
12 maggio 2003
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Il seguente testo è il discorso di Samir Amin al World Social Forum di Porto Alegre, gennaio 2003
Samir Amin scrive che la presente crisi ha dimostrato quali sono le ambizioni degli Stati Uniti -- niente di meno che portare l'intero pianeta sotto il loro controllo militare. Dagli anni '80 in avanti, e con il collasso del sistema sovietico, la classe dominante negli Stati Uniti, sia democratici che repubblicani, ha cominciato a stendere un programma egemonico. Incantati dalla loro potenza militare, e senza nessun concorrente in grado di temperare le loro fantasie, gli USA hanno scelto di rafforzare il loro dominio dispiegando una strategia militare mirante al "controllo planetario". Una precedente serie di interventi -- nel Golfo, in Jugoslavia, in Asia Centrale, in Palestina ed in Iraq -- ha dato inizio a questo piano per guerre infinite che sarebbero "made in the USA" e che sarebbero pianificate e decise unilateralmente da Washington. La strategia politica che ha accompagnato questo programma ha provocato i pretesti per esso, sia che questi abbiano a che fare con il terrorismo, con la lotta al traffico di droga o con le accuse di produrre armi di distruzione di massa. Questi sono ovvi pretesti quando ci si ricorda dell'invenzione della CIA di convenienti avversari terroristi, sia i talebani che bin Laden. Le accuse di produrre armi pericolose, fatte oggi all'Iraq ed alla Corea del Nord, ma domani contro ogni stato che vada bene, impallidiscono di fronte al reale uso che gli Stati Uniti fanno di queste armi. Gli USA hanno usato le armi nucleari a Hiroshima e Nagasaki e le armi chimiche in Vietnam, e minacciano l'ulteriore uso di armi nucleari in futuri conflitti. Tali pretesti sono solamente strumenti di propaganda, nel senso che Goebbels dava a questo termine: forse sono utili per convincere l'ottusa opinione pubblica degli USA me sempre meno credibili altrove. L'idea di "guerra preventiva", ora pretesa come "giusta" da Washington, rifugge da ogni nozione di diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite proibisce il ricorso alla guerra eccetto nei casi di legittima difesa, e permette interventi militari solamente rigorose condizioni, qualsiasi risposta dovendo essere proporzionata e provvisoria. Tutti gli specialisti di diritto internazionale sanno che le guerre intraprese dal 1990 sono state completamente illegittime, e perciò coloro che ne portano la responsabilità sono anche dei criminali di guerra. In realtà gli Stati Uniti, con la collaborazione di altri paesi, stanno già trattando le Nazioni Unite come gli stati fascisti trattarono la Lega delle Nazioni. L'abolizione dei diritti comuni a tutti i popoli, già in corso, ha sostituito la distinzione tra una "razza padrona" (Herrenvolk) -- il popolo degli Stati Uniti e, dietro di esso, quello di Israele -- e gli altri popoli per i precedenti principi di uguaglianza tra i popoli. L'esistenza di quei popoli che non appartengono alla razza padrona degli USA può essere tollerata solamente se essi non costituiscono una "minaccia" alle ambizioni di coloro che chiamano se stessi i "padroni del pianeta". Questa razza padrona si riserva il diritto di conquistare qualsiasi "spazio vitale" essa giudichi necessaria per se stessa e per quei popoli che essa sostiene. Quali sono gli "interessi nazionali" che la classe dominante USA ritiene le diano questo diritto? Questa è una classe che riconosce solamente un obiettivo -- quello di fare soldi. Lo stato nordamericano è apertamente al servizio della soddisfazione delle richieste del segmento dominante del capitale formato dalle multinazionali USA. Perciò, noi siamo tutti diventati "pellerossa", lo sprezzante nome riservato ai nativi americani, agli occhi dell'amministrazione di Washington -- questo deve essere detto, popoli che hanno il diritto di esistere solamente fino a quando non frustrano l'espansione del capitale USA basato sulle multinazionali. Ci hanno promesso che la resistenza agli USA verrà schiacciata usando ogni mezzo, persino lo sterminio se necessario. Se vi fosse da scegliere tra il fare 15 milioni di dollari di profitti aggiuntivi per le multinazionali americane al costo di 300 milioni di vittime, allora non vi sarebbe alcuna esitazione. Lo "stato canaglia" per eccellenza, per prendere in prestito il linguaggio usati dai presidenti Bush Senior e Junior, ed anche da Clinton, non sono altro che gli stessi Stati Uniti. Il programma degli USA è certamente imperialista nel più brutale senso di questo termine, ma non è "imperiale" nel senso che Antonio Negri ha dato al termine, dal momento che esso non mira a gestire in un ordine migliore le società del pianeta per integrarle in un coerente sistema capitalista. Invece. Invece, esso mira solamente alla razzia delle loro risorse. Tutto ciò è parte della riduzione del pensiero sociale ai mantra dell'economia corrente, l'attenzione unilaterale prestata alla massimizzazione della profittabilità finanziaria del capitale dominante nel breve termine, sostenuto dal mettere mezzi militari a disposizione di tale capitale, e lo scollegamento di tale capitale da qualsiasi sistema di valori umani. Tale capitale è dietro il barbarico espansionismo che il capitalismo porta in se stesso, sostituendo ai valori umani una richiesta assoluta di sottomissione alle cosiddette leggi del mercato. Nel corso della sua storia, il capitalismo nordamericano ha dimostrato di essere più preparato ad intraprendere questi passi delle varietà europee. Politicamente lo stato americano è progettato per servire l'economia e niente altro, abolendo la relazione contraddittoria e dialettica tra economia e politica. Il genocidio eseguito contro gli indiani nordamericani, la schiavitù dei neri, le successive ondate migratorie negli USA portanti alla sostituzione del confronto tra gruppi che condividono la stessa identità pubblica, come manipolata dalla classe dominante, per la maturazione di una coscienza di classe, hanno prodotto la gestione politica della società USA del singolo partito del capitale. Entrambe i segmenti di questo partito condividono la stessa visione globale strategica, sebbene rivolgendo la loro retorica a diversi "sostenitori", loro stessi tratti da meno della metà della società USA che crede sufficientemente nel sistema per prendersi il fastidio di andare a votare. Non beneficiando della tradizione con la quale i partiti socialdemocratici dei lavoratori ed i comunisti hanno segnato la formazione della moderna cultura politica europea, la società americana non ha a propria disposizione gli strumenti ideologici che le permettano di resistere alla dittatura del capitale. Al contrario, il capitale conforma ogni aspetto del modo di pensare di questa società, e riproduce se stesso rinforzando il tipo di profondo razzismo che permette alla società USA di vedere se stessa come costituente una razza padrona. "Playboy Clinton, Cowboy Bush, stessa politica": questo slogan dall'India giustamente enfatizza la natura del partito singolo che gestisce la cosiddetta democrazia americana. Per questa ragione, il programma nordamericano non è del tipo di semplice tentativo di raggiungere l'egemonia comune ad altri tentativi egemonici della storia antica e moderna, concernente una visione dei problemi aventi risposte coerenti, basata sullo sfruttamento economico o sull'ineguaglianza politica. Invece, è infinitamente più brutale nella sua semplice ed estrema concezione unilaterale, ed è vicino al programma nazista, che anche era basato sul principio di una razza padrona. Il programma USA non ha comunque niente a che fare con le convinzioni di certi accademici liberal americani, che vedono l'egemonia USA come "benigna" ("indolore"). Se dovesse continuare, questo programma potrà portare solamente ad un crescente caos, che richiederà una gestione consecutivamente sempre più brutale, senza alcuna visione strategica di lungo termine. Infine Washington non tenterà nemmeno di sostenere i suoi veri alleati, qualcosa che significa sempre sapere come fare concessioni. Governi fasulli, come quello di Karzai in Afghanistan, gestiranno meglio le cose finché la potenza militare sosterrà la convinzione nella "invincibilità" degli USA. Hitler non la pensava affatto diversamente. Un esame delle connessioni tra il criminale programma degli USA e le realtà del capitalismo dominante applicato dai paesi della Triade (gli Stati Uniti, l'Europa ed il Giappone) permetterà che se ne comprendano le forze e le debolezze. L'opinione generale, come promossa da media non riflessivi, è che la potenza militare USA costituisce solamente la punta dell'iceberg, e che è l'estensione della superiorità americana in tutti i settori, specialmente quello economico, ma persino in quelli politico e culturale. Perciò, questa opinione ritiene che la sottomissione all'egemonia che l'America pretende sia inevitabile. Comunque, un esame delle realtà economiche insidia tale opinione. Il sistema produttivo degli USA è lontano dall'essere "il più efficiente al mondo". Al contrario, quasi nessuno dei suoi settori sarebbe certo di battere i concorrenti nel mercato veramente libero sognato dagli economisti liberisti. Il deficit commerciale degli USA, che aumenta anno dopo anno, è passato da 100 miliardi di dollari nel 1989 a 450 miliardi. Inoltre, questo deficit comprende praticamente tutti i settori della produzione: persino il surplus una volta goduto dagli USA nel settore delle merci ad alta tecnologia, che nel 1990 era di 35 miliardi, ora è diventato un deficit. La competizione tra i razzi Ariane e quelli della NASA, come anche tra la Airbus e la Boeing, testimonia la vulnerabilità degli attuali vantaggi americani. Fronteggiati dalla concorrenza europea e giapponese nei prodotti ad alta tecnologia, e dai cinesi, coreani, ed altri paesi industrializzati asiatici e latinoamericani in concorrenza per prodotti finiti, ed anche dall'Europa e dal cono sud dell'America Latina in agricoltura, probabilmente gli Stati Uniti non sarebbero in grado di vincere senza il ricorso a mezzi "extra economici", violando i principi del liberismo imposti ai loro concorrenti. Infatti, gli USA beneficiano solamente del vantaggio comparato nel settore degli armamenti, precisamente perché tale settore opera largamente al di fuori delle regole del mercato e gode del sostegno dello stato. Ciò probabilmente porta come conseguenza alcuni benefici nella sfera civile, Internet ne è l'esempio più noto, ma causa anche serie distorsioni che svantaggiano molti settori della produzione. L'economia nordamericana vive da parassita a detrimento dei suoi partner nel sistema mondiale: "gli Stati Uniti dipendono per il 10% dei loro consumi industriali da merci i cui costi d'importazione non sono coperti da esportazioni dei loro prodotti" (Emmanuel Todd, After Empire). La crescita economica degli anni di Clinton, vantata come il risultato di un "liberismo" cui l'Europa stava sfortunatamente resistendo, era di fatto largamente fasulla, ed era, in ogni caso, non generalizzabile, dipendente da trasferimenti di capitale che hanno significato la stagnazione delle economie partner. Per tutti i settori del sistema produttivo reale, la crescita degli USA durante questo periodo non è stata migliore di quella dell'Europa. Il "miracolo americano" è stato alimentato quasi esclusivamente da una crescita nella spesa prodotta dalle crescenti disuguaglianze sociali (servizi finanziari e personali: le legioni di avvocati e forze di polizia private ecc.). In questo senso, il liberismo di Clinton ha preparato le condizioni per l'ondata reazionaria, e più tardi la vittoria, di Bush Jr. Inoltre, come scrive Todd, "fatto esplodere con la frode, il PNL americano comincia a somigliare, in termini di accuratezza statistica, a quello dell'Unione Sovietica". Il mondo produce, e gli Stati Uniti, che praticamente non hanno nessun fondo di riserva, consumano. Il "vantaggio" degli USA è quello di un predatore il cui deficit viene coperto dai prestiti da altri, sia acconsenzienti che costretti. I mezzi posti in luogo da Washington per compensare le deficienze sono di vario tipo, comprese ripetute violazioni unilaterali dei principi liberisti, esportazioni di armi (il 60% del mercato mondiale) grandemente imposte agli alleati subalterni, come i paesi del Golfo che non usano mai queste armi, la ricerca di maggiori profitti dal petrolio, che presuppone un maggiore controllo sui produttori -- la vera ragione per le guerre in Asia Centrale ed in Iraq. Addizionalmente, attraverso il diretto controllo esclusivo degli USA sulle principali aree di produzione del petrolio, Washington riuscirebbe nel suo piano di subordinare l'Europa. Gli europei cominciano a comprendere che queste guerre sono "antieuropee". La parte essenziale del deficit americano è coperto da contribuzioni di capitale da Europa, Giappone e Sud -- dai paesi ricchi di petrolio e dalle classi compradore di tutti i paesi del Terzo Mondo, inclusi i più poveri -- alle quali sono aggiunte somme addizionali portate dentro dal servizio del debito che è stato forzato praticamente in tutti i paesi della periferia del sistema mondiale. Le ragioni dietro i continui movimenti di capitale che alimenta il parassitismo dell'economia e della società americane, e che permette a questa superpotenza di vivere giorno per giorno, sono certamente complesse. Ma esse non hanno niente a che fare con presunte "leggi di mercato" che sono nello stesso tempo razionali ed immutabili. La solidarietà tra i segmenti dominanti del capitale transnazionale ed i membri della Triade è reale, e spiega il loro raccogliersi attorno al neoliberismo globalizzato. Gli Stati Uniti vengono visti come il difensore, militare se necessario, di "interessi comuni", sebbene Washington difficilmente intenda "dividere equamente" i profitti della loro direzione. Al contrario, essi cercano di fare dei loro alleati dei vassalli, e sono pronti a fare solamente concessioni minori agli alleati inferiori nella Triade. Questo conflitto di interessi all'interno del capitale dominante porterà alla rottura dell'alleanza atlantica? Non impossibile, ma improbabile. Perché il conflitto è situato su un terreno differente, quello della cultura politica. In Europa, è ancora possibile che una alternativa di sinistra costringerebbe ad una rottura con il neoliberismo, e con la vana speranza di costringere gli USA a sottomettersi ai suoi principi, così permettendo al capitale europeo di andare in battagli su un terreno che non sia stato minato in anticipo. Il surplus di capitale che finora l'Europa è stata contenta di "investire" negli USA potrebbe quindi venire usato per finanziare il decollo economico e sociale, che sarebbe impossibile senza l'utilizzo di questo capitale in casa. Comunque, Comunque, se l'Europa dovesse dare la priorità alla propria crescita economica e sociale in questo modo, la salute artificiale dell'economia USA crollerebbe, e la classe dominante americana verrebbe confrontata dai suoi propri problemi sociali. Questo è ciò che intendo dicendo che "l'Europa sarà a sinistra o non sarà affatto". Per arrivarci, comunque, l'illusione che la carta liberale dovrebbe, o potrebbe, essere giocata "onestamente" da tutti ed allora le cose andrebbero meglio deve essere scartata. Gli USA non possono rinunciare alla pratica asimmetrica del liberismo, dal momento che questo è l'unico modo con il quale possono compensare le loro deficienze. La "prosperità" americana si ottiene al prezzo della stagnazione altrui. Perché, dunque, il flusso di capitale a beneficio degli USA continua? Probabilmente perché per molti gli USA sono "un paese per i ricchi" ed il rifugio per loro più sicuro: è questo il caso degli investimenti fatti dalla borghesia compradora del Terzo Mondo. Ma che cosa spiega il comportamento degli europei? Il "virus liberista", assieme all'ingenua convinzione che gli USA finiranno per accettare "le regole di mercato", ha un certo potere sull'opinione pubblica. Nondimeno, il principio della "libera circolazione del capitale", reso sacro dall'FMI, di fatto semplicemente permette agli USA di coprire il loro deficit pompando all'interno surplus finanziari generati altrove come risultato di politiche neoliberiste, alle quali gli USA stessi si sottomettono molto selettivamente. Comunque, per il capitale dominante i vantaggi del sistema superano i suoi inconvenienti: questo è il prezzo che deve essere pagato a Washington per assicurare la permanenza del sistema. I paesi descritti come "paesi poveri indebitati" sono costretti a pagare, ma vi è un "potente paese indebitato" che non pagherà mai i suoi debiti. Il vero prezzo imposto dal mercanteggiare politico degli USA continua ad essere fragile per questa ragione. Il programma militarista scelto dall'amministrazione USA dovrebbe essere visto in questa prospettiva, essendo niente altro che l'ammissione che gli USA non hanno altri mezzi a loro disposizione per imporre la loro egemonia economica. Le cause dell'indebolimento del sistema produttivo USA sono complesse. Esse certamente non sono congiunturali, e non possono essere corrette con l'adozione di un giusto tasso di cambio, per esempio, o mettendo in opera un equilibrio più favorevole tra salari e produttività. Al contrario, esse sono strutturali. La pessima qualità dell'istruzione e dell'addestramento generale negli USA, il prodotto di una profondo pregiudizio in favore del "privato" a detrimento del settore pubblico, è una delle principali ragioni della profonda crisi che attualmente la società USA sta attraversando. Si dovrebbe perciò essere sorpresi che gli europei, invece che trarre le conclusioni cui costringe l'osservazione delle deficienze dell'economia USA, si stiano attivamente dando da fare per imitarli. Anche qui, il virus liberista non spiega tutto, persino se adempie a qualche utile funzione per il sistema nel paralizzare la sinistra. L'estesa privatizzazione e lo smantellamento dei servizi pubblici non solo ridurranno il vantaggio comparato del quale ancora beneficia la "vecchia Europa". Comunque, qualunque danno queste cose causeranno nel lungo termine, tali misure offrono al capitale dominante, che vive nel breve termine, la possibilità di fare profitti addizionali. Il programma militarista adottato dagli Stati Uniti ora minaccia tutti i popoli. E' l'espressione della logica adottata da Adolf Hitler -- cambiare le relazioni sociali ed economiche con la forza militare a favore della "razza padrona" del momento. Questo programma, ora posto in primo piano, sovradetermina tutte le circostanze politiche, dal momento che il perseguimento di tale programma indebolisce i progressi ottenibili attraverso la lotta sociale e democratica. Inoltre tale programma mira a rendere impossibile - attraverso "guerre preventive" - che ogni altra potenza (in particolare la Cina) possa migliorare e diventare un "concorrente", cioè un partner egualitario. Fermare il programma militarista degli USA diventa perciò un obiettivo primario ed una responsabilità per tutti. Il successo di questa lotta dipenderà dipenderà dalla capacità di tutti i popoli di sbarazzarsi delle illusioni liberali, dal momento che non vi sarà mai un'economia globalizzata "autenticamente liberale". Questo è il fatto, nonostante tutti i mezzi usati per farci credere in essa: sebbene il discorso della Banca Mondiale operi come una sorta di ministero della propaganda per Washington riguardo a "democrazia", "buon governo" o "riduzione della povertà", non ha altra funzione che questa. Joseph Stiglitz, attorno al quale è stato organizzato dai media un notevole rumore, rivelando alcune verità elementari ed affermandole con un'aria di autorità, nondimeno è stato incapace di trarre la minima conclusione chiamando in questione i pregiudizi dell'economia corrente. La ricostruzione di un Fronte Sud in grado di dare ai popoli dell'Asia e dell'Africa, assieme alla loro solidarietà attraverso tre continenti, la capacità di far sentire la loro voce, avverrà anche liberando noi stessi dalle illusioni di un sistema liberale globalizzato "non asimmetrico" che permetterà alle nazioni del Terzo Mondo di compensare la loro "arretratezza". Non è ridicolo osservare i paesi del Sud insistere su "mettere in pratica senza discriminazione i principi liberisti, guadagnando così il plauso della Banca Mondiale? Da quando la Banca Mondiale è preoccupata di difendere il Terzo Mondo contro gli Stati Uniti? La battaglia contro l'aggressivo progetto imperialista degli USA deve svilupparsi su tutti i fronti: diplomatico (costringendo al rispetto della legge internazionale), militare (rinforzando le capacità militari di tutti i paesi del mondo di resistere all'eventuale aggressione USA -- mai dimenticare che gli USA usarono la bomba atomica quando godevano quel monopolio e si trattennero soltanto quando lo persero), politico ed economico (mettendo fine all'esportazione di capitale che sostiene il deficit USA). La lotta contro l'imperialismo USA e contro il programma militarista degli USA è una lotta condivisa da tutti i popoli, dalle sue principali vittime in Asia, Africa ed America Latina, ai popoli dell'Europa e del Giappone che sono condannati a posizioni subordinate, ed anche dagli stessi popoli del Nord America. Dovremmo salutare il coraggio di tutti quelli "nel cuore della bestia" che hanno rifiutato di sottomettersi, come i loro predecessori rifiutarono di sottomettersi al maccartismo degli anni '50. Come quelli che osarono resistere a Hitler, essi hanno meritato tutte le lodi che la storia può dare loro. La classe dominante negli Stati Uniti sarà capace di indietreggiare dal programma criminale dietro al quale si è raccolta? Questa non è una domanda facile alla quale rispondere: poco o niente nella storia della società USA prepara ad essa. Il partito singolo del capitale, il cui potere negli USA non è contestato, finora non ha rinunciato all'avventura militare, e perciò la responsabilità di questa intera classe non può essere minimizzata. Il potere di Bush Jr non è quello di una "clique" formata dai produttori di petrolio e di armamenti. Nell'intera storia moderna degli Stati Uniti il potere dominante è sempre stato quello di una coalizione di interessi settoriali del capitale, falsamente descritti come "lobbies". Comunque, questa coalizione può governare solamente se gli altri segmenti del capitale la accettano. Chiaramente, rovesci politici, diplomatici e persino militari potrebbero incoraggiare la minoranza dell'establishment degli USA pronta a rinunciare alle avventure militari nelle quali il paese è impegnato nel farlo. Sperare in più di questo mi sembra ingenuo come l'avere sperato, al culmine del regime nazista, che Adolf Hitler venisse convinto che i suoi piani erano destinati a fallire. Se gli europei avessero reagito nel 1935 o nel 1937, avrebbero potuto fermare il regime di Hitler. Reagendo solamente nel settembre del 1939, decine di milioni hanno perso la vita. Agiamo insieme nella speranza che una risposta alle sfide poste dagli attuali neonazisti di Washington arrivi prima. Copyright Samir Amin 2003. 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