La teoria economica marxista è una risorsa eccellente per
comprendere come si evolve il sistema socioeconomico. Alla
radice di ogni società vi sono le forze produttive (industria,
agricoltura, scienza e tecnologia) e le relazioni della
produzione che le persone occupano nel sistema (proprietari,
lavoratori, avvocati, agricoltori ecc.).
L'evoluzione da un'epoca della storia ad un'altra non è
radicata nelle idee, ma nella produzione. Se la produttività del
lavoro si sta sviluppando
— per esempio attraverso
avanzamenti nell'industria, nella scienza ecc.
— allora il sistema è relativamente progressista. Se
la produttività è in declino abbiamo delle situazioni come alla
fine dell'impero romano, alla fine del feudalesimo o alla caduta
del regime stalinista in Russia, dove la burocrazia ha agito
come un freno allo sviluppo dell'economia. Quando avviene una
simile decadenza ed esiste una classe sociale organizzata capace
di far progredire la società verso una nuova fondazione
economica, allora la società può sperimentare un balzo in
avanti, una rivoluzione, come le rivoluzioni capitaliste
attraverso i secoli dal 17° fino al 19°.
Le traballanti fondamenta del capitalismo
Un proprietario di schiavi da ai suoi schiavi cibo, abiti e
riparo ed in compenso prende l'intero prodotto del loro lavoro.
Uno schiavo viene sfruttato in un modo piuttosto ovvio. Un
servo, sotto il feudalesimo, era legato alla terra e doveva
cedere un certo ammontare del suo prodotto al signore feudale
oppure lavorare un certo ammontare di tempo gratis nella tenuta
del signore. Perciò, anche il servo viene sfruttato in un modo
piuttosto ovvio. Il capitalismo funziona nella stessa maniera,
ma in un modo molto elusivo e complesso. Tutti questi sistemi
prendono dal produttore del lavoro non retribuito, la schiavitù
e la servitù ovviamente, il capitalismo indirettamente. Il
lavoro non retribuito è chiamato il prodotto del lavoro in
eccedenza. Il produttore lavora parte del tempo producendo per
il proprio sostentamento, quindi lavora oltre quel punto e ciò
che produce è preso senza compensazione dal padrone, signore o
datore di lavoro.
Nella società capitalista vi è un velo di mistero in merito
a ciò in cui consiste lo sfruttamento dei lavoratori salariati
moderni. La spiegazione di questo mistero la dobbiamo a Marx. I
profitti sono il lavoro non retribuito della classe lavoratrice.
Il padrone paga il salariato una somma di denaro ogni giorno e
questo salario assume l'apparenza di compensare tutto il lavoro
che il lavoratore realizza. Comunque, dopo avere lavorato, per
esempio, quattro ore il lavoratore ha prodotto il valore
sufficiente perché il padrone uguagli il suo salario. Ma, invece
di andare a casa e decidere che lo scambio è equo, il lavoratore viene fatto
rimanere otto ore piene, continuando a lavorare ed a produrre
gratis, il che risulta essere il profitto del datore di lavoro.
E' difficile afferrare come viene sfruttata la classe
lavoratrice moderna, perché sembra che lo scambio sia pari:
"Ricevo un certo salario dal mio padrone e lavoro per il tempo
contrattato. Dov'è lo sfruttamento?" Sotto il capitalismo lo
stratagemma viene offuscato dalla transazione monetaria che fa
sembrare che siamo tutti uguali e dal fatto che il lavoratore
viene pagato alla fine delle otto ore. Perché tutto questo viene
fatto con denaro, chiamiamo il profitto del proprietario
"plusvalore", che in realtà non è diverso affatto dalla
schiavitù o dalla servitù, dato che è valore estratto dal
lavoratore senza compensazione.
Cos'è una merce?
Ora dobbiamo andare un passo più in profondità nel mistero
della società capitalista, la società della merce per
eccellenza. E' perché la merce è la cellula economica della
società capitalista che Marx decise di aprire il suo capolavoro,
Il Capitale, con uno sguardo alla merce.
Al cuore della filosofia marxista vi è il riconoscimento
che tutto è in costante movimento e trasformazione attraverso
contraddizione. Ed è per questo che ha analizzato la
contraddizione intrinseca nell'evoluzione della merce, mostrando
il suo movimento ed il suo sviluppo.
Una merce è qualsiasi articolo che può essere venduto in un
mercato ed è composta da una contraddizione tra il "valore
d'uso"
—
la qualità della merce che può essere compresa ed osservata e
consumata
—
ed il "valore di scambio"
—
il valore interno ovvero il valore della merce in
relazione al commercio. Il valore di scambio essere
misurato soltanto paragonando due merci in rapporto l'un
l'altra. Perché?
Marx si chiede, "Come stabiliamo l'uguaglianza tra due
oggetti con qualità fisiche differenti"? Se vogliamo scambiare
una Bibbia per una bottiglia di
whisky, come stabiliamo l'uguaglianza? La risposta
non può non si può trovare guardando alle due merci, poiché le
loro caratteristiche fisiche sono qualitativamente diverse. La
risposta si trova nell'unica cosa che hanno in comune: il tempo
di lavoro impiegato per produrle.
Ogni cosa deve possedere un valore d'uso come precondizione
per avere un valore di scambio perché se la gente non trova
utile un prodotto del lavoro non vuole acquistarlo. Non il tempo
di lavoro per ciascuna singola merce, ma il tempo di lavoro
"socialmente necessario" impiegato nella sua produzione:
il tempo di lavoro "socialmente necessario" viene stabilito
alle spalle di ognuno attraverso il mercato. Per esempio, una
Bibbia, diciamo il prodotto di un'ora di lavoro, viene scambiata
per una bottiglia di
whisky,
che pure richiede un'ora di lavoro per produrla. Un'ora viene
scambiata per un'ora e lo stesso
è per ogni altra merce sul mercato, intendendo che stiamo
realmente guardando ad una società che produce per tutti gli
altri e che scambia tempo di lavoro!
Tramite lo scambio, la società determina quante ore di
lavoro si devono volere per creare certi articoli, dati i
materiali e la tecnologia nel processo. In questo modo
la società punisce il venditore per prendere 12 ore per produrre
una scarpa che viene creata in 3 ore
—
il tempo socialmente necessario
—
da tutti gli altri.
Il lavoro come merce
Ora questo può sembrare un poco astratto, ma quando
arriviamo realmente a conoscere come viene determinato il valore
di una merce possiamo rivolgere la nostra attenzione alla merce
che ci interessa veramente: la forza lavoro. Il valore della
nostra forza lavoro è lo stesso di ogni altra merce,
il tempo di lavoro socialmente necessario per produrla
—
il cibo, gli abiti e il riparo dei quali abbiamo bisogno come
esseri umani per sopravvivere e lavorare.
Poiché la nostra "forza lavoro", la nostra
vitale forza creativa umana che ci permette di produrre tutti i
tipi di cose, è una merce che sotto il capitalismo si compra e
si vende, viene trattata come una cosa e come tale sfruttata. La
caratteristica perversa del capitalismo è che il capitalista ed
il lavoratore si impegnano in uno scambio uguale: il capitalista
paga ai lavoratori l'equivalente del valore della loro forza
lavoro. Ma, durante una giornata di lavoro, i lavoratori non
creano soltanto il valore equivalente dei loro salari, creano
anche un valore aggiuntivo, che è il plusvalore o profitto
discusso sopra. In questo modo con ciascuna nuova giornata
lavorativa il capitalista diventa più ricco mentre i lavoratori
rimangono esattamente nella stessa situazione poiché devono
consumare tutto il loro salario per sopravvivere ed essere nella
condizione di continuare il loro lavoro.
I capitalisti sono i fiduciari della società capitalista.
Controllano il prodotto eccedente e con esso tutto il resto
finché la proprietà privata
—
proprietà di aziende, banche ecc.
—
è la norma. Il capitalista è sempre di guardia per profitti e
nel farlo aumenta la produttività del lavoro a sommità
incredibili.
I capitalisti sfruttano i lavoratori, ma provocano anche la
combinazione rivoluzionaria di quella classe al punto di
produzione. I moderni lavoratori salariati sono saldati insieme
in un regolare organismo economico, la loro produzione
collettiva è la causa di una consapevolezza collettiva e del
desiderio di liberarsi dallo sfruttamento capitalista. Mentre il
sistema capitalista cresce alla maturità produce una classe (la
classe lavoratrice) con la capacità e l'incentivo per creare un
più elevato ordine socioeconomico. Collettivizzando l'economia
staremmo soltanto dando il colpo di grazia ad un sistema
economico sopravvissuto a se stesso e sostituendolo con uno
basato sul bisogno umano piuttosto che sulla fredda avidità
calcolatrice. Arrangiando la proprietà sociale dell'economia con
la sorveglianza democratica, sarebbero a posto le precondizioni
per una nuova società.