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Mercoledì il presidente Barack Obama ha annunciato delle misure che intendono limitare le ricompense per i dirigenti a $500.000 per le istituzioni finanziarie che ricevono miliardi in aiuti governativi. La cifra non comprende le opzioni azionarie, che potrebbero essere mantenute dopo che le ditte finanziarie rimborsano i prestiti del governo federale. Non si applica neppure ai destinatari originari delle decine di miliardi del denaro del TARP (Troubled Asset Relief Program). Le misure sono essenzialmente un esercizio di pubbliche relazioni. Il loro scopo è di fornire una copertura politica per un nuovo e persino maggiore salvataggio di Wall Street, che il segretario del tesoro Timothy Geithner svelerà la prossima settimana. Tuttavia la discussione che è emersa come conseguenza dell'annuncio di Obama fa luce sul dominio sul governo da parte di una minuscola elite finanziaria e sulla sempre più logora falsa apparenza di democrazia negli USA. Questa aristocrazia finanziaria, rivela l'episodio, è un potere a cui rivolgersi in genuflessione. I mezzi d'informazione hanno risposto alla proposta di Obama di un limite di $500.000 alla ricompensa dei dirigenti, che interesserebbe soltanto una manciata di ditte, come se fosse una severa e sorprendente punizione. Tuttavia la cifra rappresenta approssimativamente 12 volte il salario annuo di un lavoratore tipo. Per la maggioranza della popolazione, un salario di mezzo milione di dollari è uno sbalorditivo ammontare di denaro. Il servilismo di Obama davanti all'aristocrazia finanziaria è stato riassunto dalle rassicurazioni che ha offerto nell'annunciare i limiti alla paga dei dirigenti. "Questa è l'America", ha affermato Obama. "Noi non denigriamo la ricchezza. Noi non invidiamo nessuno perché ha successo". Una tale visione dell'America è in divergenza sia con le sue attuali circostanze che con la sua storia, che è stata caratterizzata da profonde tradizioni democratiche ed egalitarie che risalgono a prima della democrazia jeffersoniana della repubblica degli inizi. E mentre i liberali sono indaffarati ad equiparare Obama a Franklin Roosevelt, quest'ultimo, nel mezzo della Grande Depressione, tentò di capitalizzare sull'enorme disprezzo per i ricchi nella popolazione in generale emanando regolarmente delle banali osservazioni contro i "cambiavalute". In realtà, l'ossequiosità di Obama si mantiene in netto contrasto con la rabbia delle masse lavoratrici, che trovano incomprensibile che gli stessi dirigenti responsabili di avere mandato in rovina l'economia e sperperato trilioni del denaro dei contribuenti siano ora presentati con "limiti" di paga di mezzo milione di dollari. I lavoratori si chiedono perché non vi sono state incriminazioni penali e scene alla televisione di dirigenti ammanettati spinti avanti dai loro uffici. Ma, a Wall Street, $500.000 sono considerati una miseria. Il New York Times riferisce che i dirigenti si sentono ingannati portando a casa nel 2009 "soltanto" $18 miliardi in premi collettivi. "Mi sento come se avessi ricevuto una mancia da portiere, paragonato a quello che ho ricevuto negli anni precedenti", ha raccontato al Times un banchiere d'affari della Citigroup. Il Financial Times ha riferito dell'opposizione di Wall Street alle misure largamente simboliche. "Degli autorevoli banchieri sono stati rapidi nell'avvisare che i piani provocherebbero una 'fuga dei cervelli' dalla professione poiché gli alti dirigenti cercano posti di lavoro più rimunerativi fuori dello sguardo pubblico", ha scritto. "Diversamente da altre carriere dove la soddisfazione sul lavoro ed altre considerazioni giocano una parte, la finanza tende ad attrarre persone la cui principale motivazione è il denaro". "'Il coperchio è una pessima idea', si è lamentato un alto dirigente di Wall Street. 'Se non vi fosse nessun lato positivo economico, chi farebbe questi lavori'"? Andrew Ward, professore all'Università della Georgia e specialista di direzione e gestione aziendale, ha raccontato al Financial Times che i dirigenti potrebbero rispondere alla misura di Obama andando a vedere il bluff—rifiutando di permettere alle loro ditte di accettare un salvataggio che comunque limiterebbe il loro arricchimento personale. "Una delle conseguenze non volute potenzialmente è che i dirigenti possano cercare di tenersi lontani dal chiedere gli aiuti del governo finché è troppo tardi", ha affermato Ward. Personalità dei media ed accademiche che hanno cercato di sostenere che i massicci pacchetti di compensi dei dirigenti di Wall Street sono in qualche modo legittimi, o persino ragionevoli, sono riuscite solamente a rivelare il marciume che caratterizza la vita intellettuale negli USA. Il loro argomento centrale—che gli stessi alti dirigenti che hanno condotto a terra le loro società e l'economia nell'insieme sono degni di remunerazioni da decine di milioni—è così assurdo che è quasi un imbarazzo rispondere. L'immenso potere dell'elite finanziaria viene rivelato dal caso di Bernard Madoff, l'investitore che ha sperperato più di $50 miliardi di ricchezza in un gigantesco schema Ponzi. Mentre americani della classe lavoratrice vengono arrestati e passano anni in prigione per reati molto minori, Madoff resta sistemato nel suo attico di Manhattan. Per quasi un decennio, un informatore Harry Markopolos, che aveva svelato lo schema di Madoff, ha tentato di attirare l'attenzione della Securities and Exchange Commission (SEC), l'agenzia di controllo federale apparentemente incaricata di mantenere l'ordine nelle industrie dei titoli e delle azioni. Invece, la SEC ha fornito assistenza a Madoff. Anziché venire elogiato per i suoi tentativi, Markopolos ha temuto per la propria sicurezza. "Sapevamo che era uno degli uomini più potenti di Wall Street e nella posizione di porre fine facilmente alle nostre carriere o peggio", ha affermato. La psicologia e fisionomia sociale dell'elite finanziaria—con la sua ricchezza, i suoi speciali privilegi ed il suo controllo sugli organi dell'opinione pubblica—somiglia a niente altro che ad una moderna aristocrazia. Qualsiasi discussione su un tentativo razionale per trovare una soluzione alla crisi economica mette in azione immediatamente la feroce opposizione di questa elite. Analogamente, nel 18° secolo l'aristocrazia dell'ancien regime francese precipitò in una crisi finanziaria grazie alla sua avarizia ed alle guerre. Quando nel 1789 l'aristocrazia riunì gli Stati Generali, fu per chiedere che il Terzo Stato, i cittadini comuni, salvasse l'aristocrazia dalla crisi che essa stessa aveva prodotto. Ma la monarchia e la nobiltà si rifiutarono di cedere un poco del loro potere e dei loro privilegi. Questo preparò le condizioni per la grande Rivoluzione Francese. Le odiose caratteristiche soggettive dell'aristocrazia finanziaria USA—la sua avidità, arroganza, stupidità e decadenza—sono esse stesse profondamente radicate in sviluppi storici obiettivi, l'espressione sociale di un processo economico sottostante. L'ascesa di questo ristretto strato sociale con i suoi osceni livelli di accumulazione è legata inestricabilmente al declino del capitalismo americano sul mercato mondiale ed allo sventramento della sua base industriale domestica. Effettivamente, ciò che rende così sordido l'intero processo, ciò che ad esso conferisce un tale decadente e ripugnante carattere, è il grado al quale questa ricchezza è disgiunta da qualsiasi processo economico progressista. E' in tutti i sensi distruttivo e reazionario. In un periodo storico iniziale gli USA avevano i loro “robber barons”, come Cornelius Vanderbilt, Andrew Carnegie e John D. Rockefeller. Per quanto brutali ed avidi fossero questi uomini, la loro ricchezza era strettamente associata alla creazione di enormi imperi industriali. I recenti robber barons di Wall Street, d'altro canto, hanno prodotto i loro miliardi dalla distruzione dell'industria e della capacità produttiva sviluppata nei decenni. L'incredibile ricchezza accumulata nell'1% di vertice della società americana negli ultimi 25 anni è legata direttamente al deterioramento dell'economia, al declino dell'industria ed all'impoverimento della classe lavoratrice. Le enormi fortune personali dell'elite sono state fabbricate su hedge funds, debiti per acquisto di titoli ed altre forme di speculazione finanziaria. Ciò ha comportato un enorme trasferimento di risorse dal settore manifatturiero alla finanza e dalla classe lavoratrice nelle tasche di coloro che hanno giocato un ruolo critico non solamente nel distruggere gli standard di vita, ma nel preparare le condizioni per l'attuale disastro. Ad un certo punto, le fortune che sono cresciute su queste basi hanno assunto una dinamica propria. La loro scala assoluta assume un carattere maligno che diventa un ostacolo insormontabile a qualsiasi politica razionale che provenga da entro i confini della politica borghese. Ne segue che non vi è nessuna soluzione alla crisi senza un assalto diretto ed imponente alla disuguaglianza sociale e quindi alla ricchezza ed ai privilegi dell'aristocrazia finanziaria e degli affari. Questo non può attuarsi facendo pressione sul Partito Democratico. Le misere norme dell'amministrazione Obama sulla paga dei dirigenti dimostrano che non prenderà in considerazione nessuna politica che persino faccia intravedere la distribuzione della ricchezza. L'elite politica americana, compreso Obama, è legata all'aristocrazia finanziaria da un migliaio di fili. L'amministrazione Obama è riempita da individui che hanno approfittato con successo della loro posizione politica in impieghi rimunerativi nella finanza. Praticamente l'intero gabinetto corrisponde a questo quadro—non soltanto Tom Daschle, l'ex senatore che ha ritirato la candidatura a segretario della sanità e dei servizi umani in mezzo alle rivelazioni che aveva trattenuto decine di migliaia di dollari di tasse dovute su pagamenti che aveva ricevuto dai suoi sponsor aziendali. Ieri è venuto a galla che Leon Panetta, il capo di Obama per la Central Intelligence Agency, lo scorso anno ha portato a casa più di $1 milione grazie a pagamenti delle corporation per consulenze, conferenze e per l'appartenenza a consigli di amministrazione di società. E' stato pagato splendidamente per dei discorsi da ditte finanziarie che da allora sono crollate, compresi $56.000 dalla Merrill Lynch e $28.000 dalla Wachovia. Anche il capo di gabinetto Rahm Emanuel ed il segretario di stato Hillary Clinton hanno utilizzato le loro connessioni politici per fare milioni dalla stessa elite finanziaria che apparentemente verrebbe presa di mira dalle norme di Obama sul compenso dei dirigenti. Obama sa molto bene che quando lascerà la carica sarà in grado di fare milioni di dollari, come Bill Clinton, l'ultimo presidente democratico, ed altri innumerevoli politici di primo piano hanno fatto. Né questa sarebbe una partenza per Obama, la cui carriera è stata agli inizi presa in mano da importanti personaggi della finanza e della politica di Chicago. La subordinazione dell'intera società all'aristocrazia finanziaria è espressa più chiaramente dal massiccio salvataggio di Wall Street. I suoi rappresentanti politici, in egual misura democratici e repubblicani, consegnano trilioni alle banche maggiori, mentre non forniscono nessun provvedimento per la massa di gente che ha perso il posto di lavoro e la casa. Milioni di lavoratori che hanno votato per Obama ora vengono faccia a faccia con il fatto che la sua amministrazione difenderà gli interessi dell'elite finanziaria alquanto spietatamente, con una presentazione lievemente diversa, quanto l'amministrazione Bush. La soluzione alla crisi economica non è una questione tecnica ma una risoluzione di conti sociale, politica e rivoluzionaria ed una necessità storica. Ad un certo punto alla fine del 18° secolo, per le classi oppresse della Francia divenne necessario insorgere e distruggere il potere ed i privilegi della nobiltà. Nell'America degli anni 1860, l'unica risoluzione al "conflitto irreprimibile" fu la distruzione del "potere schiavista" nel Sud. A questo punto, è necessario distruggere il potere politico ed economico dell'aristocrazia finanziaria. La risoluzione alla crisi economica può iniziare solamente con un movimento di massa indipendente della classe lavoratrice che punti a rompere il nodo alla gola politico dell'elite finanziaria sulla società; lo sviluppo, per essere franchi, di un movimento rivoluzionario. Tom Eley
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