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In un mondo sensato, il ministro degli esteri britannico
Philip Hammond dovrebbe essere
costretto a lasciare il suo posto in disgrazia come
massimo diplomatico del paese, in seguito alle sconsiderate
osservazioni che d'ora in avanti la Gran Bretagna potrebbe collocare
armi nucleari per contrastare la
«minaccia della Russia».
Così qui abbiamo un'allarmante intensificazione delle tensioni
internazionali e del militarismo da entrambe
Washington e Londra
– e tutto in seguito
a parole
non provate e pregiudiziali degli stretti alleati angloamericani,
che stanno chiaramente lavorando in tandem.
La manifesta inversione di
Hammond alla mentalità
della Guerra Fredda arriva mentre anche
Washington
secondo quanto riferito sta considerando lo schieramento di
missili nucleari da
«attacco a sorpresa» in
vari paesi dell'Unione Europea. Gli americani sostengono che questa
mossa sia
«in risposta» alla
violazione del Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie
(INF)
del 1987 da parte della Russia. Mosca viene accusata di provare
missili da crociera con base a terra proibiti secondo l'INF. La
Russia ha negato categoricamente questa pretesa degli americani, che
– come sta
diventando la
norma in altre materie di contenzioso
– non è sorretta con
nessuna prova da parte di
Washington.
Questo atteggiamento calunnioso verso la Russia è doppiamente
spregevole, non soltanto perché è diffamatorio, ma anche perché la
falsità serve come copertura politica e morale che permette ai
governanti angloamericani di intraprendere passi scellerati verso la
messa a repentaglio della pace internazionale, con lo spiegamento senza
precedenti di armi nucleari.
Sulla questione della disposizione in Gran Bretagna di armi
nucleari americane,
Hammond
ha raccontato al
giornale di destra Daily Telegraph: «Penso
che sia giusto preoccuparsi del modo in cui i russi stanno sviluppando
quella che chiamano dottrina di guerra asimmetrica... Dobbiamo mandare
un segnale chiaro alla Russia che non permetteremo loro di violare le
nostre linee rosse. Guarderemo al caso [di installare armi nucleari
americane sul suolo britannico]. Lavoriamo estremamente da vicino con
gli americani. Questa sarebbe una decisione che prenderemmo insieme se
questa proposta fosse sul tavolo. Guarderemmo a tutti i pro e i contro
ed arriveremmo ad una conclusione».
Come valida misura interessata, il ministro degli esteri britannico
ha collegato la questione nucleare con l'asserita aggressione russa in
Ucraina orientale, aggiungendo:
«Vi sono stati dei
segni preoccupanti di aumento dei livelli di attività sia da parte delle
forze russe che da parte delle forze separatiste controllate dai russi».
Hammond ha
cercato di
sembrare indeciso sullo schieramento di armi nucleari americane dal
territorio britannico
– in aggiunta
all'arsenale nucleare proprio della Gran Bretagna
–
ma
il semplice fatto
che il suo governo stia pesando la possibilità è in se stessa una
mossa sconsiderata ed incendiaria. Se la Gran Bretagna dovesse farlo,
capovolgerebbe il divieto su tali forze americane che più di 20 anni fa
seguì la fine della Guerra Fredda.
Ironicamente, mentre questa settimana
Hammond guidava
l'iniziativa del parlamento di
Westminster per un referendum
sull'appartenenza della Gran Bretagna all'Unione Europea, si potrebbe
osservare che al pubblico britannico non viene dato diritto di decidere
se il suo paese diventa ancora una volta parte della forza d'attacco
nucleare degli Stati Uniti.
Ma forse il vero reato da licenziamento per Hammond è che sta
militarizzando pericolosamente la politica estera su delle prove
assolutamente non ragionevoli; basate in realtà su disinformazione vera
e propria. Proprio come i suoi alleati americani a
Washington, il ministro del
Partito Conservatore
sta facendo tutti i tipi di pretese isteriche contro la Russia, che
variano dal porre una minaccia per l'Europa all'utilizzare una
«dottrina di guerra
asimmetrica», all'invadere
l'Ucraina orientale ed a minare il cessate il fuoco di Minsk. (Un
cessate il fuoco per il quale Mosca ha lavorato duramente per mediare
con la Germania e la Francia addietro in febbraio, nell'assenza
significativa sia di
Washington che di Londra).
Senza nessuna informazione credibile, sembra che il governi
americano e britannico si muovano in maniera crescente verso una
capacità di attacco nucleare preventivo contro la Russia. Come ha
riportato la scorsa settimana l'Associated Press, sebbene usando un
linguaggio eufemistico: «A questo punto le
opzioni sono tutt'insieme quelle sottintese
– ma non
esplicitamente dichiarate
– che
migliorerebbero la capacità delle armi nucleari USA di distruggere
obiettivi militari in territorio russo».
Gli americani, i britannici e la NATO non hanno prodotto un
brandello di prova verificabile che la Russia abbia violato il trattato
INF o che stia sovvertendo l'Ucraina o che stia minacciando ogni altro
paese europeo.
Sul conflitto in Ucraina orientale, è un fatto riportato in modo
attendibile dal gruppo di controllo sul cessate il fuoco di Minsk
dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa
(OSCE),
come pure da fonti
dei media locali e da funzionari pro-separatisti, che
l'ultimo scoppio di violenza proviene dal regime di Kiev appoggiato
dagli occidentali. La violenza comprende il bombardamento di centri
residenziali a Donetsk e nelle città e villaggi circostanti, che nel
corso della settimana passata è risultato nella morte di dozzine di
civili.
Come i governi britannico ed americano possano mettere in
circolazione che la Russia sia l'aggressore e che stia sovvertendo il
cessate il fuoco di Minsk è semplicemente un'asserzione pregiudizievole
che non è basata su nessun fatto. Inoltre, questa opinione è una
distorsione dei fatti al punto di raccontare palesi menzogne.
Che il segretario degli esteri britannico possa fare simili
commenti ingannevoli ed apparentemente disinformati sul conflitto
ucraino e sulla Russia in generale e che quindi cerchi di revisionare la
politica militare della Gran Bretagna per installare armi nucleari
americane sul territorio britannico è degno di un licenziamento
ministeriale dovuto a grossolana incompetenza.
L'abbraccio di
Hammond del militarismo
nucleare nel mezzo di un teso stallo politico est-ovest non è passato
inosservato in Gran Bretagna. Le sue osservazioni bellicose hanno
causato controversia, con diversi gruppi pacifisti che hanno insultato
l'avventata inversione alla mentalità della Guerra Fredda. Nondimeno, è
un segno preoccupante del malessere
mainstream che l'incompetenza
di Hammond non sia incorsa in una condanna pubblica ancora maggiore.
Sottostante alla politica estera dei governi americano e britannico
è soltanto questo: un'ideologia da Guerra Fredda, che considera il mondo
intero in termini di
«minacce esterne».
La Russia e la Cina sono ancora una volta percepiti e dipinti
anzitutto come nemici.
La settimana scorsa, in un'intervista con il quotidiano italiano
Corriere della
Sera,
il presidente russo Vladimir Putin
ha osservato: «Per quanto riguarda
le preoccupazioni di alcuni paesi su possibili azioni aggressive della
Russia, penso che soltanto un folle e soltanto in sogno possa immaginare
che la Russia attacchi improvvisamente la NATO».
Per deduzione, questo genere di ragionamento classifica le persone
come i britannico
Hammond come
«folli». Lo
stesso è per il presidente degli USA
Barack Obama e la sua
amministrazione. Parlando al recente vertice del G7 in Germania, Obama
ha ammonito: «Dobbiamo
confrontare l'aggressione russa».
Ci si potrebbe chiedere: perché
Washington e Londra in
particolare interpretano sempre il mondo in termini di nemici, minacce
ed aggressione?
Parte della risposta può essere che queste potenze sono loro stesse
i più grandi professionisti dell'aggressione illegale per perseguire gli
scopi di politica estera. L'imperialismo
– l'uso della forza
militare per consolidare obiettivi politici ed economici
–
è parte integrante di come operano nel mondo America e Gran
Bretagna. L'aggressione ed il militarismo sono strumenti fondamentali
del capitalismo angloamericano, tanto quanto gli accordi bancari,
commerciali e sugli investimenti.
Vi è così un senso molto reale di
«coscienza del
diavolo» in
gioco nelle relazioni internazionali di
Washington e Londra.
Entrambe temono la punizione e la vendetta a causa della loro
condotta criminale verso il resto del mondo. In una parola, ora il mondo
angloamericano si condensa nella paranoia.
Anche la militarizzazione delle relazioni estere è una maniera
efficace, sostituta di esercitare il controllo su degli alleati
nominali. Le minacce esterne possono essere promosse a sufficienza,
quindi questo crea un senso di
«difesa»
forzato tra
«alleati» che
dunque cercano dei capi dominanti per
«protezione».
Questi giochi psicologici sono tipici del modo in cui
Washington e Londra hanno
promosso la NATO come protettore degli
«alleati europei» dall'«aggressione russa».
Lo stesso gioco psicologico va in scena sull'interferenza di
Washington nell'Asia-Pacifico,
dove gli americani stanno cercando di sagomare la Cina come il
«diabolico
aggressore» di paesi più
piccoli, che quindi si rivolgono a
Washington
per la «protezione» – e per grandi somme
di denaro per acquistare armi americane, cortesia della macchina da
stampa della Fed.
Sulla questione della presunta aggressione russa,
Putin, nell'intervista
succitata, ha continuato per commentare
in modo adatto:
«Penso che alcuni
paesi si stiano semplicemente
approfittando dei timori della gente riguardo alla Russia...
Supponiamo che agli Stati Uniti piaccia mantenere la loro leadership
nella comunità atlantica. Hanno bisogno di una minaccia esterna, di un
nemico esterno per assicurarsi questa
leadership.
Chiaramente l'Iran
non è sufficiente
– questa minaccia
non è molto spaventosa o grande abbastanza.
Chi può essere spaventoso? Ed allora improvvisamente si svolge
questa crisi in Ucraina. La Russia è costretta a rispondere. Forse, è
stata organizzata di proposito, non lo so. Ma non è una nostra azione».
Parlando al direttore del
Corriere della
Sera, Putin ha aggiunto: «Lasciate che vi
dica qualcosa
– non c'è nessun
bisogno di temere la Russia. Il mondo è cambiato così drasticamente che
la gente con un po' di buon senso non può nemmeno immaginare oggi un
simile conflitto militare su vasta scala. Abbiamo altre cose
a cui pensare, ve lo assicuro».
E' per questo che i politici come il ministro degli esteri
britannico
Philip Hammond sono
costretti a diffamare la Russia e ad evocare incubi di invasioni,
conflitti militari su larga scala ed armi nucleari. Senza diffusione
della paura, non ci può essere propaganda bellica e senza
propaganda bellica il capitalismo angloamericano non può esercitare
i rapporti egemonici che esso richiede allo scopo di operare.
Questo mondo angloamericano resta bloccato regressivamente in
un'era passata di gestione delle relazioni internazionali attraverso la
violenza e l'aggressione e persino, se necessario, attraverso
l'istigazione alla guerra totale.
Questa gente, come il britannico
Philip Hammond, il suo primo
ministro
David Cameron e, dalla parte
americana,
Barack Obama ed il suo
segretario di stato
John Kerry,, naturalmente non
meritano di stare in una posizione di governo, se vivessimo in un mondo
equilibrato.
Ma è questo il genere di politici che il sistema capitalista
angloamericano seleziona, perché promuovono le cose fondamentali del
sistema attraverso la loro mentalità draconiana di aggressione e guerra.
Lo schema diabolico è che questa gente folle è capace di portare un
cataclisma sul milioni di esseri umani innocenti.
Sbarazzarsi di politici simili
sarebbe un inizio per evitare la guerra. Ancora meglio sarebbe
sbarazzarsi dell'intero folle sistema che comunque arricchisce
sempre soltanto una piccola minoranza alle spese dolorose della
maggioranza. Queste
«spese» includono sopportare il
rischio perenne di guerra e, osiamo affermare, di annientamento.
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