Workers Action

a revolutionary socialist organization

 

9 agosto 2012

L'ABC dell'economia marxista

BradForrest

La teoria economica marxista è una risorsa eccellente per comprendere come si evolve il sistema socioeconomico. Alla radice di ogni società vi sono le forze produttive (industria, agricoltura, scienza e tecnologia) e le relazioni della produzione che le persone occupano nel sistema (proprietari, lavoratori, avvocati, agricoltori ecc.).

L'evoluzione da un'epoca della storia ad un'altra non è radicata nelle idee, ma nella produzione. Se la produttività del lavoro si sta sviluppando per esempio attraverso avanzamenti nell'industria, nella scienza ecc. allora il sistema è relativamente progressista. Se la produttività è in declino abbiamo delle situazioni come alla fine dell'impero romano, alla fine del feudalesimo o alla caduta del regime stalinista in Russia, dove la burocrazia ha agito come un freno allo sviluppo dell'economia. Quando avviene una simile decadenza ed esiste una classe sociale organizzata capace di far progredire la società verso una nuova fondazione economica, allora la società può sperimentare un balzo in avanti, una rivoluzione, come le rivoluzioni capitaliste attraverso i secoli dal 17° fino al 19°.

Le traballanti fondamenta del capitalismo

Un proprietario di schiavi da ai suoi schiavi cibo, abiti e riparo ed in compenso prende l'intero prodotto del loro lavoro. Uno schiavo viene sfruttato in un modo piuttosto ovvio. Un servo, sotto il feudalesimo, era legato alla terra e doveva cedere un certo ammontare del suo prodotto al signore feudale oppure lavorare un certo ammontare di tempo gratis nella tenuta del signore. Perciò, anche il servo viene sfruttato in un modo piuttosto ovvio. Il capitalismo funziona nella stessa maniera, ma in un modo molto elusivo e complesso. Tutti questi sistemi prendono dal produttore del lavoro non retribuito, la schiavitù e la servitù ovviamente, il capitalismo indirettamente. Il lavoro non retribuito è chiamato il prodotto del lavoro in eccedenza. Il produttore lavora parte del tempo producendo per il proprio sostentamento, quindi lavora oltre quel punto e ciò che produce è preso senza compensazione dal padrone, signore o datore di lavoro.

Nella società capitalista vi è un velo di mistero in merito a ciò in cui consiste lo sfruttamento dei lavoratori salariati moderni. La spiegazione di questo mistero la dobbiamo a Marx. I profitti sono il lavoro non retribuito della classe lavoratrice. Il padrone paga il salariato una somma di denaro ogni giorno e questo salario assume l'apparenza di compensare tutto il lavoro che il lavoratore realizza. Comunque, dopo avere lavorato, per esempio, quattro ore il lavoratore ha prodotto il valore sufficiente perché il padrone uguagli il suo salario. Ma, invece di andare a casa e decidere che lo scambio è equo, il lavoratore viene fatto rimanere otto ore piene, continuando a lavorare ed a produrre gratis, il che risulta essere il profitto del datore di lavoro.

E' difficile afferrare come viene sfruttata la classe lavoratrice moderna, perché sembra che lo scambio sia pari: "Ricevo un certo salario dal mio padrone e lavoro per il tempo contrattato. Dov'è lo sfruttamento?" Sotto il capitalismo lo stratagemma viene offuscato dalla transazione monetaria che fa sembrare che siamo tutti uguali e dal fatto che il lavoratore viene pagato alla fine delle otto ore. Perché tutto questo viene fatto con denaro, chiamiamo il profitto del proprietario "plusvalore", che in realtà non è diverso affatto dalla schiavitù o dalla servitù, dato che è valore estratto dal lavoratore senza compensazione.

Cos'è una merce?

Ora dobbiamo andare un passo più in profondità nel mistero della società capitalista, la società della merce per eccellenza. E' perché la merce è la cellula economica della società capitalista che Marx decise di aprire il suo capolavoro, Il Capitale, con uno sguardo alla merce.

Al cuore della filosofia marxista vi è il riconoscimento che tutto è in costante movimento e trasformazione attraverso contraddizione. Ed è per questo che ha analizzato la contraddizione intrinseca nell'evoluzione della merce, mostrando il suo movimento ed il suo sviluppo.

Una merce è qualsiasi articolo che può essere venduto in un mercato ed è composta da una contraddizione tra il "valore d'uso" la qualità della merce che può essere compresa ed osservata e consumata ed il "valore di scambio" il valore interno ovvero il valore della merce in relazione al commercio. Il valore di scambio essere misurato soltanto paragonando due merci in rapporto l'un l'altra. Perché?

Marx si chiede, "Come stabiliamo l'uguaglianza tra due oggetti con qualità fisiche differenti"? Se vogliamo scambiare una Bibbia per una bottiglia di whisky, come stabiliamo l'uguaglianza? La risposta non può non si può trovare guardando alle due merci, poiché le loro caratteristiche fisiche sono qualitativamente diverse. La risposta si trova nell'unica cosa che hanno in comune: il tempo di lavoro impiegato per produrle.

Ogni cosa deve possedere un valore d'uso come precondizione per avere un valore di scambio perché se la gente non trova utile un prodotto del lavoro non vuole acquistarlo. Non il tempo di lavoro per ciascuna singola merce, ma il tempo di lavoro "socialmente necessario" impiegato nella sua produzione: il tempo di lavoro "socialmente necessario" viene stabilito alle spalle di ognuno attraverso il mercato. Per esempio, una Bibbia, diciamo il prodotto di un'ora di lavoro, viene scambiata per una bottiglia di whisky, che pure richiede un'ora di lavoro per produrla. Un'ora viene scambiata per un'ora e lo stesso è per ogni altra merce sul mercato, intendendo che stiamo realmente guardando ad una società che produce per tutti gli altri e che scambia tempo di lavoro!

Tramite lo scambio, la società determina quante ore di lavoro si devono volere per creare certi articoli, dati i materiali e la tecnologia nel processo. In questo modo la società punisce il venditore per prendere 12 ore per produrre una scarpa che viene creata in 3 ore il tempo socialmente necessario da tutti gli altri.

Il lavoro come merce

Ora questo può sembrare un poco astratto, ma quando arriviamo realmente a conoscere come viene determinato il valore di una merce possiamo rivolgere la nostra attenzione alla merce che ci interessa veramente: la forza lavoro. Il valore della nostra forza lavoro è lo stesso di ogni altra merce, il tempo di lavoro socialmente necessario per produrla il cibo, gli abiti e il riparo dei quali abbiamo bisogno come esseri umani per sopravvivere e lavorare.

Poiché la nostra "forza lavoro", la nostra vitale forza creativa umana che ci permette di produrre tutti i tipi di cose, è una merce che sotto il capitalismo si compra e si vende, viene trattata come una cosa e come tale sfruttata. La caratteristica perversa del capitalismo è che il capitalista ed il lavoratore si impegnano in uno scambio uguale: il capitalista paga ai lavoratori l'equivalente del valore della loro forza lavoro. Ma, durante una giornata di lavoro, i lavoratori non creano soltanto il valore equivalente dei loro salari, creano anche un valore aggiuntivo, che è il plusvalore o profitto discusso sopra. In questo modo con ciascuna nuova giornata lavorativa il capitalista diventa più ricco mentre i lavoratori rimangono esattamente nella stessa situazione poiché devono consumare tutto il loro salario per sopravvivere ed essere nella condizione di continuare il loro lavoro.

I capitalisti sono i fiduciari della società capitalista. Controllano il prodotto eccedente e con esso tutto il resto finché la proprietà privata proprietà di aziende, banche ecc. è la norma. Il capitalista è sempre di guardia per profitti e nel farlo aumenta la produttività del lavoro a sommità incredibili.

I capitalisti sfruttano i lavoratori, ma provocano anche la combinazione rivoluzionaria di quella classe al punto di produzione. I moderni lavoratori salariati sono saldati insieme in un regolare organismo economico, la loro produzione collettiva è la causa di una consapevolezza collettiva e del desiderio di liberarsi dallo sfruttamento capitalista. Mentre il sistema capitalista cresce alla maturità produce una classe (la classe lavoratrice) con la capacità e l'incentivo per creare un più elevato ordine socioeconomico. Collettivizzando l'economia staremmo soltanto dando il colpo di grazia ad un sistema economico sopravvissuto a se stesso e sostituendolo con uno basato sul bisogno umano piuttosto che sulla fredda avidità calcolatrice. Arrangiando la proprietà sociale dell'economia con la sorveglianza democratica, sarebbero a posto le precondizioni per una nuova società.