|
I mercati finanziari globali sono sulla strada di un altro crollo,
con conseguenze ancora più gravi del collasso del settembre 2008. Vi
sono stati una serie di sinistri avvertimenti dall'interno della stessa
classe dominante che le attuali politiche monetarie hanno creato delle
massicce bolle finanziarie con conseguenze devastanti.
In un'intervista al
Financial Times, James Bullard,
direttore della
Reserve Bank
di
St Louis
e membro non votante del
Federal Open Market Committee,
ha affermato che la Fed doveva cominciare il più presto possibile a
normalizzare la politica del tasso d'interesse. Continuare
con l'attuale tasso quasi a zero alimenterebbe una bolla dei prezzi
delle attività finanziarie che "esploderebbe fuori controllo".
Bullard ed altri puntano a quello che ora è diventato un fatto ovvio, che gli
effetti combinati del
quantitative easing (cioè,
stampare denaro) e tagli del tasso d'interesse da parte delle banche
centrali stanno stimolando ed alimentando la frenesia nei mercati
mondiali di azioni ed obbligazioni.
La settimana scorsa, un'analisi dell'indice
S&P 500
dell'Office
of Financial Research,
collegato al dipartimento del Tesoro USA, ha concluso che la borsa USA
era entrata in una situazione paragonabile a modelli visti nel 1929,
2000 e 2007. Vale a dire che
si stava profilando un grande calo, se non un crollo.
Intitolando il suo rapporto
“Quicksilver Markets”,
gli autori hanno osservato:
"I mercati al mercurio possono diventare rapidamente da tranquilli
a turbolenti".
Vi sono timori crescenti di una "stretta della liquidità" se tutti
i grandi investitori e speculatori, che operano su modelli finanziari
fondamentalmente simili, cercano di uscire allo stesso tempo, soltanto
per scoprire che non c'è nessun compratore.
Secondo un rapporto sul
Financial Times
di martedì, alcuni gestori di fondi hanno avvertito "dal crollo della
Lehman Brothers
nel settembre 2008 e dal congelamento dei mercati monetari nell'agosto
del 2007 non
c'è stata una tale preoccupazione generale sulla struttura dei
mercati a reddito fisso [cioè obbligazionari]". Ha affermato che i
prezzi delle obbligazioni erano saliti sensibilmente poiché gli
investitori si erano "rimpinzati" di denaro a basso costo fornito dal
regime dei bassi tassi d'interesse delle banche centrali e ha avvertito
che potrebbe esserci una "stretta della liquidità" se "corrono
collettivamente all'uscita".
La stessa situazione si è sviluppata nei mercati delle obbligazioni
e dei titoli di stato, che si sono davanti al denaro a buon mercato,
rendendo banale il fenomeno in precedenza estremamente raro dei
rendimenti negativi. (Il prezzo dei titoli si muove in direzione
contraria al rendimento).
Rendimenti negativi significano che gli investitori stanno in
effetti pagando gli stati per il privilegio di prestare loro denaro. Il
fenomeno è il risultato di una situazione nella quale, nonostante il
fatto che gli obbligazionisti avrebbero una perdita se tenessero fino
alla scadenza i loro costosi titoli di stato, possono ancora avere un
guadagno di capitale perché l'efflusso della finanza della banca
centrale spingerà ancora più in alto i prezzi dei titoli. Possono
semplicemente vendere i titoli ad un altro investitore, che opera lui
stesso secondo l'ipotesi di potere fare lo stesso.
Infatti, i mercati delle azioni e delle obbligazioni sono stati
trasformati in un gigantesco schema Ponzi dove i profitti possono
continuarsi a fare finché il denaro continua ad entrare a frotte. In
altre parole, il modus operandi di quella che è cominciata come
un'impresa criminale negli USA durante gli anni 1920 ora è diventato il
principio operativo centrale dei mercati finanziari
multitrilionari globali.
La giustificazione ufficiale per questo sistema avanzata dai suoi
promotori è che queste misure sono necessarie per stimolare la crescita
economica. Tali pretese sono confutate dai fatti e dai numeri. Nel
complesso l'economia mondiale è caratterizzata da crescenti tendenze
deflazionistiche accoppiate a stagnanti o bassi tassi di crescita.
Ieri è stato annunciato che in Gran Bretagna i prezzi al consumo di
febbraio
non erano riusciti a mostrare una crescita per la prima volta in 55
anni, un indicatore certo di contrazione economica. Allo stesso tempo,
un indicatore chiave dell'attività manifatturiera in Cina è calato ad un
minimo di 11 mesi. Sono avvenute diminuzioni nelle aree chiave dei nuovi
ordinativi, degli ordinativi dell'esportazione, dell'occupazione e dei
prezzi alla produzione.
Il giorno prima in Europa, delle proiezioni preparate dalla Banca
Centrale Europea hanno scoperto che il suo programma di
quantitative easing, rivolto a pompare più di €1 trilione nei mercati finanziari nel corso dei
prossimi 18 mesi, non farebbe praticamente nulla per accrescere
l'occupazione. Il tasso di disoccupazione continuerà a restare alto a
sopra il 10% anche dopo che il programma è stato completato.
L'effetto principale delle misure di QE è stato di sollevare le
borse europee, che finora quest'anno sono salite ad un tasso più veloce
che negli USA, anche se la produzione economica europea rimane sotto
dove si trovava nel 2007, con gli investimenti nell'economia reale giù
di oltre il 25% dei livelli pre-crisi.
Mentre l'aristocrazia imprenditoriale e finanziaria continua ad
arricchirsi, le condizioni della classe lavoratrice sono soggette ad una
incessante spinta all'austerità. I dettati dell'aristocrazia finanziaria
rispetto alla Grecia sono l'espressione completa di quello che è il
programma globale: l'impoverimento forzato e la fame di settori sempre
più ampi della popolazione.
In seguito alla devastazione della Grande Depressione degli anni
1930, i rappresentanti politici delle classi dominanti—disperatamente spaventati dalla rivoluzione socialista—sostenevano di potere regolare gli effetti peggiori del sistema
del profitto attraverso le cosiddette misure keynesiane basate sulla
spesa pubblica per stimolare la crescita e provocare il ritorno alla
"normalità"
Per un periodo, in termini storici,
molto breve queste politiche sembrarono portare al successo.
Tuttavia, esse si fondavano sulla forza del capitalismo USA e sulla
spinta che i suoi metodi più produttivi fornivano all'economia globale
nel complesso.
Oggi la situazione è stata completamente trasformata. L'economia
USA non è più il centro dell'espansione economica ma è il quartier
generale del parassitismo globale. La posizione centrale nell'economia
globale non è più occupata da
corporation come
Ford
e General Motors,ma da Goldman Sachs, JPMorgan Chase e dalle loro ugualmente
parassitarie controparti a livello internazionale, che non sono
impegnate nella creazione di nuova ricchezza ma nella sua
appropriazione, spesso attraverso metodi apertamente criminali.
La completa bancarotta dell'intero sistema del profitto è
esemplificata dal dibattito politico che ora si svolge nei circoli
finanziari ed economici dominanti. E' tra quelli che sostengono che le
politiche del denaro a buon mercato delle banche centrali devono essere
continuate per timore di un risultato disastroso e coloro che insistono
che i rubinetti devono essere chiusi ed il sistema purgato, se
necessario attraverso fallimenti e crolli finanziari, allo scopo di
cercare di impedire una ancora maggiore catastrofe.
I vari difensori del sistema del profitto, nei media, nei circoli
accademici e nelle organizzazioni della pseudo-sinistra, come Syriza in
Grecia, sostengono che la prospettiva di un 'economia socialista
mondiale pianificata non è possibile e che quindi l'unica alternativa è
di tentare di "salvare il capitalismo da se stesso".
Di fatto, la prospettiva del socialismo internazionale è l'unica
risposta praticabile e realistica alla crisi storica del capitalismo.
Per essere realizzata, deve essere posta alla base del programma
politico per la quale la classe lavoratrice internazionale cominci a
lottare.
Nick Beams
|