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La follia degli angloamericani

Finian CUNNINGHAM | 14.06.2015

 

In un mondo sensato, il ministro degli esteri britannico Philip Hammond dovrebbe essere costretto a lasciare il suo posto in disgrazia come massimo diplomatico del paese, in seguito alle sconsiderate osservazioni che d'ora in avanti la Gran Bretagna potrebbe collocare armi nucleari per contrastare la «minaccia della Russia». Così qui abbiamo un'allarmante intensificazione delle tensioni internazionali e del militarismo da entrambe Washington e Londra e tutto in seguito a parole non provate e pregiudiziali degli stretti alleati angloamericani, che stanno chiaramente lavorando in tandem.

La manifesta inversione di Hammond alla mentalità della Guerra Fredda arriva mentre anche Washington secondo quanto riferito sta considerando lo schieramento di missili nucleari da «attacco a sorpresa» in vari paesi dell'Unione Europea. Gli americani sostengono che questa mossa sia «in risposta» alla violazione del Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie (INF) del 1987 da parte della Russia. Mosca viene accusata di provare missili da crociera con base a terra proibiti secondo l'INF. La Russia ha negato categoricamente questa pretesa degli americani, che come sta diventando la norma in altre materie di contenzioso non è sorretta con nessuna prova da parte di Washington.

Questo atteggiamento calunnioso verso la Russia è doppiamente spregevole, non soltanto perché è diffamatorio, ma anche perché la falsità serve come copertura politica e morale che permette ai governanti angloamericani di intraprendere passi scellerati verso la messa a repentaglio della pace internazionale, con lo spiegamento senza precedenti di armi nucleari.

Sulla questione della disposizione in Gran Bretagna di armi nucleari americane, Hammond ha raccontato al giornale di destra Daily Telegraph: «Penso che sia giusto preoccuparsi del modo in cui i russi stanno sviluppando quella che chiamano dottrina di guerra asimmetrica... Dobbiamo mandare un segnale chiaro alla Russia che non permetteremo loro di violare le nostre linee rosse. Guarderemo al caso [di installare armi nucleari americane sul suolo britannico]. Lavoriamo estremamente da vicino con gli americani. Questa sarebbe una decisione che prenderemmo insieme se questa proposta fosse sul tavolo. Guarderemmo a tutti i pro e i contro ed arriveremmo ad una conclusione».

Come valida misura interessata, il ministro degli esteri britannico ha collegato la questione nucleare con l'asserita aggressione russa in Ucraina orientale, aggiungendo: «Vi sono stati dei segni preoccupanti di aumento dei livelli di attività sia da parte delle forze russe che da parte delle forze separatiste controllate dai russi».

Hammond ha cercato di sembrare indeciso sullo schieramento di armi nucleari americane dal territorio britannico in aggiunta all'arsenale nucleare proprio della Gran Bretagna ma il semplice fatto che il suo governo stia pesando la possibilità è in se stessa una mossa sconsiderata ed incendiaria. Se la Gran Bretagna dovesse farlo, capovolgerebbe il divieto su tali forze americane che più di 20 anni fa seguì la fine della Guerra Fredda.

Ironicamente, mentre questa settimana Hammond guidava l'iniziativa del parlamento di Westminster per un referendum sull'appartenenza della Gran Bretagna all'Unione Europea, si potrebbe osservare che al pubblico britannico non viene dato diritto di decidere se il suo paese diventa ancora una volta parte della forza d'attacco nucleare degli Stati Uniti.

Ma forse il vero reato da licenziamento per Hammond è che sta militarizzando pericolosamente la politica estera su delle prove assolutamente non ragionevoli; basate in realtà su disinformazione vera e propria. Proprio come i suoi alleati americani a Washington, il ministro del Partito Conservatore sta facendo tutti i tipi di pretese isteriche contro la Russia, che variano dal porre una minaccia per l'Europa all'utilizzare una «dottrina di guerra asimmetrica», all'invadere l'Ucraina orientale ed a minare il cessate il fuoco di Minsk. (Un cessate il fuoco per il quale Mosca ha lavorato duramente per mediare con la Germania e la Francia addietro in febbraio, nell'assenza significativa sia di Washington che di Londra).

Senza nessuna informazione credibile, sembra che il governi americano e britannico si muovano in maniera crescente verso una capacità di attacco nucleare preventivo contro la Russia. Come ha riportato la scorsa settimana l'Associated Press, sebbene usando un linguaggio eufemistico: «A questo punto le opzioni sono tutt'insieme quelle sottintese ma non esplicitamente dichiarate che migliorerebbero la capacità delle armi nucleari USA di distruggere obiettivi militari in territorio russo».

Gli americani, i britannici e la NATO non hanno prodotto un brandello di prova verificabile che la Russia abbia violato il trattato INF o che stia sovvertendo l'Ucraina o che stia minacciando ogni altro paese europeo.

Sul conflitto in Ucraina orientale, è un fatto riportato in modo attendibile dal gruppo di controllo sul cessate il fuoco di Minsk dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), come pure da fonti dei media locali e da funzionari pro-separatisti, che l'ultimo scoppio di violenza proviene dal regime di Kiev appoggiato dagli occidentali. La violenza comprende il bombardamento di centri residenziali a Donetsk e nelle città e villaggi circostanti, che nel corso della settimana passata è risultato nella morte di dozzine di civili.

Come i governi britannico ed americano possano mettere in circolazione che la Russia sia l'aggressore e che stia sovvertendo il cessate il fuoco di Minsk è semplicemente un'asserzione pregiudizievole che non è basata su nessun fatto. Inoltre, questa opinione è una distorsione dei fatti al punto di raccontare palesi menzogne.

Che il segretario degli esteri britannico possa fare simili commenti ingannevoli ed apparentemente disinformati sul conflitto ucraino e sulla Russia in generale e che quindi cerchi di revisionare la politica militare della Gran Bretagna per installare armi nucleari americane sul territorio britannico è degno di un licenziamento ministeriale dovuto a grossolana incompetenza.

L'abbraccio di Hammond del militarismo nucleare nel mezzo di un teso stallo politico est-ovest non è passato inosservato in Gran Bretagna. Le sue osservazioni bellicose hanno causato controversia, con diversi gruppi pacifisti che hanno insultato l'avventata inversione alla mentalità della Guerra Fredda. Nondimeno, è un segno preoccupante del malessere mainstream che l'incompetenza di Hammond non sia incorsa in una condanna pubblica ancora maggiore.

Sottostante alla politica estera dei governi americano e britannico è soltanto questo: un'ideologia da Guerra Fredda, che considera il mondo intero in termini di «minacce esterne». La Russia e la Cina sono ancora una volta percepiti e dipinti anzitutto come nemici.

La settimana scorsa, in un'intervista con il quotidiano italiano Corriere della Sera, il presidente russo Vladimir Putin ha osservato: «Per quanto riguarda le preoccupazioni di alcuni paesi su possibili azioni aggressive della Russia, penso che soltanto un folle e soltanto in sogno possa immaginare che la Russia attacchi improvvisamente la NATO».

Per deduzione, questo genere di ragionamento classifica le persone come i britannico Hammond come «folli». Lo stesso è per il presidente degli USA Barack Obama e la sua amministrazione. Parlando al recente vertice del G7 in Germania, Obama ha ammonito: «Dobbiamo confrontare l'aggressione russa».

Ci si potrebbe chiedere: perché Washington e Londra in particolare interpretano sempre il mondo in termini di nemici, minacce ed aggressione?

Parte della risposta può essere che queste potenze sono loro stesse i più grandi professionisti dell'aggressione illegale per perseguire gli scopi di politica estera. L'imperialismo l'uso della forza militare per consolidare obiettivi politici ed economici è parte integrante di come operano nel mondo America e Gran Bretagna. L'aggressione ed il militarismo sono strumenti fondamentali del capitalismo angloamericano, tanto quanto gli accordi bancari, commerciali e sugli investimenti.

Vi è così un senso molto reale di «coscienza del diavolo» in gioco nelle relazioni internazionali di Washington e Londra. Entrambe temono la punizione e la vendetta a causa della loro condotta criminale verso il resto del mondo. In una parola, ora il mondo angloamericano si condensa nella paranoia.

Anche la militarizzazione delle relazioni estere è una maniera efficace, sostituta di esercitare il controllo su degli alleati nominali. Le minacce esterne possono essere promosse a sufficienza, quindi questo crea un senso di «difesa» forzato tra «alleati» che dunque cercano dei capi dominanti per «protezione». Questi giochi psicologici sono tipici del modo in cui Washington e Londra hanno promosso la NATO come protettore degli «alleati europei» dall'«aggressione russa».

Lo stesso gioco psicologico va in scena sull'interferenza di Washington nell'Asia-Pacifico, dove gli americani stanno cercando di sagomare la Cina come il «diabolico aggressore» di paesi più piccoli, che quindi si rivolgono a Washington per la «protezione» – e per grandi somme di denaro per acquistare armi americane, cortesia della macchina da stampa della Fed.

Sulla questione della presunta aggressione russa, Putin, nell'intervista succitata, ha continuato per commentare in modo adatto: «Penso che alcuni paesi si stiano semplicemente approfittando dei timori della gente riguardo alla Russia... Supponiamo che agli Stati Uniti piaccia mantenere la loro leadership nella comunità atlantica. Hanno bisogno di una minaccia esterna, di un nemico esterno per assicurarsi questa leadership. Chiaramente l'Iran non è sufficiente questa minaccia non è molto spaventosa o grande abbastanza. Chi può essere spaventoso? Ed allora improvvisamente si svolge questa crisi in Ucraina. La Russia è costretta a rispondere. Forse, è stata organizzata di proposito, non lo so. Ma non è una nostra azione».

Parlando al direttore del Corriere della Sera, Putin ha aggiunto: «Lasciate che vi dica qualcosa non c'è nessun bisogno di temere la Russia. Il mondo è cambiato così drasticamente che la gente con un po' di buon senso non può nemmeno immaginare oggi un simile conflitto militare su vasta scala. Abbiamo altre cose a cui pensare, ve lo assicuro».

E' per questo che i politici come il ministro degli esteri britannico Philip Hammond sono costretti a diffamare la Russia e ad evocare incubi di invasioni, conflitti militari su larga scala ed armi nucleari. Senza diffusione della paura, non ci può essere propaganda bellica e senza propaganda bellica il capitalismo angloamericano non può esercitare i rapporti egemonici che esso richiede allo scopo di operare.

Questo mondo angloamericano resta bloccato regressivamente in un'era passata di gestione delle relazioni internazionali attraverso la violenza e l'aggressione e persino, se necessario, attraverso l'istigazione alla guerra totale.

Questa gente, come il britannico Philip Hammond, il suo primo ministro David Cameron e, dalla parte americana, Barack Obama ed il suo segretario di stato John Kerry,, naturalmente non meritano di stare in una posizione di governo, se vivessimo in un mondo equilibrato.

Ma è questo il genere di politici che il sistema capitalista angloamericano seleziona, perché promuovono le cose fondamentali del sistema attraverso la loro mentalità draconiana di aggressione e guerra. Lo schema diabolico è che questa gente folle è capace di portare un cataclisma sul milioni di esseri umani innocenti.

Sbarazzarsi di politici simili sarebbe un inizio per evitare la guerra. Ancora meglio sarebbe sbarazzarsi dell'intero folle sistema che comunque arricchisce sempre soltanto una piccola minoranza alle spese dolorose della maggioranza. Queste «spese» includono sopportare il rischio perenne di guerra e, osiamo affermare, di annientamento.