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Austerità, aggiustamento e genocidio sociale

Martedì, 24 luglio 2012

Il linguaggio politico & la crisi del debito europea

 

Il linguaggio politico,,, è progettato per fare sembrare sincere le menzogne e rispettabile l'omicidio e per dare l'apparenza di solidità al puro vento.-- George Orwell, “La politica e la lingua inglese,” 1946

 

Il linguaggio politico funziona attraverso eufemismi, impiegando suoni morbidi o semplicemente parole senza senso per descrivere politiche ed obiettivi altrimenti mostruosi e degenerati. Nella crisi europea del debito, il linguaggio politico impiegato da politici, economisti, tecnocrati e banchieri è progettato per fare apparire che delle politiche che creano povertà e sfruttamento siano logiche e ragionevoli. Il linguaggio impiegato include le parole e le frasi: austerità fiscale/consolidamento, aggiustamento strutturale/riforma, flessibilità del lavoro, competitività, crescita. Per comprendere il linguaggio politico, si deve tradurlo. Ciò richiede quattro passi: primo, guardare la retorica stessa come inerentemente senza senso; secondo, esaminare le politiche che vengono intraprese; terzo, osservare gli effetti delle politiche. Infine, se gli effetti non si adattano alla retorica, tuttavia le stesse politiche vengono perseguite ripetutamente, si devono tradurre gli effetti come il vero significato della retorica. Quindi, la retorica ha significato, ma non dalle apparenze.

La crisi del debito ha seguito la crisi finanziaria del 2007-2009, esplodendo prima in Grecia, poi in Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna e minaccia anche di espandersi altrove. Di quelli menzionati, soltanto l'Italia non ha ancora ricevuto un salvataggio. Comunque, se "salvato" oppure no, il popolo dell'Europa viene costretto a sopportare delle "misure d'austerità", un eufemismo politico-economico per taglio della spesa sociale, dello stato sociale, dei servizi sociali, dei posti di lavoro del settore pubblico e tasse crescenti. Lo scopo, gli viene raccontato, è di mettere la sua "casa fiscale in ordine". La gente protesta e scende nelle strade. Lo stato risponde affrontando il popolo con la polizia antisommossa, i manganelli, il gas lacrimogeno, lo spray al pepe ed i proiettili di gomma. Questo viene chiamato "ristabilire l'ordine".

Gli effetti dell'austerità sono di aumentare la povertà, la disoccupazione e la miseria. La gente viene licenziata dal settore pubblico, lo stato sociale ed i sussidi sociali sono ridotti o perduti, le età di pensionamento vengono aumentate per trattenere la gente nella forza lavoro e fuori dal sistema pensionistico, che pure viene tagliato. I tagli all'assistenza sanitaria ed all'istruzione prendono un dazio sociale e fisico, poiché la povertà aumenta il bisogno di una migliore assistenza sanitaria, proprio il sistema che viene smantellato quando è più necessario. Le persone sono sempre più immerse nei debiti e destinate all'indigenza. L'obiettivo, ci viene raccontato, è di ridurre la spesa pubblica in modo che lo stato possa ridurre il suo deficit (il debito annuo).

In Europa, l'austerità è stato il richiamo della sirena di tutte le agenzie, organizzazioni ed individui che rappresentano gli interessi di controllo dell'elite finanziaria. Nel marzo 2010, l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha suggerito all'Europa di impegnarsi in un programma di austerità che duri non meno di sei anni, dal 2011 al 2017, al quale il Financial Times si è riferito come altamente sensato. Nell'aprile del 2010, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRS) la banca centrale delle banche centrali del mondo ha richiesto ai paesi europei di iniziare ad implementare misure d'austerità. Nel giugno del 2010, i ministri delle finanze del G20 hanno acconsentito. Era tempo di entrare nell'era dell'austerità! Il cancelliere tedesco Angela Merkel, l'ostetrica europea dell'austerità, ha dato il buon esempio nella UE imponendo misure d'austerità all'interno in Germania. I leader del G20 si sono incontrati ed hanno accettato che il tempo dello stimolo era giunto alla fine ed era imminente il tempo della povertà dell'austerità. Naturalmente ciò è stato appoggiato dal presidente tecnocratico non eletto della Commissione Europea, José Manuel Barroso. Anche il presidente non eletto del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha concordato, spiegando nella sua inesorabile saggezza economica che l'austerità non ha nessun effetto reale sulla crescita economica. Anche Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), è balzato sul treno dell'austerità, scrivendo sul Financial Times che, “ora è il momento di ripristinare la sostenibilità fiscale. Jaime Caruana, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRS), nel giugno del 2011 ha dichiarato che il bisogno di austerità era più urgente che mai, mentre il presidente della BRS, Christian Noyer, anche governatore della Banca di Francia (e membro del consiglio di amministrazione della BCE), ha dichiarato che, a parte l'austerità, per la Grecia non vi è nessuna possibile soluzione”.

Nell'aprile del 2011, i due presidenti della UE – Barroso e Van Rompuy – hanno sentito che era necessario chiarire (giusto nel caso che il popolo riceva l'idea sbagliata), che: "Alcune persone temono questa opera sia per smantellare lo stato sociale e la protezione sociale... Niente affatto ... E' per salvare questi aspetti fondamentali del modello europeo... Vogliamo assicurarci che le nostre economie siano sufficientemente competitive per creare posti di lavoro e per sostenere il benessere di tutti i nostri cittadini e questo è quello su cui è il nostro lavoro". Comunque, l'anno seguente, il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi (ex governatore della Banca d'Italia), in un'intervista al Wall Street Journal ha dichiarato che, "non vi era nessuna alternativa al consolidamento fiscale", intendendo l'austerità, e che il contratto sociale dell'Europa era "obsoleto" ed il modello sociale era "già morto. Comunque, ha spiegato Draghi, adesso era necessario promuovere la "crescita", aggiungendo, ed è per questo che le riforme strutturali sono così importanti.

Così i "pacchetti d'austerità" prepareranno quindi lo stato e l'economia per la fase successiva, che, ci viene raccontato, renderebbe il paese "competitivo" e produrrebbe "crescita". Questo è come il paese salderebbe il proprio debito totale, al quale i deficit semplicemente si aggiungono. Questo processo viene chiamato "aggiustamento strutturale" (o "riforma strutturale") e richiede la "competitività" per facilitare la "crescita".

Come possiamo tradurre in generale "austerità" in povertà, possiamo tradurre "aggiustamento strutturale" in sfruttamento. Dopo tutto, niente va meglio con la povertà che lo sfruttamento! Come l'"aggiustamento strutturale" diventa sfruttamento? Ben attraverso la competitività e la crescita, naturalmente! Aggiustamento strutturale significa che lo stato liberalizza l'economia, così tutto viene deregolamentato, tutti i beni statali sono privatizzati, come strade, ospedali, aeroporti, fiumi, sistemi idrici, minerali, risorse, aziende statali, servizi ecc. Questo, come dice il racconto, incoraggerà gli "investimenti" nel paese quando esso "ne ha più bisogno". Questa idea suggerisce che le banche e le società straniere entreranno nel "mercato" e quindi con i loro nuovi investimenti creeranno nuove industrie, impiegheranno gente locale, rianimeranno l'economia e con il "gocciolamento" dalle più produttive e redditizie, tutta la società si eleverà in livelli di vita ed opportunità.

Ma prima, devono essere assunte simultaneamente altre misure di "aggiustamento strutturale". Una delle più importanti viene chiamata "flessibilità del lavoro". Questo significa che se si hanno salari, orari, sussidi, pensioni protetti... bene, ora non si hanno! Se si è membri di un sindacato, o ci si impegna nella contrattazione collettiva (che ha a sua disposizione la minaccia dello sciopero), presto non lo si sarà. Ciò viene compiuto perché, come dice la narrazione, i salari devono essere diminuiti per aumentare la competitività della forza lavoro. Posto semplicemente, se meno denaro va al lavoro durante il processo di produzione, quello che viene prodotto in definitiva sarà più conveniente "sul mercato" e così diventerà più allettante per i potenziali compratori. In questo modo, con salari più bassi arrivano profitti maggiori. Lo stesso presidente della BCE Mario Draghi ha enfatizzato che le "riforme strutturali" di cui l'Europa ha bisogno sono "le riforme di mercato dei prodotti e dei servizi" e quindi "la riforma del mercato del lavoro che assume forme diverse in paesi diversi". Ha aggiunto che il punto era "rendere più flessibili ed anche più giusti di quanto lo siano oggi i mercati del lavoro". Non è questo piacevole? Vuole rendere "più giusti" i mercati del lavoro. Quello che questo significa è che, dal momento che alcuni paesi hanno delle protezioni per vari lavoratori, ciò è ingiusto per i lavoratori che non hanno nessuna protezione, perché, come ha spiegato Draghi, "in questi paesi vi è un mercato del lavoro duale: altamente flessibile per la parte giovane della popolazione... [e] altamente inflessibile per la parte protetta della popolazione". Quindi, al presente i mercati del lavoro sono ingiusti in tale regolazione perché mettono tutto il peso della flessibilità sulla parte giovane della popolazione". Così per rendere "giusti" i mercati del lavoro, tutti dovrebbero essere ugualmente sfruttabili e quindi ugualmente flessibili.

La flessibilità del lavoro aiuterà il vostro paese a "specializzarsi" nel produrre una o alcune merci selezionate, che si possono produrre meglio, più a buon mercato e più che in qualsiasi altro luogo. Quindi l'economia avrà successo e la vita di tutti prospererà e crescerà... soltanto non i loro salari. Questo viene lasciato al "gocciolamento" da coloro i cui salari sono aumentati, le aziende, le banche e gli alti funzionari e dirigenti governativi. Questo perché loro si assumono tutto il rischio (ricordate che non si rischia nulla quando si accetta passivamente che il salario ed il livello di vita siano diminuiti rapidamente), e così loro dovrebbero prendere tutta la ricompensa. E poiché la loro ricompensa è così enorme, grandi avanzi cadranno dalla loro tavola e sul pavimento, per i quali possono lottare gli schiavi salariati di sotto. Secondo le leggi di quello che posso soltanto assumere sia "magico", questo alla fine solleverà gli oppressi da una vita di povertà e di lavoro e tutti godranno dei frutti di stare in un moderno, tecnologico, democratico paradiso capitalista! La favola dice più o meno così.

Il reale, prevedibile e provato risultato dell'"aggiustamento strutturale" rivolti a raggiungere la "crescita" attraverso la "competitività" è lo sfruttamento. La privatizzazione dell'economia permette alle banche ed alle grandi società straniere di entrare e di acquistare l'intera economia, le risorse, le merci, le infrastrutture e la ricchezza. Perché quando fa così il paese è sempre in crisi, tutto viene venduto molto a buon prezzo, centesimi di dollaro. Questo perché le grandi società e le banche stanno facendo al governo ed al popolo un favore investendo in un paese che è un grande rischio. Il denaro che lo stato ottiene da queste vendite viene registrato come "entrata" e contribuisce a ridurre il debito annuo (deficit). Comunque, il risultato per il popolo è che hanno luogo licenziamenti di massa, i prezzi dei prodotti aumentano, i costi dei servizi si incrementano e così aumenta la povertà. Ma le privatizzazioni hanno dei benefici, ricordate, essa incoraggia la "competitività". Se tutto viene privatizzato, tutti competerebbero con ciascun altro per produrre i beni migliori ai costi più bassi e tutti possono successivamente prosperare assieme in una società dell'abbondanza.

Ciò che accade realmente è che le società multinazionali e le banche, che già possiedono la maggior parte delle risorse mondiali, ora ne possiedono anche altre. Questo non è competitivo perché in definitiva sono tutte dei cartelli e colludono assieme nello sfruttare vaste risorse e beni da tutto il mondo. Competono nel senso di vedere quale può sfruttare, produrre e controllare più dell'altra. Ma in fondo a questo sistema, tutti gli altri diventano più poveri. Questa viene chiamata "competitività", ma ciò che realmente significa è controllo. Così se l'economia ha bisogno di diventare più competitiva, quello che viene detto realmente è che ha bisogno di trovarsi più sotto controllo e, naturalmente, in mani aziendali e finanziarie private.

Le industrie statali vengono semplicemente chiuse, i dipendenti licenziati ed il prodotto o la risorsa di cui quell'industria era responsabile per la produzione viene quindi importato da un altro paese/grande impresa. Una grande società prende il controllo su quel bene/risorsa domestica e quindi lo estrae/produce per se stessa. Ma questo richiede il lavoro. E' una cosa buona che la forza lavoro abbia avuto la schiena spezzata attraverso l'austerità e l'aggiustamento, perché ora non vi è più nessun posto di lavoro, salario, orario, sindacato o diritto dei lavoratori in generale protetto. Così, la popolazione è libera di essere sfruttata per orari lunghi e salari minimi. Questo rende che ciò che sta producendo sia più economico e, così, più "competitivo". Questo può diventare estremamente redditizio per le multinazionali e per le banche che hanno assunto tutti i rischi in questo intero processo (ricordate: le persone non contano, avevano molto poco con cui cominciare, così perdono molto poco. Loro hanno molto e così molto di più da perdere. Questo è ciò che significa rischio). Se i lavoratori tentano di formare dei sindacati o di organizzarsi e domandare salari più alti, l'impresa può semplicemente minacciare di chiudere lo stabilimento e di trasferire i posti di lavoro in qualche altro posto con una forza lavoro più "flessibile". Oppure l'impresa può semplicemente assumere immigrati locali (o mandarne dentro altri) e pagarli meno per più ore e lasciare i locali senza lavoro. Questa viene chiamata "flessibilità del lavoro". Flessibilità del lavoro si traduce come lavoro a buon mercato per portare tutti giù ad un livello ugualmente basso di standard del lavoratore e, così, incoraggiare l'"utilizzazione", che significa sfruttamento.

Nel 'Terzo Mondo' questo è stato realizzato nel modo migliore attraverso quelle che sono chiamate "Zone di lavorazione delle esportazioni (EPZ)", un termine che viene utilizzato per descrivere un'area designata al di fuori del controllo dello stato nelle quali le multinazionali possono installare fabbriche per sfruttare liberamente il lavoro come preferiscono. Le merci sono mandate dentro, vengono prodotti i beni nelle EPZ da dove sono poi esportati all'estero, liberi della fastidiosa tassazione e regolamentazione nazionale. In definitiva, le EPZ sono delle mini colonie aziendali. Alla fine del maggio 2012, è stato riportato che la Germania stava cercando delle "alternative" al suo concentrarsi esclusivo sull'austerità e successivamente è spuntata con un piano in sei punti per la "crescita". Uno dei punti più rilevanti di Berlino era di istituire delle "speciali zone economiche da crearsi nei paesi colpiti dalla crisi alla periferia della zona euro", poiché gli investitori stranieri potrebbero essere attratti in quelle zone attraverso incentivi fiscali e norme più allentate”.  Sostanzialmente, sono delle EPZ per l'eurozona. Il piano richiede anche la costituzione di amministrazioni fiduciarie che organizzerebbero la svendita dei beni statali in schemi di privatizzazione massiccia. Inoltre, ciò che è necessario, secondo Berlino, si doveva istituire un "sistema educativo duale, che combina un'istruzione pratica standardizzata in una scuola professionale con un apprendistato nello stesso campo in un'impresa allo scopo di combattere l'alta disoccupazione giovanile". In altre parole, più nessuna istruzione accademica o intellettuale per i giovani, ma piuttosto "professionale" ovvero istruzione orientata al lavoro, per non permettere che le aspettative dei giovani si levino troppo lontano e semplicemente per prepararli ad una vita di 'lavoro' conseguendo le necessarie abilità professionali. E, naturalmente, il piano per la "crescita" della Germania include anche più sforzi nell'istituire la "flessibilità del lavoro", che comprenderebbe "l'allentamento delle misure che rendono difficile licenziare i dipendenti permanenti e creare relazioni di impiego con carichi fiscali e contributi alla sicurezza sociale inferiori". In altre parole, rendere facile licenziare i lavoratori, avere salari più bassi ed eliminare i sussidi.

Economisti e politici parlano spesso del bisogno di "utilizzare la flessibilità del lavoro per incrementare la competitività e realizzare la crescita". Quello che stanno realmente sostenendo è che hanno bisogno di sfruttare il lavoro a basso costo per aumentare il controllo ed ottenere profitti e potere. Lucas Papademos è stato installato (non eletto) come primo ministro "tecnocratico"della Grecia nel novembre 2011, allo scopo di "aiutare" la Grecia ad intraprendere delle "riforme" imperative. Papademos era il candidato perfetto per il compito: è stato un economista educato negli USA, ha servito nel consiglio della Federal Reserve Bank di Boston, è stato capo economista alla Banca di Grecia, è diventato governatore della banca nel 1994, dove ha soprinteso alla conversione della Grecia nell'euro e, nel 2012, è entrato a far parte del consiglio della Banca Centrale Europea, dove è diventato vicepresidente sotto Jean-Claude Trichet.

In un'intervista al Financial Times nel 2005 mentre era vicepresidente della Banca Centrale Europea (BCE), Lucas Papademos ha affermato che il potenziale di "crescita" europea sembrava buono, ma, ha aggiunto: "Vi è il rischio che, a meno che vi siano dei cambiamenti nelle politiche – più riforme nei mercati del lavoro e dei prodotti – come pure nel comportamento degli agenti economici privati, questa scala [di crescita] può dover essere riveduta verso il basso". Ha spiegato che "il modo principale in cui questa crescita potenziale possa aumentare è attraverso politiche che accrescano la crescita della produttività ed aumentino l'utilizzazione del lavoro aumentando le ore medie lavorate ed il tasso di partecipazione del mercato del lavoro e rendendo questo mercato più flessibile ed adattabile”. Nel maggio del 2010, il governatore della Banca d'Inghilterra Mervyn King ha dichiarato che l'eurozona aveva bisogno di “riforme strutturali, cambiamenti nei salari e nei prezzi nei paesi che necessitano di ricuperare competitività". Anche l'ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet aveva enfatizzato che ciò che era necessario era un programma di austerità fiscale, “accompagnato da riforme strutturali, per promuovere la crescita a lungo termine”. In altre parole, ciò che era necessario era l'impoverimento, accompagnato dallo sfruttamento per promuovere i profitti a lungo termine.

La Struttura di Stabilità Finanziaria Europea (EFSF), il fondo di salvataggio dell'area euro, era diretto da un uomo di nome Klaus Regling. In un articolo che ha scritto per The Banker, Regling ha enfatizzato che i fondi dell'EFSF arriverebbero con delle condizioni, incluse, naturalmente, misure d'austerità, ma, anche, "riforme strutturali, come la modernizzazione delle amministrazioni pubbliche, il miglioramento del rendimento del mercato del lavoro e l'accrescimento dei sistemi fiscali, allo scopo di incrementare la competitività ed il potenziale di crescita di un paese”. In altre parole, le condizioni imposte ai paesi che ricevono un salvataggio ammonterebbero ad un programma di impoverimento (“austerità”), combinato con accresciuto sfruttamento ("riforme strutturali"), attraverso la privatizzazione di industrie e beni statali ("modernizzazione dell'amministrazione pubblica"), creando una forza lavoro a buon mercato ("miglioramento del rendimento del mercato del lavoro"), estraendo tutta la rimanente ricchezza domestica ("accrescimento dei sistemi fiscali"), destinate ad aumentare il controllo ("competitività") ed i profitti ("crescita").

Mario Draghi, come presidente della BCE, ha richiesto un "patto per la crescita" (ovvero un "patto per il profitto") per l'Europa, che vada a fianco del "patto fiscale" (ovvero "patto della povertà"). Questo ha raccolto le adesioni del nuovo presidente della Francia Francois Hollande, di Angela Merkel e di José Manuel Barroso. La Merkel , comunque, si è assicurata di enfatizzare che la crescita sarebbenella forma di riforme strutturali.

Alla combinazione di "austerità fiscale" e di "riforme strutturali" ci si riferisce generalmente come a "programma di aggiustamento strutturale completo" ovvero ad una "ristrutturazione dell'economia". Questo linguaggio è importante da comprendere perché "ristrutturazione" come termine viene utilizzato per descrivere due processi: uno, è ciò che è necessario per impedire ad un paese di andare in default sul proprio debito e per fare ritornare il paese ad un periodo di crescita; e, dall'altra parte, "ristrutturazione" viene utilizzato per descrivere ciò che accade dopo che un paese va in default. In entrambe le situazioni i termini sono gli stessi e così sono le politiche, sebbene in un default siano inflitte più severamente. Proprio il processo che, ci viene raccontato, dobbiamo sopportare per prevenire un default è esattamente lo stesso che dobbiamo subire dopo un default. Così, la combinazione di austerità fiscale ed aggiustamento strutturale è, in realtà, un lento e doloroso default.

Questa combinazione di austerità e aggiustamento equivale ad un programma e ad un effetto di devastazione sociale. Così, i termini "programma di aggiustamento strutturale", "ristrutturazione" e “default” in realtà si traducono in genocidio sociale. Questi tre termini forniscono ulteriore comprensione del loro utilizzo: il sistema di classe è quello che viene ristrutturato, poiché le classi medie vengono eliminate e spinte nella povertà, i poveri sono resi indigenti e l'elite diventa concentrata ed in controllo totale; il sistema politico ed economico viene aggiustato per adattarsi a questa ristrutturazione e la promessa che è stata raccontata dovunque al popolo, che i suoi leader e la società esistono per servire i suoi interessi, è ciò su cui si va in default. Lo stato non va in default, è il 'contratto sociale' che è andato in default. Proprio come ha dichiarato Mario Draghi al Wall Street Journal, “il modello sociale europeo è già perduto Il consolidamento fiscale è inevitabile nell'impianto esistente e guadagna il tempo necessario per le riforme strutturali". Quindi, genocidio sociale.

Come scrisse George Orwell nel suo saggio del 1946, "il linguaggio politico deve consistere in gran parte di eufemismi, di tesi indimostrate e di vaghezza nebulosa assoluta". Ma dietro alle parole che sono utilizzate rimangono l'intenzione ed il significato. Quando traduciamo il linguaggio politico della crisi del debito europea, esso rivela un programma mostruoso di impoverimento e di sfruttamento. Così, vediamo anche la necessità del linguaggio politico per coloro che lo utilizzano: per ovvie ragioni non si possono sostenere apertamente programmi di impoverimento e di sfruttamento, così vengono utilizzati termini come "consolidamento fiscale" e "riforma strutturale", perché sono vaghi ed oscuri.

In definitiva, si può farla franca dichiarando che "abbiamo bisogno di un programma di austerità comprensivo accresciuto da riforme strutturali, come la flessibilità del lavoro, destinata ad incrementare la competitività e facilitare la crescita", rispetto a "Abbiamo bisogno di impoverire rapidamente le nostre popolazioni, che quindi sfrutteremo nella misura del possibile, come creando una forza lavoro a buon mercato, che aumenterebbe il controllo dell'elite e genererebbe profitti privati". Onestà e franchezza simili porterebbero alla rivolta, così, viene invece utilizzato il linguaggio politico. In Europa, il linguaggio politico è parte di una 'dialettica del potere' che sostiene politiche e programmi che mirano a portare di più a coloro che già possiedono il massimo e di prendere da tutto il resto, di impoverire, sfruttare ed opprimere; di saccheggiare, profittare e punire.

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Andrew Gavin Marshall è un ricercatore e scrittore indipendente residente a Montreal, Canada, che scrive di numerose questioni sociali, politiche, economiche e storiche. E' inoltre direttore di progetto di The People’s Book Project. Presenta inoltre un programma podcast settimanale, “Empire, Power, and People,” su BoilingFrogsPost.com.