L'Afghanistan a rischio: sconfitta e disastro per USA & India
Postato il 4 ottobre 2008 da Moin Ansari
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RUPEE NEWS | 3 ottobre 2008 | Moin Ansari | معین آنصآرّی | اخبار روپیہ | L'Afghanistan è perduto. Sono rimasti solamente gli annunci. “La strategia americana è destinata a fallire”: Sir Sherard Cowper-Coles. Il ritardo nel rendersi conto della realtà della situazione può essere misurato soltanto dall'intensità dei bombardamenti in territorio pakistano e dalla pressione economica e militare imposta alla leadership politica pakistana. L'inevitabile ritiro delle forze della NATO dall'Afghanistan non può essere rimandato dal fragore dei candidati alla vice presidenza o dai desideri dei think-tank di destra negli USA. Robert Fisk: i VP USA si nascondono come conigli dal terremoto in Medio Oriente · Il Generale Petraeus “In Afghanistan gli insorti stanno vincendo” · "Non possiamo sprecare la nostra via alla vittoria e nessuna forza armata da nessuna parte - non importa quanto valida - può da sola dare queste soluzioni". · "L'influenza dell'insurrezione si è estesa oltre le zone tradizionalmente pericolose ed è aumentata nelle province confinanti con Kabul", afferma un rapporto del Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon pubblicato la scorsa settimana. · L'Ammiraglio Mike Mullen, Capo degli S.M. Riuniti, ha detto alla Commissione Forze Armate della Camera che in Afghanistan i militari USA hanno bisogno di adottare una nuova strategia. "Non sono convinto che in Afghanistan stiamo vincendo". · I think-tank USA: gli attacchi degli USA al Pakistan controproduttivi · Il rischio di un'altra guerra: quanti altri crociati americani? Peter Goodspeed: l'Afghanistan è a rischio? Questa settimana, il comandante militare supremo USA nel paese ha dichiarato di avere bisogno di altre truppe ed equipaggiamento, some elicotteri, droni predator e mezzi di intelligence, per combattere i talibani in una battaglia che peggiorerà prima di migliorare. Un giorno prima del settimo anniversario dell'11/9, l'Ammiraglio Mike Mullen, capo degli S.M.R., ha dichiarato alla Commissione Forze Armate della Camera che in Afghanistan i militari USA hanno bisogno di adottare una nuova strategia. "Non sono convinto che in Afghanistan stiamo vincendo", ha detto. "[Ma] sono convinto che possiamo". Dopo sette anni di avere tentato senza successo di stabilizzare il paese, George W. Bush, il Presidente USA, ha ordinato la complessiva revisione delle politiche di USA e NATO lì. La raffica di studi introspettivi, condotti da 17 agenzie — inclusi i dipartimenti Difesa, Stato, Tesoro ed Agricoltura e tutte le agenzie di intelligence USA, il Consiglio della Sicurezza Nazionale e lo "zar della guerra" della Casa Bianca Col. Gen. Douglas Lute — arriva mentre le truppe della NATO fanno grandi sforzi per una campagna di controinsurrezione contro i talibani. Sono frustrate dalla scarsezza di truppe ed equipaggiamento, una struttura di comando frammentata, un'esplosione della guerra nelle inquiete aree tribali del Pakistan e dal declino del sostegno popolare per il governo del Presidente afgano Hamid Karzai. I talibani allargano fermamente la loro presenza ed influenza nelle campagne e gli ufficiali USA riferiscono che nell'ultimo anno la violenza è aumentata improvvisamente d'intensità del 30%. Le zone di "rischio estremo", dove i talibani esercitano una pressione considerevole, ora formano circa un terzo della superficie dell'Afghanistan. Nel frattempo, i servizi segreti USA riferiscono che il paese viene inondato da combattenti stranieri. Ceceni, uzbeki, sauditi, iracheni ed europei si precipitano tutti a combattere in Afghanistan via Pakistan. Secondo stime dell'intelligence, ora vi sono più combattenti stranieri Afghanistan che in Iraq. "L'influenza dell'insurrezione si è estesa oltre le zone tradizionalmente pericolose ed è aumentata nelle provincie confinanti con Kabul", afferma un rapporto del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon pubblicato la scorsa settimana. "Gli incidenti che derivano da attività transfrontaliere dal Pakistan sono significativamente aumentate in termini di numeri e sofisticazione". Ban ha anche avvisato di una incombente crisi umanitaria: "Vi è una pericolosa situazione nella sicurezza alimentare, che incide su un sesto della popolazione ed è provocata dall'attuale siccità, esacerbata da alti prezzi globali del cibo e dall'impatto del conflitto sull'accesso umanitario". L'ONU stima che 1,2 milioni di bambini sotto i cinque anni e 550.000 madri incinte/allattanti sono ad alto rischio di grave malnutrizione. Allo stesso tempo, gli attacchi dei talibani puntano ai cooperanti esteri e hanno obbligato a tagli negli aiuti umanitari. Finora questo anno, 30 cooperanti umanitari sono stati uccisi e 92 rapiti. "Siamo in una congiuntura critica dei nostri sforzi in Afghanistan", afferma il rapporto ONU. "E' richiesta una 'impennata politica' per invertire le tendenze negative ed accelerare il progresso in quelle aree dove abbiamo ottenuto dei successi". La revisione ad alto livello di Washington, proprio come un esercizio simile in Iraq nel 2006 che risultò in un adattamento noto come l'"impennata", si presume che puntualizzi ciò che si deve fare. "L'Afghanistan non ha semplicemente bisogno di più 'stivali sul terreno'", ha detto in settembre al Congresso l'Amm. Mullen. "Ha bisogno di più camion su quelle strade, di più insegnanti in quelle scuole e di più giudici ed avvocati esperti in quei tribunali". "Investimenti stranieri. Raccolti alternativi. Governo solido. Stato di diritto. Queste sono le chiavi per il successo in Afghanistan", ha aggiunto. "Non possiamo sprecare la nostra via alla vittoria e nessuna forza armata da nessuna parte - non importa quanto valida - può da sola dare queste soluzioni". Finora, non vi è nessuna indicazione che gli Stati Uniti o la NATO siano disposti a prendere il genere di impegno necessario. Anthony Cordesman, un esperto di sicurezza del Center for Strategic & International Studies di Washington, è severo nella critica della politica USA. "Gli Stati Uniti sono stati validi nel concetto e nella retorica e orribilmente incompetenti nella pianificazione, nella gestione e nell'esecuzione", afferma in un nuovo rapporto sull'Afghanistan. "Gli USA hanno trascurato di impegnare tante risorse quante ne hanno impegnate per la guerra in Iraq. Gli USA sono stati lenti ad impegnare le risorse richieste e non hanno mai finanziato adeguatamente il conflitto. "Un'eredità di finanziamenti insufficienti ha incrementato progressivamente la lunghezza ed il costo totale della guerra in termini di vite umane, di feriti e di dollari". Secondo un recente studio del Servizio Ricerche del Congresso USA, la spesa totale di otto anni per la guerra afgana ammonta a US$ 171,1 miliardi, paragonata ai US$ 653,1 miliardi per i sei anni di conflitto in Iraq. Nondimeno l'Afghanistan è più grande dell'Iraq, ha più popolazione ed è esposto a divisioni etniche, settarie e linguistiche simili. Lì il combattimento riguarda un terreno più impegnativo ed un nemico con santuari in Pakistan. In cima a tutto il resto, l'Iraq, con la sua immensa ricchezza petrolifera ed una classe media ben sviluppata, era molto meglio adatto per organizzare una rapida ripresa dell'Afghanistan devastato dalla guerra ed impoverito. "Militarmente, non abbiamo mai avuto forze sufficienti per condurre una vera e propria campagna di controinsurrezione da una parte all'altra dell'Afghanistan", ha affermato il Generale David McKiernan, comandante della Forza Internazionale di Assistenza e Sicurezza della NATO. "Fare questo - sloggiare gli insorti, tenerli separati dalla popolazione e stabilire le condizioni per la ricostruzione e lo sviluppo - tutto questo si traduce in stivali sul terreno e noi ne siamo a corto". Il Gen. McKiernan, che questa settimana era a Washington, chiede al Pentagono altre quattro brigate da combattimento USA (circa 15.000 soldati) ed anche più forze di appoggio, elicotteri e potenziale da ricognizione, intelligence e sorveglianza. Con 152.000 soldati USA in Iraq, paragonati a soltanto 33.000 in Afghanistan, i rinforzi dipenderanno da continui miglioramenti della sicurezza in Iraq. Nel frattempo, gli ufficiali USA sono ansiosi di avere pronta una nuova strategia quando salirà in carica il prossimo presidente. Entrambe i candidati presidenziali, John McCain e Barack Obama, hanno dichiarato che presteranno più attenzione all'Afghanistan e che sono disposti a mettere più risorse nella guerra. "Vi è l'opportunità di ripensare fondamentalmente la nostra strategia in Afghanistan", ha affermato John Nagl, tenente colonnello a riposo e membro autorevole del think-tank Center for a New American Security a Washington. "Vi è più fiducia che cambiando strategie possiamo cambiare i risultati". Finora, le revisioni hanno evidenziato diversi possibili cambiamenti di rotta. Il Pentagono preme già per unificare e semplificare la struttura di comando in Afghanistan, collocando lì tutte le forze, comprese le truppe NATO come quelle del Canada, sotto il controllo del Gen. McKiernan. Comunque, egli continuerà a riferire al Comando Centrale USA a Tampa, Fla., ora diretto dal Generale David Petraeus, ex comandante USA in Iraq e padrino della moderna teoria di controinsurrezione USA. Al momento, in Afghanistan vi sono soldati da 40 paesi e molte truppe operano sotto comandi diversi, con obiettivi diversi e regole diverse. Sveltire la catena del comando può essere controverso, dal momento che alcuni paesi della NATO limitano come e dove possono essere utilizzate le loro truppe. Per evitare queste opposizioni, gli USA potrebbero lasciare che sia la NATO al comando di cose come la logistica, la protezione della forza e gli affari pubblici, progredendo intanto a consolidare le operazioni di controinsurrezione sotto un singolo comando a guida USA. Con un'altra mossa drammatica, Washington potrebbe spingere l'Afghanistan ed il Pakistan ad intraprendere pattugliamenti militari congiunti con truppe USA e NATO lungo la frontiera afgano-pakistana, nel tentativo di porre fine ad incursioni attraverso il confine e negare ai talibani i loro rifugi sicuri all'interno del Pakistan. Infine, i comandanti USA potrebbero anche premere per una offensiva d'inverno contro i talibani nel tentativo di cambiare il ritmo e la direzione della guerra. Le revisioni cercano urgentemente una nuova strategia per condurre la guerra afgana. "Assente un più ampio approccio internazionale ed inter-agenzie al problema lì, la mia opinione professionale è che nessun ammontare di truppe, in nessun ammontare di tempo, possa mai realizzare tutti gli obiettivi che perseguiamo", ha detto ai parlamentari l'Amm. Mullen. "E, francamente, non è rimasto altro tempo". (Peter Goodspeed) |
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