Potete vivere in questa illusione
Potete scegliere di credere
Continuate a guardare ma non riuscite a trovare le foreste
Mentre vi nascondete negli alberi
– Nine Inch Nails
'Giusto
al suo posto'
Molte persone che incontro che sono vagamente interessate
all'economia
–
solitamente persone nell'accademia ma al di fuori dei
dipartimenti di economia o che lavorano in settori di strato
inferiore del settore bancario e finanziario
–
sono innamorate del libertarismo e delle sue dottrine
economiche. Nel frattempo il nominato alla vicepresidenza
repubblicano
–
un
ossessivo
Ayn Rand
–
ha
incanalato queste idee in una proposta di bilancio veramente non
di questo mondo.
Il libertarismo versione leggera è diventato l'ultimo
rifugio dei conservatori ideologici. Gli ideali del
conservatorismo della corrente principale sembrano assurdi alla
luce della crisi del 2008. E' quindi divenuto chiaro che
l'intero sistema economico era lontano dalla meritocrazia
strutturata secondo il libero accesso e la competizione che
molti presumevano, ma invece dominato da legami incestuosi tra
istituzioni quasi statali e grandi corporation. E la parte
sgradevole di queste relazioni collusive si è presentata come
risultato diretto della deregolamentazione. Meno
regolamentazione ha permesso alle grandi società di esercitare
uno sfrenato potere di mercato e hanno incanalato quei profitti
nel processo politico, per deviare ulteriormente le regole a
loro favore.
Comunque, piuttosto che riconoscere che le dottrine di
"libero mercato" portano alla concentrazione del
potere,
molti hanno risposto alla promozione aggressiva da
parte di imprese ed economisti di questa ideologia, portandoli a
muoversi ulteriormente a destra come conseguenza della crisi, a
diventare antagonistici e persino un poco estremisti verso il
sistema come esiste realmente e ad abbracciare aspetti radicali
della dottrina libertaria. In seguito i politici mainstream
selezionano certi aspetti di queste dottrine e le sottopongono
alla loro base.
Questo è, in un modo molto reale, dove oggi siamo. No,
libertarismo non è andato mainstream. Ma degli aspetti di
esso hanno permeato il mainstream. E questo rende interessante
considerare alcuni dei suoi argomenti più genuini.
Deflazione e nostalgia
L'aspetto più popolare della dottrina libertaria oggi è
probabilmente l'idea che la deflazione non sia questa brutta
cosa
–
effettivamente, potrebbe anche essere una cura moralmente
purificante. Spiacevole
–
come una doccia fredda
–
ma necessaria perché una popolazione vorace si sbarazzi dei suoi
eccessi peggiori.
L'argomento economico tra veri libertari per questa
opinione porta largamente che in un'economia competitiva i
prezzi dovrebbero generalmente tendere verso il basso che verso
l'alto. L'argomento razionale
–
come è tipico degli ideologi estremisti
–
per la maggior parte maschera un fascino emotivo
incastrato più profondamente. Espresso semplicemente,
l'argomento gioca per l'impulso di accaparramento
così prevalente tra i sostenitori dell'oro come valuta, che
sembrano sovrapporsi fortemente ai libertari.
Mentre sarebbe troppo una distrazione qui andare
all'origine dell'impulso all'accaparramento compulsivo, dovrebbe
semplicemente osservarsi che tra i libertari di destra è spesso
confuso con il risparmio. Non soltanto questi sono due concetti
distinti entro la sfera dell'economia
–
essendo l'accaparramento una rimozione della ricchezza dalla
circolazione ed essendo il risparmio la preparazione della
ricchezza attuale per procurare ricchezza futura
–
ma vengono generalmente riconosciuti come concetti distinti in
psicologi, sia popolare che medica. Persino i bambini possono
distinguere tra un avaro ed i veri capitalisti.
L'argomento per la deflazione ricorre all'idea che i
risparmiatori
–
che sono visti dai libertari come l'origine della ricchezza e
della produzione
–
beneficiano perché il denaro che
hanno risparmiato vale di più. Ma, naturalmente,
questo non è vero per il capitalista produttivo i cui
investimenti di capitale fisso si deprezzano rapidamente mentre
sono inutilizzati. E' vero soltanto per
l'accaparratore, per il fautore dell'oro e per lo spilorcio che
rimuovono dalla ricchezza dalla circolazione o la trasferiscono
in oggetti feticci inutili e siedono su di essi fino a che
acquistano più potere d'acquisto.
Allo scopo di eludere questo
fatto scomodo i libertari integrano i loro argomenti sostenendo
che tutti gli investimenti che calano mentre la deflazione
distrugge l'economia sono meramente dei "cattivi investimenti"
compiuti in un periodo in cui il denaro era molto a buon
mercato. E' così che la distruzione sfrenata della ricchezza
sociale viene giustificata come una sorta di Giorno del
Giudizio. Coloro che falliscono sono semplicemente dei
peccatori. Di conseguenza il fatto che le condizioni
deflazionistiche danno sfogo alla devastazione per tutti quelli
nell'economia che non siano degli incettatori improduttivi viene
orpellato attraverso un richiamo morale alla supposta qualità di
investimenti eccezionali.
Legato a questo è l'idea che la produzione che ha luogo in
un ambiente deflazionistico sia moralmente pura. Viene vista
come "magra e modesta" poiché richiede un vero sforzo da
compiere per conto dell'investitore, questo in contrasto con le
"dissolute" decisioni d'investimento che possono essere
concepite quando il denaro è facile da procurarsi. In un
ambiente deflazionistico gli uomini, per così dire, sono
separati dai ragazzi. La grossolana nozione ignora molti aspetti
di come operino realmente le economie moderne: per esempio, il
fatto che i monopoli, gli oligopoli e le corporation gigantesche
troveranno molto
più facile
superare una seria recessione o depressione di una impresa più
piccola semplicemente a causa della dimensione e degli
eccezionali rapporti del credito. Ma nondimeno è un argomento
che viene prodotto perché si appella ad un senso di rettitudine
morale e ricompensa le tendenze antisociali all'accaparramento
del libertario.
E' qui che la nostalgia alza la testa. Spesso i libertari
portano il 19° secolo come una sorta di modello per come
dovrebbe essere il presente. Diversamente dalle ideologie di
estrema sinistra, come il comunismo, il libertarismo è
regressivo piuttosto che mirare in avanti. Dove il comunismo
proietta nel futuro un ideale mitico, il libertarismo si
affligge su un passato ideale che è stato presumibilmente
perduto. (Sorprenderebbe il lettore apprendere che si pensa che
l'impulso all'accaparramento sia legato a fantasie dell'utero?)
Per i libertari di destra il 19° secolo è l'era di un vero
capitalismo con poco o nessun intervento del governo.
Effettivamente, anche la guerra era limitata e richiedeva poca
ingerenza dello stato. Si, questa era instabile
–
neppure un libertario lo negherebbe
–
ma l'instabilità provocava un dinamismo ed una libertà che sono
stati schiacciati dal 20° secolo "statalista".
Ma non è l'era inflazionistica dell'alto liberalismo
che viene spesso ricordata con occhiali tinti di rosa, ma
l'era deflazionistica del terzo quarto del 19° secolo.
Ciò sarebbe insolito se non comprendessimo già le motivazioni
dell'argomento libertario per la deflazione. I libertari di
destra hanno bisogno di un'era che era sia non inflazionistica
ed allo stesso tempo una di "libera" competizione come schermo
sul quale proiettare le loro fantasie utopiche. Ma, come
vedremo, in questo cercano di avere la botte piena e la moglie
ubriaca.
Le contraddizioni della deflazione
L'era sulla quale si punta spesso è nota agli storici come
la
“Lunga
Depressione”.
E' datata variamente dal 1873-1879 al 1875-1896. Le date
precedenti sono pertanto le più precise riguardo quanto tempo è
durato realmente il vero periodo deflazionistico, ma l'ultima
datazione evidenzia che le forze scatenate si sono trascinate
molto più a lungo.
La depressione è stata messa in moto, come lo sono molte,
da una crisi finanziaria che ebbe luogo nel 1873. Le cause della
crisi sono difficili da determinare, ma sembrerebbe che molta
della ragione di essa fosse una bolla nel prezzo delle attività
gonfiata dalla speculazione nelle ferrovie USA. Questa,
a sua volta, era in parte dovuta alla terra sovvenzionata dal
governo.
E' qui che cominciamo a comprendere più pienamente perché
gli anni delle depressioni sono quelli sui quali si concentrano
spesso i libertari piuttosto che sugli anni di crescita che le
precedono. Gli anni di crescita
–
noti anche come l'era dell'alto liberalismo che andarono
all'incirca dal 1848 al 1873
–
sono stati caratterizzati dal denaro a buon mercato. Questo ebbe
luogo nonostante il fatto che in quegli anni fosse in vigore in
larga misura il
gold standard –
sebbene gli USA lo lasciarono nel 1861 a causa della Guerra
Civile. Il motivo è che il
gold standard
fece poco per limitare l'espansione della moneta e del credito è
stato a causa dell'enorme scoperta di giacimenti d'oro in quegli
anni. Mentre tra il 1831 ed il 1840 furono estratti in tutto il
mondo circa 20.300kg d'oro, tra il 1851 ed il 1860 questi erano
saliti ad un enorme 206.100kg. Con questi enormi flussi d'oro le
banche furono in grado di estendere massicciamente la massa
monetaria sotto forma di prestiti e ciò permise non soltanto una
rapida crescita economica ma anche una massiccia speculazione.
Poiché gli anni della crescita erano, secondo ogni misura,
inflazionistici ed insostenibili, sono invece gli anni
deflazionistici quelli sui quali si concentrano gli ideologi di
destra. Solitamente prestano attenzione alla crescita economica
che, secondo le migliori cifre che abbiamo, non è stata così
scarsa come si può presupporre. Il fatto che la disoccupazione
fosse alta
–
per gli standard del tempo
–
viene solitamente ignorato ed è semplicemente
descritto come parte della sofferenza che doveva essere
tollerata allo scopo di introdurre una nuova era di prosperità.
Questa linea di argomento scusa inoltre bende dei fallimenti
durante quegli anni.
Comunque, l'aspetto più peculiare dell'argomento che favorisce
questo periodo deflazionistico è che ignora completamente il più
ampio quadro storico. I libertari, nascosti come sono negli
alberi, trascurano completamente di notare le foreste tutte
attorno a loro. Perché è largamente riconosciuto dagli storici
che questa è stato quando il capitalismo del
laissez faire
cadde ed è stato sgombrato il terreno per una nuova era
caratterizzata dall'intervento statale, dagli uomini del
monopolio e dalla conquista imperiale. Come si è espresso il
grande storico britannico
Eric Hobsbawm
nel suo
‘L'età
del capitale’:
La nuova era che segue l'età del trionfo liberale è stata
molto diversa. Economicamente è stato un allontanarsi
rapidamente dall'impresa privata competitiva senza freni, dalla
rinuncia statale all'interferenza e da quello che i tedeschi
hanno chiamato
‘Manchesterismus’ (l'ortodossia
di libero mercato della Gran Bretagna vittoriana),
alle grandi corporazioni (cartelli, trust, monopoli),
all'interferenza statale molto importante, ad ortodossie di
politica molto diverse, sebbene non necessariamente di teoria
economica. L'età dell'individualismo è terminata nel 1870, si
lamentò l'avvocato britannico
A.V. Dicey,
cominciò l'età del 'collettivismo'. (pag. 354)
O ancora:
Una nuova era di storia, politica come pure economica, si
apre con la depressione degli anni 1870. Questa era ha minato o
distrutto le fondamenta del liberalismo della metà del
diciannovesimo secolo che sembrava essere instaurato così
fermamente. Il periodo dalla fine degli anni 1840 alla metà dei
1970 non si è dimostrato fino al punto in cui ha tenuto la
saggezza convenzionale del tempo, il modello di crescita
economica, sviluppo politico, progresso intellettuale e
conquista culturale che persisterebbe, senza dubbio con
opportuni miglioramenti, fino al futuro indefinito, ma piuttosto
un genere speciale di intervallo. (pag. 63)
Questa nuova era doveva essere una nella quale i sindacati
crescevano per diventare una forza importante mentre la prima
vera ondata di fusioni aziendali avrebbe istituito una nuova
struttura monopolistica o oligopolistica del sistema
capitalista. E' stata anche un'era nella quale lo stato avrebbe
iniziato a giocare un ruolo sempre più grande negli affari
economici. Sarebbero così state gettate le fondamenta per i
sistemi capitalisti di stato del 20° secolo
–
proprio i sistemi che i libertari denigrano
–
per non menzionare l'ascesa del socialismo.
Effettivamente, quando la linfa vitale del denaro a buon
mercato aveva esaurito l'era dell'alto liberalismo si arrestò e
le forze economiche cominciarono a diventare sempre più
concentrate. Questa non è affatto una coincidenza. Ma nondimeno
oggi quelli di destra continuano a prendersi in giro nel credere
che l'austerità e la deflazione, piuttosto che il denaro ed il
credito facile siano il sentiero del ritorno a qualche sorta di
capitalismo purificato. Non vi è una cosa simile. Perché quelli
di destra libertari stanno inseguendo un fantasma storico
–
un fantasma che non è mai esistito in forma corporea e perciò
uno che non hanno nessuna possibilità di risuscitare.
Nell'aggrapparsi a queste
grezze nozioni ideologiche e miti storici è la loro
capacità di impegnarsi nella politica pratica che sotterrano
–
e quei politici che abbracciano il loro credo non dureranno a
lungo.
Postato
da
Yves Smith