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L'anno è terminato con nessuna indicazione che, più di cinque anni
dopo la più grave crisi finanziaria dagli anni '30, l'economia mondiale
sia dovunque più vicina a ritornare a quella che una volta era
considerata una crescita economica "normale". Piuttosto che prendere
forma un cambiamento favorevole, proliferano avvertimenti di
"stagnazione secolare", caratterizzati da bassa crescita permanente,
recessione, investimenti calanti, salari reali sempre più bassi ed alta
disoccupazione in maniera persistente.
I 12 mesi passati hanno visto una serie di politiche monetarie
senza precedenti, più particolarmente i programmi di stampa di denaro
dell'"alleggerimento quantitativo" (QE) di entrambe la
Federal Reserve e la Banca del Giappone, con i sono stati forniti quali
trilioni di dollari
praticamente gratis alle principali banche ed istituzioni
finanziarie.
La sola Fed quest'anno ha ingrandito il proprio bilancio di più di
$1 trilione, portando il proprio possesso di attività a più di quattro volte di
quanto erano all'inizio della crisi finanziaria nel 2008. La Banca del
Giappone, a capo della politica monetaria della terza maggiore economia
mondiale, è impegnata a raddoppiare l'offerta di moneta in quel paese.
Entrambe questi programmi sono stati implementati con la pretesa
che erano rivolti a stimolare l'economia. Ma i soli beneficiari sono
stati le grandi banche e gli speculatori finanziari. Mentre l'economia
degli USA è cresciuta ad un tasso medio di appena il 2,3% dalla
recessione che è terminata ufficialmente nel giugno 2009—paragonato
ad una media del 4,1% per i primi quattro anni di altre espansioni dalla
II Guerra Mondiale—la borsa ha terminato quest'anno a livelli record o
quasi. Questa crescita di parassitismo finanziario è riflesso nella
duplicazione della ricchezza dei miliardari globali mondiali dal 2009.
Il flusso di denaro che viene fornito ai mercati finanziari in
conseguenza delle azioni della Fed e delle altre banche centrali sta
gettando le fondamenta per un altro crollo finanziario ancora più serio
di quello del 2008.
Bloomberg, per esempio, ha riferito che l'ammontare di prestiti
rischiosi reputati spazzatura quest'anno è aumentato di $693 miliardi,
un nuovo record, superando il livello di $593 miliardi
raggiunto nel 2008.
Coloro che predicono un "rialzo" per l'economia degli USA nel 2014
metteranno senza dubbio in evidenza che il tasso ufficiale di
disoccupazione nel periodo recente sta calando. Queste prognosi ignorano
il fatto che la maggior parte dei nuovi posti di lavoro sono a tassi
salariali significativamente più bassi—la
metà dei salari dei nuovi assunti negli stabilimenti automobilistici
secondo il programma di ristrutturazione del 2009 dell'amministrazione
Obama ha stabilito il banco di prova a questo riguardo—e
che gran parte del "miglioramento" è dovuto a numeri crescenti di
persone che si ritirano dalla forza lavoro. Nel corso del 43 mesi
trascorsi, più persone hanno lasciato il mercato del lavoro USA di
quelle che vi sono entrate.
Il programma di "alleggerimento quantitativo" iniziato dal governo
Abe e dalla Banca del Giappone all'inizio di quest'anno ha procurato un
aiuto iniziale all'economia giapponese, ma gli effetti stanno
cominciando a consumarsi. La scorsa settimana, la previsione governativa
che il prodotto interno lordo per l'anno fiscale che comincia il marzo
prossimo sarebbe soltanto dell'1,4%, giù da un 2,6% stimato per l'anno
corrente.
E' una misura della stagnazione sottostante dell'economia
giapponese che un rapporto che indicava che i salari reali non erano
diminuiti per il mese passato, dopo 17 declini mensili consecutivi, è
stato considerato come "buone notizie".
Uno degli indicatori chiave del crollo basilare dell'economia
capitalista globale è la divergenza crescente tra l'accumulazione di
profitti ed il livello di investimenti—la
forza motrice centrale per l'espansione dell'economia reale.
E' stato stimato che le grandi imprese globali posano su
disponibilità di cassa di attorno a $4 trilioni—metà
dei quali negli USA—perché
vi sono
così pochi sbocchi redditizi per nuovi investimenti. Piuttosto che
impiegare i profitti per finanziare l'espansione della produzione, le
società utilizzano sempre più le loro disponibilità di cassa per
finanziare il riacquisto delle azioni allo scopo di accrescere il valore
capitale, procurando quindi profitti finanziari a hedge fund,
banche e ditte d'investimento che sono i principali azionisti delle
grandi società. Questo viene accompagnato da una considerevole
"ristrutturazione", come nell'industria globale automobilistica, che
porta alla chiusura di fabbriche e di altri impianti, alcuni dei quali
operano dall'inizio degli anni '50.
Gli effetti sociali della "ristrutturazione" sono illustrati più
vividamente nella zona euro, dove i livelli di investimento sono giù di
tanto quanto il 30% dei livelli precedenti al 2008. Combinata con
l'impatto dei programmi di austerità che sono implementati da tutti i
governi in conformità ai dettati delle banche, la ristrutturazione sta
portando la devastazione sociale.
Uno studio della Croce Rossa Internazionale pubblicato in ottobre
ha affermato che come risultato dell'agenda di austerità l'Europa stava
affondando in un prolungato periodo di povertà, disoccupazione di massa,
esclusione sociale, disuguaglianza crescente e disperazione collettiva.
"Le conseguenze a lungo termine di questa crisi devono ancora emergere",
ha sottolineato il rapporto. "I problemi causati saranno sentiti per
decenni anche se in un prossimo futuro l'economia volge al meglio".
In seguito allo scoppio della crisi finanziaria globale, veniva
avanzata la pretesa che la Cina, come pure gli altri "mercati
emergenti", sarebbero stati in grado di assorbire le scosse delle
principali economie e procurare una nuova base per l'espansione globale.
Quella asserzione è stata chiaramente frantumata nei 12 mesi
passati. Una conferenza economica convocata dalle autorità cinesi
all'inizio del mese ha avvertito che la seconda maggiore economia
mondiale stava fronteggiando una corsa al ribasso. Le industrie cinesi,
particolarmente quelle detenute dai governi locali,
affrontano una seria sovraccapacità e grossi debiti che minacciano la
stabilità finanziaria, ha concluso la conferenza.
Le reazioni alle prospettive di una "diminuzione" del programma di
QE della Fed a metà del 2013 hanno sottolineato che, lungi
dall'assorbire, i "mercati emergenti" sono estremamente vulnerabili a
movimenti di capitale altamente volatili. La Turchia, l'India e
l'Indonesia, per nominare soltanto alcune delle economie più rilevanti,
in risposta ad un incremento dei tassi d'interesse USA hanno
sperimentato considerevoli deflussi finanziari, portando avvisi di una
ripetizione della crisi finanziaria asiatica del
1997–98, soltanto questa volta su scala più ampia, con
conseguenze di vasta portata per la stabilità del sistema finanziario
nel complesso.
Tutte queste tendenze sono destinate ad aggravarsi nel 2014,
escludendo la prospettiva di qualsiasi ripresa dell'economia globale. Le
classi dominanti non hanno nessun'altra soluzione alla crisi che
l'impoverimento della classe lavoratrice e la repressione crescente. La
classe lavoratrice in tutto il mondo deve valutare attentamente la
situazione ed utilizzare l'anno a venire per sviluppare le proprie
iniziative politiche fondate su un programma socialista internazionale
per affrontare il crollo capitalista in corso.
Nick Beams
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