Un'idea criminale
|
Attaccare altri paesi per impedire loro di acquistare armi nucleari rinnega un principio fondamentale del diritto internazionale. |
January 25, 2008
|
Cinque ex generali della NATO, compreso l'ex capo degli Stati Maggiori Riuniti USA John Shalikashvili, hanno scritto un "manifesto radicale" che sostiene che "l'occidente deve essere pronto a ricorrere ad attacco atomico preventivo per tentare di fermare l''imminente' diffusione di armi nucleari ed altre armi di distruzione di massa". In altre parole, i generali sostengono che l'"occidente" - intendendo le potenze nucleari inclusi Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna - dovrebbero prepararsi ad utilizzare armi nucleari, non per dissuadere da un attacco nucleare, non per fare rappresaglia in seguito ad un simile attacco e nemmeno per prevenire un imminente attacco atomico. Piuttosto, dovrebbero utilizzarle per impedire l'acquisizione di armi atomiche da parte di uno stato non nucleare. E non solamente questo, dovrebbero utilizzarle per impedire l'acquisizione di armi biologiche o chimiche da parte di un tale stato. In base a questa dottrina, gli USA potevano utilizzare armi nucleari nell'invasione dell'Iraq del 2003, per distruggere le presunte scorte di armi chimiche e biologiche - scorte che di fatto non esistevano. In base ad essa, gli USA potevano utilizzare armi nucleari contro la Corea del Nord nel 2006. La dottrina avrebbe anche giustificato un attacco nucleare al Pakistan in qualsiasi momento prima dei test nucleari di quel paese nel 1988. O contro l'India, in qualsiasi momento prima del 1974. Principi di Norimberga sono il fondamento del diritto internazionale sui crimini di guerra. Il Principio VI dichiara illegale la "pianificazione, preparazione, iniziare o fare una guerra di aggressione ..." ed afferma che i seguenti sono crimini di guerra: "Violazioni delle leggi o consuetudini di guerra che comprendono, a ai quali non sono limitati, uccisione, maltrattamento o deportazione o far lavorare come schiavi o per ogni altro scopo della popolazione civile di o in territorio occupato; uccisione, maltrattamento di prigionieri di guerra o di persone sui mari, uccisione di ostaggi, saccheggio di proprietà pubblica o privata, distruzione arbitraria di città, paesi o villaggi o devastazione non giustificata da necessità militare". E' scontato che l'utilizzo di un'arma nucleare contro gli impianti di produzione militare di uno stato non nucleare significherà sganciare grosse bombe su aree popolate. I siti dei test nucleari sono tenuti remoti per ovvie ragioni; i laboratori di ricerca, reattori ed impianti di arricchimento non ne hanno bisogno. Le bombe atomiche infliggono devastazione totale su "città, paesi o villaggi" che colpiscono. Sono l'arma suprema nella "distruzione arbitraria". Il loro utilizzo contro uno stato con il quale non siamo effettivamente in guerra per definizione non può essere "giustificato da necessità militare". "L'occidente" vive dal 1946 ad oggi con una Russia con armamento atomico; non si è mai presentata nessuna necessità di utilizzare armi nucleari contro quel paese. Analogamente con la Cina dal 1964. Attaccare ora alcuni nuovi pretendenti nucleari costituirebbe certamente "intraprendere una guerra di aggressione ...". Questo è un crimine. E la pianificazione e la preparazione di una simile guerra sono un crimine non meno della guerra stessa. Dopo, considerate cosa significhi determinare che un paese stia per procurarsi armi nucleari. Come si fa a sapere? Gli impianti che possiede l'Iran per arricchire l'uranio sono legali in base al trattato di non proliferazione. Si, potrebbero essere utilizzati, ad un certo punto, per fornire combustibile per bombe. Ma forse non lo saranno. Come potremmo dirlo? E supponiamo che avessimo torto? L'ambiguità è la natura di questa situazione e del mondo nel quale viviamo. Durante la guerra fredda, l'ambiguità contribuì a tenere al sicuro entrambe le parti: è stata una forza stabilizzante. Non avremmo utilizzato armi nucleari in base al sistema allora concepito, almeno che l'ambiguità fosse scomparsa. Ma la dottrina dei generali non ha nessuna tolleranza per l'ambiguità; farebbe della stessa ambiguità una ragione della guerra. Di conseguenza, le ragioni per la guerra potrebbero essere fatte sorgere, dovunque chiunque al potere lo voglia. La dottrina dei generali non soltanto violerebbe il diritto internazionale, essa ripudia il principio del diritto internazionale. Perché una legge sia una legge, deve applicarsi ugualmente a tutti. Ma la dottrina considera che "l'occidente" sia fondamentalmente una entità diversa da tutti gli altri paesi. Come ha rilevato l'ex funzionario di Reagan Paul Craig Roberts, essa ritiene che il nostro utilizzo di armi di distruzione di massa per impedire l'acquisizione di armi di distruzione di massa non sia di per se stessa un utilizzo illegale di armi di distruzione di massa. Di conseguenza "l'occidente" può posare da giudice, giuria e boia sopra tutti gli altri paesi. Con quale diritto? Nessuna legge opera in questo modo. E nessun paese che rivendichi un tale diritto può anche pretendere il rispetto del diritto o chiedere a qualunque altro paese di rispettarlo. Al contrario, supponiamo di aver stabilito che la dottrina dei generali sia un principio: che ogni stato nucleare che sospetti che un altro stato stia per acquisire armi nucleari abbia il diritto di attaccare quello stato - e, se le possiede, con armi nucleari. Ora supponiamo che la Corea del Nord sospetti la Corea del Sud di questa intenzione. La Corea del Nord acquisisce il diritto di colpire il Sud? In base a qualunque principio di diritto, la risposta dei generali deve essere si, lo ha. Perciò la loro dottrina non protegge contro la guerra atomica. Piuttosto, porta direttamente alla guerra atomica. Questa proposta dottrina è senza precedenti? No, di fatto non lo è. Perché, come Heather Purcell ed io abbiamo documentato nel 1994, i piani di guerra nucleare USA nel 1961 richiedevano un attacco non provocato sull'Unione Sovietica, non appena si prevedeva che fossero pronte sufficienti forze nucleari, alla fine del 1963. Il presidente Kennedy annullò il piano. Come si espresse il consigliere di JFK Ted Sorensen in una lettera al New York Times il 1° luglio 2002: "Un attacco preventivo solitamente è venduto al presidente come un attacca aereo 'chirurgico'; non vi è una cosa simile. Sono necessari così tanti bombardamenti che la generale devastazione, il caos e la guerra seguono inevitabilmente ... Si, Kennedy 'pensò' ad un attacco preventivo, ma lo respinse fortemente, come farebbe qualsiasi serio presidente o cittadino americano". Non sono soltanto cittadini e presidenti che sono obbligati a pensare attentamente a ciò che ora suggeriscono il generale Shalikashvili ed i suoi colleghi britannico, francese, tedesco ed olandese. Anche gli ufficiali - come loro ben sanno - hanno questo obbligo. Il Principio IV di Norimberga dichiara: "Il fatto che una persona agisca in conformità all'ordine del suo governo o di un superiore non lo esonera da responsabilità in base al diritto internazionale, a condizione che per lui fosse di fatto possibile una scelta morale". Qualunque ufficiale nella catena di comando nucleare di Stati Uniti, Gran Bretagna o Francia, che si trovi di fronte ad un ordine di utilizzare le armi nucleari contro uno stato non nucleare sarebbe obbligato, come questione di diritto, a ponderare quelle parole con cura. Perché in definitiva non è la forza che prevale. In ultima analisi è il diritto. |
![]()