppure la Mongolia come paese separato. L'annotazione per
l'attacco nucleare si legge:
«Ulaan Baatar, Cina».
Dalla divulgazione dell'elenco dei bersagli risultano due fatti non
confortanti. In primo luogo, gli Stati Uniti restano l'unico paese della
storia che abbia utilizzato armi nucleari nella guerra
– colpendo nel 1945 le città
giapponesi di
Hiroshima e Nagasaki. In
secondo luogo, alcuni ufficiali del Pentagono, particolarmente il capo
di stato maggiore dell'aeronautica
Curtis LeMay ed il capo degli stati
maggiori riuniti
Lyman Lemnitzer, richiesero un attacco
nucleare a sorpresa contro l'Unione Sovietica ed i suoi alleati del
Patto di Varsavia. Infatti, mentre l'URSS, la Cina e la Francia
rifiutavano l'utilizzo per primi di armi nucleari, d'altra parte, la
NATO e gli Stati Uniti hanno cesellato nella pietra
'utilizzo per primi di armi nucleari
tattiche nel caso di un'invasione sovietica in Europa Occidentale.
Ma, come visto con i desideri di
LeMay, Lemnitzer ed altri, un massiccio
attacco nucleare preventivo sull'Unione Sovietica, includendo la Cina,
era nella lista dei desideri dei pezzi grossi del Pentagono.
Poiché nel 1959 l'Unione Sovietica non aveva praticamente nessun
missile balistico intercontinentale (ICBM) ed imperniava le sue capacità
di guerra nucleare sui bombardieri strategici, gli ufficiali superiori
del Pentagono volevano colpire l'Unione Sovietica con un attacco
preventivo prima che raggiungesse la parità missilistica con gli Stati
Uniti. Al cuore del folle ragionamento del Pentagono vi era quello che i
difensori della guerra nucleare chiamavano il
«divario missilistico».
Non vi è un gran salto dal film
«tragicommedia»
dell'Armageddon nucleare
«Il Dr. Stranamore» alle vere
riunioni della Guerra Fredda su attacchi nucleari preventivi tenute alla
Casa Bianca ed al Pentagono. Il segretario alla giustizia
Robert Kennedy uscì in segno di
disapprovazione da una di tali riunioni con disgusto mentre più tardi il
segretario di stato
Dean Rusk scrisse: «Non avrei partecipato
sotto nessuna circostanza ad un ordine di lanciare un attacco a
sorpresa». Nel 1961, il presidente John F Kennedy mise in discussione le
ragioni dei suoi generali ed ammiragli dopo uno di questi discorsi
d'incoraggiamento al nucleare degli ufficiali superiori del Pentagono
dichiarando: «E noi ci chiamiamo razza umana».
Kennedy e suo fratello Robert
avevano tutte le ragioni di essere spaventati che il Pentagono
aggirasse le autorità civili e lanciasse un attacco nucleare contro Cuba
o l'Unione Sovietica o contro entrambe durante la Crisi Cubana dei
Missili del 1962. Secondo le memorie di
Nikita Khrushchev,
Robert Kennedy durante il culmine della
crisi raccontò all'ambasciatore sovietico a
Washington Anatoly Dobrynin
che
«il presidente non è sicuro che i militari
non lo rovescino e prendano il potere. Le forze armate americane
potrebbero andare fuori controllo».
Oggi, i popoli dell'Europa Centrale ed Orientale continuano la loro
relazione amorosa con la NATO e gli americani. Tuttavia, erano la stessa
NATO ed i progenitori degli attuali interventisti militari esaltati di
Washington che una volta volevano far
piovere un incendio nucleare sulle città di Varsavia (sei ground zero:
Ozarow, Piastow, Pruszkow, Boernerowo,
Modlin e Okecie), Praga (14 ground zero designate a
Beroun, Kladno, Kralupy nad Vltavou, Kraluv
Dvor, Neratovice, Psary, Radotin, Roztoky, Slaky, Stechovice, Velvary,
Kbely, Ryzyne e Vodochody), Budapest, Bucarest, Sofia (tre
ground zero:
Bozhurishte, Kumaritsa e Vrazhdebna),
Bratislava, Kiev (tre bersagli nucleari:
Bortnichi,
l'aeroporto di
Post-Volynskiy e
l'aeroporto di Svyatoshino), Lipsia (dove sette bombe
atomiche erano puntate su
Altenhain, Boehlen, Delitzsche, Grimma,
Pegau, Wurzen, and Brandis), Weimar e Wittenberg.
Non erano risparmiate dall'annientamento nucleare nemmeno
Potsdam, Vilnius (cinque ground zero
nucleari:
Novo Vilnya, Novaya Vileyka, Vilnius
centro,
Vilnius est e Vilnius sudovest),
Lepaya (Lettonia), Leninakan (Gyumri) in Armenia, Alma Ata (Kazakhstan),
Poznan, Leopoli (tre ground zero: Gorodok, Leopoli nordovest e
Sknilov), Brno, Plovdiv in Bulgaria, Riga (quattro
ground zero:
Salaspils, Skirotava, Spilve e Riga
ovest),
Ventspils in Lettonia (due bersagli:
Ventspils sud e Targale), Tallinn
(due
ground zero:
Lasnamae e Ulemiste), Tartu, Tirana, Vlone
(Albania), Berat/Kucove (Albania), Kherson (Ucraina), Baku/Zabrat,
Birobidzhan
nella Repubblica Autonoma Ebraica,
Syktyvkar nella
Repubblica Autonoma di Komi, la
Repubblica Autonoma di
Nakhichevan sul confine
iraniano,
Osh in Kyrgyzstan, Stalinabad (Dushanbe) in
Tajikistan, Tashkent in Uzbekistane Tbilisi ( sette
ground zero a:
Tbilisi centrale, Agtaglya, Orkhevi,
Sandar, Sartichala, Soganlug e Vaziani).
La NATO ed i suoi propagandisti neoconservatori continuano a
dipingere la Russia come un nemico dei popoli dell'Europa centrale ed
orientale. Tuttavia, non era la Russia che una volta aveva
armi nucleari puntate sulle città della massa terrestre aeurasiatica, ma
gli Stati Uniti. Se i generali e gli ammiragli del Pentagono avessero
avuto ciò che volevano, oggi il fronte orientale di una NATO che si
espande rapidamente non sarebbe nulla di più di una zona nucleare
devastata che brucia lentamente e radioattiva, cortesia dell'arsenale
nucleare dello Zio Sam.
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