Un continente conquistato:
il vero rapporto tra Europa ed America
di Chris Floyd
Martedì 25 settembre 2007
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La versione fumetto del rapporto dell'America con l'Europa – ed una versione fumetto è naturalmente l'unica versione di relazioni estere in offerta sui media corporativi – suona in una certa misura come questo: il Vecchio ed il Nuovo Mondo sono ora più separati l'uno dall'altro che in qualsiasi altra epoca a memoria d'uomo, a causa delle aggressive politiche e del disprezzo per le istituzioni internazionali e le finezze diplomatiche dell'amministrazione Bush. In America, quelli di destra pensano che questo fumetto sia una cosa valida: l'Europa è debole, cadente, empia, dalla parte sbagliata della storia, sul punto di essere divorata dal califfato islamico ecc. ecc.; che importa cosa pensano quei socialistoidi con i mutandoni? Quelli alla sinistra ritengono il fumetto una calamità: Vedete come Bush ha gettato via 60 anni di amicizia e cooperazione con i nostri più forti alleati, le grandi democrazie civilizzate, lasciando l'America isolata e temuta nel mondo. Naturalmente, la verità sulla questione è che il fumetto ha torto. Non vi è ora né vi è stato in qualsiasi momento durante il mandato di Bush alcun significativo allontanamento tra le elite dominanti in Europa e gli Stati Uniti. Lo storico dell'UCLA Perry Anderson offre un'analisi molto dettagliata della realtà della situazione in una recente edizione della London Review of Books (via un suggerimento da the Angry Arab).
Gran parte dell'articolo è dedicata ad un esame di come l'Europa del
dopo Guerra Fredda funzioni veramente (e ha molto poco a che fare
con le ignoranti sbavate di
Mark Steyn e dei suoi colleghi tirapiedi della destra troglodita).
Ma, in fondo all'articolo, Anderson approfondisce la specificità
della relazione USA-Europa oggi e trova molto poca distanza ma molta
continuità – una continuità che aiuta a spiegare ciò che giustamente
Anderson chiama la "capitolazione dell'Europa" agli Stati Uniti.
Questo è espresso più nettamente nelle azioni (rispetto alla
retorica) dei governi europei riguardo alla Guerra al Terrore di
Bush, dove hanno tollerato la guerra di aggressione all'Iraq e
giocato un ruolo importante nel ripugnante programma di traduzione
del gulag di Bush. Perché vi è stato quel senso di una crisi generale nelle relazioni transatlantiche? ... Nella UE, i media e l'opinione pubblica sono concordi nel ritenere esserne essenzialmente responsabile la condotta dell'amministrazione repubblicana al di fuori della NATO...In questa visione, vi è un acuto contrasto tra le presidenze Clinton e Bush ed è la rottura nella continuità della politica estera americana – il respingere la leadership consensuale per un arrogante unilateralismo – che ha allontanato gli europei...Ma, nell'orchestrazione della Weltpolitik americana, lo stile viene facilmente scambiato per la sostanza. Le maniere brusche dell'amministrazione Bush, la sua impazienza per gli eufemismi della 'comunità internazionale' e l'ottuso rifiuto di Kyoto e della Corte Criminale Internazionale, hanno offeso dal principio le sensibilità europee. I gesti emollienti di Clinton erano più garbati, se in pratica il loro esito – né Kyoto né la CCI hanno mai rischiato di diventare legge mentre era in carica – era spesso proprio lo stesso. Più fondamentalmente, come operazioni politiche, una linea retta ha portato dalla guerra nei Balcani alla guerra in Mesopotamia. In entrambe, un casus belli – un genocidio imminente, armi nucleari imminenti – è stato inventato; il Consiglio di Sicurezza ignorato; il diritto internazionale messo da parte ed un assalto scatenato. Unita sulla Jugoslavia, l'Europa si è divisa sull'Iraq, dove i rischi strategici erano più alti. Ma l'estensione dell'opposizione europea alla marcia su Baghdad è sempre stata qualcosa come una illusione. Nelle strade, in Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, enormi numeri di persone hanno dimostrato contro l'invasione....Ma, una volta avvenuta, vi è stata poca protesta contro l'occupazione, per non parlare del sostegno alla resistenza ad essa. La maggior parte dei governi europei – Gran Bretagna, Spagna, Italia, Olanda, Danimarca, Portogallo in occidente, tutti nell'est – ha sostenuto l'invasione ed inviato truppe ad ingrossare le forze USA a tenere il paese. Su 12 stati membri della EU nel 2003, soltanto tre – Francia, Germania e Belgio – si sono opposti alla prospettiva della guerra prima dell'evento. Nessuno ha condannato l'attacco quando è stato lanciato... Chirac e Schröder avevano un interesse interno nel contrastare l'invasione. Ognuno giudicò bene il suo elettorato e guadagnò considerevolmente – Schröder assicurandosi la rielezione – dalla sua posizione. Dall'altra parte, gli americani non dovevano essere disprezzati. Così ognuno compensò con i fatti quello che aveva proclamato a parole, opponendosi alla guerra in pubblico mentre colludendo con essa in privato. Dietro porte chiuse a Washington, l'ambasciatore francese Jean-David Levitte – attualmente consigliere diplomatico di Sarkozy – ha dato alla Casa Bianca luce verde per la guerra, a condizione che fosse sulla base della prima generica Risoluzione 1441 dell'ONU, come voleva Cheney, senza ritornare al Consiglio di Sicurezza per la seconda autorizzazione esplicita ad attaccare che voleva Blair, che avrebbe costretto la Francia a porre il veto. In codice da Baghdad, gli agenti dell'intelligence tedesca procurarono al Pentagono bersagli e coordinate per colpire la città ai primi missili USA, nella tempesta di Shock and Awe. Una volta iniziata la guerra di terra, la Francia fornì lo spazio aereo alle missioni USAF per l'Iraq (che Chiraq aveva negato per il bombardamento della Libia di Reagan) e la Germania un importante terminale dei trasporti per la campagna. Entrambe i paesi votarono per la risoluzione ONU che ratifica l'occupazione USA dell'Iraq e non persero tempo a riconoscere il regime fantoccio raffazzonato da Washington. ...La Svezia, dove una volta un primo ministro poteva prendere una più netta distanza dalla guerra in Vietnam dello stesso De Gaulle, ha un nuovo ministro degli affari esteri per uguagliare il suo collega a Parigi: Carl Bildt, un membro fondatore del Comitato per la liberazione dell'Iraq, assieme a Richard Perle, William Kristol, Newt Gingrich ed altri... Nel più ampio Medio Oriente la scena è la stessa. L'Europa è congiunta al fianco degli USA, dovunque le eredità del controllo imperiale o dell'ardore colonizzatore sono in pericolo. La Gran Bretagna e la Francia, fornitori iniziali di acqua pesante ed uranio per il grande arsenale nucleare israeliano, che fingono non esista, chiedono assieme all'America che l'Iran abbandoni programmi che gli sono consentiti persino dal Trattato di Non-Proliferazione, sotto la minaccia di sanzioni e di guerra. In Libano, la UE e gli USA puntellano un gabinetto che non durerebbe un giorno se fossero indette elezioni, mentre le truppe tedesche, francesi ed italiane forniscono guardie di confine ad Israele. Per quanto riguarda la Palestina, la UE non ha dimostrato più esitazione degli USA nel far piombare la popolazione nella miseria, tagliando tutti gli aiuti quando i votanti hanno eletto il governo sbagliato, con il pretesto che deve prima riconoscere lo stato israeliano, come se Israele avesse mai riconosciuto uno stato palestinese, e rinunciare al terrorismo (leggi: qualsiasi resistenza armata ad una occupazione militare che è durata quaranta anni senza che l'Europa abbia alzato un dito contro di essa). Ora i finanziamenti scorrono nuovamente, per proteggere il servo residuo in Cisgiordania. ....La guerra al terrore non conosce frontiere ed i crimini commessi in suo nome si sono diffusi liberamente attraverso il continente, con la piene conoscenza dei suoi governanti. Originariamente, il subappalto della tortura – 'traduzione' (rendition n.d.r.), ovvero la consegna di una vittima alle attenzioni della polizia segreta in stati satelliti – era, come tanto altro, una invenzione dell'amministrazione Clinton, che introdusse la pratica a metà degli anni '90. A Michael Scheuer, il funzionario della CIA al comando del programma, furono chieste informazioni su di essa un decennio più tardi e ha detto semplicemente: 'Lascio le mie preoccupazioni morali alla porta'. Come ci si aspetterebbe, è stata la Gran Bretagna che ha collaborato con le prime traduzioni, in compagnia della Croazia e dell'Albania. Sotto l'amministrazione Bush il programma è stato ampliato. Tre settimane dopo l'11/9, la NATO ha dichiarato che l'articolo 5 della sua carta, che ordina la difesa collettiva nel caso di un attacco ad uno dei suoi membri, era attivato. Per allora i piani americani per l'invasione dell'Afghanistan erano ben avanzati, ma non comprendevano la partecipazione europea all'Operazione Enduring Freedom; l'alto comando USA aveva reputato ingombrante la necessità della consultazione in una campagna congiunta nella guerra dei Balcani e non voleva ripetere l'esperienza. Invece, in un incontro a Bruxelles il 4 ottobre 2001, gli alleati erano invitati ad altri servizi. La specifica di questi rimane segreta ma, come ha dimostrato il secondo rapporto al Consiglio d'Europa – rilasciato nel giugno di questo anno dal coraggioso investigatore svizzero Dick Marty – deve essere stato in cima alla lista un avanzato programma di traduzioni. Una volta che è stato preso l'Afghanistan, la base aerea di Baghram fuori Kabul divenne entrambe centro di interrogatori per la CIA e piattaforma di carico di prigionieri per Guantánamo. Il traffico divenne presto a doppio senso ed il suo perno era l'Europa. In una direzione, i prigionieri erano trasportati dalle prigioni afgane o pakistane in Europa, o per essere lì detenuti in prigioni segrete della CIA o imbarcati avanti verso Cuba. Nell'altra direzione, i prigionieri erano portati in Afghanistan da luoghi segreti in Europa per il trattamento richiesto. Sebbene la NATO abbia avviato questo sistema, i rapimenti che riguardava non erano confinati ai membri del Consiglio Nord Atlantico. L'Europa non vedeva l'ora di fare qualcosa per aiutare l'America, sia che fosse oppure no obbligata a farlo in caratteri minuti. Nord, sud, est ed ovest: nessuna parte del continente trascurò di partecipare. I contributi del New Labour non provocarono nessuna sorpresa: con fino a 650.000 civili morti dall'invasione anglo-americana dell'Iraq, sarebbe stato illogico per gli Straw, Beckett, Miliband perdere il sonno sulla tortura dei vivi. Più evidente è il ruolo dei neutrali. Sotto Ahern, l'Irlanda ha guarnito Shannon per la CIA per così tanti voli diretti ad ovest che i locali la hanno soprannominata Guantánamo Express. La Svezia socialdemocratica, sotto il suo corpulento capo Göran Persson, ora lobbista per le grandi società, ha consegnato alla CIA, che li portò direttamente ai torturatori al Cairo, due egiziani che cercavano asilo. Sotto Berlusconi, l'Italia aiutò una grossa squadra della CIA a rapire a Milano un altro egiziano che venne portato dalla base aerea USA di Aviano, via Ramstein in Germania, al Cairo per lo stesso trattamento. Sotto Prodi, un governo di cattolici ed ex comunisti ha cercato di ostacolare l'indagine giudiziaria su questo rapimento, mentre presiedeva all'allargamento di Aviano. La Svizzera ha offerto il sorvolo che portava la vittima a Ramstein e protetto dall'arresto da parte delle autorità giudiziarie italiane il capo della gang della CIA che l'aveva catturata - ora si crogiola al sole in Florida. Più lontano ad est, la Polonia non inviava i prigionieri verso il loro destino in Medio Oriente, ma li incarcerava per il trattamento sul posto, in camere di tortura costruite per 'detenuti di alto valore' dalla CIA alla base dei servizio segreti di Stare Kiejkuty, la Baghram europea – struttura sconosciuta al tempo della legge marziale di Jaruzelski. In Romania, una base militare a nord di Costanza effettuava gli stessi servizi, sotto la sovrintendenza dell'attuale presidente del paese, il fermamente filo-occidentale Traian Basescu. In Bosnia, sei algerini sono stati catturati illegalmente su ordine americano e trasportati da Tuzla – percosse in viaggio sull'aeroplano – alla base USA di Incirlik in Turchia e di lì a Guantánamo, dove ancora si rannicchiano nelle loro gabbie. In Macedonia, scena dei commoventi incontri di Blair con i rifugiati del Kosovo, vi è stata una combinazione di due procedure, quando un tedesco di origine libanese è stato rapito al confine; detenuto, interrogato e percosso dalla CIA a Skopje, quindi drogato e spedito a Kabul per un più ampio trattamento. .....Dopo quasi sei anni, non pare siamo più vicini a tirarci fuori da questo pantano. 'Veramente. Non un singolo governo europeo ha riconosciuto alcuna colpa, mentre continuano tutti in modo imperturbabile a sproloquiare sui diritti umani. Siamo nel mondo di Ibsen – il console Bernick, il giudice Brack ed i loro simili – aggiornati per i postmoderni. I pilastri della società, che fanno i ruffiani per la tortura. Quello che è stato consegnato con queste pratiche non sono soltanto i corpi incappucciati o incatenati, ma i distributori stessi: l'Europa si è consegnata agli Stati Uniti. Questa traduzione è la più proibita di tutte da menzionare. |
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