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La razzia d'ottobre

 Il 25 settembre 1943 il maggiore Herbert Kappler, capo delle SS a Roma, ricevette una comunicazione da Heinrich Himmler che ordinava che tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso, dovevano essere trasferiti in Germania. Kappler convocò il giorno dopo i rappresentanti della comunità ebraica romana ricattandoli: chiese la consegna di 50 kg d'oro entro 36 ore per salvare 200 ebrei dalla deportazione. Il termine della consegna venne poi ritardato a 44 ore; nella sinagoga venne raccolto l'oro con il contributo anche di non ebrei. L'idea di estorcere l'oro era stata di Kappler, per rassicurare gli ebrei nell'attesa che i preparativi per la razzia fossero ultimati. La cassa d'oro venne rinvenuta nell'ufficio di Ernst Kaltenbrunner, capo dell'ufficio centrale della sicurezza del Reich, alla fine della guerra: non era stata mai aperta. Gli ebrei effettivamente furono tranquillizzati, ma il 29 settembre la sinagoga venne circondata dalla polizia di Kappler e gli agenti, ufficialmente alla ricerca di documenti compromettenti e corrispondenza col nemico, si impadronirono di 2.000.000 di lire e di molto materiale d'archivio. Numerosi ebrei, allarmati, si rifugiarono nelle chiese e nei conventi. Il rabbino capo era già sparito dalla circolazione il 18 ma alla comunità del ghetto vennero fornite vaghe spiegazioni giustificative. Il 13 ottobre la biblioteca della comunità venne smantellata e i libri vennero caricati su un treno con destinazione Monaco. Tre giorni dopo iniziò la razzia di esseri umani. L'operazione ebbe termine il 16 alle 2 del pomeriggio: 1.259 ebrei di cui 896 donne e bambini, vennero trasportati al Collegio militare italiano, dove mancavano viveri, medicinali e spazio e ragnava il terrore. Il 18 i prigionieri vennero caricati sui camion diretti alla stazione Tiburtina e stipati in vagoni merci: l'operazione durò 8 ore, poi iniziò il viaggio verso nord in condizioni inumane: 60 in un vagone con un'unica finestra sbarrata, senza impianti igienici, con pochi viveri e medicinali e senza acqua. A Padova le crocerossine italiane poterono distribuire viveri e medicinali. I fascisti imposero ai nazisti di lasciare bere i deportati. Nessuno tentò la fuga. I vagoni giunsero ad Auschwitz dopo cinque giorni e cinque notti di viaggio. Sul registro del lager del 23 ottobre venne scritto: "Trasporto ebrei da Roma. Dopo la selezione 149 uomini registrati con i numeri 158451-158639 e 47 donne con i numeri 66172-66218 sono stati ammessi nel campo di detenzione. Gli altri sono stati gassati".

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