Il linguaggio politico,,, è progettato per fare
sembrare sincere le menzogne e rispettabile l'omicidio e per
dare l'apparenza di solidità al puro vento.--
George Orwell, “La
politica e la lingua inglese,”
1946
Il linguaggio politico funziona attraverso eufemismi,
impiegando suoni morbidi o semplicemente parole senza senso per
descrivere politiche ed obiettivi altrimenti mostruosi e
degenerati. Nella crisi europea del debito, il linguaggio
politico impiegato da politici, economisti, tecnocrati e
banchieri è progettato per fare apparire che delle politiche che
creano povertà e sfruttamento siano logiche e ragionevoli. Il
linguaggio impiegato include le parole e le frasi: austerità
fiscale/consolidamento, aggiustamento strutturale/riforma,
flessibilità del lavoro, competitività, crescita. Per
comprendere il linguaggio politico, si deve tradurlo. Ciò
richiede quattro passi: primo, guardare la retorica stessa come
inerentemente senza senso; secondo, esaminare le politiche che
vengono intraprese; terzo, osservare gli effetti delle
politiche. Infine, se gli effetti non si adattano alla retorica,
tuttavia le stesse politiche vengono perseguite ripetutamente,
si devono tradurre gli effetti come il vero significato
della retorica. Quindi, la retorica ha significato, ma non dalle
apparenze.
La crisi del debito ha seguito la crisi finanziaria del
2007-2009, esplodendo prima in Grecia, poi in Irlanda,
Portogallo, Italia e Spagna e minaccia anche di espandersi
altrove. Di quelli menzionati, soltanto l'Italia non ha ancora
ricevuto un salvataggio. Comunque, se "salvato" oppure no, il
popolo dell'Europa viene costretto a sopportare delle "misure
d'austerità", un eufemismo politico-economico per taglio della
spesa sociale, dello stato sociale, dei servizi sociali, dei
posti di lavoro del settore pubblico e tasse crescenti. Lo
scopo, gli viene raccontato, è di mettere la sua "casa fiscale
in ordine". La gente protesta e scende nelle strade. Lo stato
risponde affrontando il popolo con la polizia antisommossa, i
manganelli, il gas lacrimogeno, lo spray al pepe ed i proiettili
di gomma. Questo viene chiamato "ristabilire l'ordine".
Gli effetti dell'austerità sono di aumentare la povertà, la
disoccupazione e la miseria. La gente viene licenziata dal
settore pubblico, lo stato sociale ed i sussidi sociali sono
ridotti o perduti, le età di pensionamento vengono aumentate per
trattenere la gente nella forza lavoro e fuori dal sistema
pensionistico, che pure viene tagliato. I tagli all'assistenza
sanitaria ed all'istruzione prendono un dazio sociale e fisico,
poiché la povertà aumenta il bisogno di una migliore
assistenza sanitaria, proprio il sistema che viene smantellato
quando è più necessario. Le persone sono sempre più immerse nei
debiti e destinate all'indigenza. L'obiettivo, ci viene
raccontato, è di ridurre la spesa pubblica in modo che lo stato
possa ridurre il suo deficit (il debito annuo).
In Europa, l'austerità è stato il richiamo della sirena di
tutte le agenzie, organizzazioni ed individui che rappresentano
gli interessi di controllo dell'elite finanziaria. Nel marzo
2010, l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
Economico) ha suggerito all'Europa di impegnarsi in un programma
di austerità che duri non meno di sei anni, dal 2011 al 2017, al
quale il
Financial Times
si è riferito come
“altamente sensato”.
Nell'aprile del 2010, la Banca dei Regolamenti Internazionali
(BRS) – la
banca centrale delle banche centrali del mondo – ha
richiesto ai paesi europei di
iniziare ad implementare misure
d'austerità.
Nel giugno del 2010, i ministri delle finanze del G20 hanno
acconsentito. Era tempo di entrare nell'era dell'austerità! Il
cancelliere tedesco
Angela Merkel,
l'ostetrica europea dell'austerità, ha dato il buon esempio
nella UE
imponendo misure d'austerità
all'interno in Germania. I leader del G20 si sono incontrati ed
hanno accettato che il tempo dello stimolo era giunto alla fine
ed era imminente
il tempo della povertà dell'austerità.
Naturalmente ciò è stato appoggiato dal presidente tecnocratico
non eletto della Commissione Europea,
José Manuel Barroso.
Anche il
presidente non eletto del Consiglio Europeo,
Herman Van Rompuy,
ha
concordato, spiegando nella sua inesorabile saggezza economica
che l'austerità “non ha nessun effetto reale sulla
crescita economica”.
Anche
Jean-Claude Trichet,
presidente della Banca Centrale Europea (BCE), è balzato sul
treno dell'austerità, scrivendo sul
Financial Times
che, “ora è il momento di ripristinare la
sostenibilità fiscale”. Jaime Caruana,
direttore generale della
Banca dei Regolamenti Internazionali (BRS), nel giugno del 2011
ha dichiarato che il bisogno di austerità era
“più urgente”
che mai, mentre il presidente della BRS,
Christian Noyer,
anche governatore della Banca di Francia (e membro del consiglio
di amministrazione della BCE), ha dichiarato che, a parte
l'austerità, per la Grecia
“non vi è nessuna possibile soluzione”.
Nell'aprile del 2011, i due presidenti della UE – Barroso
e Van Rompuy – hanno
sentito che era necessario chiarire (giusto nel caso che il
popolo riceva l'idea sbagliata), che: "Alcune persone
temono
questa opera sia per smantellare lo
stato sociale
e la protezione sociale... Niente affatto ... E' per salvare
questi aspetti fondamentali del modello europeo... Vogliamo
assicurarci che le nostre economie siano sufficientemente
competitive per creare posti di lavoro e per sostenere il
benessere di tutti i nostri cittadini e questo è quello su cui è
il nostro lavoro". Comunque, l'anno seguente, il nuovo
presidente della Banca Centrale Europea,
Mario Draghi (ex governatore della Banca d'Italia), in
un'intervista al
Wall
Street Journal
ha dichiarato che, "non vi era nessuna
alternativa al consolidamento fiscale", intendendo l'austerità,
e che il contratto sociale dell'Europa era "obsoleto" ed
il modello sociale era "già morto”.
Comunque, ha spiegato Draghi, adesso era necessario promuovere
la "crescita", aggiungendo,
“ed è per questo che le riforme
strutturali sono così importanti”.
Così i "pacchetti d'austerità" prepareranno quindi lo stato
e l'economia per la fase successiva, che, ci viene raccontato,
renderebbe il paese "competitivo" e produrrebbe "crescita".
Questo è come il paese salderebbe il proprio debito totale, al
quale i deficit semplicemente si aggiungono. Questo processo
viene chiamato "aggiustamento strutturale" (o "riforma
strutturale") e richiede la "competitività" per facilitare la
"crescita".
Come possiamo tradurre in generale "austerità" in povertà,
possiamo tradurre "aggiustamento strutturale" in
sfruttamento. Dopo tutto, niente va meglio con la povertà
che lo sfruttamento! Come l'"aggiustamento strutturale" diventa
sfruttamento? Ben attraverso la competitività e la crescita,
naturalmente! Aggiustamento strutturale significa che lo
stato liberalizza l'economia, così tutto viene
deregolamentato, tutti i beni statali sono privatizzati, come
strade, ospedali, aeroporti, fiumi, sistemi idrici, minerali,
risorse, aziende statali, servizi ecc. Questo, come dice il
racconto, incoraggerà gli "investimenti" nel paese quando esso
"ne ha più bisogno". Questa idea suggerisce che le banche e le
società straniere entreranno nel "mercato" e quindi con i loro
nuovi investimenti creeranno nuove industrie, impiegheranno
gente locale, rianimeranno l'economia e con il "gocciolamento"
dalle più produttive e redditizie, tutta la società si eleverà
in livelli di vita ed opportunità.
Ma prima, devono essere assunte simultaneamente altre
misure di "aggiustamento strutturale". Una delle più
importanti viene chiamata "flessibilità del lavoro". Questo
significa che se si hanno salari, orari, sussidi, pensioni
protetti... bene, ora non si hanno! Se si è membri di un
sindacato, o ci si impegna nella contrattazione collettiva (che
ha a sua disposizione la minaccia dello sciopero), presto non lo
si sarà. Ciò viene compiuto perché, come dice la narrazione, i
salari devono essere diminuiti per aumentare la
competitività della forza lavoro. Posto semplicemente, se
meno denaro va al lavoro durante il processo di produzione,
quello che viene prodotto in definitiva sarà più conveniente
"sul mercato" e così diventerà più allettante per i potenziali
compratori. In questo modo, con salari più bassi arrivano
profitti maggiori. Lo stesso presidente della BCE Mario Draghi
ha enfatizzato che le "riforme strutturali" di cui l'Europa ha
bisogno sono "le riforme di mercato dei prodotti e dei servizi"
e quindi "la riforma del mercato del lavoro che assume forme
diverse in paesi diversi". Ha aggiunto che il punto era "rendere
più flessibili ed anche più giusti di quanto lo siano oggi i
mercati del lavoro". Non è questo piacevole? Vuole rendere "più
giusti" i mercati del lavoro. Quello che questo significa è
che, dal momento che alcuni paesi hanno delle protezioni per
vari lavoratori, ciò è ingiusto per i lavoratori che
non hanno nessuna protezione, perché, come ha spiegato Draghi,
"in questi paesi vi è un mercato del lavoro duale: altamente
flessibile per la parte giovane della popolazione... [e]
altamente inflessibile per la parte protetta della popolazione".
Quindi,
“al presente i mercati del lavoro sono
ingiusti in tale regolazione perché mettono tutto il peso della flessibilità sulla
parte giovane della popolazione". Così per rendere "giusti" i
mercati del lavoro, tutti dovrebbero essere ugualmente
sfruttabili e quindi ugualmente flessibili.
La flessibilità del lavoro aiuterà il vostro paese a
"specializzarsi" nel produrre una o alcune merci selezionate,
che si possono produrre meglio, più a buon mercato e più che in
qualsiasi altro luogo. Quindi l'economia avrà successo e la vita
di tutti prospererà e crescerà... soltanto non i loro
salari. Questo viene lasciato al "gocciolamento" da coloro i cui
salari sono aumentati, le aziende, le banche e gli alti
funzionari e dirigenti governativi. Questo perché loro si
assumono tutto il rischio (ricordate che non si
rischia nulla quando si accetta passivamente che il salario
ed il livello di vita siano diminuiti rapidamente), e così loro
dovrebbero prendere tutta la ricompensa. E poiché la loro
ricompensa è così enorme, grandi avanzi cadranno dalla loro
tavola e sul pavimento, per i quali possono lottare gli schiavi
salariati di sotto. Secondo le leggi di quello che posso
soltanto assumere sia "magico", questo alla fine
solleverà gli oppressi
da una vita di povertà e di lavoro e tutti godranno dei
frutti di stare in un moderno, tecnologico, democratico paradiso
capitalista! La favola dice più o meno così.
Il reale, prevedibile e provato risultato
dell'"aggiustamento strutturale" rivolti a raggiungere la
"crescita" attraverso la "competitività" è lo sfruttamento. La
privatizzazione dell'economia permette alle banche ed alle
grandi società straniere di entrare e di acquistare l'intera
economia, le risorse, le merci, le infrastrutture e la
ricchezza. Perché quando fa così il paese è sempre in crisi,
tutto viene venduto molto a buon prezzo, centesimi di
dollaro. Questo perché le grandi società e le banche stanno
facendo al governo ed al popolo un favore investendo in
un paese che è un grande rischio. Il denaro che lo
stato ottiene da queste vendite viene registrato come "entrata"
e contribuisce a ridurre il debito annuo (deficit). Comunque, il
risultato per il popolo è che hanno luogo licenziamenti di
massa, i prezzi dei prodotti aumentano, i costi dei servizi si
incrementano e così aumenta la povertà. Ma le privatizzazioni
hanno dei benefici, ricordate, essa incoraggia la
"competitività". Se tutto viene privatizzato, tutti
competerebbero con ciascun altro per produrre i beni migliori ai
costi più bassi e tutti possono successivamente prosperare
assieme in una società dell'abbondanza.
Ciò che accade realmente è che le società multinazionali e
le banche, che già possiedono la maggior parte delle risorse
mondiali, ora ne possiedono anche altre. Questo non è
competitivo perché in definitiva sono tutte dei cartelli e
colludono assieme nello sfruttare vaste risorse e beni da tutto
il mondo. Competono nel senso di vedere quale può sfruttare,
produrre e controllare più dell'altra. Ma in fondo a questo
sistema, tutti gli altri diventano più poveri. Questa viene
chiamata "competitività", ma ciò che realmente significa è
controllo. Così se l'economia ha bisogno di diventare più
competitiva, quello che viene detto realmente è che ha
bisogno di trovarsi più sotto controllo e, naturalmente, in mani
aziendali e finanziarie private.
Le industrie statali vengono semplicemente chiuse, i
dipendenti licenziati ed il prodotto o la risorsa di cui
quell'industria era responsabile per la produzione viene quindi
importato da un altro paese/grande impresa. Una grande società
prende il controllo su quel bene/risorsa domestica e quindi lo
estrae/produce per se stessa. Ma questo richiede il lavoro. E'
una cosa buona che la forza lavoro abbia avuto la schiena
spezzata attraverso l'austerità e l'aggiustamento, perché ora
non vi è più nessun posto di lavoro, salario, orario, sindacato
o diritto dei lavoratori in generale protetto. Così, la
popolazione è libera di essere sfruttata per orari lunghi e
salari minimi. Questo rende che ciò che sta producendo sia più
economico e, così, più "competitivo". Questo può diventare
estremamente redditizio per le multinazionali e per le banche
che hanno assunto tutti i rischi in questo intero
processo (ricordate: le persone non contano, avevano molto poco
con cui cominciare, così perdono molto poco. Loro hanno molto e
così molto di più da perdere. Questo è ciò che significa
rischio). Se i lavoratori tentano di formare dei sindacati
o di organizzarsi e domandare salari più alti, l'impresa può
semplicemente minacciare di chiudere lo stabilimento e di
trasferire i posti di lavoro in qualche altro posto con una
forza lavoro più "flessibile". Oppure l'impresa può
semplicemente assumere immigrati locali (o mandarne dentro altri)
e pagarli meno per più ore e lasciare i locali senza lavoro.
Questa viene chiamata "flessibilità del lavoro". Flessibilità
del lavoro si traduce come lavoro a buon mercato per
portare tutti giù ad un livello ugualmente basso di standard del
lavoratore e, così, incoraggiare l'"utilizzazione", che
significa sfruttamento.
Nel 'Terzo Mondo' questo è stato realizzato nel modo
migliore attraverso quelle che sono chiamate "Zone di
lavorazione delle esportazioni (EPZ)", un termine che viene
utilizzato per descrivere un'area designata al di fuori del
controllo dello stato nelle quali le multinazionali possono
installare fabbriche per sfruttare liberamente il lavoro come
preferiscono. Le merci sono mandate dentro, vengono prodotti i
beni
nelle EPZ da dove sono poi esportati all'estero, liberi della
fastidiosa tassazione e regolamentazione nazionale. In
definitiva, le EPZ sono delle mini colonie aziendali. Alla fine
del maggio 2012, è stato riportato che la Germania
stava cercando delle "alternative" al suo concentrarsi esclusivo
sull'austerità e successivamente è spuntata con un piano in sei
punti per la "crescita". Uno dei punti più rilevanti di Berlino
era di istituire delle "speciali zone economiche da crearsi nei
paesi colpiti dalla crisi alla periferia della zona euro",
poiché
“gli investitori stranieri potrebbero
essere attratti in quelle zone attraverso incentivi fiscali e
norme più allentate”.
Sostanzialmente, sono delle EPZ per l'eurozona. Il piano
richiede anche la costituzione di amministrazioni fiduciarie che
organizzerebbero la svendita dei beni statali in schemi di
privatizzazione massiccia. Inoltre, ciò che è necessario,
secondo Berlino, si doveva istituire un "sistema educativo duale,
che combina un'istruzione pratica standardizzata in una scuola
professionale con un apprendistato nello stesso campo in
un'impresa allo scopo di combattere l'alta disoccupazione
giovanile". In altre parole, più nessuna istruzione accademica o
intellettuale per i giovani, ma piuttosto "professionale" ovvero
istruzione orientata al lavoro, per non permettere che le
aspettative dei giovani si levino troppo lontano e semplicemente
per prepararli ad una vita di 'lavoro' conseguendo le necessarie
abilità professionali. E, naturalmente, il piano per la "crescita"
della Germania include anche più sforzi nell'istituire la "flessibilità
del lavoro", che comprenderebbe "l'allentamento delle misure che
rendono difficile licenziare i dipendenti permanenti e creare
relazioni di impiego con carichi fiscali e contributi alla
sicurezza sociale inferiori". In altre parole, rendere facile
licenziare i lavoratori, avere salari più bassi ed eliminare i
sussidi.
Economisti e politici parlano spesso del bisogno di "utilizzare
la flessibilità del lavoro per incrementare la competitività e
realizzare la crescita". Quello che stanno realmente sostenendo
è che hanno bisogno di sfruttare il lavoro a basso costo per
aumentare il controllo ed ottenere profitti e potere.
Lucas Papademos è stato
installato (non eletto) come primo ministro "tecnocratico"della
Grecia nel novembre 2011, allo scopo di "aiutare" la Grecia ad
intraprendere delle "riforme" imperative. Papademos
era il candidato perfetto per il compito: è stato un economista
educato negli USA, ha servito nel consiglio della
Federal Reserve Bank di Boston,
è stato capo economista alla Banca di Grecia, è diventato
governatore della banca nel 1994, dove ha soprinteso alla
conversione della Grecia nell'euro e, nel 2012, è entrato a far
parte del consiglio della Banca Centrale Europea, dove è
diventato vicepresidente sotto
Jean-Claude Trichet.
In un'intervista al
Financial Times nel 2005 mentre era vicepresidente della
Banca Centrale Europea (BCE),
Lucas Papademos ha affermato
che il potenziale di "crescita" europea sembrava buono, ma, ha
aggiunto: "Vi è il rischio che, a meno che vi siano dei
cambiamenti nelle politiche – più riforme nei mercati del lavoro
e dei prodotti – come pure nel comportamento degli agenti
economici privati, questa scala [di crescita] può dover essere
riveduta verso il basso". Ha spiegato che "il modo principale in
cui questa crescita potenziale possa aumentare è attraverso
politiche che accrescano la crescita della produttività ed
aumentino l'utilizzazione del lavoro aumentando le ore medie
lavorate ed il tasso di partecipazione del mercato del lavoro e
rendendo questo mercato più flessibile
ed adattabile”. Nel maggio del 2010, il governatore della Banca d'Inghilterra Mervyn King ha dichiarato che l'eurozona aveva bisogno di “riforme strutturali,
cambiamenti nei salari e nei prezzi nei paesi che necessitano di
ricuperare competitività". Anche l'ex presidente della BCE
Jean-Claude Trichet aveva enfatizzato che ciò che era necessario
era un programma di austerità fiscale, “accompagnato da riforme strutturali,
per promuovere la crescita a lungo termine”. In altre parole, ciò che era
necessario era l'impoverimento, accompagnato dallo sfruttamento
per promuovere i profitti a lungo termine.
La Struttura di Stabilità Finanziaria Europea
(EFSF), il fondo di salvataggio
dell'area euro, era diretto da un uomo
di nome
Klaus Regling. In un articolo
che ha scritto per
The Banker, Regling
ha enfatizzato che i fondi dell'EFSF arriverebbero con
delle condizioni, incluse, naturalmente, misure d'austerità, ma,
anche, "riforme strutturali, come la modernizzazione delle
amministrazioni pubbliche, il miglioramento del rendimento del
mercato del lavoro e l'accrescimento dei sistemi fiscali,
allo scopo di incrementare la
competitività ed il potenziale di crescita di un paese”.
In
altre parole, le condizioni imposte ai paesi che ricevono
un salvataggio ammonterebbero ad un programma di impoverimento
(“austerità”),
combinato con accresciuto sfruttamento ("riforme
strutturali"), attraverso la privatizzazione di industrie e beni
statali ("modernizzazione dell'amministrazione pubblica"),
creando una forza lavoro a buon mercato ("miglioramento del
rendimento del mercato del lavoro"), estraendo tutta la
rimanente ricchezza domestica ("accrescimento dei sistemi
fiscali"), destinate ad aumentare il controllo ("competitività")
ed i profitti ("crescita").
Mario Draghi, come presidente
della BCE, ha richiesto un "patto per la crescita" (ovvero un "patto
per il profitto") per l'Europa, che vada a fianco del "patto
fiscale" (ovvero "patto della povertà"). Questo ha raccolto le
adesioni del nuovo presidente della Francia
Francois Hollande, di Angela
Merkel e di José Manuel Barroso. La Merkel
, comunque, si è assicurata di enfatizzare che la crescita
sarebbe “nella forma di riforme strutturali”.
Alla combinazione di "austerità fiscale"
e di "riforme strutturali" ci si riferisce generalmente come a "programma
di aggiustamento strutturale completo" ovvero ad una "ristrutturazione
dell'economia". Questo linguaggio è importante da comprendere
perché "ristrutturazione" come termine viene utilizzato per
descrivere due processi: uno, è ciò che è necessario per
impedire ad un paese di andare in default sul proprio
debito e per fare ritornare il paese ad un periodo di
crescita; e, dall'altra parte,
"ristrutturazione" viene utilizzato per descrivere ciò che
accade dopo che un paese
va in default. In entrambe le situazioni i termini sono gli
stessi e così sono le politiche, sebbene in un default
siano inflitte più severamente. Proprio il processo che, ci
viene raccontato, dobbiamo sopportare per prevenire un
default è esattamente lo stesso che dobbiamo subire dopo
un default. Così, la combinazione di austerità fiscale ed
aggiustamento strutturale è, in realtà, un lento e doloroso
default.
Questa combinazione di austerità e
aggiustamento equivale ad un programma e ad un effetto di
devastazione sociale. Così, i termini "programma di
aggiustamento strutturale", "ristrutturazione" e
“default” in realtà si
traducono in genocidio sociale. Questi tre termini
forniscono ulteriore comprensione del loro utilizzo: il
sistema di classe è quello che viene ristrutturato,
poiché le classi medie vengono eliminate e spinte nella povertà,
i poveri sono resi indigenti e l'elite diventa concentrata ed in
controllo totale; il sistema politico ed economico viene
aggiustato per adattarsi a questa ristrutturazione e la
promessa che è stata raccontata dovunque al popolo, che i suoi
leader e la società esistono per servire i suoi
interessi, è ciò su cui si va in default. Lo stato non
va in default, è il 'contratto sociale' che è andato in default.
Proprio come ha dichiarato
Mario Draghi al Wall Street Journal, “il modello sociale europeo è già
perduto…
Il consolidamento fiscale è inevitabile nell'impianto
esistente e guadagna il tempo necessario per le riforme
strutturali". Quindi, genocidio sociale.
Come scrisse
George Orwell nel suo saggio
del 1946, "il linguaggio politico deve consistere in gran parte
di eufemismi, di tesi indimostrate e di vaghezza nebulosa
assoluta". Ma dietro alle parole che sono utilizzate rimangono
l'intenzione ed il significato. Quando traduciamo il
linguaggio politico della crisi del debito europea, esso rivela
un programma mostruoso di impoverimento e di sfruttamento. Così,
vediamo anche la necessità del linguaggio politico per coloro
che lo utilizzano: per ovvie ragioni non si possono sostenere
apertamente programmi di impoverimento e di sfruttamento, così
vengono utilizzati termini come "consolidamento fiscale" e
"riforma strutturale", perché sono vaghi ed oscuri.
In definitiva, si può farla franca dichiarando che "abbiamo
bisogno di un programma di austerità comprensivo accresciuto da
riforme strutturali, come la flessibilità del lavoro, destinata
ad incrementare la competitività e facilitare la crescita",
rispetto a "Abbiamo bisogno di impoverire rapidamente le nostre
popolazioni, che quindi sfrutteremo nella misura del possibile, come creando una
forza lavoro a buon mercato, che aumenterebbe il controllo
dell'elite e genererebbe profitti privati". Onestà e franchezza
simili porterebbero alla rivolta, così, viene invece utilizzato
il linguaggio politico. In Europa, il linguaggio politico è
parte di una 'dialettica del potere' che sostiene politiche e
programmi che mirano a portare di più a coloro che già
possiedono il massimo e di prendere da tutto il resto, di
impoverire, sfruttare ed opprimere; di saccheggiare, profittare
e punire.
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Andrew Gavin Marshall è un
ricercatore e scrittore indipendente residente a
Montreal, Canada, che scrive di
numerose questioni sociali, politiche, economiche e storiche. E'
inoltre direttore di progetto di
The People’s
Book Project.
Presenta inoltre un programma podcast settimanale,
“Empire, Power, and People,” su
BoilingFrogsPost.com.