5 maggio 2008
Africom: argomenti di conversazione
per fregare Madre Africa
di b real
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Stars and Stripes: L'AFRICOM ferma il piano per il QG; introdurrà gradualmente personale STOCCARDA, Germania — Il Comando Africa degli USA ha accantonato i piani per costruire un nuovo quartier generale sul continente africano per collocare là personale quando se ne presenti la necessità. Il nuovo comando utilizza già 13 Uffici di Cooperazione alla Difesa alle ambasciate degli USA nelle capitali africane. Progetta di aprirne altri 11 nei prossimi quattro anni. Gli uffici tipicamente impiegano da due a quattro persone che agiscono da collegamenti fra gli USA ed i militari della nazione ospite. I nomi degli uffici saranno cambiati in Uffici di Cooperazione alla Sicurezza. ... L'AFRICOM ha progettato di scegliere un'area nel continente per un quartier generale entro il 1° ottobre, quando assumerà il controllo delle missioni militari USA là. La scorsa estate il comando ha anche favorito la costruzione di circa sei uffici regionali attraverso il vasto continente di 53 nazioni. Ma il rifiuto pubblico e privato degli africani ha indotto il comando a rinunciare al suo progetto originale ed invece a concentrarsi sull'organizzare e costruire il suo comando di 1.300 persone a Stoccarda. Questa è innegabilmente una sconfitta per il novello comando combattente, dal momento che immediatamente dall'inizio vi è stata una spinta prioritaria per assicurare una presenza fisica di un QG sul continente, che ha soltanto combinato i disastri di pubbliche relazioni dell'AFRICOM. Mentre in realtà questa può essere una risposta temporanea, una pausa di riflessione forse, alla assai diffusa resistenza che il comando ha provocato, può anche riflettere i continui problemi per trovare finanziamenti per istituire un nuovo QG ed una rete di centri regionali. Il bilancio pubblicato all'inizio di questo anno ha chiesto 398 milioni di dollari soltanto per i costi di avviamento. Una stima dell'EUCOM dello scorso autunno ha calcolato che mettere in piedi il QG sul continente richiederebbe circa 5 miliardi di dollari. Un rapporto dell'unità operativa CSIS del dicembre 2007 notava che: questo rappresenterebbe un significativo incremento dall'attuale spesa annuale USA sui programmi di sicurezza in Africa, che gestiscono leggermente più di 250 milioni di dollari e vi è l'importante interrogativo riguardo a da dove arriveranno queste risorse - o se il Congresso le approverà. Una delle ragioni rilevanti per trovare un paese ospite adatto diventa evidente quando considerate distanza e fusi orari. A parte il fatto che la stessa Africa è un enorme continente con mediocri infrastrutture in stile occidentale sparse attraverso sei fusi orari, ho letto che lo stesso tempo di volo da Stoccarda al continente è di 11 ore. Così non fatevi trarre in inganno nel pensare che semplicemente lasceranno il progetto. Nessun dubbio che qualsiasi numero di società petrolifere alla fine si avvicinerebbe per pagare le spese anche se il Congresso, per qualunque ragione, non riuscisse a dare al Pentagono tutto il denaro di cui ha bisogno. Comunque, per il momento, questa battuta d'arresto presenta l'opportunità di segnare alcuni punti di propaganda. Continuando con l'articolo di Stars and Stripes: "Le nazioni africane ci hanno detto: Rallentate, fate con comodo, andate avanti e fate il vostro lavoro, forniteci la stima nel modo che dite e si risolverà da solo'", ha detto il Gen. Brig. Michael A. Snodgrass, capo di S.M. dell'AFRICOM. "E noi stiamo seguendo il loro consiglio. Sono i loro paesi quelli dei quali parliamo. "Al momento giusto, costituiremo una presenza nel continente nella maniera di un quartier generale più di ciò che vediamo oggi dai nostri ODC, [la base di Gibuti] e le ambasciate". Questo è un argomento di conversazione di PR, inteso a dare ai leader africani l'impressione del loro contributo nella pianificazione di un comando combattente unificato USA. Snodgrass ha sottolineato lo stesso messaggio il 1° maggio ad una fiera commerciale ospitata dall'AFRICOM vicino alla base tedesca: "Faremo un passo alla volta, ascolteremo gli africani e seguiremo il loro consiglio", ha detto Snodgrass. "Al momento adatto, saremo invitati dai paesi a venire in Africa a portare la nostra presenza, che significa che lì vi sarà un incremento di attività ed un incremento nell'efficacia dei nostri programmi". Come abbiamo di tanto in tanto documentato qui in seguito al pubblico annuncio della creazione dell'AFRICOM del febbraio 2007, una cosa che i suoi portavoce, pianificatori e squadra di transizione tipicamente non hanno fatto è ascoltare gli africani o chiunque porti avanti cose che non vogliano sentire. E' difficile immaginare che a questo punto cambi molto, altro che tirare fuori quei rappresentanti africani già a bordo e che "consigliano" gli USA su come meglio andare qua e là a realizzare i loro obiettivi. Dagli schieramenti presentati alle conferenze ed ai seminari dei diversi thinktank, un'alta percentuale di questi influenti africani sono ufficiali militari, solitamente diplomati dell'IMET o di altri programmi di addestramento USA. E questa decisione ha davvero poco a che fare con il "consiglio" degli africani. Il rapporto del CSIS citato sopra lo scorso anno ha raccomandato che il DoD: o rinviare qualsiasi decisione sul basare l'AFRICOM in Africa in un momento molto posteriore o sospendere completamente l'azione. L'epicentro delle priorità dovrebbe invece essere sul dimostrare la capacità dell'AFRICOM di portare benefici concreti nelle sue partnership emergenti critiche con i governi africani. E proprio prima della visita del presidente USA nel continente un paio di mesi fa, l'AFRICOM ha fatto il tempestivo annuncio che, per il momento, il QG rimarrebbe a Stoccarda, così questo ultimo non è necessariamente niente di nuovo. Aiuta soltanto a ripetere il messaggio occasionalmente per calmare gli inquieti nativi. Un altro argomento di conversazione inteso specificamente a mitigare la resistenza dei funzionari africani è stato reiterato alla suddetta fiera dal Vice Amm. Robert T. Moeller, vice capo Operazioni Militari dell'AFRICOM, mentre spiegava la decisione degli USA di centralizzare il suo "comando" sul continente: "Prima andremmo a fare qualcosa e non ritorneremmo per tantissimo tempo", ha detto. "Occorre che siamo impegnati con loro su una base a lungo termine". Questo punto fa parte di una delle priorità sottolineate in una pubblicazione consultativa del thinktank CSIS agli inizi di marzo -- Rafforzare l'argomento per l'AFRICOM: Storicamente, la nostra cooperazione per la sicurezza con controparti africane ha teso ad essere episodica e breve; dovremmo replicarvi enfatizzando che l'AFRICOM è impegnata ad ampliare, rafforzare e sostenere il suo impegno per costruire una posizione in Africa. Queste raccomandazioni erano dirette verso l'allora imminente comparsa del Gen. William "Kip" Ward dell'AFRICOM davanti alla Commissione Servizi Armati della Camera il 13 marzo, che vide la pubblicazione della prima ufficiale dichiarazione di posizione [pdf - 54kb] da parte del nuovo comando. E Ward ha battuto sul punto in quel documento, impiegando la frase "impegno durevole" cinque volte per tutto il testo di 22 pagine che enfatizza la focalizzazione a lungo termine sul costruire la possibilità di aiutare gli africani ad aiutare gli USA ad approfittarsi delle ricchezze dell'Africa in "capitale umano e risorse minerali". Come ci si aspetterebbe, mantenere il controllo della percezione dell'AFRICOM è molto importante negli stadi iniziali del nuovo comando. Comunque, dal momento che l'immagine pubblica ufficiale dell'AFRICOM ("un nuovo tipo di comando" che combina missioni umanitarie con le capacità di potenza morbida del Pentagono di aiutare gli africani ad aiutare loro stessi) difficilmente va assieme alla vera missione del comando (mettere al sicuro e garantire l'accesso degli USA a risorse energetiche vitali ed ai canali di distribuzione contenendo intanto la crescente condizione di superpotenza della Cina). L'AFRICOM e chiunque coinvolto nel promuoverla rimarrà assediato dalle sue contraddizioni e debolezze. Forse ciò è stato realizzato sotto la soglia consapevole, ma un segno appropriato per come malamente gli USA vogliano fottere Madre Africa è facilmente visibile nel logo dell'AFRICOM. Per ancora un altro esempio di queste contraddizioni, proprio quello stesso articolo di Stars and Stripes dove il capo di S.M. dell'AFRICOM Snodgrass dice: "Le nazioni africane ci hanno detto 'Rallentate, fate con comodo' termina con un annuncio finale alla fiera commerciale dell'AFRICOM a Stoccarda la scorsa settimana, Il Gen. William E. Ward, comandante dell'AFRICOM, alla fiera commerciale ha detto che il comando andrebbe avanti a tutta forza mentre fa attenzione alle bandiere gialle e rosse che è certo di incontrare. Posted by b |
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