
L'ideologia americana
di
Samir Amin
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I nordamericani sono arrivati a considerarsi il "popolo prescelto", in pratica un sinonimo del termine nazista "Herrenvolk". Questa è la minaccia che oggi ci troviamo di fronte. E questo è perché l'imperialismo americano (non "impero") sarà persino più brutale dei suoi predecessori |
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I
La cultura politica è il prodotto a lunga scadenza della storia. Come tale, ovviamente è specifica ad ogni paese. La cultura politica americana è chiaramente diversa da quella che è emersa dalla storia del continente europeo: è stata modellata dalla costituzione della Nuova Inghilterra da parte di sette estremiste protestanti, dal genocidio dei popoli indigeni del continente, dalla schiavitù degli africani e dall'emergere di comunità segregate etnicamente come risultato da ondate successive di migrazioni durante il 19° secolo. II
Un aspetto della Riforma è stato l'operato delle classi dominanti, che ha portato alla creazione di chiese nazionali (anglicana o luterana) controllate da queste classi. Come tali, queste chiese hanno rappresentato un compromesso tra la borghesia emergente, la monarchia ed i grandi proprietari terrieri attraverso il quale esse hanno potuto tenere a bada la minaccia posta dai poveri e dai contadini. Marginalizzare completamente l'idea cattolica di universalità istituendo chiese nazionali servì in particolare a rinforzare il potere della monarchia, rinforzando il suo ruolo di arbitro tra le forze del vecchio regime e quelle della borghesia in ascesa e rinforzando il nazionalismo di quelle classi, ritardando quindi l'emergere di forme nuove di universalismo che sarebbero state più tardi promosse dal socialismo internazionalista. Comunque, altri aspetti della Riforma furono spinti dalle classi inferiori, che erano le principali vittime delle trasformazioni sociali scatenate dalla nascita del capitalismo. Questi movimenti ricorsero a forme tradizionali di lotta, derivati dai movimenti millenaristi del Medioevo; come risultato, lungi dall'essere d'avanguardia, erano condannati a restare indietro rispetto ai bisogni del loto tempo. Le classi dominate dovettero aspettare fino alla Rivoluzione Francese, con le sue forme laiche popolari e democratiche radicali di mobilitazione, ed all'avvento del socialismo per trovare modi per articolare efficacemente le loro richieste in relazione alle nuove condizioni nelle quali vivevano. Per contrasto, i primi moderni gruppi protestanti, prosperarono su illusioni fondamentaliste, e ciò a sua volta incoraggiò la riproduzione infinita di sette schiave dello stesso tipo di visione apocalittica che attualmente proliferano negli USA. Le sette protestanti che furono costrette ad emigrare dall'Inghilterra del 17° secolo avevano sviluppato una forma peculiare di cristianesimo, distinto dai dogmi cattolico ed ortodosso. Per ciò che concerne, il loro tipo di cristianesimo non era neppure condiviso dalla maggioranza dei protestanti europei, compresi gli anglicani, che formavano la maggioranza della classe dirigente britannica. In termini generali, possiamo affermare che il carattere distintivo della Riforma fu di recuperare il Vecchio Testamento, che il cattolicesimo e la chiesa ortodossa avevano marginalizzato quando avevano definito il cristianesimo come una rottura con il giudaismo. I protestanti ristabilirono il cristianesimo al suo posto come il legittimo successore del giudaismo. La particolare forma di protestantesimo che trovò la sua strada verso la Nuova Inghilterra continua a foggiare fino ad oggi l'ideologia americana. Dapprima essa facilitò la conquista del nuovo continente basandone la legittimazione in riferimenti biblici (la biblica conquista violenta di Israele della terra promessa è un tema reiterato costantemente nella trattazione nordamericana). Più tardi, gli USA estesero la loro missione divina per comprendervi l'intero globo. Così i nordamericani sono arrivati a considerarsi il "popolo prescelto", in pratica un sinonimo del termine nazista "Herrenvolk". Questa è la minaccia che oggi ci troviamo di fronte. E questo è perché l'imperialismo americano (non "impero") sarà persino più brutale dei suoi predecessori, la maggior parte dei quali non hanno mai preteso di essere stati investiti di una missione divina. III
Nonostante gli attuali tentativi di promuoverne le virtù, la "Rivoluzione Americana" è stata sempre soltanto una limitata guerra di indipendenza, piuttosto priva di ogni dimensione sociale. In nessun momento nel corso della loro rivolta contro la monarchia inglese i coloni americani cercarono di trasformare le relazioni sociali ed economiche, essi semplicemente si rifiutavano di continuare a dividere i loro profitti con la classe dirigente della madrepatria. Volevano il potere per se stessi, non per cambiare le cose, ma per continuare a fare le stesse cose, sebbene con più determinazione e maggiori margini. Il loro obiettivo primario era quello di continuare la colonizzazione dell'ovest, che, tra le altre cose, implicava il genocidio dei nativi americani. Allo stesso modo, non misero mai in discussione la schiavitù. A dire il vero, la maggior parte dei grandi capi rivoluzionari erano proprietari di schiavi ed i loro pregiudizi in questa materia si dimostrarono irremovibili. Il genocidio dei nativi americani era implicito nella logica della missione divina del nuovo popolo eletto. Del loro massacro non si può incolpare semplicemente la morale di un passato arcaico e distante. Proprio fino agli anni '60, il genocidio era decantato piuttosto apertamente e fieramente. I film di Hollywood ritraevano il "buon" cowboy contro il "cattivo" nativo americano e questo travisamento del passato era centrale nell'educazione di successive generazioni. Lo stesso resta vero per la schiavitù. Dopo l'indipendenza, doveva passare quasi un secolo prima che la schiavitù venisse abolita. E, nonostante le affermazioni della Rivoluzione Francese del contrario, l'abolizione, quando arrivò, non ebbe nulla a che fare con la moralità, essa avvenne solamente perché la schiavitù non serviva più alla causa dell'espansione capitalista. Così, gli afroamericani dovettero attendere un altro secolo perché gli venissero garantiti persino i diritti civili minimi. E perfino allora, il radicato razzismo della classe dirigente difficilmente veniva affatto messo in discussione. Fino agli anni '60 il linciaggio rimase una cosa normale, fornendo il pretesto per picnic familiari. In realtà, la pratica del linciaggio persiste oggi, più discretamente ed indirettamente, sotto forma di un sistema "giudiziario" che manda a morte migliaia di persone, la maggior parte di loro afroamericani, sebbene sia una nozione comune che almeno la metà dei condannati siano innocenti. Anche le ondate consecutive di immigrazione hanno aiutato a rafforzare l'ideologia americana. Gli emigranti certamente non sono responsabili della miseria e dell'oppressione che hanno provocato la loro partenza. Hanno lasciato le loro terre come vittime. Comunque, l'emigrazione significa anche rinunciare alla lotta collettiva per cambiare le condizioni nel loro paese d'origine; hanno scambiato la loro sofferenza per l'ideologia di individualismo e del "tirarsi su per i lacci dello stivale" del paese ospite. Tale mutamento ideologico serve anche a ritardare l'emergere di una coscienza di classe, che difficilmente ha il tempo per svilupparsi prima che arrivi una nuova ondata di immigrati ad aiutare il fallimento della sua espressione politica. Naturalmente l'immigrazione contribuisce anche all'"autorizzazione etnica" della società americana. La nozione di "successo individuale" non esclude lo sviluppo di comunità etniche forti e di sostegno (irlandesi o italiani per esempio), senza le quali l'isolamento individuale diverrebbe insopportabile. Nondimeno, qui nuovamente il rafforzamento delle identità etniche è un processo che il sistema americano coltiva solamente per ristabilirsi, poiché esso inevitabilmente indebolisce la coscienza di classe e la cittadinanza attiva. Così, mentre il popolo di Parigi si preparava ad "assalire il cielo" (come i Comunardi lo introdussero nel 1871), le città americane facevano da palcoscenico per diverse serie di sanguinose guerre tra bande formate da generazioni successive di poveri immigrati (irlandesi, italiani ecc.) e cinicamente manipolate dalla classe dirigente. Oggi negli USA non vi è nessun partito dei lavoratori, né ve ne è mai stato uno. I potenti sindacati dei lavoratori sono apolitici, in ogni senso del termine. Non hanno nessun collegamento con un partito che possa condividere ed esprimere i loro interessi, ne sono mai stati capaci di articolare una visione socialista propria. Invece, hanno sottoscritto, assieme a tutti gli altri, all'ideologia liberale dominante, che dunque resta incontestata. Quando lottano, è su un'agenda limitata e specifica che non mette in nessun modo in questione il liberalismo. In questo senso, essi erano e rimangono "post-modernisti". Nondimeno, per la classe lavoratrice le fedi comunitarie non possono fornire un sostituto all'ideologia socialista. Ciò è vero persino per gli afroamericani, la comunità più radicale negli USA; perché la lotta delle ideologie comunitarie è, per definizione, limitata alla lotta contro il razzismo istituzionalizzato. Uno degli aspetti più trascurati delle differenze tra le ideologie "europee" (nella loro diversità) e l'ideologia americana è l'impatto dell'Illuminismo sul loro sviluppo. Sappiamo che la filosofia dell'Illuminismo è stata l'evento decisivo che lanciò la creazione delle moderne culture ed ideologie europee ed il suo impatto rimane considerevole fino ad oggi, non soltanto nei primi centri dello sviluppo capitalistico, siano essi cattolici (Francia) o protestanti (Inghilterra e Olanda) ma anche in Germania e persino in Russia. Ciò in contrasto con gli USA, dove l'Illuminismo ha avuto un impatto solamente marginale, impegnando soltanto una minoranza "aristocratica" (e schiavista), quel gruppo che per i posteri è impersonato da Jefferson, Madison e pochi altri. In generale, le sette della Nuova Inghilterra non rimasero toccate dallo spirito critico dell'Illuminismo e la loro cultura rimase più prossima alle Streghe di Salem che al razionalismo ateo dei Lumi.
I
frutti di questo rifiuto emersero quando la borghesia yankee
crebbe. Al di fuori della Nuova Inghilterra emerse una convinzione
semplice ed errata, che riteneva che la "Scienza" (cioè le scienze
esatte, come la fisica) dovessero determinare il destino della
società, un'opinione che negli USA è stata ampiamente condivisa per
più di un secolo, non soltanto tra le classi dirigenti ma anche dal
popolo in generale. La sostituzione della religione con la scienza considera alcuni dei tratti salienti dell'ideologia americana. Essa spiega perché la filosofia è così priva di importanza, poiché è stata ridotta al più impoverito empirismo. Essa conta anche per il frenetico sforzo di ridurre le scienze umane e sociali a scienze "pure" (cioè esatte): l'economia "pura" così prende il posto dell'economia politica e la scienza dei "geni" rimpiazza l'antropologia e la sociologia. Quest'ultima sfortunata aberrazione fornisce un altro punto di stretto contatto tra l'ideologia americana contemporanea e l'ideologia nazista, che è stata senza dubbio facilitata dal razzismo profondo che scorre attraverso tutta la storia americana. Un'altra aberrazione derivante da questa particolare visione della scienza è una debolezza per la speculazione cosmologica (della quale la teoria del “Big Bang” è l'esempio meglio conosciuto). Tra le altre cose, l'Illuminismo ci ha insegnato che la fisica è la scienza di certi limitati aspetti dell'universo che sono stati isolati come oggetti di ricerca, non la scienza dell'universo nella sua totalità (che è un concetto metafisico piuttosto che scientifico). A questo livello, il sistema americano di pensiero è più vicino ai tentativi premoderni di riconciliare la fede con la ragione che alla tradizione scientifica moderna. Tale visione regressiva era perfettamente adeguata agli scopi dei settari protestanti della Nuova Inghilterra ed al tipo si società pervasivamente religiosa che essi produssero. Come sappiamo, è questo tipo di regressione che ora minaccia l'Europa. IV
Questi due fattori, che hanno foggiato la formazione storica della società americana, una dominante ideologia biblica e l'assenza di un partito dei lavoratori, si sono combinati per produrre una situazione completamente originale: un sistema guidato di fatto da un singolo partito, il partito del capitale. I due segmenti che compongono questo partito condividono la stessa fondamentale forma di liberalismo. Entrambe si indirizzano soltanto alla minoranza che partecipa in questo tipo di democrazia troncata ed impotente (circa il 40% dell'elettorato). Dal momento che la classe lavoratrice di regola non vota, ogni segmento del partito ha la sua clientela della classe media alla quale ha adattato il suo messaggio. Entrambe si sono ritagliati i loro collegi elettorali, composti da diversi segmenti di interessi capitalisti (lobbies) e gruppi di sostegno comunitari. Oggi la democrazia americana costituisce il modello avanzato di ciò che ho chiamato la "democrazia a bassa intensità". Il suo funzionamento si basa su una totale separazione tra la gestione della vita politica, attraverso la pratica della democrazia elettorale, e la gestione della vita economica, che è governata dalle leggi dell'accumulazione capitalistica. Inoltre, questa separazione non è soggetta ad alcuna forma di sfida radicale; essa è parte di ciò che può essere chiamato consenso generale. Nondimeno, è questa separazione che distrugge completamente l'intero potenziale creativo della democrazia politica. Essa castra le istituzioni rappresentative (parlamento e così via), che vengono rese impotenti dalla loro sottomissione al "mercato" ed ai suoi diktat. In questo senso, la scelta tra votare per i democratici o per i repubblicani è in definitiva futile, perché ciò che determina il futuro del popolo americano non è il risultato delle loro scelte elettorali ma le stravaganze del mercato finanziario e degli altri mercati. Come risultato, lo stato americano esiste esclusivamente per servire l'economia (cioè il capitale, al quale obbedisce, mentre trascura interamente le questioni sociali). Lo stato è in grado di funzionare in questo modo per una ragione principale: perché il processo storico che ha formato la società americana ha bloccato lo sviluppo di una coscienza politica della classe lavoratrice. Ciò è in contrasto con lo stato europeo, che è stato (ed ancora può diventarlo) il forum vincolante nel quale si è svolto il confronto tra i gruppi di interesse sociale. Questo è il perché lo stato europeo favorisce i compromessi sociali che investono le pratiche democratiche di un significato reale. Quando la lotta di classe, ed altre lotte politiche, non costringono lo stato a funzionare in questo modo, quando esse non possono restare autonome di fronte alla logica esclusiva dell'accumulazione capitalistica, allora la democrazia diventa un esercizio completamente privo di senso, come lo è negli USA. La combinazione di una pratica religiosa dominante, ed il suo sfruttamento con il messaggio fondamentalista, con l'assenza di una coscienza politica tra le classi oppresse da al sistema politico degli USA un margine di manovra senza precedenti, attraverso il quale esso può distruggere l'impatto potenziale delle pratiche democratiche e ridurle a rituali benevoli (la politica come spettacolo, l'inaugurazione di campagne politiche da parte di acclamanti cheerleaders ecc.). Comunque, non dobbiamo lasciarci ingannare. Perché non è l'ideologia fondamentalista che occupa il posto di comando ed impone la sua logica sui veri detentori del potere: il capitale ed i suoi servitori al governo. E' il capitale, da solo, che prende tutte le decisioni, e solamente quando ha fatto ciò poi mobilita l'ideologia americana a servire la sua causa. I mezzi che vengono dispiegati, un uso della disinformazione sistematico e senza precedenti, può quindi servire al loro scopo, isolando i critici ed assoggettandoli ad una forma permanente ed odiosa di ricatto. In questo modo, il potere può manipolare facilmente l'"opinione pubblica" coltivandone la stupidità. Grazie a questo contesto, la classe dirigente americana ha sviluppato una sorta di cinismo totale, rinchiuso in un rivestimento esterno di ipocrisia che è perfettamente trasparente per gli osservatori stranieri, ma in qualche modo invisibile per lo stesso popolo americano. Il regime è alquanto felice di ricorrere alla violenza, persino nelle forme più estreme, ogni volta ne sorga la necessità. Tutti gli attivisti radicali americani lo sanno troppo bene; le uniche opzioni a loro aperte sono o vendersi o venire un giorno uccisi. Come tutte le altre ideologie, l'ideologia americana è "sempre più vecchia ed esausta". Durante i periodi di calma, segnati da una forte crescita economica accompagnata da quelli che passano per livelli accettabili di ricaduta sociale, la pressione della classe dirigente sul popolo naturalmente si allenta. Così, di volta in volta, il potere deve rinvigorire quella ideologia utilizzando i metodi classici: viene designato un nemico (sempre uno straniero, dal momento che la società americana è stata decretata buona per definizione: l'impero del male, l'asse del male), che giustificherà la mobilitazione di tutti i mezzi possibili per annichilirlo. In passato questo nemico era il comunismo; il maccartismo (un fenomeno che è stato dimenticato dai "pro americani" di oggi) reso possibile dal lancio della Guerra Fredda e la marginalizzazione dell'Europa. Oggi è il "terrorismo", che chiaramente è soltanto un pretesto, che viene concepito per servire il vero progetto della classe dirigente: il controllo militare del pianeta. L'obiettivo dichiarato della nuova strategia egemonica dell'America è di prevenire l'emergere di ogni altra potenza che possa essere capace di opporre resistenza alle intimazioni di Washington. E' perciò necessario smantellare i paesi che sono diventati troppo "grandi", così da creare il massimo numero di satelliti che siano pronti e disposti ad accettare le basi USA per la loro "protezione". Come tutti i suoi ultimi tre presidenti (Bush senior, Clinton e Bush junior) concordano tutti, solamente un paese ha il diritto di essere "grande", e questo sono gli Stati Uniti. In questo senso, l'egemonia degli USA in definitiva dipende dalla loro sproporzionata potenza militare piuttosto che da qualsiasi specifico "vantaggio" del loro sistema economico. Grazie a questa potenza gli USA possono porsi come la guida incontrastata della mafia globale, il cui "pugno visibile" imporrà il nuovo ordine imperialista a coloro che potrebbero altrimenti essere recalcitranti per metterli in riga. Incoraggiata dai suoi recenti successi, ora l'estrema destra ha una salda presa sulle redini del potere a Washington. La scelta che viene offerta è chiara: o si accetta l'egemonia degli USA, assieme al "liberalismo" ultraforte che promuovono e che significa poco più un'ossessione esclusiva per il fare denaro, o si rigettano entrambe. Nel primo caso, daremo a Washington mano libera per "ridisegnare" il mondo ad immagine del Texas. Solamente scegliendo la seconda opzione potremmo essere capaci di fare qualcosa per contribuire a ricostruire un mondo essenzialmente pluralista, democratico e pacifico. Se gli europei avessero reagito nel 1935 o nel 1937 sarebbero stati capaci di fermare la follia nazista prima che provocasse tanto danno. Ritardando fino al 1939, essi contribuirono alle sue decine di milioni di vittime. E' nostra responsabilità agire ora cosicché la sfida neonazista di Washington possa essere contenuta ed eliminata. _________________________________________________________________ Reprinted for fair use only
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