Triangolo rosso

Il silenzio dei campi

Prorogata al 20 ottobre per il grande successo

 

Nelle sale di Palazzo delle Esposizioni a Roma, alla presenza del sindaco Francesco Rutelli, dell’assessore alla cultura, Gianni Borgna, dell'ambasciatore di Israele, del presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Tullia Zevi, del rabbino Elio Toaff, di personalità politiche e della cultura e di una nutrita rappresentanza dell’Aned, superstiti e familiari fianco a fianco, è stata inaugurata la mostra fotografica "Il silenzio dei campi". Oltre settanta fotografie di Erich Hartmann, uno dei maestri di questa arte, amico e compagno di Robert Capa, firma tra le più prestigiose della Magnum Photos.

 

Una mostra a Roma

 

Hartmann e la sua famiglia riuscirono, grazie a una serie di circostanze favorevoli, a fuggire dalla Germania nazista alla fine degli anni Trenta e a emigrare in America. Ossessionato per anni dalla sorte dei suoi compagni assassinati nei campi dell’orrore, in occasione del cinquantesimo anniversario della liberazione dei Kz, iniziò un viaggio solitario, accompagnato solo dalla moglie che lo ha portato nei campi e a fotografare, con una eccezionale simbiosi tra l’uomo e il fotografo, quanto restava dei luoghi dell’immane tragedia, cogliendone gli aspetti più significativi e costruendo così un panorama esaustivo e rigoroso in cui ogni immagine è “racconto” e “memoria” di ciò che è stato. Il silenzio, il vuoto, le rovine hanno la stessa capacità di “urlo” che hanno altre immagini scattate nei giorni dello sterminio, così come il “silenzio” che impregna le immagini colpisce al cuore e alla ragione dei visitatori che oggi arrivano nei campi o che visitano questa mostra. I muri, i paesaggi, spesso emergenti dalle nebbie, parlano in modo chiaro della morte e dell’orrore. L’immagine della camera a gas di Auschwitz scuote proprio per la freddezza del racconto che la fotografia sottintende, così come un carretto di Buchenwald colmo di pietre, spolverato di neve, riporta alla crudele fatica del deportato. Così come i resti carbonizzati delle baracche degli ebrei a Sachsenhausen, incendiate da estremisti e nostalgici, ricordano come ancora oggi i diavoli del razzismo, dell’intolleranza, del pregiudizio sono ancora, ahimé, vitali. La mostra si chiude con un pannello realizzato dall’Aned, nel quale una carta geografica con la distribuzione dei campi nel territorio europeo e una serie di note sui Kz, visualizza la dimensione della tragedia. Un grande, importante momento di memoria e di cultura che registra risultati al di sopra delle più ottimistiche attese. Le sale sono sempre ricche di visitatori ed attestati di plauso e di riconoscenza arrivano alla Sezione di Roma, all’assessorato alla cultura, alla direzione del Museo. Al punto che la mostra è stata prorogata al 20 ottobre. L’inaugurazione è stata preceduta da una conferenza stampa per i giornalisti e gli addetti culturali. Sono intervenuti i promotori della mostra: Centro di cultura ebraica, Comunità ebraica di Roma, nella persona del presidente dott. Di Castro, per l’Aned, Aldo Pavia, che rappresentava il presidente nazionale Gianfranco Maris, ha illustrato il senso della mostra e gli obbiettivi. Gianni Borgna, per il Comune di Roma che si è assunto tutti i costi dell’iniziativa, ha più volte ringraziato l’Aned per aver fortemente voluto questa mostra e per l’opportunità culturale e politica offerta all’amministrazione comunale capitolina. Di tutto ciò ampio resoconto hanno dato la stampa locale e nazionale. Molta soddisfazione quindi e un forte incentivo a proseguire su questa strada, storicamente patrimonio della nostra Associazione: dare alla memoria un futuro.

Da Triangolo Rosso, novembre 1997

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