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Avvertimenti crescenti di un altro disastro finanziario

25 marzo 2015

 

I mercati finanziari globali sono sulla strada di un altro crollo, con conseguenze ancora più gravi del collasso del settembre 2008. Vi sono stati una serie di sinistri avvertimenti dall'interno della stessa classe dominante che le attuali politiche monetarie hanno creato delle massicce bolle finanziarie con conseguenze devastanti.

In un'intervista al Financial Times, James Bullard, direttore della Reserve Bank di St Louis e membro non votante del Federal Open Market Committee, ha affermato che la Fed doveva cominciare il più presto possibile a normalizzare la politica del tasso d'interesse. Continuare con l'attuale tasso quasi a zero alimenterebbe una bolla dei prezzi delle attività finanziarie che "esploderebbe fuori controllo".

Bullard ed altri puntano a quello che ora è diventato un fatto ovvio, che gli effetti combinati del quantitative easing (cioè, stampare denaro) e tagli del tasso d'interesse da parte delle banche centrali stanno stimolando ed alimentando la frenesia nei mercati mondiali di azioni ed obbligazioni.

La settimana scorsa, un'analisi dell'indice S&P 500 dell'Office of Financial Research, collegato al dipartimento del Tesoro USA, ha concluso che la borsa USA era entrata in una situazione paragonabile a modelli visti nel 1929, 2000 e 2007. Vale a dire che si stava profilando un grande calo, se non un crollo. Intitolando il suo rapporto “Quicksilver Markets”, gli autori hanno osservato: "I mercati al mercurio possono diventare rapidamente da tranquilli a turbolenti".

Vi sono timori crescenti di una "stretta della liquidità" se tutti i grandi investitori e speculatori, che operano su modelli finanziari fondamentalmente simili, cercano di uscire allo stesso tempo, soltanto per scoprire che non c'è nessun compratore.

Secondo un rapporto sul Financial Times di martedì, alcuni gestori di fondi hanno avvertito "dal crollo della Lehman Brothers nel settembre 2008 e dal congelamento dei mercati monetari nell'agosto del 2007 non c'è stata una tale preoccupazione generale sulla struttura dei mercati a reddito fisso [cioè obbligazionari]". Ha affermato che i prezzi delle obbligazioni erano saliti sensibilmente poiché gli investitori si erano "rimpinzati" di denaro a basso costo fornito dal regime dei bassi tassi d'interesse delle banche centrali e ha avvertito che potrebbe esserci una "stretta della liquidità" se "corrono collettivamente all'uscita".

La stessa situazione si è sviluppata nei mercati delle obbligazioni e dei titoli di stato, che si sono davanti al denaro a buon mercato, rendendo banale il fenomeno in precedenza estremamente raro dei rendimenti negativi. (Il prezzo dei titoli si muove in direzione contraria al rendimento).

Rendimenti negativi significano che gli investitori stanno in effetti pagando gli stati per il privilegio di prestare loro denaro. Il fenomeno è il risultato di una situazione nella quale, nonostante il fatto che gli obbligazionisti avrebbero una perdita se tenessero fino alla scadenza i loro costosi titoli di stato, possono ancora avere un guadagno di capitale perché l'efflusso della finanza della banca centrale spingerà ancora più in alto i prezzi dei titoli. Possono semplicemente vendere i titoli ad un altro investitore, che opera lui stesso secondo l'ipotesi di potere fare lo stesso.

Infatti, i mercati delle azioni e delle obbligazioni sono stati trasformati in un gigantesco schema Ponzi dove i profitti possono continuarsi a fare finché il denaro continua ad entrare a frotte. In altre parole, il modus operandi di quella che è cominciata come un'impresa criminale negli USA durante gli anni 1920 ora è diventato il principio operativo centrale dei mercati finanziari multitrilionari globali.

La giustificazione ufficiale per questo sistema avanzata dai suoi promotori è che queste misure sono necessarie per stimolare la crescita economica. Tali pretese sono confutate dai fatti e dai numeri. Nel complesso l'economia mondiale è caratterizzata da crescenti tendenze deflazionistiche accoppiate a stagnanti o bassi tassi di crescita.

Ieri è stato annunciato che in Gran Bretagna i prezzi al consumo di febbraio non erano riusciti a mostrare una crescita per la prima volta in 55 anni, un indicatore certo di contrazione economica. Allo stesso tempo, un indicatore chiave dell'attività manifatturiera in Cina è calato ad un minimo di 11 mesi. Sono avvenute diminuzioni nelle aree chiave dei nuovi ordinativi, degli ordinativi dell'esportazione, dell'occupazione e dei prezzi alla produzione.

Il giorno prima in Europa, delle proiezioni preparate dalla Banca Centrale Europea hanno scoperto che il suo programma di quantitative easing, rivolto a pompare più di €1 trilione nei mercati finanziari nel corso dei prossimi 18 mesi, non farebbe praticamente nulla per accrescere l'occupazione. Il tasso di disoccupazione continuerà a restare alto a sopra il 10% anche dopo che il programma è stato completato.

L'effetto principale delle misure di QE è stato di sollevare le borse europee, che finora quest'anno sono salite ad un tasso più veloce che negli USA, anche se la produzione economica europea rimane sotto dove si trovava nel 2007, con gli investimenti nell'economia reale giù di oltre il 25% dei livelli pre-crisi.

Mentre l'aristocrazia imprenditoriale e finanziaria continua ad arricchirsi, le condizioni della classe lavoratrice sono soggette ad una incessante spinta all'austerità. I dettati dell'aristocrazia finanziaria rispetto alla Grecia sono l'espressione completa di quello che è il programma globale: l'impoverimento forzato e la fame di settori sempre più ampi della popolazione.

In seguito alla devastazione della Grande Depressione degli anni 1930, i rappresentanti politici delle classi dominantidisperatamente spaventati dalla rivoluzione socialistasostenevano di potere regolare gli effetti peggiori del sistema del profitto attraverso le cosiddette misure keynesiane basate sulla spesa pubblica per stimolare la crescita e provocare il ritorno alla "normalità"

Per un periodo, in termini storici, molto breve queste politiche sembrarono portare al successo. Tuttavia, esse si fondavano sulla forza del capitalismo USA e sulla spinta che i suoi metodi più produttivi fornivano all'economia globale nel complesso.

Oggi la situazione è stata completamente trasformata. L'economia USA non è più il centro dell'espansione economica ma è il quartier generale del parassitismo globale. La posizione centrale nell'economia globale non è più occupata da corporation come Ford e General Motors,ma da Goldman Sachs, JPMorgan Chase e dalle loro ugualmente parassitarie controparti a livello internazionale, che non sono impegnate nella creazione di nuova ricchezza ma nella sua appropriazione, spesso attraverso metodi apertamente criminali.

La completa bancarotta dell'intero sistema del profitto è esemplificata dal dibattito politico che ora si svolge nei circoli finanziari ed economici dominanti. E' tra quelli che sostengono che le politiche del denaro a buon mercato delle banche centrali devono essere continuate per timore di un risultato disastroso e coloro che insistono che i rubinetti devono essere chiusi ed il sistema purgato, se necessario attraverso fallimenti e crolli finanziari, allo scopo di cercare di impedire una ancora maggiore catastrofe.

I vari difensori del sistema del profitto, nei media, nei circoli accademici e nelle organizzazioni della pseudo-sinistra, come Syriza in Grecia, sostengono che la prospettiva di un 'economia socialista mondiale pianificata non è possibile e che quindi l'unica alternativa è di tentare di "salvare il capitalismo da se stesso".

Di fatto, la prospettiva del socialismo internazionale è l'unica risposta praticabile e realistica alla crisi storica del capitalismo. Per essere realizzata, deve essere posta alla base del programma politico per la quale la classe lavoratrice internazionale cominci a lottare.

Nick Beams