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La storia dei "mercenari" africani di Gheddafi è una manovra di disinformazione della CIA

Wayne MADSEN (USA) | 04.04.2011

 

 

Esperti di Africa che hanno viaggiato estesamente in Libia sostengono che le storie che provengono dai media occidentali che dipingono il leader della Libia Muammar Gheddafi che impiega i servizi di mercenari neri dall'Africa sahariana e sub-sahariana è una manovra di disinformazione della CIA per alimentare il calore razzista tra i libici che si ribellano a Gheddafi.

Dopo che fonti di notizie occidentali hanno "riportato" che aveva assunto mercenari africani neri per combattere contro i ribelli libici, migliaia di lavoratori africani neri in Libia erano stati assaliti da folle arrabbiate che credevano alla propaganda occidentale che i lavoratori neri stessero combattendo per Gheddafi.

Il ruolo del presidente Obama nell'attizzare una risposta razzista escogitata dalla CIA da parte dei ribelli libici non è stata senza effetto su numerosi afroamericani. Un eminente attivista afroamericano di Washington, DC ha scritto in una email: "Non pretendere la responsabilità di un presidente nero ci guadagnerà le stesse cose che non ritenere responsabile un presidente bianco nulla".

Le agenzie di stampa occidentali hanno riferito che i ribelli libici stavano "catturando" mercenari africani neri ma molti di questi erano semplicemente dei lavoratori che sono arrivati in Libia dai loro paesi economicamente depressi per cercare impiego principalmente nelle attività dei settori petroliferi, agricoli e delle costruzioni libici. Ironicamente, molti degli africani presi di mira dalle folle arrabbiate spronate dalle storie di notizie impiantate dalla CIA e da altri servizi segreti occidentali sono dal Kenia, la terra che Obama sostiene sia la sua casa ancestrale paterna.

Altri africani, arenati in Libia e soggetti all'assalto razziale degli arabi libici, venuti da Sudan meridionale, Uganda, Sierra Leone, Tanzania, Somalia, Etiopia, Ghana, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Congo, Lesotho, Zimbabwe, Zambia e Nigeria. Un milione e mezzo di lavoratori ospiti africani neri erano in Libia allo scoppio dei combattimenti tra Gheddafi e le forze ribelli. Soltanto alcuni degli africani sono stati evacuati e molti costretti a nascondersi nelle loro case e a fuggire senza il sostegno dei loro governi da squallidi campi profughi in Egitto, Tunisia, e Sudan. Neppure i lavoratori non africani dalla pelle scura dal Bangladesh non si sono potuti sottrarre alla collera dei ribelli libici.

Altri africani, specialmente dal Niger, Mali, Gabon e Ciad hanno ricordato come Gheddafi ha finanziato progetti di sviluppo nei loro paesi e loro abbiano risposto andando in Libia come volontari per appoggiare Gheddafi. Comunque, questi volontari sono stati bollati come mercenari dai media occidentali e dai loro sorveglianti delle agenzie di intelligence. L'Algeria ha respinto le accuse che i suoi cittadini siano stati mandati in Libia a combattere come mercenari per Gheddafi.

Il 27 marzo il Sunday Mirror di Londra ha pubblicato la storia discutibile che il figlio di Gheddafi, Seif al-Islam Gheddafi, era fuggito in Zimbabwe dove stava cercando di arruolare un esercito africano per aiutare le forze del padre. Il rapporto affermava che l'invecchiato dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, era disposto ad inviare truppe dell'esercito zimbabwese in Libia a combattere a fianco all'esercito di Gheddafi.

La guerra di propaganda della CIA contro gli africani neri in Libia non si è limitata agli uffici redazionali e dei notiziari televisivi di Washington, Londra, Parigi e New York. Un candidato presidenziale della Liberia, T. Q. Harris, ha accusato Gheddafi della coscrizione forzata nel suo esercito di giovani e ragazzi. La dichiarazione è stata raccolta dai giornali da lungo tempo influenzati dalla CIA della Liberia.

Il 16 marzo, il Guardian del Regno Unito ha pubblicato il chiarimento di un precedente rapporto che lasciava intendere che Gheddafi aveva reclutato dei mercenari dalla tribù Zaghawa che vive nel Darfur e in Ciad. Il Guardian ha scritto che non vi era "nessuna prova che membri della Zaghawa erano coinvolti nell'attuale conflitto".

Non erano soltanto i lavoratori dal Ciad, dall'Etiopia e dalla Somalia ad essere perseguitati dai ribelli libici ed impiccati ai lampioni e mutilati a morte con asce e machete, ma libici neri, principalmente dalla provincia meridionale del Fezzan hanno ricevuto lo stesso trattamento. I neoconservatori nei centri dei media di Washington e New York hanno ignorato la situazione dei lavoratori neri e hanno continuato a echeggiare l'accusa che qualsiasi nero in Libia era un mercenario di Gheddafi. Il fatto che molti degli africani neri massacrati dai ribelli libici possedesse documentazione di lavoro non ha avuto effetto sui media occidentali.

In un articolo del 16 marzo intitolato “Libyan Oil Buys Loyal African Allies for Qaddafi, il New York Times ha scritto che i reclutatori di Gheddafi stavano arruolando "circa 200" giovani in Mali per combattere in Libia. Il Times ha ripetuto la storia di disinformazione ideata dalla CIA che da 3.000 a 4.000 mercenari erano stati reclutati dal governo di Gheddafi in Mali, Darfur e Niger per una retribuzione di $1.000 al giorno. In una storia dell'11 marzo sul Times, veniva riferito che i funzionari dell'intelligence USA non erano in grado di confermare il rapporto che tra 4.000 e 5.000 mercenari da Niger, Mali e del Movimento giustizia e uguaglianza del Darfur erano stati assunti da Gheddafi per $1.000 al giorno. In un'era di guerra dell'informazione, nemmeno la CIA può mantenere senza esitazione le sue storie impiantate nelle notizie.

L'ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Susan Rice, in una dichiarazione del 17 marzo sull'adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che ha creato una no-fly zone sulla Libia ha affermato che una delle ragioni era di ostacolare gli aeroplani che portavano in Libia "mercenari" a sostegno di Gheddafi.

E' stato anche riportato che dei gruppi tra i ribelli collegati ai wahabiti sauditi, compreso il Gruppo Combattente Islamico Libico, hanno specificamente preso di mira e giustiziato lavoratori africani neri cristiani come "infedeli" che appoggiano Gheddafi.

Accrescendo le operazioni di guerra psicologica che strombettavano la presenza di "mercenari africani" tra le forze di Gheddafi vi era un rapporto "made in Israel" che Gheddafi, con l'appoggio del primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu, del ministro degli esteri Avigdor Lieberman, del ministro della difesa Ehud Barak e del capo dei servizi segreti Aviv Kokhavi aveva organizzato, attraverso la ditta della sicurezza israeliana Global CST, il trasporto segreto di 50.000 mercenari africani in Libia. Si è detto che Gheddafi ha pagato a Israele $5 miliardi per i mercenari. Il rapporto di un collegamento israeliano con i neri in Libia ha alimentato la rabbia degli islamisti radicali tra i ribelli libici che sono stati persuasi che Gheddafi non soltanto avesse un accordo segreto con Israele ma che fosse un "cripto ebreo" perché sua nonna era ebrea. L'accusa è stata trasmessa alla televisione nazionale israeliana da una donna ebrea libica che affermava di essere imparentata con Gheddafi. Altre fonti dei media influenzate dai sionisti hanno riferito che Gheddafi contava su piloti serbi, ucraini e siriani e su un gruppo di feroci guerrieri tribali Tuareg reclutati da una parte all'altra del deserto del Sahara.

Il Washington Times, un giornale della frangia destra posseduto dal coreano autoproclamatosi "Messia" coreano Sun Myung Moon, il 21 marzo ha pubblicato un editoriale del principe Mohamed Hilal al Senussi, un membro della ex famiglia reale libica che Gheddafi ha spodestato con un colpo di stato nel 1969. Senussi ha paragonato i ribelli libici ai membri del "Tea Party" repubblicano negli Stati Uniti e ha ripetuto l'accusa che Gheddafi stava utilizzando mercenari africani neri: "A Baida, più di 100 sono morti per mano dei mercenari africani da Ciad, Niger e Mali impiegati da Gheddafi, spingendo le locali forze di polizia e membri dell'esercito a rompere i ranghi dal regime per proteggere i loro compatrioti disarmati".

La connivenza delle agenzie di intelligence occidentali, all'unisono con elementi israeliani e dei media controllati occidentali, ha gettato le basi per il massacro dei libici neri e dei neri da altre parti dell'Africa, ha fatto infuriare gli afroamericani che in precedenza appoggiavano Obama ine sue campagne politiche in Illinois e in tutta la nazione. Obama, il primo presidente afroamericano d'America, ora ha la particolarità di essere l'unico presidente americano a lanciare una guerra sanguinosa contro un paese africano. Agli occhi di molti attivisti politici afroamericano, Obama si è rivelato essere uno strumento della CIA, di  Wall Street e delle società petrolifere altrettanto quanto i passati presidenti americani bianchi.