Afghanistan, la guerra dimenticata

di Aijaz Ahmad

Frontline, India, 13-26 settembre 2003

 

Appena due anni dopo il suo lancio, la 'guerra al terrorismo' si rivela essere un 'compito senza fine' per gli Stati Uniti, che devono affrontare gente sottosviluppata e che non prende con simpatia la presenza di truppe straniere.

LA scala dell'orrore e delle atrocità vista in Iraq, ed ora la scala dell'emergente resistenza irachena, è tale che tutta la nostra attenzione tende attualmente ad essere centrata su quel tragico paese ed ora tendiamo a dimenticare la guerra, e la resistenza, in corso in Afghanistan dove è dapprima iniziata l'infame 'guerra al terrorismo' dell'America.

Nel suo fatidico discorso del 20 settembre 2001, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush si riferiva a questa "guerra" come a "un compito che non finisce mai", e che potrebbe essere combattuto in 50 o 60 paesi. Circa due anni dopo, la realtà è che le forze della coalizione a guida USA impantanate in conflitti senza fine in entrambe i paesi, Afghanistan ed Iraq, che sono entrati per primi nell'occhio di questo ciclone, cosicché altri paesi, specialmente Siria ed Iran, che sono stati messi in lista per l'invasione immediata ed il "cambio di regime, sono stati per ora risparmiati grazie a questo crescente pantano.

Il destino di questi due paesi si è intrecciato proprio dall'inizio di questa guerra. La mattina dopo l'attacco dell'11 settembre al World Trade Centre (WTC), il segretario alla difesa USA Donald Rumsfeld chiedeva una immediata attenzione alla guerra contro l'Iraq, mentre il segretario di stato Colin Powell arguì convincentemente che l'Afghanistan era un obiettivo più tranquillo e più facile da identificare immediatamente con Osama bin Laden, al Qaeda e così via. L'attacco all'Iraq poteva aspettare.

Fu lanciata immediatamente una campagna per associare entrambe i paesi ad una rete globale, centrata su al Qaeda, e venne ordinato ai servizi segreti degli USA e del Regno Unito di fornire la prova. In realtà, Niaz Naik, ex segretario degli esteri del Pakistan, doveva un poco più tardi affermare alla BBC che diplomatici USA in luglio gli avevano detto che si stava preparando l'azione militare contro l'Afghanistan per "una data in ottobre". Powell stava cioè semplicemente affermando che non vi era alcun cambiamento dei piani: prima l'Afghanistan, poi l'Iraq.

Una volta quindi che era stata presa la decisione di invadere l'Afghanistan, nulla poteva far deviare gli USA dal loro sentiero. Il 23 settembre, appena due settimane prima che cominciasse l'invasione, l'Observer riportava: "Le migliaia di funzionari di intelligence, di sicurezza e di polizia che investigano sugli attacchi all'America da entrambe le sponde dell'Atlantico stanno correndo contro un termine sconosciuto: devono fornire prove sufficienti del coinvolgimento di Osama bin Laden per convincere l'opinione pubblica mondiale prima che inizi l'azione militare occidentale... Fonti di tutte le principali agenzie, le americane FBI (Federal Bureau of Investigation) e CIA (Central Intelligence Agency) e le britanniche MI6 e MI5, insistono che, al momento, non vi è nulla che si avvicini allo standard di prova che sarebbe richiesta per persuadere una giuria in un processo penale".

Era infatti molto più difficile collegare gli stessi talebani con i fatti dell'11 settembre; essi denunciarono immediatamente l'attacco e promisero senza tentennamenti di aiutare a trovare i colpevoli. La mancanza di prove in quel momento non interessava più di quanto potesse interessare più tardi, in considerazione al significato delle "armi di distruzione di massa" dell'Iraq.

Gli USA chiesero che gli venisse consegnato Osama bin Laden. I talebani dapprima chiesero alcune prove, sulla base del fatto che senza prove di attività criminale non si applica nessun principio di estradizione. Quando gli USA rifiutarono, i talebani fecero cadere persino quella richiesta ed offrirono di consegnare Osama bin Laden alle autorità pakistane e sotto la giurisdizione collettiva della Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC, composta da 52 paesi) perché venisse processato "secondo leggi di prova islamiche".

L'accordo era stato negoziato tra i capi di due partiti religiosi pakistani ed il mullah Omar, il capo di stato talebano, e fu esplicitamente approvato dallo stesso Osama bin Laden. Il generale Pervez Musharraf, capo di stato pakistano, sotto pressione degli USA, interessati non a prendere Osama bin Laden ma ad occupare l'Afghanistan, rifiutò l'accordo.

Significativamente, i talebani avevano fatto un'offerta simile molto prima, nel febbraio 2001, molto prima degli attentati al WTC, con la quale erano disposti a consegnare Osama bin Laden in cambio del riconoscimento ufficiale del loro governo da parte degli USA e di un certo aiuto economico. Gli USA rifiutarono anche allora l'offerta. Di nuovo, ciò non è completamente diverso dall'insistenza degli USA sulle ispezioni in Iraq e quindi l'andare avanti per invaderlo persino dopo che le autorità irachene avevano dato libero accesso agli ispettori a tutti i siti che essi volevano ispezionare e per distruggere qualsiasi cosa pensavano fosse in violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite.

In altre parole, entrambe le guerre erano largamente evitabili. In realtà, se gli USA avessero accettato la prima offerta dei talebani di estradare Osama bin Laden in cambio del riconoscimento ufficiale di governo dell'Afghanistan da parte degli USA, la tragedia stessa dell'11 settembre potrebbe non essere avvenuta, supponendo che al Qaeda fosse veramente dietro quall'attentato. Ciò che comunque era in gioco per gli USA non era l'evitabilità della guerra o la sofferenza delle vittime della stessa, in realtà in precedenza conducevano diversi tipi di guerra contro quei due paesi da molti anni, ma un progetto imperiale molto elaborato. Ho scritto estensivamente di questo progetto imperiale in diversi articoli riguardanti l'Iraq e, infatti, in due articoli pubblicati immediatamente dopo i fatti dell'11 settembre ("Responding with Terror", Frontline, 29 settembre 2001, e "Re-mapping the Globe", Frontline, 27 ottobre 2001).

Questo stesso disegno si evolve rapidamente e nuovi elementi dello stesso vengono ogni tanto alla luce. Un elemento chiave che diventa sempre più evidente è la graduale formazione di un tipo storicamente nuovo di esercito imperiale che sarà guidato dagli USA ma che sarà composto da truppe provenienti da vari paesi, per far rispettare la volontà dell'imperialismo capitalista globale nel suo insieme. Anche questo è divenuto sempre più chiaro già in Afghanistan ma è destinato ad assumere proporzioni massicce in Iraq in un prevedibile futuro.

Quando gli USA hanno deciso di invadere l'Afghanistan hanno deliberatamente ignorato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed i loro alleati della Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) con l'eccezione dei cugini anglosassoni del Regno Unito. Una volta compiuta l'occupazione angloamericana dell'Afghanistan nell'ottobre del 2001, hanno radunato a Bonn i loro clienti afghani, sotto lo sguardo benevolo del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, hanno fatto eleggere ai loro clienti Hamid Karzai come capo di una "autorità ad interim" ed hanno fatto in modo che tale "autorità" "richiedesse al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di considerare l'autorizzazione al primo impiego in Afghanistan di una "forza sotto il mandato ONU". L'"accordo di Bonn" specificava inoltre: "Tale forza assisterà nel mantenimento della sicurezza a Kabul e nelle aree circostanti. Tale forza potrebbe, se del caso, essere progressivamente estesa ad altri centri urbani e ad altre aree".

Naturalmente il Consiglio di Sicurezza assentì, conferendo così legittimazione alla conquista angloamericana ed alla sua creatura, la 'autorità ad interim'. "Le truppe per questa Forza di Assistenza Internazionale alla Sicurezza (ISAF) dovevano essere fornite da un gruppo di paesi della NATO, specialmente dalla Germania, che assunse molte delle funzioni di polizia cosicché le truppe USA sarebbero state libere di consolidare la loro conquista. Questa è la prima volta che truppe tedesche sono state impiegate in zona di guerra dalla II Guerra Mondiale.

Ciò è stato piuttosto straordinario. Con una mossa persino più straordinaria, la NATO stessa ha ora, l'11 agosto, assunto il comando dell'ISAF  nel primo di tali impieghi al di fuori dell'Europa nei 54 anni della sua esistenza. Il nome stesso, Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, ha sempre significato che le regioni delle sue operazioni erano il Nord America e l'Europa Occidentale. Quindi, dopo il crollo del comunismo nell'Europa Sudorientale, la NATO è stata ampliata per includere anche molti paesi di quella regione e paesi remoti come l'Uzbekistan hanno ora chiesto di far parte di quella che la NATO chiama la sua "Associazione per la Pace".

Nel frattempo, la NATO è stata naturalmente il principale strumento militare per la distruzione finale della Jugoslavia. Mentre veniva preparata l'invasione dell'Afghanistan, cominciarono a circolare rapporti su truppe del Tagikistan e dell'Uzbekistan che venivano addestrate in basi USA dell'Alaska e del Montana, mentre i rangers USA cominciavano ad addestrare truppe in Kyrgysistan e forse anche in Tagikistan (The Guardian, 26 settembre 2001). In altre parole, questi staterelli non solo stavano fornendo basi ma stavano anche preparando le loro truppe alla partecipazione nelle guerre del fulcro dell'esercito imperiale stesso. Ciò è ora divenuto assolutamente chiaro in Iraq, dove truppe polacche ed ucraine sono arrivate senza nessuna discussione dell'approvazione del Consiglio di Sicurezza e, significativamente, la NATO ha fornito il comando alla divisione guidata dai polacchi sebbene non abbia ancora assunto lì alcun ruolo diretto.

Diversi aspetti della presa diretta del comando dell'ISAF in Afghanistan da parte della NATO sono rilevanti. Primo, come ha notato a Kabul il vice segretario della NATO, generale Minuto Rizzo: "Questa nuova missione è il riflesso della trasformazione in corso della NATO e della sua risolutezza nell'affrontare le sfide alla sicurezza nel 21° secolo". Le parole chiave qui sono "trasformazione" e "sfide alla sicurezza". Quello che qui viene annunciato è che la NATO viene "trasformata" per un ruolo globale molto al di là della regione per la quale era stata originariamente progettata, mentre le "sfide alla sicurezza nel 21° secolo" sono l'abbreviazione di quello che Bush chiama "terrorismo di portata globale".

Questo pone in prospettiva il vero risentimento dietro all'alleanza franco-tedesca, fuggevolmente opposta alla decisione unilaterale degli USA di invadere l'Iraq al momento e nel modo di loro scelta. Questi paesi sono stati parte della distruzione dell'Iraq per più di un decennio attraverso le sanzioni ordinate dagli USA sotto l'egida dell'ONU e gli illegali bombardamenti dell'Iraq per tutti quegli anni. Nemmeno erano in disaccordo con l'idea di un'invasione USA dell'Iraq; in realtà la Germania ha offerto il suo spazio aereo nell'eventualità di tale invasione circa cinque medi prima che avvenisse. La loro lagnanza era che gli USA non hanno sufficientemente riconosciuto che, sebbene fossero la potenza imperiale egemonica, di fatto c'era, nell'attuale fase del capitalismo globale, una classe di governo atlantica completamente integrata della quale la stessa Europa era proprio una parte ed alla quale doveva essere dato un ruolo appropriato nella gestione dell'impero.

Il secondo aspetto della presa di comando dell'ISAF da parte della NATO è che è stato deliberatamente annunciato come "indefinito". Essi sono lì per restarvi finché il regno sia stato completamente reso sicuro. Terzo, la Germania è stato il paese che più ha insistito perché la NATO prendesse direttamente il comando ed il primo comandante con il nuovo ordinamento è proprio un generale tedesco. Infine, la loro giurisdizione sarà inizialmente confinata a Kabul ed il suo circondario, ha specificato il mandato del Consiglio di Sicurezza per l'ISAF. Ma ci si aspetta che con il passare del tempo la sua giurisdizione venga estesa ad altre parti dell'Afghanistan.

E' supposto che l'Afghanistan abbia elezioni generali nel giugno del 2004, ed è probabile che il governo che allora emergerà sarà cliente tanto quanto il presente richiederà quindi formalmente alla NATO un ruolo allargato, passando sopra l'inconveniente di cercare una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza, sebbene l'inviato speciale dell'ONU in Afghanistan, Lakhdar Brahimi, chieda lui stesso un ruolo allargato per questa forza di sicurezza.

PERCHE' tale mutamento di posizione in questo momento? L'ovvia ragione è che la resistenza contro l'occupazione USA ha guadagnato un enorme slancio nell'anno passato o quasi. Il talebani realmente non avevano nessuna comprensione del tipo di potenza di fuoco che gli USA potevano potevano impiegare e sembra che avessero pensato, finché l'invasione iniziò veramente, che avrebbero potuto resistere all'attacco USA proprio come i cd mujahideen erano stati capaci di resistere alla potenza di fuoco sovietica, dimenticando che era stato in primo luogo l'armamento USA che aveva reso possibile la guerra contro i sovietici e che non possedevano nessuna di queste armi contro gli USA.

Ma pare che abbiano imparato velocemente. Dopo un paio di scaramucce nelle quali molti combattenti talebani sono stati massacrati, il regime e le sue forze principali riuscirono a ritirarsi e sciogliersi nelle montagne dell'Afghanistan e del Pakistan settentrionale. Quando gli americani iniziarono i bombardamenti a tappeto delle roccaforti di montagna essi nuovamente non sapevano inizialmente come nascondersi o reagire e soffrirono innumerevoli perdite. Nei pochi mesi successivi, sebbene i talebani ed i loro alleati, alcuni vecchi alleati ed alcuni nuovi, riuscirono a riunirsi ed a cominciare a combattere un tipo molto differente di guerra di guerriglia.

L'occupazione dell'Afghanistan era stata rapidamente compiuta nell'ottobre-novembre del 2001. Meno di un anno più tardi, i media internazionali erano nuovamente pieni di notizie sulla resistenza attraverso un'ampia fascia del territorio nazionale. A quell'epoca, Gulbuddin Hekmatyar, ex primo ministro dell'Afghanistan che la CIA ed lo Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano avevano utilizzato come loro principale tramite per armi ed uomini contro le truppe sovietiche, era riemerso dal suo esilio in Iran e si era unito ai talebani, ora de-enfatizzando il carattere islamico della resistenza e concentrandosi sul tema della resistenza nazionale contro l'occupazione straniera ed il luogo spettante di diritto ai Pashtun, che comprendono circa il 40% della popolazione del paese.

La situazione della sicurezza sotto l'occupazione USA ed il regime fantoccio, che era dominato dalla banda di delinquenti e stupratori dell'Alleanza del Nord, era deteriorata così acutamente che una grande parte della popolazione, opposta in ogni caso all'occupazione straniera, iniziò a ricordare ansiosamente il governo dei talebani, che avevano garantito più sicurezza personale di quanta ne avevano provata in qualsiasi altro periodo da quando iniziò la jihad USA contro i sovietici circa 20 anni fa. Nel frattempo, gruppi stile talebano cominciarono a riemergere in numerosi piccole città e villaggi.

Per settembre 2002, lo Hezb-e-Islami-e-Afghanistan (HIA) di Hekmatyar si stava organizzando con nuove strutture di comando da entrambe le parti del confine Pakistan-Afghanistan, con sostanzioso sostegno nelle province di Kandahar, Ghazni, Kunar e Logar. Il governo della banda di Karzai è così inconsistente nelle province lontane che l'amministrazione locale non ha altra scelta che cooperare con il risorto potere di questo gruppo nell'Afghanistan orientale.

Vi è qualche ragione di credere che Ismail Khan, il governatore di Herat, che guida l'amministrazione forse più efficiente dell'odierno Afghanistan ed è vicino sia alla Russia che all'Iran, abbia raggiunto qualche tipo di intendimento con lo HIA. Rapporti provenienti dall'Afghanistan suggeriscono pure che le istituzioni del regime di Karzai sono completamente infiltrate dai talebani ed anche dagli uomini di Hekmatyar. Per Karzai personalmente, la situazione è talmente sgradevole che egli non si fida dei soldati afghani ed è protetto da 46 guardie del corpo tratte dalle Forze Speciali USA.

Una storia degna di nota nel Washington Post dell'8 novembre 2002 cominciava così: "I militari USA perdono slancio nella guerra al terrorismo in Afghanistan perché i resti di al Qaeda e dei talebani si sono rivelati più riusciti nell'adattarsi alle tattiche USA che i militari USA alle loro, ha detto questa settimana il capo degli S.M. riuniti". Naturalmente, vi è il magnifico termine "resti", riferito qui ai talebani, proprio come tutte le azioni della resistenza in Iraq sono presumibilmente eseguite dai "resti" dei baathisti. In ogni caso il rapporto citava la valutazione della CIA che "la sicurezza era più precaria nelle città più piccole ed in alcune località rurali", lontano da ogni giurisdizione dell'ISAF.

Quindi, utilizzando il termine multiuso 'al Qaeda' per chiunque in Afghanistan osi resistere agli USA, il rapporto continuava dicendo: "Un'analisi dettagliata appena rilasciata dall'Army War College USA riferiva che i combattenti di al Qaeda sono stati veloci ad adattarsi all'armamento high-tech che gli Stati Uniti hanno utilizzato nei loro attacchi alla rete". Stephen Biddle, l'autore del rapporto, ha detto che già per il marzo del 2002 queste forze stavano utilizzando con successo tutte le classiche tattiche della guerriglia di copertura ed occultamento, disciplina della mimetizzazione, dispersione, sicurezza nelle comunicazioni e così via.

Tre giorni più tardi, l'11 novembre, un rapporto sulla rivista Time cominciava con la cruda dichiarazione: "Gli USA ammettono di aver perduto lo slancio in Afghanistan mentre i loro nemici diventano più audaci". Il rapporto terminava: "L'Afghanistan sta scivolando fuori dal controllo dell'America? E' una domanda particolarmente rilevante nel momento in cui i pianificatori del Pentagono ritengono l'Afghanistan un modello per un possibile 'cambio di regime' in Iraq". Questo è stato quattro mesi prima che iniziasse l'invasione anglo-americana su vasta scala dell'Iraq, ed ora naturalmente la resistenza in Iraq è emersa ancora più rapidamente che in Afghanistan.

Tali titoli e rapporti dovevano diventare di routine nei diversi mesi successivi. Per il febbraio del 2003, un mese prima dell'invasione dell'Iraq, Robert Fisk, il brillante ed autorevole giornalista britannico, scriveva della "pace vicina al  collasso in questa terra selvaggia e la ferma erosione delle forze USA in Afghanistan; gli attacchi notturni agli americani e ad altre truppe internazionali, l'anarchia nelle città fuori Kabul, i signori della guerra ed il traffico di droga ed il costante aumento degli omicidi".

In un più recente articolo nel New Statesman (19 giugno), ancora Fisk riportava:

"Siamo in zona di combattimento il momento che lasciamo questa base", mi ha detto un colonnello americano alla base aerea di Bagram, vicino a Kabul. "Ci sparano tutti i giorni, diverse volte al giorno'. Quando ho detto che sicuramente era venuto a liberare e proteggere il popolo, si spanciò dalle risate.

"Le truppe americane sono viste raramente nelle città dell'Afghanistan. Esse scortano ad alta velocità funzionari USA in pulmini corazzati con i vetri oscurati ed in veicoli militari con sopra mitragliatrici davanti e dietro. Persino la vasta base di Bagram era considerata troppo insicura per il segretario della difesa Donald Rumsfeld durante la sua recente, fugace visita"

Un aspetto specifico di questa incertezza per gli americani è che tre quarti degli uomini delle cd Forze Speciali in Afghanistan ora sono in realtà membri della Guardia Nazionale e delle Riserve, dal momento che il grosso del personale delle Forze Speciali lì sono state ritirate per il servizio in Iraq od in qualche altro luogo da dove le truppe sono state inviate in Iraq. Anche ciò è probabilmente proprio parte della situazione nella quale la NATO ha deciso di prendere direttamente il comando dell'ISAF, preparando, senza dubbio, un più ampio ruolo di combattimento per la NATO nel prossimo futuro. Quello che gli americani non possono fare, lo faranno i loro cugini europei. Almeno così essi sperano.

Sembra molto improbabile che avranno successo. Il popolo dell'Afghanistan non ha mai avuto simpatia per gli eserciti stranieri. Hamid Karzai, il capo del governo provvisorio nominato dagli USA, è una nullità ed è ampiamente odiato persino tra i Pashtun che si suppone egli rappresenti. Ha studiato in India, poi ha vagabondato fino a Peshawar, dove una volta possedeva un piccolo ristorante. Non è chiaro quando gli americani l'abbiano scelto, ma è noto che è stato vicino ai talebani quando gli USA li appoggiavano ed ha rotto i rapporti quando si sono scontrati con gli USA. Ad un certo punto si è spostato negli USA, aiutato i suoi fratelli e sorelle ad aprire lì diversi ristoranti, ed è riemerso come consulente della società dell'energia USA UNOCAL durante gli anni nei quali questa cercava di negoziare una condotta di petrolio attraverso l'Afghanistan con il governo talebano.

Anche Zalmay Khalilzad, l'ambasciatore speciale USA in Afghanistan che ha macchinato la supremazia di Karzai come capo di stato, era un consulente della UNOCAL. Il controllo di questa banda non va molto oltre Kabul, cosicché il resto del paese è un rattoppo di circa due dozzine di amministrazioni regionali guidate da uomini forti locali che comunemente i media chiamano 'warlords'. Questi sono uomini di alterne lealtà ed alleanza, ed opereranno con qualsiasi centro di potere, interno o straniero, che sembri essere dominante nella loro regione, sia esso l'Iran, il Pakistan o l'India, i talebani o Hekmatyar o la banda di Kabul.

OGGI  in Afghanistan l'unico affare remunerativo, oltre al contrabbando di armi, è il traffico di oppio/eroina. I talebani avevano bandito la produzione di oppio, che ora sta fiorendo sotto l'occupazione USA e completa partecipazione dei loro servitori nell'Alleanza del Nord. Le statistiche delle Nazioni Unite suggeriscono che l'Afghanistan è nuovamente il maggiore esportatore mondiale di eroina, che rifornisce l'Asia Centrale, l'Europa e gli USA. Sono in gioco i miliardi di dollari del contrabbando, e tutti i warlord hanno una parte in esso, prima di tutti quelli più strettamente alleati con l'amministrazione di Karzai.

Sotto tutta questa ricchezza, corruzione e warlordismo vi è il paese reale, che era povero e sottosviluppato abbastanza anche in precedenza, ma che è stato rovinato sempre di più da quando gli americani iniziarono a mettere insieme la loro armata della jihad nel 1980. Strade e ponti, scuole ed ospedali, case e fattorie, sono tutti in rovina. Da sei a sette milioni di persone, circa un terzo della popolazione, erano al limite della morte per fame quando cominciò l'invasione USA, e questa ha creato più rifugiati. Da allora, la prospettiva di fame immediata è diminuita, ma due milioni di rifugiati sono ritornati in un paese che è in gran parte una vasta massa di rovine e polvere; il bombardamento USA di Kandahar è stato così pesante che circa l'80% della popolazione della città è fuggita e la maggior parte degli edifici semplicemente sono crollati.

In Afghanistan sono sepolte più mine antiuomo per miglio quadrato che in ogni altro paese al mondo; la strada da Kabul a Kandahar, la maggiore autostrada del paese, è in gran parte inutilizzabile grazie a queste mine. Solamente il 5% della popolazione rurale ha accesso all'acqua potabile, il 17% ha accesso ai servizi sanitari, il 13% ha accesso all'istruzione ed il 25% di tutti i bambini muore entro il quinto anno d'età. L'aspettativa di vita è di 43 anni, metà di quella dei paesi della NATO che sono diventati gli occupanti.

Parlare di elezioni in un paese che non ha nemmeno una amministrazione è uno scherzo crudele; se tenute, produrranno un'assemblea di notabili consacrati, alleati e nemici l'un l'altro simultaneamente. Parlare di "sviluppo" è uno scherzo persino più crudele. I benefattori occupanti possono appena lasciare i loro perimetri, imprigionati come sono nelle loro basi di potere. I collaboratori locali che hanno scelto, in gran parte dell'Alleanza del Nord, sono banditi e criminali, più interessati nello stupro e nell'abuso di minori che nello "sviluppo". Poi vi sono i tecnocrati, screditati dalla compagnia che mantengono ed in minoranza rispetto ai fondamentalisti nel regime stesso; l'unica donna nel gabinetto se ne è dovuta andare e teme talmente per la sua vita che deve essere tenuta sotto attenta custodia.

I talebani presero il potere e furono ampiamente ben accetti con sollievo a causa dell'anarchia e della criminalità proprio della gente che ora è tornata al potere; gli stessi talebani stanno ora diventando un gruppo di eroi nazionali perché la loro scomparsa è stata causata da occupanti stranieri e dai loro amici. Infatti, i talebani sono divenuti così fiduciosi che rivelano i nomi dei loro comandanti regionali ai giornalisti e, sorprendentemente, la maggior parte dei nuovi comandanti delle forze clandestine sono quelli che occupavano posti chiave sotto il governo dei talebani. E' sorprendente quanto proprio molti di loro siano sopravvissuti ai selvaggi bombardamenti anglo-americani, non soltanto delle città ma persino delle roccaforti montane.

E poi vi è Hekmatyar, potenzialmente molto più potente di Osama bin Laden, dal momento che è un capo Pashtun che ha una base nel suo paese del tipo che nessun 'ospite' straniero, come Osama bin Laden, potrebbe mai avere. Una combinazione di talebani e della HIA di Hekmatyar, se dura, è probabile che sia troppo per la NATO. E' improbabile che le popolazioni europee abbiano lo stomaco per il tipo di guerra che sta ora cominciando. E Hekmatyar è furbo, ora non parla di jihad ma di liberazione nazionale.

NON si deve avere alcun senso della prospettiva storica se non si vedono i parallelismi tra l'Afghanistan e l'Iraq, paesi altrimenti molto diversi l'uno dall'altro. Entrambe sono stati devastati da circa 20 anni di interferenza degli USA. In Afghanistan tutte le varietà di fondamentalisti che hanno gustato il potere nel paese lo hanno fatto solamente grazie alla jihad anticomunista organizzata dagli USA, proprio come in Iraq lo stesso partito Baath è salito al potere attraverso l'appoggio USA contro il crescente potere del partito comunista iracheno.

Proprio circa a quell'epoca, attorno al 1980, quando gli USA stavano organizzando i loro fondamentalisti per la jihad contro il governo progressista e secolare del partito democratico popolare dell'Afghanistan (PDPA), essi stavano istigando Saddam Hussein ad invadere l'Iran e, assieme ai britannici, lo rifornivano di tutti i tipi di armamenti compresa la tecnologia per fabbricare armi chimiche e biologiche. Quella guerra, istigata dalla alleanza USA-Regno Unito, rovinò l'Iraq durante gli anni '80, proprio come la jihad degli anni '80 istigata dagli USA rovinò l'Afghanistan.

Hekmatyar arrivò al potere a Kabul con l'appoggio USA, come fecero i talebani alcuni anni più tardi, come fece Saddam Hussein a Baghdad alcuni anni prima; alla fine, essi diventarono tutti nemici, come fece Osama bin Laden, il milionario saudita che fu anche egli reclutato dalla CIA. L'Alleanza del Nord, che precedette i talebani e che è adesso tornata al potere come la fazione dominante nel governo Karzai, era molto più rapace, se possibile, dello stesso Saddam Hussein; Ahmed Chalabi, il candidato favorito da Rumsfeld per il governo dell'Iraq, è una persona che è stata condannata per diverse accuse di appropriazione indebita da un tribunale giordano.

Entrambe i paesi hanno sofferto per le sanzioni dettate dagli USA ed applicate dall'ONU, l'Iraq per un periodo più lungo e con continui bombardamenti dell'alleanza USA-Regno Unito, l'Afghanistan non così a lungo. Comunque, in Afghanistan la società e l'economia erano molto più povere e molto più fragili, cosicché era stato completamente devastato già dalla guerra degli anni '80 e dalle conseguenti guerre civili tra le fazioni originariamente create dagli USA. Quindi le sanzioni contro i talebani hanno solamente reso peggiore una situazione che già era tremenda. Comunque, un terzo della popolazione sull'orlo della morte per fame in Afghanistan all'epoca dell'invasione è paragonabile ai milioni o quasi di iracheni morti a causa delle sanzioni in quel paese da lungo tempo sofferente.

La decisione di invadere l'Afghanistan e l'Iraq è precedente ai fatti dell'11 settembre 2001. I neoconservatori, fondamentalisti cristiani, la cabala sionista che è arrivata a dominare l'amministrazione USA sotto Bush aveva spinto Bill Clinton ad invadere l'Iraq durante la sua presidenza ed il Congresso USA  già nel 1998 passò il "Liberation of Iraq Act". Ed è noto da fonti inattaccabili che gli USA nel 2001, a partire da febbraio, ma in modo particolarmente chiassoso durante l'estate di quell'anno, minacciavano l'Afghanistan di invasione, ben prima degli attacchi al WTC ed al Pentagono.

Una volta che venne presa la decisione di eseguire le rispettive invasioni, ad una certa data del settembre 2001, nessuno poteva affatto dissuadere i governi di USA e Regno Unito dal farlo. Proprio il giorno che il primo ministro britannico Tony Blair diceva al parlamento che non vi era nessun metodo pacifico per prendere Osama bin Laden, la stampa del suo paese fece uscire la storia delle ripetute offerte dei talebani di estradarlo.

Mentre i due governi montavano il loro caso per l'invasione sulla base che i talebani erano responsabili dell'11 settembre, le loro agenzie di intelligence dicevano che vi erano credibili prove, proprio come le agenzie di intelligence avvertivano i loro rispettivi governi che non vi erano prove credibili che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa che potessero mettere in pericolo il Regno Unito o gli USA. Bush e Blair emisero dossier di quelle che essi chiamavano "prove" prima delle invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq.

In entrambe i casi, gli esperti rigettarono con disprezzo i dossier ed i servizi segreti rimasero imbarazzati. In entrambe i casi, la strategia di base era la stessa: massicci bombardamenti aerei, tentativi di impiegare i gruppi etnici l'uno contro l'altro, fantocci portati nel paese dagli USA (Karzai, Chalabi), "governo ad interim" in Afghanistan, un Consiglio Nazionale in Iraq e così via. E la stessa retorica, "Non veniamo come occupanti ma come liberatori", che i colonizzatori usano da circa 200 anni. E quando inizia a prendere forma una resistenza nazionale, si sente parlare continuamente di "resti", dei talebani o del Baath, mentre la "missione civilizzatrice", il "fardello dell'uomo bianco", continuano nella loro marcia infernale.

La sorpresa è che in questi paesi così profondamente feriti e stremati, si sia aperto così velocemente un pantano per i conquistatori del mondo. Dunque, deve essere formato un nuovo tipo di esercito imperiale. L'entrata della NATO in Afghanistan sarebbe risibile se le conseguenze che ci si aspettano non fossero così sinistre. Questo stesso cinico dramma verrà recitato in Iraq su scala molto maggiore, ed il recente bombardamento del perimetro dell'ONU a Baghdad, compreso tra le vittime un dipendente internazionale molto abile di origine brasiliana, sarà ora senza dubbio utilizzato per rafforzare un tale tipo di esercito.

Il Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan e gente del suo genere sono incapaci di confessare che in Iraq il Consiglio di Sicurezza è odiato perché sono state le sanzioni imposte dal Consiglio che hanno ucciso mezzo milione di bambini iracheni. Invece, girerà la voce che ci dovrebbe essere una forza armata internazionale, ma non sotto l'egida dell'ONU, perché la bandiera blu dell'ONU non garantisce più sicurezza per quelli che la portano. Vi potrebbe essere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che autorizzi la formazione di un reparto militare internazionale che comprenda soldati da tutti gli angoli dell'impero, con il mandato dell'ONU, guidato dagli USA, diretto dalla NATO e così via, un vero esercito imperiale che rappresenti non questo o quel paese imperialista solamente ma la volontà combinata delle classi dominanti del mondo per terminare una guerra che gli USA hanno cominciato ma che sono incapaci di finire da soli.

La "comunità internazionale", il "mondo libero", è sempre lì per ubbidire agli ordini dei suoi capi, che da soli sono incapaci di combattere persino un gruppa di mullah semianalfabeti nelle città e nei villaggi dell'Afghanistan, perché, per mancanza di una guida alternativa, questi mullah sono venuti ad impersonificare la volontà nazionale.


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